
“Idillio Infranto” fu restaurato con tecniche tradizionali nel 1996, in occasione del Centenario del Cinema, per iniziativa del Comune di Bari e grazie soprattutto alla sensibilità dell’allora Assessore alla Cultura, il Prof. Domenico D’Oria. Il film non lo si conosceva se non per un telecinema in VHS pericolosamente azzardato dagli eredi, affidatesi per inesperienza ad un Centro di noleggio video locale. Per anni, questo VHS è stata l’unica fonte d’informazioni sul film. Oggi può testimoniare lo stato di conservazione dell’originale prima della sua rigenerazione. Il film era infatti riemerso, qualche anno prima, da una cassapanca in una Villa ai confini del paese di Acquaviva delle Fonti, nella Murgia barese. Uno storico locale, Sante Zirioni, ne aveva recuperato la memoria contro le resistenze del suo stesso artefice, ancora in vita, Orazio Campanella. Dopo la sua scomparsa, nel 1986, il film finisce nelle mani premurose del nipote Franco Milella che rotti gli indugi ne promuove la riscoperta, aiutato da Tommaso Lapegna e dalla TRANSTV, un piccolo centro di produzione indipendente, con cui quest’ultimo collaborava da anni, attrezzato con una Sala Posa in Adelfia, a quindici chilometri da Acquaviva delle Fonti. Il centro era diretto dalla mia persona e alla sua chiusura molti dei suoi protagonisti si costituirono, insieme a me, come Associazione Culturale, portando a termine il lavoro di recupero e promozione di questo film ritrovato.
“Idillio Infranto” risultò presto essere il primo film girato in Puglia. Non si trattava di un documentario o di repertori di un amatore. Girato nel 1931 era un vero tentativo d’impresa cinematografica: “Apulia Cine” il nome della Società. Il fatto che fosse rimasto nascosto sessant’anni in una cassapanca per riemergere proprio a ridosso del centenario del cinema contribuì non poco a farne un oggetto metaforico: “L’Idillio Infranto tra il Cinema e la Puglia” titolò felicemente il primo articolo apparso sulla “Gazzetta del Mezzogiorno” con la firma di Oscar Iarussi, che ripubblicava tra l’altro anche quello del 1987 di Sante Zirioni sul quotidiano “Puglia”.
Nel frattempo, con il prezioso VHS tra le mani, per un decennio si è cercato invano il sostegno delle istituzioni locali, in primis della Mediateca Regionale. Testimone di questi tentativi fu proprio l’allora Direttore della Mediateca Regionale, Alfonso Marrese. Paradossalmente una delle prime Regioni a dotarsi di una Mediateca e di una Legge Cinema (presto abbandonata) perse questa rara occasione proprio mentre negli stessi anni in tutto il mondo nasceva una nuova sensibilità verso il restauro cinematografico ed il ruolo che possono avere gli Enti preposti alla conservazione. Il ritardo di iniziativa era infatti generale, sia nazionale sia mondiale, e la Puglia perse solo l’occasione di mettersi al passo con i maggiori centri cinematografici. Persino gli americani arrivarono ad una sistematica iniziativa di restauro solo in quegli anni. Mentre noi in Puglia si riscopriva e si proponeva il restauro e la riedizione di “Idillio Infranto”, nel mondo stavano infatti nascendo Istituzioni per la promozione e il sostegno agli archivi cinematografici e al restauro dei film. La più famosa è la Film Foundation creata da Martin Scorsese nel 1990, a cui aderirono come soci fondatori Kubrick, Lucas, Spielberg, Coppola, Pollack e Allen. “Salvare il primo secolo del cinema è il nostro grande compito” scrive Scorsese nel 1993 perché “quando le future generazioni si domanderanno incredule perché loro hanno permesso che così tanto andasse distrutto, quel loro siamo noi”. In Italia, intanto, nel 1995 vengono censiti da Giacomo Martini 52 centri di conservazione del patrimonio filmico. Da notare che in questa mappa a sud di Roma vi sono solo tre Enti e due di questi sono in Puglia, a Bari: la già citata Mediateca della Regione Puglia e il Centro Studi ABC dell’AGIS Puglia e Basilicata, anch’esso da noi coinvolto per il restauro del film nella persona del suo promotore e ideatore il Prof. Mario Nuzzolese. Singolare per altro che da quest’elenco manchi quella che oggi in termini di patrimonio filmico può essere considerata uno dei più importanti archivi europei, la Cineteca di Oppido Lucano. Infatti questa struttura muoverà i suoi primi passi anche lei nel 1995, con il centenario del cinema. Riepilogando: la Puglia riscopre il suo primo film andato perduto ed avrebbe gli strumenti istituzionali per operare, meglio che in altre Regioni d’Italia; la Basilicata vede iniziare un’impresa di conservazione d’eccellenza in Europa. Segnali ambigui che da una parte mettono le nostre Regioni al passo con un movimento di scala mondiale ma che al contempo non trovano politiche di sviluppo adeguate e ci fanno perdere, ancora una volta, il “treno”. Negli stessi anni un Cineclub di Bologna grazie alla sinergia con l’Università e altre infrastrutture regionali farà nascere la Cineteca di Bologna, una struttura che del restauro farà non solo una suo compito primario ma anche un patrimonio commerciale grazie ad un’attenta politica di marketing territoriale. In Italia vi sono anche altre eccellenze e non sempre legate alle grandi istituzioni nazionali, quali potrebbe essere il Museo del Cinema di Torino che aspetterà ancora un decennio per essere rilanciato nei modi oggi conosciuti. Invece, già nel 1984, la Cineteca del Friuli di Gemona aveva iniziato un’azione pionieristica, dedicandosi proprio al cinema muto grazie ad un accordo con un piccolo laboratorio di Roma, lo Studio Cine, lo stesso dove, nel 1995, portai per il restauro il nostro “Idillio Infranto”.
A testimonianza di come si debba attendere il centenario del cinema per parlare di restauro v’è la stessa vicenda della Cineteca Nazionale. Essa deve attendere il 1994 per vedersi assegnare da una Legge nazionale il compito di conservare e restaurare il patrimonio filmico nazionale. La Cineteca Nazionale esiste dal 1931, lo stesso anno in cui in Puglia si realizza “Idillio Infranto”, ma nasce come Archivio di film per il Centro Sperimentale. Solo nel 1949 diventa titolare del deposito obbligatorio dei film nazionali ed è solo allora che viene citata con il nome di Cineteca Nazionale in un articolo di legge (art. 33 L 958 del 29/12/1949). “Idillio Infranto” nel frattempo è già stato riposto nella cassapanca e la sua distribuzione, tentata solo nel 1933, non ha avuto seguito. In quegli anni il Regime Fascista riforma radicalmente il cinema italiano, spostando su Roma la produzione nazionale e facendo nascere Cinecittà e il Centro Sperimentale ma al contempo reprimendo le esperienze regionali come quella napoletana. Il Regime Fascista non censura, favorisce la nascita di un cinema commerciale di intrattenimento, favorisce lo sfruttamento commerciale del cinema americano in Italia e non vede invece di buon occhio l’uso propagandistico del cinema che alcuni giovani cineasti vogliono emulare dall’esperienza “realista” sovietica, primo fra tutti Alessandro Blasetti con il perduto film muto “Sole”, autore di accorate lettere al Duce perché si chiudano le frontiere al cinema americano e si produca un cinema nazionale e popolare. Il Duce non lo ascolterà e l’unica repressione censoria portata a termine dal Regime è contro la più prolifica esperienza produttiva in Italia agli albori degli anni ‘30, quella partenopea appunto, che vive di melodrammi costruiti sul successo delle canzoni napoletane. Esportano i loro film in America dove gli italoamericani sono già un grande mercato. Il Fascismo decreta la fine di questa industria con il pretesto che non è in “lingua nazionale”. Un’esperienza indipendente e regionale (e non a caso, quindi, anche di impianto “realista”) come quella di “Idillio Infranto” non ha più spazio per potersi sviluppare, anche per il passaggio al sonoro che negli stessi anni avviene in Italia. Portare il film, nel 1995, alla Cineteca Nazionale significò consentire che la stessa lo catalogasse come ultimo film muto italiano (Vittorio Martinelli “Il Cinema Muto Italiano – i film degli anni venti. 1924-1931” Biblioteca di B&N Nuova ERI – CSC, gennaio 1996), facendolo quindi uscire da un oblio storiografico durato oltre sessanta anni. Si pensi però che soltanto un anno prima, nel 1994, la Cineteca Nazionale aveva ottenuto finalmente il tanto atteso strumento legislativo per poter intervenire con decisione sul fronte del restauro, la Legge 153 del 1/3/1994. Dopo ben 63 anni dalla sua istituzione, l’articolo 21 di questa Legge conferisce finalmente alla Cineteca Nazionale il compito di procedere “alla raccolta, al restauro e alla conservazione” del patrimonio filmico nazionale. Premessa fondamentale perché questo possa avvenire è quanto sancito dall’articolo successivo al punto 3, ossia l’obbligo di depositare in Cineteca non semplicemente una copia del film (quasi sempre la prima prova di stampa, ossia la peggiore!) bensì il negativo del film stesso. E’ questa la premessa fondamentale per una reale politica di conservazione del patrimonio cinematografico ma si è dovuto aspettare un secolo. Oggi ci sarebbero, in Italia, tutte le condizioni per una politica di sistema policentrico di enormi potenzialità, tuttora inespresse. Il restauro di “Idillio Infranto” vuole essere un contributo in questa direzione, almeno un’occasione per tornare a riflettere sulle possibilità di veder nascere una struttura interregionale anch’essa policentrica e di favorire un coordinamento nazionale del sistema archivistico.
Abbiamo visto come sia stato l’avvicinarsi del centenario del cinema ad accelerare in tutto il mondo le pratiche di conservazione e di restauro. Un processo di storicizzazione che segna la fine dell’età d’oro del cinema. Esiste infatti un’età dell’innocenza in cui non ci si cura di conservare perché non c’è idea della memoria in quanto non c’è idea dell’oblio. I primi avversari della conservazione dei film sono stati gli autori stessi. Il cinema nasce con la ripresa della realtà, come documentario si direbbe oggi, ma si sviluppa quando eredita l’arte della messa in scena e della drammaturgia. Da allora ogni film non vale più di una Replica e se ci si vuole dunque garantire lavoro per il futuro è meglio che un film venga distrutto cosicché lo si possa rifare. Autori e produttori sono da questo punto di vista uniti negli intenti. Ai secondi preme anche recuperare la pellicola al fine di riciclarla, riemulsionandola dopo aver tolto la gelatina. Tutto il patrimonio dei primi due decenni di cinema muto viene negli anni venti svenduto ai Laboratori che ne ricavano sali d’argento e nitrocellulosa. Gli stessi autori, quand’anche produttori dei loro film, come George Méliès, ricorrono senza scrupoli a questa pratica distruggendo le loro stesse opere. Lo stesso accadrà anni dopo con l’avvento del sonoro e poi ancora con il colore. Una sistematica opera di distruzione che si calcola abbia fatto perdere dal 90% al 75% del patrimonio filmico esistente negli anni venti e dal 70% al 40% per gli anni ’30, a seconda delle Nazioni. Ancora oggi, dove esiste una vera industria cinematografica, si tende a rifare film già di successo. Indipendentemente dal remake d’autore, l’industria tende a rifare film di diversa nazionalità o a riproporre copioni commerciali. E’ un segno di vitalità, occorre prenderne atto. La stessa pratica del restauro venne avvantaggiata dall’esito di un’operazione commerciale che trasformò il “repertorio” in un prodotto nuovo, da rieditare senza rispetto alcuno. E’ il caso del “Metropolis” colorato e rimusicato da Giorgio Moroder nel 1984. Colorazione del film e musica pop che trasformano l’espressionismo di Fritz Lang in linguaggio da video clip: il successo di questa operazione rese di colpo evidente che il “vecchio” cinema poteva diventare uno strumento per nuove operazioni commerciali, forse anche a basso costo. Eccoci di fronte ad un altro paradosso: il successo di un’operazione contraria ad ogni filologia del restauro ha aperto uno spazio nuovo per le politiche conservative e favorito l’interesse industriale e degli sponsor per il restauro dei film. Rieditare un film muto diventava un’operazione con esiti distributivi, non necessariamente al Cinema ma magari in Televisione. I palinsesti televisivi si riempirono negli stessi anni di repertori antichi e nacquero imprese che si dedicarono alla riedizione dei film. Ancora una volta è il pubblico a indirizzare al meglio questi investimenti. Per esempio, l’operazione “oscena” di colorare il cinema bianco e nero non ebbe per fortuna un buon esito commerciale mentre una grande richiesta di consumo televisivo si orientò verso il recupero delle opere originali. L’elettronica consentiva infatti un recupero più semplice e solo per grandi autori come Hitchcock si sono avuti cicli di proiezioni di suoi film restaurati su pellicole e reimmessi sul mercato della distribuzione cinematografica in Sala. In quegli anni si capirono già le potenzialità che l’elettronica poteva rappresentare per il restauro di una pellicola ma le tecnologie video erano ancora insufficienti a garantire quello che oggi si può ottenere con il digitale. L’immagine digitale ha costruito, in questi decenni di continui progressi, un ponte tra fotografia ed elettronica, oggi non più separati ma parte di un unico ciclo produttivo in qualsiasi lavorazione cinematografica. Così dalla prima stagione di restauri, iniziati negli anni ’80 e proseguiti per due decenni, si è giunti oggi ad una stagione del tutto nuova che si avvalla del digitale per operazioni un tempo ad altissimo costo, consentendo a tutti il ritorno dell’opera su pellicola. Senza dimenticare la qualità raggiunta dalla stessa immagine elettronica e la possibilità di distribuirla in Circuiti di Sale, evitando il costo di distribuzione della stampa e del trasporto della pellicola. Due potenzialità con una sola lavorazione. E’ quanto oggi accade con “Idillio Infranto” che dopo la rigenerazione del 1996 viene in questi mesi restaurato con tecnologie digitali presso il Laboratorio Technovision di Roma, a cura della Cineteca Nazionale. Operazione promossa dalla Teca del Mediterraneo della Regione Puglia con la sponsorizzazione del Club delle Imprese per la Cultura della Confindustria di Bari.
“Idillio Infranto” fu girato e stampato su pellicola al nitrato, facile ad esplodere anche per autocombustione. Il primo miracolo di cui meravigliarsi è che questa pellicola sia riemersa come sospesa nel tempo, ancora giovane. Le pellicole al nitrato, anche se conservate nei cellari refrigerati, hanno il destino segnato: prima l’immagine sbiadisce, poi l’emulsione diventa appiccicosa, la pellicola diventa molle ed esala odori acri, infine si trasforma in una massa compatta e diventa polvere. Appena la pellicola diventa molle il nitrato va distrutto perché diventa pericoloso. Basterebbero infatti i 40° di temperatura di una giornata estiva per farla esplodere e con una violenza tale da farle sviluppare anche 1700°. Nella cassapanca della Villa Campanella la pellicola si è invece conservata al meglio ma era quindi una bomba ad orologeria ancora non innestata. Oggi la pellicola è conservata finalmente presso la Cineteca Nazionale ma la cosa più urgente da farsi era dunque ottenere una copia del film, su pellicola di nuova generazione. Per farlo, nel 1995, si rigenerò con appositi bagni il positivo per ottenerne un controtipo negativo, questa volta in triacetato di cellulosa. Con questa operazione il film venne anche ripulito delle sporcizie che si erano accumulate sul nitrato e quindi fu possibile dal controtipo negativo stampare una nuovo lavander. È questa la copia che sino ad oggi è stato possibile proiettare nelle diverse manifestazioni in cui “Idillio Infranto” è stato presentato: una copia fedele del manufatto originale rigenerato. Solo che questo non è sufficiente per ridare vita ad un film, in quanto il film non è il manufatto ma la proiezione di un’immagine in movimento di cui il manufatto è solo la fondamentale premessa. La forma originaria di un film non è dunque custodita solo nel suo supporto ma anche nelle tecniche di fruizione dello stesso, quella percepita in Sala durante la proiezione. I proiettori di oggi non hanno né mascherini né ottiche che consentano di proiettare il fotogramma nelle sue proporzioni e integralmente. Il fotogramma di un film muto è esattamente al centro della pellicola, mentre oggi è spostato su un lato per consentire l’inserimento di una colonna ottica per il sonoro. Nessun gruppo ottico di un moderno proiettore cinematografico si trova quindi in asse con il fotogramma. Altro inconveniente è la velocità di proiezione. Solo con l’introduzione del sonoro si giunse allo standard dei 24 fotogrammi al secondo mentre per il cinema muto la pellicola veniva “girata” a mano e si può stimare una velocità approssimativa intorno ai 18 fotogrammi al secondo, con uno scarto dai 16 ai 20. Vi sono per il muto proiettori cinematografici a velocità variabile ma sono rari e costosi da noleggiare, indispensabili per le Cineteche e le loro manifestazioni ma non diffusi sul territorio. Ridare vita, quindi, ad un film muto deve voler dire renderlo nuovamente fruibile, senza quell’accelerazione dei movimenti a cui tristemente veniva associato, soprattutto in passato, per l’insana abitudine introdotta dalla televisione pubblica italiana di trasmettere il repertorio di Chaplin, Keaton e quant’altro alla velocità dell’immagine elettronica di 25 fotogrammi al secondo. Siamo a quel noto “effetto Ridolini” delle comiche del cinema muto che prendono il nome proprio dall’appellativo italiano di uno dei suoi protagonisti: Larry Semon. La comica accelerata è un’invenzione televisiva che ha a sua volta abituato il pubblico ad una fruizione distorta del cinema muto stesso. “Idillio Infranto” ha dovuto soffrire lo stesso disagio. Solo il restauro digitale ci consentirà di superarlo, ed è quanto sta avvenendo in questi mesi di lavorazione.
Il primo esame di una pellicola è tattile. A questo esame “Idillio Infranto” non risultava né cristallizzato né particolarmente aggredito dai fattori che solitamente il tempo comporta per il nitrato. Insieme al film io portai allo Studio Cine altri fondi cinematografici emersi sul territorio barese. Si trattava di 16mm colore degli anni ’40 e risultavano gravemente danneggiati, sbriciolandosi tra le dita. Il colore è quasi sempre fonte di gravi condizione di resistenza al tempo ed è da questa scoperta che nasce la passione di Martin Scorsese, il quale realizzò “Toro Scatenato” in Bianco Nero per protestare con la Kodak e per lanciare l’allarme. Quei fondi della famiglia Gargano di Adelfia, come i fondi Di Ciaula del Comune di Fasano attendono ancora il nostro intervento, ed essendo a colori sono, anche se più recenti, più gravosi e difficili. Lo stesso si può dire per l’archivio di centinaia di pellicole del Centro di Cultura Cinematografica Cinematografica - Cinema ABC che, insieme a Domenico De Orsi dell’Associazione TRANSTV, ho avuto modo di esaminare e in parte catalogare e ripulire nel 2006. Tutte pellicole tra gli anni ’60 e ’70 con i colori irrimediabilmente danneggiati mentre, anche in questo caso, a salvarsi sono i repertori dei cinegiornali perché in bianco nero. Abbandonato il nitrato, negli anni ’60 si produsse infatti una pellicola non più soggetta a restringimento e priva di nitrocellulosa, il Safety in acetato. Nel 1980 Martin Scorsese lancia l’allarme contro questa pellicola ma nel frattempo la Federazione Internazionale delle Cineteche (FIAF) negli anni 70 aveva promosso la trasposizione da nitrato ad acetato del patrimonio filmico. Una rincorsa dunque senza fine. Nasce finalmente il triacetato, ancora utilizzato per i negativi ma oggi affiancato dal poliestere per le pellicole positive destinate alla proiezione, vista la resistenza di questo all’usura e alla trazione. La pellicola di proiezione di “Idillio Infranto” è invece un nitrato della gloriosa Ferrania mentre il negativo di partenza è Zeiss Ikon. Una scelta oculata per quel tempo, in termini produttivi, perché si tratta di una pellicola particolarmente economica e molto versatile. La Apulia Cine di Acquaviva delle Fonti la ordina dalla Germania, da Berlino, probabilmente insieme a qualche repertorio filmico visto che il nitrato ritrovato nella cassapanca era custodito dentro scatole con l’etichetta UFA, il noto Stabilimento dove si producevano i capolavori dell’espressionismo tedesco. Segno di una probabile volontà di abbinare all’attività produttiva anche una di distribuzione o di cineclub. Tra gli scarti del film si sono infatti ritrovati anche alcuni metraggi di nitrato virato con comiche di varia produzione nazionale. L’analisi manuale e su tavolo passa film dei repertori consente dunque di accedere ad una somma d’informazioni capace, se integrati da analisi critica e storica, di raccontarci l’impresa stessa, valutandone il grado di improvvisazione, gli apporti professionali e gli intenti imprenditoriali o amatoriali. Questa analisi è tutt’ora in corso per “Idillio Infranto”.
Nella produzione del muto i film vengono montati nei reparti positivo e non come oggi in negativo. L’originale di partenza di “Idillio Infranto” si presenta in questa forma: come una somma di tagli di positivi, con i cartelli invece inseriti direttamente da negativo per risparmiare la stampa. E’ la prassi del cinema muto. Non presenta invece alcuna forma di colorazione e viraggio. Accorgimento tipico del muto e funzionale anche a migliorare il fissaggio. Quest’ultimo è stato eseguito comunque in modo magistrale da Raoul Perugini, l’operatore del film di cui in questi giorni stiamo finalmente riuscendo a trovare nuove e più solide informazioni. Fissaggio perfetto dunque ma oltre al rischio di rapido degrado della pellicola il nitrato presenta un altro grave problema: il restringimento della pellicola. La distanza tra le perforazioni si accorcia e la pellicola non è possibile passarla in macchina, né per proiettarla né per un telecinema. Per digitalizzarla occorre ricorrere al solo scanner, di costi sicuramente più elevati. Per fortuna “Idillio Infranto” non presenta nemmeno gravi forme di restringimento, nemmeno dopo altri dodici anni dalla sua rigenerazione del 1996. Questo particolare ha reso possibile, con le dovute precauzioni, il passaggio in macchina, per la digitalizzazione, dell’originale su nitrato e non della copia in triacetato del 1996. Insieme a questo sono passati al telecinema tradizionale (ossia la copia da un cineproiettore ad un videoregistratore passando da una telecamera), senza rigenerazione, anche tutti gli scarti di lavorazione trovati insieme al film, con scene doppie, scene tagliate ma soprattutto con nuovi repertori che gettano nuova luce sulla Apulia Cine fondata da Orazio Campanella e che meglio ci consentiranno anche di valutare quali scelte fare nella riedizione dello stesso film. Tutto il fondo cinematografico della Apulia Cine è stato digitalizzato. La visione di questo materiale aggiunge profondità all’analisi puntuale iniziata già sul tavolo passa film.
Molte le lavorazioni possibili in digitale. Occorre anche averne una misura perché speso vanno molto oltre le possibilità di controllo che con le tecniche del 1930 si potevano avere sul processo di stampa. Il grosso del lavoro un tempo avveniva in fase di ripresa mentre oggi è in postproduzione che il controllo si è fatto più raffinato. Restaurare un film con il digitale vuol dire finalmente chiedersi quali intenzioni si ponesse l’autore dell’opera di raggiungere, nella consapevolezza di compiere sempre un’operazione arbitraria ma sapendo che se il manufatto è salvo il processo è sempre reversibile. Non è cosa da poco! Per il resto si tratta invece di operare con minori costi quello che già si faceva prima con il ritocco su pellicola ossia le correzione di graffi, macchie, spuntinature, abrasioni e, nel caso di “Idillio Infranto”, soprattutto di righe. Il grande vantaggio del digitale in queste lavorazioni di ringiovanimento è che nelle parti in cui la pellicola s’era iniziata a gonfiare e deformarsi, l’elaborazione digitale dell’immagine consente, per esempio, di allineare non i fotogrammi bensì il loro contenuto, ridando fluidità naturale alla scena. Gli interventi possibili sono tanti e sono scelte da operare in funzione anche del budget disponibile ma nel caso di “Idillio Infranto” si parte da un nitrato che non ha conosciuto un gran numero di proiezioni, come sempre accade, al contrario, quando si restaura un capolavoro del cinema. L’importante è capire la resa fotografica di una trasposizione pur sempre elettronica. Il processo potrà dirsi concluso solo con il check-print, che ne testimonierà l’esito qualitativo. In pratica il film tornerà nuovamente sulla pellicola 35mm. ma come se fosse stato prodotto con gli standard di proiezione di oggi. La scansione dei fotogrammi sarà infatti a 24 fotogrammi al secondo. Vi sono due metodi per giungere grazie al digitale a questo risultato. La prima è di far disegnare al computer i fotogrammi mancanti. Non sempre è la tecnica migliore. Può produrre risultati spiacevoli aumentando lo sfarfallio nei movimenti della macchina da presa e rendendo più fastidioso il naturale pompaggio della luminosità di un film muto. Per “Idillio Infranto” si è scelto invece di utilizzare lo scratching che non “disegna” fotogrammi intermedi bensì duplica quelli esistenti, come già avviene da tempo nelle tecniche di animazione per economizzare il numero di fotogrammi da disegnare. In pratica, non abbiamo inventato nessun fotogramma ma usato quelli del film per dilatarne il tempo di scorrimento.
C’è qualcosa che però manca ad “Idillio Infranto” e di cui non si è mai trovato traccia: la musica. Il cinema muto tutto era tranne che sordo. Esso era muto solo per la mancanza del parlato ma non per l’assenza di commento sonoro che veniva eseguito dal vivo. Quando la tecnologia consentì di registrare i suoni alcuni grandi registi del muto si rifiutarono comunque di associare il parlato ai loro film e continuarono ad utilizzare il sonoro come commento musicale. L’esempio più famoso è quello di Chaplin. Molti capolavori del cinema muto sono stati in questi anni riediti con le musiche originali un tempo eseguite dal vivo. Il digitale consente infatti di spostare il fotogramma senza tagliarlo, collocandolo nella sua posizione attuale e dando spazio alla colonna ottica. Nel caso però di “Idillio Infranto” non ci troviamo di fronte ad una colonna sonora composta per il film né tantomeno ad una registrazione d’epoca di queste musiche. Non è detto che non ci abbiano pensato e che non ci abbiano anche provato ma non abbiamo nessun elemento per poterlo valutare con certezza. In ogni caso l’idea di accompagnare il film con una musica originale venne, sin dai primi tentativi di promuoverne il restauro, allo stesso Tommaso Lapegna e da sempre la TRANSTV aveva pensato a Nicola Girasole per la sua composizione, vista la sua esperienza sia nella musica da camera sia nella musica per il teatro. Quando però nel 1995 si procedette realmente al restauro la domanda che mi posi fu in che modo a Bari e nella sua provincia il cinema venisse accompagnato. In un ritaglio di giornale non ancora identificato si annuncia l’accompagnamento del film con musiche originali ma nessuna partitura è mai comparsa sin ora. Non restava che indagare sulla storiografia locale e di fondamentale importanza fu un articolo di Vito Maurogiovanni sull’orchestra Esposito che a Bari accompagnava il cinema muto utilizzando per lo più i repertori. Altrettanto significative furono le chiacchierate (le definisco così per il piacere che si provava ad interloquire) con Vittorio Martinelli, storico insostituibile del cinema muto italiano purtroppo scomparso recentemente. E’ stato lui a indicarmi la strada del “cantante appresso” che soprattutto nella seconda e terza stesura delle musiche riscritte da Nico Girasole hanno avuto un peso determinante nella scelta di assecondare il desiderio del compositore di introdurre la voce umana e il canto. Vittorio Martinelli dopo anni tornò su questo argomento in un articolo sul quotidiano La Repubblica (in cui citava per altro “Idillio Infranto” come esempio) in cui si ricordava come partendo per il Nord America le pellicole del cinema muto napoletano viaggiassero con il “cantante appresso” essendo la loro colonna sonora essenzialmente fondata non sul pianoforte o sull’orchestra bensì sul bel canto del melodramma napoletano. “Idillio Infranto” è sicuramente debitore di questa tradizione ma al contempo se ne discosta con una grande modernità d’intenti. Il melodramma si piega dunque al realismo e ad una simbolica parabola morale. Le musiche dovevano essere capaci di cogliere anche questo tratto di crudo e disilluso realismo. Quindi orchestra di una decina di strumenti al posto del pianoforte o dell’orchestra sinfonica, uso della canzone come nella tradizione napoletana, scrittura musicale moderna, non incline al melò in sé ma giocata sul piano della citazione. Tutte scelte che comunque segnano il passaggio dal semplice restauro del film alla sua riedizione.
Rieditare “Idillio Infranto” per me e per l’Associazione TRANSTV vuole dunque essere un punto di partenza per iniziare anche in Puglia, magari concertando un’azione congiunta con la Regione Basilicata e il patrimonio della Cineteca Lucana, una politica che sappia trasformare il patrimonio audiovisivo in memoria e in motore di sviluppo. L’Associazione TRANSTV dal canto suo lo sta continuando a fare promuovendo e partecipando ad una rete indipendente di Associazioni, Mediateche, Archivi, singoli cineasti e video maker denominata appunto RECIDIVI: Rete dei Repertori Cinematografici, Digitali e Video di Puglia e Basilicata.
RELAZIONE PER IL CONVEGNO DEL 24 GIUGNO 2008 A BARI PRESSO LA TECA DEL MEDITERRANEO, PUBBLICATO NEL VOLUME "I WORKSHOP DI TECA - 8 FOCUS PER LE BIBLIOTECHE" EDIZIONI AIB (Associazione Italiana Biblioteche) 2010
NELLA FOTO IL MAESTRO NICO GIRASOLE PROVA L'ORCHESTRAZIONE DAL VIVO PER IL CARPINO FOLK FESTIVAL
24 giugno 2008
GLI ATTORI “RECIDIVI” DI UN RESTAURO
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23 giugno 2008
UNA NUOVA AMICA VIRTUALE
Gran bella sorpresa conoscere "virtualmente" Silvana di Pesaro. La ringrazio per il suo commento ospitando un suo bellissimo video sulla melanconia litania dei talking heads
Andiamo
Venite
Andiamo
Vuotiamo le tasche
e scompariamo.
Mancheremo a tutti gli appuntamenti
ci rifaremo vivi tra anni
con la barba lunga
vecchie cartine di sigarette
attaccate ai pantaloni
foglie nei capelli.
Non ci preoccupiamo
più
dei pagamenti.
Ci vengano pure
a prendersi
tutto ciò
per cui stavamo pagando..
..Alziamoci e andiamo
all'isola dell'Uomo-libero
a vivere la semplice e piena vera vita
della saggezza e dello stupore
dove tutte le cose crescono
dritte
oblique e cantanti
nel sole giallo
papaveri nati nell'orma di una vacca
angeli pensanti dallo sterco.
Ora devo alzarmi e andare
all'isola dell'Uomo-libero
molto in alto oltre la voce rotta
e i boschi dell'Arcadia
"Canto di vagabondo"
di Lawrence Ferlinghetti
Video di Silvana Furfari 1993
Grazie Silvana
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anamorfo
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10:43 PM
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21 giugno 2008
YOU TUBE FOR PRESIDENT
Ottima riflessione di Antonella Napolitano sull'uso di You Tube nella campagna per le presidenziali USA. Da non perdere. Per leggerlo clicca qui.
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anamorfo
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10:32 AM
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11 giugno 2008
GOMORRA VS IL DIVO? PAREGGIO
Tifo per entrambi questi film. Lo dico subito perché non si pensi che voglia dissertare sui loro difetti. Diciamo che finalmente abbiamo un cinema di cui parlare in Italia! Ero a cinema stasera e volevo rivedermi i primi dieci minuti essendo arrivato in sala troppo trafelato. Mi sono trattenuto ed ho potuto vedere il trailer di un altro film, firmato da un regista tra i più osannati degli ultimi anni. Non faccio nomi, per ora. Cast di divi (italiani) e tutti i presupposti per un altro successo... io non credo che andrò nemmeno a vederlo. GOMORRA e IL DIVO sono davvero un evento e lo sono perché usciti insieme e perché insieme vincono Cannes e perché sugli schermi italiani si vede qualcosa di cui il mondo può parlare.
Detto ciò dico quello che io penso de IL DIVO. Di GOMORRA ho già scritto. Credo che Sorrentino abbia dato il meglio di se. Il suo "manierismo" qui trova una materia giusta e non sembra più sovrapporsi. D'altro canto questo "manierismo" non è invenzione di Sorrentino ma è una "maniera" che si è imposta sulla scena internazionale. Avere anche in Italia un autore che la sappia interpretare non è cosa da poco. E non amando affatto questo "stile internazionale" devo dire che Paolo Sorrentino lo preferisco ai Patrice Leconte, ai Jean-Pierre Jeunet, alle Sofia Coppola, tutti interpreti di questo stile antinaturalista.
Contrariamente a GOMORRA trovo che tutti i difetti de IL DIVO siano interni alla sua maniera e quindi più giustificati. Ma come in GOMORRA l'esito è di avere un affresco a discapito del racconto. In questa "maniera post moderna" c'è un ritorno indietro rispetto alla grande novità barocca della modernità, che introduceva il racconto e trasformava la prospettiva in evento del tempo prima ancora dello spazio. A tratti IL DIVO tocca il cuore faustiano del dramma che potrebbe sviluppare ma preferisce muoversi nel modo minimale della stessa musica (splendida) che lo accompagna. Peccato per il potenziale Urfaust. La carica espressionista della regia di Sorrentino comunque serve bene questo Personaggio in Nuce, lasciando trapelare tutta la potenza del tema faustiano del servire il Male per mantenere il Bene. Altro tema ben affrescato quello della moglie che improvvisamente cerca di grattare la scorza cinica del marito e chiude con "un'altra battuta!".
Quindi sia GOMORRA sia IL DIVO affrescano e non raccontano. Pareggio Antinarrativo! Il primo per eccesso di realismo e il secondo per un programmatico antinaturalismo espressionista.
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10 giugno 2008
09 giugno 2008
08 giugno 2008
LA STORIA DELLE COSE

Documentario The Story of Stuff con Annie Leonard come conduttrice imbonitrice... Lo si può vedere su You Tube in tre parti, la prima, la seconda e la terza. Qui trovate un estratto tradotto e doppiato per il progetto dePILiamoci a cura di Roberto Lorusso e Nello De Padova.
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OBAMA VINCE SE NON PUNTA SULLA PACE
Articolo su testata di parte ma convincente. Obama può farcela se non punta sull'argomento della guerra di Bush ma sulle questioni economiche interne. Da sempre, d'altro canto, i democratici hanno vinto su questi temi e Obama può conquistare elettorati sino ad oggi esclusi dal voto. E' quanto leggiamo su questo articolo. Peccato però che speranza e cambiamento siano per altri commentatori legati ad un ruolo diverso degli USA nel mondo, dove l'idealità di un'America che porta libertà e democrazia nel mondo è la partita in gioco. Quale delle due? Non dimentichiamoci che la novità neoconservatrice è tutta in questo recupero di idealità. Io credo che Obama debba rispondere a questa ed essere più diplomatico sul tema della guerra. Un po' come dire "il saggio non guarda il dito ma la luna". E la luna deve esserci. Solo che non si chiama Pace ma Libertà e Democrazia. Valori e non rinuncia ai valori come spesso il movimento pacifista ha proposto (vi ricordate il vecchio "meglio rossi che morti?". E' Edgar Morin a scrivere che fu quella la battaglia persa e sbagliata. Vinsero i missili di Reagan in nome di Liberà e Democrazia. Non ne sono certo contento (nelle mani dei conservatori Liberà e Democrazia finiscono sempre per essere coniugate come Abuso e Privilegio) ma forse potremmo imparare a mettere un punto fermo e andare oltre.
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05 giugno 2008
OBAMA FOR PRESIDENT
L'Europa progressista è troppo stanca per esultare... Obama è il candidato dei Democratici per le prossime presidenziali ma a nessuno sembra importare più di tanto. E' iniziata ieri la Corsa decisiva tra McCain e Obama ed è iniziata di fronte alla Assemblea della Lobby ebraica. L'ho seguita su SKY, il discorso della Clinton e poi quello di Obama. Ancora non sapevo della sua vittoria ormai certa e quindi sono saltato sulla poltrona quando l'ho sentito ringraziare la Clinton e dire che la sua campagna per le presidenziali ha fatto la Storia! Un discorso che solo un vincitore poteva permettersi. Ha anche aggiunto che Lei è l'amica di lunga data dei sostenitori di Israele mentre su di lui si era gettato fango ("girano e-mail che dicono cose terribile su questo Obama e sono sicuro che molti di voi le avranno ricevute e lette. Sono qui perché poi possiate capire se quanto sia mostro questo Obama e che uomo cattivo sia..." cito quasi alla lettera). Evidente che era lui il vincitore e che iniziava la Corsa per le Presidenziali dal punto più difficile e sui cui la Clinton partiva invece in vantaggio rispetto non solo a lui ma anche a McCain (che in quanto Repubblicano è però già tranquillo mentre è Obama ad avere ora anche l'appoggio imbarazzante di Carter oltre alla scarsa fiducia in lui dell'elettorato ebreo d'America). Quindi Obama ha fatto il suo dovere e lo ha fatto bene. Sul legame indissolubile tra USA e Israele ha detto testualmente "non c'é differenza tra Obama e McCain, chiunque sarà il Presidente questo legame non è messo in discussione". Ok ma non è che fin qui si gioca in difesa? Eccolo infine Obama dire chiaro che delle differenze tra lui e McCain ci sono ma è la vecchia storia della Diplomazia al posto della Guerra. Ma come? Promette che sarà risoluto con Iran e Siria (perché non parla di Arabia Saudita, il grande buco nero della politica di Bush?) ma come? Solo uno spiraglio: dice che la Diplomazia può essere un'arma molto dura come lo fu con Kennedy e con Reagan. Non va oltre. Ma vuol dire quindi puntare i missili atomici contro l'Iran? Perché questo fece Reagan e prima di lui Kennedy (che in verità campione non fu visto che il Muro di Berlino è crollato per merito del Repubblicano Reagan ed è stato eretto invece per fallimento del Democratico Kennedy, guerrafondaio si ma in guerre perse come e peggio Bush...). E gli europei? Dormono, in tutti i sensi. Non esultano e non si spaventano. Tanto... è sempre a casa loro che li metteranno i missili. O no?
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03 giugno 2008
LEGA IN SKY WITH DAGOS
Sul multicanale 100 di SKY hanno passato tutti gli interventi a Pontida dei leader della Lega Nord convenuti al raduno annuale. Una esperienza da fare! Andrebbe trasmesso a reti unificate perché tutti gli italiani si rendano conto di come il Paese è... diviso. Sì diviso. Non voglio scandalizzarmi anche se francamente mi sono scandalizzato. Capisco però che lo scandalo sono io. Pur viaggiando, ed avendo attraversato non poche volte il Nord dell'Italia, non mi sono mai accorto della entità del fenomeno o sono volutamente stato sordo e ceco. Ricordo giusto lo stupore anni fa di sintonizzarmi su Radio Padania Libera e sentire ogni intervenuto salutare ed essere salutato dal conduttore con un "Padania Libera!". Veniva da ridere e mi viene ancora da ridere. Mi ricorda il Cornovaglia Libera di una serie comica rai degli anni '60... e di carnevalate non ne mancavano a Pontida: il poster con gli indiani d'America assimilati agli Italiani invasi dagli extracomunitari e in futuro messi in Riserva, uno vestito di tutto punto da Generale George Armstrong Custer (forse non aveva capito il senso del poster e giustamente l'aveva frainteso come invito a sterminare le Riserve Rom come un tempo il 7° Cavalleggeri con i Sioux), un altro con tanto di costume in plastica da Vikingo... elmo con le corna e spada corta inclusa...OK, lo so. E' troppo! OK lo so è vero anche il contrario, ossia che sono io che non so stare tra il popolo... Veniamo invece ai discorsi e al contenuto di questa Lega. Innanzitutto quale programma ha questa Lega Nord? Il Federalismo. Bene. La Sicurezza. Bene. La Semplificazione. Bene. Tutto bene se elementi di modernizzazione. Invece il linguaggio è populista (può il populismo accompagnarsi alla modernizzazione? non so), vecchio, basato su un pericoloso culto della personalità ossia di Umberto Bossi. Come riflessione posso dirmi che in tutto questo c'é del Post Moderno e il pensiero va però alla ex jugoslavia... Esagero? Avreste dovuto ascoltare Bossi! Per mezz'ora ha ripetuto solo una cosa: che ci sono sei milioni di padani pronti a usare le maniere forti se non passano le riforme federaliste: che la Lega è brava e buona e siccome vuole lo sviluppo vuole la pace ma che se in pace non ottiene quello che vuole allora si passa alla guerra; che i sei milioni di leghisti si devono preparare (alle armi!) e farsi sentire (con la minaccia!) perché le Riforme si fanno solo per bontà della Lega che invece - e questo lo si deve sapere - è pronta a fare la Rivoluzione! Insomma a prendere questi discorsi sul serio ci sarebbe da arrestarli tutti! A parte che sembra Mussolini che dice o mi fate governare o faccio la rivoluzione. Notoriamente in questi casi uno Stato che si rispetti risponde con la Polizia e l'Esercito! Ed è singolare che proprio coloro che parlano di Stato che si rispetti con i napoletani nella monnezza poi godano di tale impunità. La Lega inoltre non si presenta come Partito Federalista e Umberto Bossi ha letteralmente offeso quei meridionali accorsi al raduno di Pontida. La Lega è cosa solo di chi è veneto o lombardo o piemontese o ligure o emiliano... tutti gli altri via. Questo si chiama Separatismo! E le minaccie di Bossi si chiamano Guerra Civile alla pari di quella che vorrebbero scatenare i Baschi separatisti. Ebbene, lo dico io che condivido molte delle ragioni della Lega: il fondamento di tutto questo è una pagliacciata! Il verde dell'Irlanda ? Parole di Bossi: origine celtiche del popolo padano che non sarebbe italiano (campeggiava uno striscione con scritto "Padania is not Italy" e uno dei convenuti intervistato ripeteva che l'obiettivo vero della Lega era la Separazione dall'Italia)! A confronto i Neo Borbonici sono una cosa seria! Ma è il Ridicolo a fare spesso la Storia, non il contario. Peccato dunque non avere noi i Neo Borbonici a riempire le piazze e i cuori dei meridionali... Ma in nome di cosa? Della Lentezza? dello Statalismo? dell'Assistenzialismo? della Sudditanza? Fanculo Sud! W la Lega! Il loro era un Rave dell'Assurdo. Bossi si era fatto di LSD e aveva le allucinazioni (voglio proprio vedere dove sono questi sei milioni che si preparano alla rivoluzione...), loro sono i veri vincitori di questa Italia annoiata e desiderosa di diventare moderna, per il resto come in ogni storia che si rispetti vivono nel paradosso e visti da fuori sono più italiani degli italiani, sono "dagos" e lo sono forte. Quindi cantiamo con i Beatles l'inno al LSD trasformato in LEGA IN SKY WITH DAGOS... pàra - pà pà... lega in sky with dagos... pàra pà pà... aaaaaahhh ah.
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GOMORRA VS IL DIVO
Che la monnezza napoletana non sia materia tanto raffinata da meritare la diplomazia dell'alta politica andreottiana non dubitavamo! Peccato che della seconda ormai non sappiamo più che farcene mentre l'unica politica che ci servirebbe oggi sarebbe quella della buona amministrazione!
GOMORRA VS IL DIVO. Colgo nei commenti di amici la disputa ormai in atto. Non posso esprimermi sinché non vedo IL DIVO. Tra i due registi io preferisco di gran lunga Matteo Garrone. Di Paolo Sorrentino amo soltanto L'UOMO IN PIU'. Ma parlo di preferenze e non di giudizi, per ora.
Non ho mai creduto nelle Terze Vie e purtroppo qui se ne annuncia una. Di Garrone ammiravo e condividevo la scelta sempre fortemente narrativa. Le sue regie non cedevamo mai alla presunzione della maniera, come invece quelle di Sorrentino. Invece proprio in Gomorra, dove la sfida era tutta sul piano narrativo venendo da un romanzo saggio, Garrone ha rinunciato al racconto e a mio parere non ha fatto centro. Peccato. Il grande affresco che ha messo in scena non avrebbe perso nulla se Garrone avesse lavorato di più, come sceneggiatore, sulla struttura del film. I personaggi a rischio c'erano: i due ragazzini e il sarto. Ancora una volta, come ne LA RAGAZZA DEL LAGO, non si sa condurre il film verso il climax. Diversamente da quello in questo caso non è una incapacità o una goffa soluzione ma una scelta di stile, elegantemente elargita. Io ho dissentito. Alla fine ho pensato che GOMORRA è il documentario che BIUTIFUL CAUNTRI non è riuscito ad essere ma non condivido nemmeno questo mio pensiero. Nemmeno un documentario vero rinuncia alla narrazione e al climax e abbiamo solo un brutto documentario e un film monco. Penso ad AMERICA di Altman, un film corale e senza filo narrativo ma che lo stesso raggiunge la potenza e "trema" letteralmente al momento del climax. Quella è per me la via. E non è Terza! E' la Prima. E' la strada maestra. E' Garrone che invece ha scelto una Terza Via "berlingueriana". Una via che non c'é e non per suo utopismo ma per inconsistenza. Mi dispiace. Ciò non leva il primato del film sul cinema italiano e, dando credito a Cannes, anche europeo. Chi altri?
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02 giugno 2008
ALEKSANDRA SOKUROV
Sono corso a vedere GOMORRA e mi sono imbattuto (punito per la mia scarsa frequentazione dei quotidiani e cronica distrazione) in Aleksandr Sokurov che declina al femminile il suo nome nel nuovo film ALEKSANDRA. Non conosco Sokurov ma continuo a non provare alcuna curiosità per la sua maestria. Tanto programmatica quanto banale. Mi riferisco al piano sequenza da guinness dei primati con cui ha battuto Hitchcock nell'ARCA RUSSA Ai nostri giorni. Qui la banalità dei contenuti (le donne e la ragione come antidoto alla guerra) non è nemmeno supportata da uno sguardo antropologico o tantomeno fenomenologico sulla realtà. Tutto ha il sapore artificiale del set da Studio. Nei rari momenti in cui la mdp dovrebbe viaggiare si avverte tanto più l'artificio, come se fosse un vecchio film anni '50. Esemplare il viaggio notturno iniziale o anche la scorciatoia per tornare al Campo militare, fastidiosi espedienti per un set finto. La finzione è la misura di questo film. In tutto. Non c'è la guerra, non c'è nulla da dire su di essa, non c'è la Cecenia, non c'è nulla da dire su di essa. Resta la potenza del cinema nei rari momenti in cui la macchina del cinema registra la realtà: il carro armato visto dall'interno; i volti e i corpi in generale. Porta a casa di questo film solo dieci minuti: la lite tra la nonna Aleksandra e il suo nipote ufficiale, il loro seguente abbraccio e la tenera dichiarazione d'amore della nonna per la rude, sporca e stupida mascolinità. In questi due momenti il film accenna a temi che si avvertono sinceri e carichi di sviluppo. Ma la maniera "autoriale" in cui si rifugia questo regista russo è la nemica del suo potenziale sviluppo. Il cinema è morto, ucciso dai suoi stessi cultori.
29 maggio 2008
CONFUSIONE E ORO NERO
Cosa meglio di Mogol Battisti per intitolare questo post? Sembra che gli anni '70 siano tornati. Butto giù solo appunti confusi e infastiditi. Da una parte De Gregori che sui rotocalchi ripete il motivo alla Obama di un'Italia come la vorrebbe Veltroni, senza più buoni e cattivi ma unita nella voglia di modernizzarsi e pronta al confronto anche duro ma in nome della comune buona volontà di scegliere il meglio. Dall'altra una serie di deludenti prove della Destra ex fascista: Fini che definisce "vergognose" le parole di Almirante ma poi le relativizza come pensiero comune di un'epoca azzerando quindi qualsiasi anticorpo critico. Vorrei dirgli "ognuno impari ad essere implacabile con la sua parte se vuole dare prova di vero". L'ho sempre rimproverato agli ex comunisti ma vale anche per l'uomo di Fiuggi. Altrimenti a Fiuggi è stata acqua fresca! Perché poi iniziare il mandato su Roma con la strada ad Almirante? Non ho idee preconcette a riguardo visto le strade a Lenin se non a Stalin. Viale Palmiro Togliatti attraversa tutta Roma ma è pur sempre un padre costituente della nostra Repubblica. Almirante no. La Toponomastica è un segno del tempo non un modo per riscrivere la Storia in base allo Spirito del tempo... Ci sono cose più gravi: le aggressioni naziste. Quella del Pigneto che Alemanno si è precipitato a dire non essere neonazi ma xenofobia di quartiere. Non mi convince e lui non si può aspettare di essere convincente. Ed un Sindaco deve porsi il problema di esserlo se vuole essere Sindaco di tutti i romani. Lo stesso vale per l'Università. Di certo non ci giurerei che ci fosse chi è convinto che levare la parola a Forza Nuova sia cosa dovuta e santa ma anche qui mi sarei aspettato qualcosa. Alemanno non può non capire che la sua elezione ringalluzzisce gli estremisti di destra. Non è stato proprio lui ad invitare i ragazzi di destra a non lasciarsi andare? Anche quelle parole non sono tranquilizzanti. Sembra di sentire Mussolini che tiene a bada le camicie nere desiderose di "festeggiare". Non vogliamo una civiltà mascherata di democrazia solo per opportunismo politico. Alemanno deve sapere che ci si aspetta da lui la prova che da Fascista si è trasformato non per opportunismo ma per convinzione in uomo di Destra (nel senso liberale e antitotalitario e quindi antifascista del termine). Non sta dando questa prova. Francamente mi illudevo del contrario. Pessima prova di inizio mandato. Eppure dovrebbe fare i conti con il mandato degli italiani che è stato perentorio nel chiudere le esperienze ideologiche del novecento e metterle in soffitta, anche se magari con il cuore infranto. Fascisti e Comunisti nonostante le simpatie di molti per loro sono stati mandati a casa. Gli Italiani continuo a credere abbiano dato ragione a Veltroni nella domanda di un quadro politico tutto interno alla democrazia occidentale e che operi tutto per la modernizzazione del paese. Da questo punto di vista la xenofobia leghista è più coerente del revanscismo fascista. L'uno tenterà di strumentalizzare l'altra ma sono cose differenti e Alemanno e Fini farebbero bene a lasciare il debito con la xenofobia tutto alla Lega piuttosto che coprire i loro amici di estrema destra.
24 maggio 2008
E IO DOVE SONO?
Da pochi giorni ho tra le mani un libro che finalmente promette di rimettere in moto il mio cervello annoiato: "L'Universo Elegante" di Brian Greene. Annuncia una di quelle svolte che segnano per sempre la storia dell'umanità, quelle che Khun chiamava "rivoluzioni scientifiche". Solo che questa sarebbe di tale portata da sconvolgere assetti anche sociali, come d'altro canto tutte le grandi rivoluzioni scientifiche, quali sono state in Occidente la nascita del pensiero greco. la fisica classica, con Galileo Copernico e Newton, e il pensiero evoluzionista in biologia. Questa volta di più! Perchè si giungerebbe ad una Teoria del Tutto come solo il pensiero classico greco aveva osato in passato. Religioni e pensiero comune ne sarebbero inevitabilmente investite. Questa teoria del tutto ha il nome di Superstringhe... potevano scegliere di meglio no?
Da quasi un secolo l'umanità vive appesa nel baratro del Nulla e non lo sa. Quella che giustamente Greene definisce la "congiura del silenzio" tiene gli uomini tranquilli. Pochi sanno che i principi fondamentali della fisica moderna sono tra loro inconciliabili nonostante da decenni trovino conferme sperimentali sempre più probanti. Io personalmente mi ero fatto una ragione personale di ciò ma non speravo che tali enigmi trovassero risposta, non quantomeno durante la mia esistenza in questo mondo.
Dal 1927 con la formulazione del principio di indeterminazione ci viene detto che l'universo è solo una somma di eventi probabilistici. Un assurdo logico. Nulla può avere natura se fondato sulla probabilità. L'unica risposta che mi sono dato è che ogni istante l'universo si moltiplica in altri universi paralleli dando vita nel "tempo" ad una serie infinita di universi dove ogni "futuro" coesiste agli altri in una somma di Coni degli Eventi che crea una grande Sfera di universo spazio temporale comprensivo di ogni probabilità di futuro.
Magra consolazione. Avrei preferito che il mio "io cosciente" fosse quello delle probabilità a me più favorevoli ma devo anche consolarmi che in tantissimi universi paralleli la mia esistenza non è nemmeno contemplata, almeno non in una forma cosciente a se stessa. Tanto mi bastava da tempo per andare avanti!
Avevo chiuso da tempo questo capitolo di ricerca. Riposto i libri di astrofisica e tao della fisica in libreria e nemmeno più sfogliati o spolverati, accontentandomi ogni tanto di aprire questo cassetto di idee solo nella mia mente, a seconda delle occasionali occasioni.
Oggi un libro ha riaperto il cassetto! Vorrei poter vivere in quella condizione giovanile di "permanent vacation" e partire con Gino per la Grecia con il libro in saccoccia, sapendo di potergli dedicare tutte le mattine e i pomeriggi di mare e lettura. Così non è ma troverò il modo di non farne a meno. Se qualche navigatore sperduto del web mi intercetta e vuol farmi compagnia è il benvenuto.
Buona Lettura a me stesso.
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19 aprile 2008
IL SONNO DELL'EUROPA AI BORDI DEL LAGO
LA RAGAZZA DEL LAGO è morta. Il suoi corpo è adagiato ai bordi del Lago. Come in sonno. Insieme a lei muore, anzi rinnova la sua ri-moritura, il cinema europeo o meglio l'idea di un cinema europeo. Era già morto negli anni '80 ed ho il sospetto, non essendo uno storico e raccontando solo della mia esperienza, che sia una reiterazione ancora più antica. Sicuramente qualcosa di simile accadde negli anni '50 (avete visto che un po' storico lo sono...) con il cosiddetto "cinema di papà" (vedi il paragrafo Cahiers du Cinéma) contro cui si scagliarono i giovani critici della nouvelle vague in nuce. I difetti sono gli stessi. Un cinema di qualità senza carattere!
Mi dispiace parlar male di questo film. Altrettanto mi è dispiaciuto vederlo franare sotto i miei occhi, unica traccia di speranza per il cinema italiano (ma non solo...) alla Mostra del cinema di Venezia.
Ora vince tanti riconoscimenti al Donatello e se li merita tutti. Il film è bello da vedersi. Ha uno splendido Toni Servillo che a mio parere (modestissimo) da qui la sua migliore interpretazione. Con una abilità pari solo ai grandi attori di scuola italiana e francese (anti-metodo per intenderci) costruisce un personaggio fuori da ogni impianto naturalista. una maschera. Il suo Commissario merita una serializzazione, dovrebbe diventare il nostro Maigret. Spero che qualcuno ci pensi davvero... ma per quale fine?
Il film tradisce se stesso. Non sviluppa il suo nodo drammatico e quando si decide a farlo anziché procedere diritto verso la sua scena madre la risolve con un elegante e per questo osceno carrello all'indietro. Il personaggio sino ad ora "assente" della ragazza ricompare in una veste non riconoscibile e fastidiosa, incapace di trasmettere emozioni tanto quanto per tutto il film Gifuni. Terribile! Un bel film che si risolve in un film da niente. Come tanti romanzi da niente che riempiono le librerie e le pagine di recensione dei quotidiani in veste domenicale. Belle copertine, belle sinossi, incapacità di scrivere davvero. Lo stesso il film. Il miglior manifesto da film degli ultimi decenni nel cinema italiano. Una campagna marketing con gruppi di ascolto per sceglierlo. E sono stati i gruppi di ascolto a preferire quel manifesto evocativo al banale faccione di Servillo, come ogni "presunta" agenzia di comunicazione italiana avrebbe detto essere giusto per "vendere". Vero il contrario!
Bravo quindi il regista Andrea Molaioli. Un regista al suo esordio. Lo hanno messo nelle condizioni di lavorare bene e si vede. Una cosa rara in un paese dove sei sei un regista esordiente sei solo carne da macello sull'altare del finanziamento pubblico di assistenza alla lobby partitocratica dei produttori distributori italiani. Film Commission e Film Fund quando dietro c'é una politica di sviluppo regionale dimostrano d'essere strumenti "ricoluzionari" di questo panorama "romano". Possiamo dire che la Lega Nord del Cinema muove i suoi passi. E noi? Speriamo...
I difetti sono tutti nell'impianto produttivo del film. Di un film che punta comunque al mercato. Un film di marca europea. Il problema è discutere la qualità di questo "marchio di qualità". Ha la stessa inconsistenza della Europa politica, quella che se si andasse al Referendum popolare perderebbe dappertutto. E che invece potrebbe essere la nostra salvezza. Tempo fa ci tentò anche Richy Tognazzi con Canone Inverso. In quello il marchio europeo era ancora più riconoscibile per la presenza di un cast di nazionalità mista e per le location cecoslovacche. Colpo di coda di un filone di coproduzioni europee che ha fatto buona parte del cartellone di Festival come Europa Cinema e che fa vivere tanti Festival regionali come Alpe Adria e il nostro di Lecce.
Cosa rispondere a questo cinema di qualità? Gli autori dovrebbero capire che la risposta non è solo estetica perché nel cinema l'estetica inizia dalla scelta dei modi di produzione, essendo il cinema per definizione "arte+industria". L'Europa ha perso ogni Ragione, le ultime che ha avuto hanno costruito solo Lager. Preferisci gli oppiacei e cerca di essere Ragionevole ma questo Sonno, come scrisse sotto i fucili di Napoleone Goya, produce solo Mostri. Quelli però erano il contraltare di una grande Ragione, i nostri sono solo il riflesso di una veglia miseramente ragionevole. Ne LA RAGAZZA DEL LAGO sembrerebbe che il morbo di un "cinema di qualità" sia penetrato sotto la pelle. Una autolimitazione, non essendoci i classici parametri produttivi del cinema europeo ma un prodotto "regionale". Occorre dunque ragionare su cosa debba essere "regionale". Rubo un'espressione usata da Oscar Iarussi in una conferenza proprio sul cinema europeo dove lui ebbe il coraggio di essere unica voce dissonante tra coloro che reclamavano "identità" e "protezionismo". Oscar Iarussi disse invece che le uniche note interessanti venivano dalle regioni ai confini e difese l'idea di un cinema apolide, un cinema dei limiti. Il concetto matematico di "limite" dovrebbe quindi penetrare e far rivivere uno spirito di vera indipendenza, lontano dai film di marca "festival", sia quelli regionali che pescano nella seconda scelta del cinema "di qualità" sia quelli di prima che invece hanno creato un malsano "stile internazionale d'autore").
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15 aprile 2008
UN GIORNO STORICO
Non sempre si deve essere contenti di giorni del genere ma consapevoli sì.
Prendo alcuni appunti sulle elezioni di ieri:
- Escono dal parlamento fascisti e comunisti. Gli italiani chiedono ad ex fascisti ed ex comunisti di non cambiare solo la pelle ma di dare al Paese una destra e una sinistra occidentali e interne al Sistema;
- Ha vinto la Lega non Berlusconi. Berlusconi ha vinto non stravinto. La differenza l'ha fatta la Lega di Bossi. Qualcuno quindici anni fa lo disse anche a sinistra ma questa ha preferito costruire il suo futuro arroccandosi alla Casta, a Prodi e agli apparati. Ora paga un errore strategico e se lo merita tutto. La classe operaia vota Lega e vota a Destra!
- Ha vinto Di Pietro. L'antiberlusconismo non è sparito ma è stato premiato votando Di Pietro. La cosa migliore sarebbe non fare gruppo unico con lui e lasciare che il popolo dei girotondi trovi in lui l'espressione istituzionale.
- Con una opposizione priva di chiara identità Berlusconi governa altri dieci anni. E questo è un mezzo augurio visto che se cade dopo il primo mandato vorrà dire che fallisce ancora e tra cinque anni a sinistra non ci sarà un soggetto capace di fornire un alternativa stabile. Troppi i ritardi a sinistra da colmare e il cambio generazionale sarà l'unica risorsa per il cambiamento. Contro Berlusconi abbiamo una opposizione che divisa tra centrismo, un blando riformismo PD dove Veltroni non ha i numeri per cambiare dall'interno il partito, e il giustizialismo antiberlusconismo di Di Pietro di nessuna utilità politica se non quello di dare rappresentanza all'unico sentimento che unisce e sorregge il "popolo di sinistra"
- il Paese reale è tutto a destra
- il Popolo di sinistra non ha rappresentanza perché ha votato PD solo per necessità ma ora nutrirà risentimento verso Veltroni per averli costretti a "tapparsi il naso" contribuendo all'uccisione della Sinistra vera.
- La Sinistra vera ora viene spinta al radicalismo più estremo. Paga e non a torto il suo opportunismo. Ora riuscirà a chiarirsi le idee? Vuole essere riformista o rivoluzionaria?
- E la stessa domanda dovranno porsela gli ex comunisti del PD che sono troppi e tutti mimetizzati da democratici. Con quadri di partito così è difficile pensare che si possa andare oltre l'opportunismo politico. Avranno capito oggi che l'opportunismo non paga? Non ci spero molto. Ma è l'unica speranza. Ci vorranno dieci anni.
- Cosa augurarsi? Che la Lega spinga Berlusconi ad essere il Thatcher italiano. Ci sarà da piangere ma è l'unica cura oggi possibile ed è l'unica in grado di far nascere anticorpi veri, anche a sinistra. Sono le mezze misure quelle che non possiamo più permetterci. Solo che avremmo avuto bisogno di un Zapatero o di un Blair per gestire la conflittualità sociale al meglio. Oggi abbiamo bisogno di una maturità che non so quanto ci sia. Saranno anni di prova difficile soprattutto per la sinistra.
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23 marzo 2008
Buona Pasqua dal Canale di Pirro - Natalie
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22 marzo 2008
EMOZIONI INDICIBILI
Termino ora un colloquio telefonico con la Signora Agnese Babini moglie di Perugini, il figlio di Roul. Dopo 12 anni trovo i familiari di chi ha girato, donando il suo sguardo e la luce, a IDILLIO INFRANTO. Sono commosso ed emozionato. Ancora una volta la realtà supera la fantasia. Roul Perugini è stato un operatore di guerra e da martedì inizia la ricerca negli archivi dell'Istituto Luce. Sognava di fare il documentarista sul serio ma l'aereo con cui faceva le riprese è caduto in Africa... Comunque la gioia più grande sono le parole di commozione dei famigliari, ignari di tutto, affezionati a questa figura per loro mitica, che li ha lasciati orfani a dieci e undici anni, e che ora ritorna da loro con un'opera compiuta di cui loro non sospettavano nemmeno l'esistenza. La stessa emozione che ho generato nei famigliari del protagonista Jacobellis ora mi accingo a generarla in loro. Ci tremava la voce ad entrambi. Non ho parole...
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21 marzo 2008
08 marzo 2008
LETTERA APERTA
Io ho un sogno.
Ho un sogno che in questi giorni sta riprendendo a svegliarmi spesso grazie alla sua condivisione con molte persone e associazioni di vecchia e di nuovissima conoscenza, sia in Puglia sia in Basilicata.
Grazie a loro, sogno che tra poche settimane un centinaio tra autori, registi, documentaristi, videomaker, creativi in genere che lavorano nel settore del cinema e dell’audiovisivo, si associno per creare una struttura snella, utile a far circolare le idee. Un’Associazione utile al confronto e non alla mera rivendicazione, utile non a rinnovare e ingigantire il lamento e la questua ma a guardare oltre i propri confini, a proiettarsi nel mondo.
Sogno che lo facciano soprattutto associando a loro le diaspore artistiche della Puglia e della Basilicata, quelli che si sono radicati a Roma come a Bologna, a Milano come a Torino. Sogno che si varchino i confini nazionali e ci si senta, grazie alle nuove tecnologie, ogni giorno con i nostri associati a Londra o a Montreal od ovunque nel mondo, facendo leva, gli uni per gli altri, su una qualità che è qualcosa di più di una semplice posizione geografica, se noi lo vogliamo e se noi lo sappiamo, ossia il nostro essere al Margine. Perché è sui margini che nasce il cinema e l’arte più interessante, capace di liquefarsi poeticamente quanto di ferirsi nella prosa dei conflitti reali.
Il mio sogno non è quindi di ritrovarci in pochi ma buoni ma in tanti e diversi, sino ai limiti della massa critica e della inconciliabilità. Riconoscersi nella differenza dell’altro da sé è quello che ci fa attori individuali e non massa sociale. Fare massa critica vuol dire aver capito che nessuno di noi può permettersi di dare un contributo stando alla finestra, invece consapevole di darlo anche solo dicendo “sì ci sono” e nient’altro.
Sogno che una volta costituita (RECIDIVI o d’altro nome che sia) questa Associazione regali una marcia in più ad ogni iniziativa e ad ogni prodotto “locale” (o invece con “radici nostrane” se realizzato lontano da qui) donandogli una sorta di mercato interno, una rete proficua di scambi che ne consentano la veicolazione, la circolazione e una piccola distribuzione non necessariamente solo regionale. Comunque iniziando dal mettere in rete i diversi Circoli del Cinema della UICC quanto della UCCA o della FICC o fuori da ogni controllo, come abbiamo iniziato a fare già in questi due mesi.
Sogno che tutto questo materiale creativo e questa produzione culturale venga giorno dopo giorno rielaborato e rinnovato da una redazione giornalistica che lo trasformi in una newsletter che giri per il mondo, con capacità d’attrazione sul turismo culturale e con un peso specifico nella comunicazione di settore.
Sogno che tutte queste realtà associate, coordinate dalla rete delle Mediateche del progetto Media2000, inizino a mappare il loro territorio, a conoscerne la storia sommersa, a raccogliere il suo patrimonio audiovisivo sin dentro gli archivi famigliari, ricostruendo una memoria antropologica del costume, del paesaggio, dei corpi. Sogno che dentro questi archivi ci entrino anche i nostri scarti di lavorazione e che tutto questo diventi una public librery capace di liberare energie per nuove produzioni, con rielaborazioni artistiche o documentaristiche. Sogno che i patrimoni delle tre Cineteche esistenti, quella Lucana soprattutto con il suo patrimonio di 30.000 pellicole, e le due pugliesi, si riuniscano con le Mediateche regionali e provinciali e con il Centro Studi ABC dell’AGIS, in un sola Cineteca e che questa si trasformi in un centro di produzione culturale, in un volano per le produzioni artistiche per tutto il territorio interregionale.
Sogno che questo avvenga a Bari oppure che Bari la smetta d’essere capoluogo perché non se lo sarà meritato. Sogno che avvenga dentro l’area dimessa della Caserma Rossani in un grande parco verde collegato con lo snodo ferroviario e quindi con aeroporti e autotrasporti, perché possa servire l’intera utenza interregionale, quella giovanile soprattutto, ed essere anche segno di riconoscimento culturale per la città, magari dentro un contenitore multiforme, un museo attivo per l’arte contemporanea. Dovrà avvenire facendo leva sul tessuto universitario delle nostre due Regioni ed avere come attori protagonisti le nuove leve intellettuali che spesso lavorano fuori dai confini regionali e qui non trovano che miseri spazi.
Sogno che in questo spazio, che abbiamo da qualche tempo chiamato Casa del Cinema, le idee e le produzioni culturali si sedimentino, trovino una capacità editoriale che li articoli con vecchi e nuovi strumenti. Sogno che tra venti anni questa Casa del Cinema competa con la Cineteca di Bologna sullo scenario internazionale, diventando riferimento per i paesi balcanici o dell’estremo oriente o del medio oriente, Corridoio 8 permettendo. Sogno che questa avvenga grazie alla nostra capacità oggi di non lasciare nulla per strada, di non consentire più l’asfissia delle idee e delle risorse, lì dove sono invece disponibili e soltanto da mettere in rete.
Sogno che da oggi noi ci si ponga alcuni obiettivi quali la riapertura del centro RAI di produzione che serva entrambe le Regioni; l’affidamento da parte degli enti pubblici di uno spazio dove far crescere la Casa del Cinema in cambio di un lavoro meticoloso e metodico sui repertori cinematografici digitali e video; l’investimento nostro su una testata web che sia anche la nostra piazza virtuale e il luogo degli scambi e delle elaborazioni, luogo aperto ma con spazi chiusi e protetti per la discussione di settore.
Sogno che tutto questo avvenga in modo indipendente e con meccanismi di sussidiarietà con gli enti pubblici e con gli organismi privati da loro creati come la Apulia Film Commission. Sogno che la struttura organizzativa, la spina dorsale di tutto questo sia fatta dalla rete di cooperative Media2000 che fa capo alla Mediateca Provinciale di Matera, coerentemente con il principio di sussidiarietà.
Sogno che vi partecipino attivamente le Università presenti sul territorio ma sogno anche che tutto questo diventi un’occasione unica per le nostre Diaspore per elaborare progetti di partenariato internazionale con cui iniziare a elaborare e vincere progetti per i bandi Media, organizzando workshop utili a far incontrare i nostri produttori di contenuti con i commissioning editors dei grandi network internazionali.
E nel nostro piccolo sogno che noi da subito si inizi a progettare qualcosa e a fornire strumenti utili agli associati. A chiedere che si faccia domanda per uno sportello di Antenna Media o ad organizzare un incontro con sindacati e consulenti tributari sulle modalità di lavoro nel nostro settore, abbandonato alla precarietà anche per responsabilità dei meccanismi pubblici di contribuzione alla cultura.
Piccole cose da fare sin da domani per un sogno che vorrei si realizzasse pienamente nel tempo. Un’onda lunga che arrivi lontano per la quale oggi serve un’onda alta e poderosa che ci veda in tanti associarci e superare il primo scoglio: quello iniziale di dirci “ci siamo!”. Poi magari lasceremo tante pozzanghere in giro e ci ritireremo ma ogni tanto dobbiamo saperci anche risollevare e puntare ancora sullo scoglio. La seconda volta sarà più facile e la terza sarà un gioco.
Questo il mio sogno. Ve l’ho raccontato in tutta onestà. Per me è giunto il momento di sapere se era solo un sogno o se c’era della premonizione. Può essere che dopodomani il sogno si frantumi contro una dura realtà ma non mi sarò svegliato da un incubo e vivrò quindi giorni più allegri. A chi come me vuole recuperare il gusto dei bei sogni e vivere desiderando non posso che rinnovare l’invito a coloro che leggeranno questa a mettersi in contatto sul web con www.recidivi.it per aggiungersi a coloro che stanno dicendo “SI, vogliamo essere tra i soci fondatori di RECIDIVI e faccio per questo anche passaparola!”. Nessuno si immagini escluso e nessuno si consideri fuori, perché questo sogno è il contrario dell’idea di esclusione o estraneità di qualcuno o qualcosa.
Di certo se questo sogno, come sembra, si dovesse realizzare dovrà fare i conti con i sogni tuoi e degli altri, sarà meno assoluto e meno mio ma questo è il sogno e quella è la realtà. Il gioco più bello è in quella!
Buona Decisione a tutti.
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03 marzo 2008
VITTIME INNOCENTI E POLITICA DEL TRAFFICO
Due settimane fa leggevo distrattamente la notizia di una persona investita (forse morta?) attraversando quelle strisce pedonali che ricordavo in un altro mio post essere attraversate da me, da mia moglie, dai bambini, a piedi o con le bici ma sempre scontrandoci con auto che non solo non rallentano ma accelerano o si predispongono alla gimcana. Accade sul Lungomare di Bari di fronte a Caserme di Carabinieri e Aeronautica e Palazzi di Provincia e Regione con gli angoli tutti controllati da telecamere. Su questo Lungomare il quartiere già contava due lutti in un anno. Eppure si fanno le piste ciclabili a Pane e Pomodoro come se fossero delle piste di divertimento (uno prende la bicicletta non per attraversare la città ma perché non ha nulla da fare e si mette a giocare come un bambino...) ma non si pensa di impegnare un'intera corsia del Lungomare da Pane e Pomodoro alla Fiera alle bici e con bike sharing collegato per giunta al park & ride già funzionante. Tutto il resto del traffico veicolare deve avere il limite di 30 km orari con attraversamento pedonali rialzati al livello del marciapiede, abolizione dei semafori e introduzione delle rotonde. Il lungomare non è una circonvallazione da percorrere ad alta velocità! In specie quello di Bari che non ha il fronte commerciale sul mare ma arretrato sul marciapiede interno. Le oasi di verde incuneate nella maglia ortogonale vanno tutte collegate con attraversamenti rialzati e obbligo di stop per le auto con semaforo a chiamata per pedoni e per bici (i nostri amministratori si facciano una vacanza in Olanda e vedano come si fa). La Rotonda di Piazzale Diaz è scandaloso che abbia una corsia carrabile anche intorno al semicerchio. Cosa ci devono andare a fare auto sul ciglio del mare. Il marciapiede deve chiudere completamente la rotonda e quella rotonda va lasciata ai pedoni. All'altezza di Pane e Pomodoro c'è infine una Stazione delle Ferrovie dello Stato con fermata e sottopasso pedonale che collega il mare a Japigia. E' chiuso con un cancello ai pedoni! Perché? Per obbligare ad andare in auto a Pane e Pomodoro? Il grosso dei frequentatori di quella spiaggia viene proprio da Japigia. Perché non consentirli di fare come chi da Carrassi vuole andare in Centro di attraversare un sottopasso delle Ferrovie? Tra l'altro questi sottopassi vanno resi attraversabili dalle bici e quello di Bari Nord è abbastanza largo per farsi facilmente ed ha già, contrariamente a Piazza Moro, le discese in alternativa alle scale buone per i disabili quanto per le bici. In questo modo si connetterebbe un quartiere al mare (dopo avergli ridato la vista al mare con l'abbattimento di Punta Perotti sarebbe il caso anche di dargli l'accesso avendolo a poche centinaia di metri) e si consentirebbe un attraversamento in bici lungo tutto l'asse del mare, essendoci all'altezza del porto una pista ciclabile (misera in verità) che si connette alla Fiera.
Buona Giornata di Traffico a tutti i baresi.
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anamorfo
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01 marzo 2008
Questa mattina mi sono consolato così...
Ricopio questo intevento di Gianni Pardo che mi ha molto consolato, visto che di cadute nel fosso ho riempito la mia vita.
titolo: L'ATTENZIONE POLARIZZATA
Ci sono degli scherzi rivelatori. Ne citiamo due. Per misurare l’intelligenza di uno studente, diceva professore, basta il test della vasca. Io chiedo: “Per vuotare una vasca disponiamo di un cucchiaino, di una tazza e di un secchio. Lei che cosa usa?” La persona normale dice “un secchio”, la persona intelligente dice “tolgo il tappo”. Secondo scherzo. Si chiede: “So che tu sei competente in molte cose, per questo ti chiedo: si dice quattordici e undici fa ventiquattro o quattordici e undici fanno ventiquattro?” Molti risponderebbero “meglio fanno ventiquattro”, provocando la risata dell’altro: “Quattordici e undici fanno venticinque!”
In ambedue queste storielle c’è il sottinteso che si può far passare per scemo un po’ chiunque. In particolare chi ha – o crede di avere – una mentalità logica. In realtà, le persone che dànno la risposta sbagliata sono più intelligenti di quelle che danno la risposta giusta. L’intelligenza, per essere produttiva, deve essere indirizzata al nocciolo del problema. Al test della vasca lo studente che da prima ha detto “il secchio”, e si è visto ridere sul muso, potrebbe dire: “Professore, posso farle una domanda io? Quanta acqua c’è, nella vasca?”. Il professore lo guarderebbe come un marziano ma lo studente potrebbe spiegare che, se acqua ce ne fosse pochissima, e solo nell’incavo del tappo, potrebbe essere il cucchiaino lo strumento più adeguato. Il professore a questo punto direbbe indignato: “Ma lei vuole cavillare? Noi abbiamo presunto che la vasca fosse piena!” “Ed io ho presunto che gli unici strumenti fossero quei tre, che il tappo non si potesse togliere. Allora, chi è lo scemo?”
Chi offre tre possibilità intende con ciò stesso che non ce ne sia una quarta. Diversamente l’interrogato potrebbe rispondere: io non uso né il cucchiaino, né la tazza, né il secchio e neppure tolgo il tappo perché non mi voglio bagnare. Chiamo la donna di servizio. Analogamente, se si offrono due varianti della stessa frase, si chiede una consulenza linguistica, non aritmetica. Chi si accorgesse subito dell’errore nell’addizione potrebbe sentirsi rimproverare che, quando gli mostrano la luna col dito, lui guarda il dito. L’identificazione del problema è fondamentale per la polarizzazione dello sforzo intellettuale nell’unica direzione giusta.
Il linguista non perde tempo per rifare l’addizione, perché non è quello che gli si chiede. Né trova umiliante che non abbia visto il banale errore dell’addizione perché, da umanista, farà probabilmente parte di quelle persone che, ai test d’intelligenza, risultano meno dotate di quanto non siano. Mentre dinanzi ad una sequenza di numeri chi ama la matematica ha forse l’acquolina in bocca, il cervello degli umanisti si chiude immediatamente e mentalmente gli si para davanti un cartello con su scritto, in caratteri enormi, “non hai speranza”.
Ed è vero. Nell’antichità non avevano trovato il test della vasca da bagno ma ridevano di gusto all’immagine dell’astronomo che, per guardare il cielo, cadeva in un fosso. Non si accorgevano di dire implicitamente che un asino, o loro stessi, risultavano così più intelligenti dell’astronomo. E non comprendevano neppure che, se la civiltà deve andare avanti, invece di irridere il vecchio astronomo caduto nel fosso, la prossima volta avrebbero dovuto fornirgli un asino che lo portasse dove doveva andare, dandogli anche la possibilità di studiare il cielo per strada. Per non cadere nel fosso bastano gli asini.
firmato: Gianni Pardo
L'originale si legge alla pagina di Affari Italiani.
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29 febbraio 2008
CONOSCI LA WEBARCHIA?
Partecipo per gioco da qualche giorno ad simulazione in web di democrazia diretta. E' un gioco davvero divertente e una straordinaria palestra di politica vera, nel senso della Polis greca. Non ci sono gli ideologismi ma ognuno deve cimentarsi nel tradurre in fatti quelle che considera le sue idee. Ne vien fuori uno spaccato non tanto felice della nostra maturità politica: Questo gioco andrebbe fatto nelle Scuole dell'obbligo!
Intanto in pochi giorni posso vantarmi di essere diventato Leader della prima tematica ossia degli Affari Costituzionali e Ordinamento della Repubblica. Ho scritto la Legge Elettorale che ha preso al momento più voti ed è un Sistema Uninominale come piacerebbe a Pannella ma non secco bensì con il doppio turno.
Avendoci preso gusto ho proposto qualcosa di molto più difficile ed ho toccato il massimo dei Tabù, quello sull'Articolo 1 della nostra Costituzione. L'Italia fondata sul lavoro. Ovviamente mi stanno massacrando ma il dibattito è molto acceso e ne valeva la pena. Al momento perdo ma con un buon consenso di quasi il 25% dei votanti (e l'astensione di un altro 25%). Temevo peggio. SE VOLETE RAGGIUNGERMI E MAGARI AIUTARMI A VINCERE (o a perdere?) SCOPRIRETE ANCHE VOI QUESTO GIOCO (ne iniziano a parlare anche tv e giornali...).
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26 febbraio 2008
CON IL CHE SAREBBE STATO PEGGIO
La parte migliore di Castro è quella del paternalismo dispotico e nazionalista, per intenderci quella che emerge dal film di Oliver Stone. Ma è bene non simpatizzare mai per i tiranni e quindi è bene dare a questo giudizio un segno politico negativo. Anche Mussolini sembrava accettabile all’Occidente liberale prima che facesse scoppiare la guerra mondiale come alleato organico di Hitler e dell’Impero Nipponico. E la maggior parte degli italiani lo adorava come i tedeschi Hitler e i giapponesi l’Imperatore. Solo che il giudizio storico su Fidel Castro potrà essere più benevolo, collocando la sua azione nel quadro del rapporto radicalmente insano tra le due Americhe, quella del Nord e quella del Sud. E le responsabilità degli USA in questo non sono da poco. Speriamo di poter vedere Obama in azione. Saprebbe riscattare 60 anni di Presidenza americana che non brillano mai per valore? Personalmente non ho mai visto nemmeno l’astro di Kennedy, martirizzato dall’attentato ma incapace sia di fermare il comunismo (il muro di Berlino, Cuba) sia di fermare la guerra e l’appoggio ai regimi totalitari di destra (Vietnam e Sudamerica). Insomma incapace di una vera alternativa democratica e di sinistra all’anticomunismo reazionario. L’unico valore dei Kennedy è nella politica interna mentre il peggio è in quella estera. E dopo Roosevelt questa connotazione per me grandemente negativa ha connotatato tutto il Partito Democratico. Ho purtroppo paura che anche Obama nasca sotto questo segno. Ma torniamo a Fidel Castro.
Quello che mi preme dire è che la parte peggiore di Fidel Castro è quella più vicina al Che. Il quadro della guerra fredda spiega molto ma è anche a causa di suoi compagni di lotta, come Che Guevara, che questa svolta comunista ha luogo. Se gli USA in Cile come in Vietnam avessero sostenuto la nascita di una borghesia liberale e moderna, di una democrazia con un libero mercato, probabilmente Fidel Castro sarebbe stato loro alleato. Ma questa è una storia impossibile, nemmeno immaginabile. Mi serve solo a dire che, contrariamente a quanto pensano i molti se non i tutti, se la svolta comunista di Cuba fosse stata realmente motivata dalla ideologia al potere, piuttosto che dall'alleanza con l'URSS, il regime sarebbe diventato ancora più dispotico, tirannico e coercitivo di quanto è stato. E non è Fidel l’uomo che segue questa strada ma il Che. Il divario tra i due è proprio qui. Guevara capisce che il socialismo reale ha poco a che fare con l’utopia comunista, mentre a Fidel interessa solo lo scenario strategico utile a non soccombere agli USA. E’ quindi proprio la buona fede e il fervore del Che Guevara che avrebbe riservato il peggio a Cuba. Fede e Fervore che non avrebbero potuto produrre altro che un nuovo Terrore. Ma la storia non si fa con i se e non potremo mai sapere se un Che al potere sarebbe stato peggio o meglio di un Pol Pot o tanto umano da ricredersi sul comunismo provocando una catastrofe come a Praga. In ogni caso per il popolo cubano sino alla caduta del Muro non poteva andargli meglio ma peggio. Resta infatti il dato di fatto che il comunismo di maniera di Fidel Castro ha salvato il popolo cubano dal peggio ma non dal male di un regime comunque tirannico anche se paternalista e in fin dei conti moderato.
(se il mio post vi ha fatto arrabbiare perché ho toccato il santino del Che oltre che quello meno luminoso del Fidel, postate qui i vostri commenti)
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22 febbraio 2008
L'ABORTO E' COME LA GUERRA...
Dispiace leggere una lettera come quella di Olga Andreoli e non condividerla per niente. Dispiace perché sarebbe comodo essere d'accordo con chi il disagio e il dolore di un'esistenza lo vive sulla propria pelle. Si dovrebbe tacere ma si può! E' Olga che ha voluto prendere la parola e per rispetto nei suoi confronti è giusto risponderle senza mezze misure.
Innanzitutto una questione di stile. Ferrara come Berlusconi lo si può offendere senza timore ma offendere una persona nel suo handicap e con tale veemenza (coglioni troppo piccoli e mammelle troppo grosse) non è lecito. Altrimenti sarebbe lecito dire ad Olga di stare zitta perché ha il cervello troppo piccolo.
Ora Olga mi sembra abbia dato ampia prova di saper usare molto meglio il suo cervello di tanti che "mezzi tonti" (come lei si definisce) non sono. E per entrare nel merito della sua lettera vorrei ricordare che il più grande scienziato del nostro tempo. Stephen Hawking è affetto dalla sclerosi laterale amiotrofica e condannato da questa malattia alla completa immobilità, potendo esprimersi e lavorare solo grazie ad una cannuccia in bocca. Questo non gli ha impedito non solo di sedere sulla cattedra di Newton come astrofisico di fama internazionale ma anche di diventare uno dei pochi geni del nostro tempo capace di comunicare con il grande pubblico, scrivendo più di un best seller suì più complicati grattacapi scientifici del nostro tempo.
Basterebbe questo a smentire l'argomento che una vita da handicap non valga la pena di essere vissuta ma francamente questo argomento non convincerebbe nemmeno me. E' sempre troppo comodo parlare del dolore di altri.
Quello che trovo invece insopportabile di questo dibattito è la confusione dei termini in discussione. Argomentare come fa Olga Andreoli a favore dell'aborto portando come argomento le difficoltà a vivere di un handicappato è assurdo. Non si può nemmeno lontanamente pensare ad uno Stato che per ragioni di tal natura levi la vita a qualcuno. Da qui all'eugenetica nazista manca davvero poco.
Io in questo la penso come Pier Paolo Pasolini. A pochi giorni dal voto per il referendum Pasolini scrisse sul Corriere della Sera un editoriale esemplare. Ne riassumo a memoria il contenuto o almeno quello che si radicò in me che all'epoca non ero nemmeno maggiorenne e non votavo. Nessuno, scrisse Pasolini, mi convincerà che l'aborto non sia un omicidio. Potete usare tutti gli argomenti scientifici che volete per me tale rimane. Nonostante ciò io voterò a favore di un aborto legalizzato e assistito perché questo mi impone di fare la mia coscienza civile.
Aggiungo io: l'aborto è come la guerra. Non si può rimanere puliti e pretendere di discuterne la necessità che la rende giusta. Fanno tutte schifo. Eppure c'è un dovere civile che impone di farle quando non farla risulta peggiore. Nulla rende un aborto giusto! Se non quello che salva la vita ad una donna. Nella maggior parte dei casi l'aborto è una schifezza ma non spetta allo Stato decidere nel merito. Lo Stato deve garantire alla persona alcuni spazi di manovra nelle scelte etiche. E l'aborto come molti casi di eutanasia sono uno di questi. L'errore di Ferrara è quello di ricadere in una domanda di Stato Etico. Per tutto il resto lui ha ragione, non ci si può lavare le mani da ogni dovere morale sapendo che tanto c'è l'aborto. Vale per le prostitute come per una minorenne. Ma questo è un problema della società e non un problema di norme legislative. Una legge che garantisca un aborto legalizzato e assistito è una legge civile. D'altro canto se Ferrara come argomento porta quello citato da Olga Andreoli di uno Stato che disponga "procedure, strutture e persone in grado di" spiegare alla povera sfortunata che "il suo rifiuto di maternità" può essere superato "con argomenti solidali di tipo scientifico, assistenziale e psicologico."; bene, caro Ferrara, come può questo Stato dialogare con la donna sfortunata se veste i panni dello Stato repressore e con l'arma del reato penale? Di mio aggiungo che credo davvero poco in questo meccanismo che Ferrara invoca. Sappiamo tutti quanto possa essere fastidioso e inefficace. Ci si vuole far carico delle vite inespresse che l'aborto lascia per strada? Si vogliono creare nuovi orfanotrofi o istituti per giovani madri? Stiamo parlando allora di Stato sociale e non più di aborto. E credo che abbiamo tutti maturato la consapevolezza che in questi interventi valga più il principio della sussidiarietà che non quello dell'intervento diretto. Non vorrei essere nel panni di quella donna che non solo ha deciso di abortire ma deve anche sorbirsi un assistente sociale di turno o uno psicologo della mutua. Che sia invece la società civile a rispondere a questo impulso etico, Lo Stato non potrà fare altro che riconoscerne la validità e se capace di finanziarla e aiutarla. Ma per quanto mi riguarda avrebbe pari diritto di considerazione etica e assistenziale anche un sostegno psicologico alla donna che l'aborto ha scelto infine di portarlo a termine. Esattamente come un soldato tornato da una guerra di prima linea dove ha dovuto uccidere se non massacrare. A queste condizioni sarei favorevole alla estensione della dichiarazione sui diritti umani anche alla vita concepita. Ed in questo torno a non essere d'accordo con Olga, nessuna vita merita di non essere vissuta. O quantomeno nessuno può dirlo se non sulla sua ed una madre su quella che porta in grembo (che per quanto mi riguarda è sua sino a quando non resta che tagliare il cordone ombelicale).
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19 febbraio 2008
EUROPEI PER FINTA
L'autoproclamazione del Kossovo è significativa per due fatti: l'inesistenza dell'Europa e l'introduzione di una nuova Repubblica di maggioranza musulmana. Riporto il commento giornalistico che meglio analizza questi due elementi:
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=4168&ID_sezione=&sezione=
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16 febbraio 2008
LA RIVOLUZIONE IN BICI
Lo confesso: sono completamente votato alla causa della bici e della mobilità sostenibile. Dopo l'esperienza di una vacanza in Olanda il morbo ha preso l'intera famiglia. Cosa ne sarà ora delle piste ciclabili a Bari? Per non parlare della modesta introduzione di Bike Sharing. Siamo stati a Parigi questo agosto che l'avevano introdotto ed era fantastico. Ve ne era uno ogni 300 metri con mappa per raggiungere il successivo. Ora anche Londra si vota a questo strumento straordinario per cambiare le nostre città. E pensare che è l'idea più semplice del mondo! Questo è un ottimo video che ho trovato in rete. Notare la scena dell'attraversamento delle strisce pedonali in bici. Non capita dunque solo a Bari!
Vista la scena delle strisce pedonali da attraversare in bici? Non erano fermi per inciviltà degli automobilisti ma c'era il semaforo. A Bari invece puoi aspettare di morire ma non ti lascia passare nessuno. Le strisce non sanno cosa sono. Noi in bici le attraversiamo portando le bici a mano in 4, in fila indiana in 4. Vi giuro che cercano lo stesso di passare e che non rallentano vedendoci, anche se occupiamo tutto lo spazio. Ovviamente a me tocca fermarmi al centro a mo' di "imponimento" e lasciare che i bambini abbiano compiuto il pericoloso attraversamento (in Svizzera saranno pazzi ma si fermano- non rallentano si fermano! - pure se sulle strisce non c'é nessuno! una sana civile via di mezzo è chiedere troppo?).
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15 febbraio 2008
FIRMA LA PETIZIONE PER SALVARE PERVEZ DALLA MORTE
VOGLIAMO LA DEMOCRAZIA IN AFGHANISTAN E NON UN REGIME DI COSIDDETTI MODERATI - FILOCCIDENTALI SOLO PER OPPORTUNISMO MA DENTRO CASA FONDAMENTALISTI ISLAMICI E OPPRESSORI DEI LORO POPOLI
IL GIORNALE BRITANNICO INDIPENDENT RACCOGLIE LE FIRME PER SALVARE UNO STUDENTE DALLA PENA DI MORTE. IL SUO REATO? AVER DIFFUSO SCARICANDOLO DA INTERNET UN TESTO IN CUI SI CONTESTAVA LA INTERPRETAZIONE LIBERTICIDA DEL CORANO SULLE DONNE. RIPORTIAMO IL TESTO DEL LORO APPELLO
By Kim Sengupta
Thursday, 31 January 2008
A young man, a student of journalism, is sentenced to death by an Islamic court for downloading a report from the internet. The sentence is then upheld by the country's rulers. This is Afghanistan – not in Taliban times but six years after "liberation" and under the democratic rule of the West's ally Hamid Karzai.
The fate of Sayed Pervez Kambaksh has led to domestic and international protests, and deepening concern about erosion of civil liberties in Afghanistan. He was accused of blasphemy after he downloaded a report from a Farsi website which stated that Muslim fundamentalists who claimed the Koran justified the oppression of women had misrepresented the views of the prophet Mohamed.
Mr Kambaksh, 23, distributed the tract to fellow students and teachers at Balkh University with the aim, he said, of provoking a debate on the matter. But a complaint was made against him and he was arrested, tried by religious judges without – say his friends and family – being allowed legal representation and sentenced to death.
The Independent is launching a campaign today to secure justice for Mr Kambaksh. The UN, human rights groups, journalists' organisations and Western diplomats have urged Mr Karzai's government to intervene and free him. But the Afghan Senate passed a motion yesterday confirming the death sentence.
The MP who proposed the ruling condemning Mr Kambaksh was Sibghatullah Mojaddedi, a key ally of Mr Karzai. The Senate also attacked the international community for putting pressure on the Afghan government and urged Mr Karzai not to be influenced by outside un-Islamic views.
The case of Mr Kambaksh, who also worked a s reporter for the Jahan-i-Naw (New World) newspaper, is seen in Afghanistan as yet another chapter in the escalation in the confrontation between Afghanistan and the West.
It comes in the wake of Mr Karzai accusing the British of actually worsening the situation in Helmand province by their actions and his subsequent blocking of the appointment of Lord Ashdown as the UN envoy and expelling a British and an Irish diplomat.
Demonstrations, organised by clerics, against the alleged foreign interference have been held in the northern city of Mazar-i-Sharif, where Mr Kambaksh was arrested. Aminuddin Muzafari, the first secretary of the houses of parliament, said: "People should realise that as we are representatives of an Islamic country therefore we can never tolerate insults to reverences of Islamic religion."
At a gathering in Takhar province, Maulavi Ghulam Rabbani Rahmani, the heads of the Ulema council, said: "We want the government and the courts to execute the court verdict on Kambaksh as soon as possible." In Parwan province, another senior cleric, Maulavi Muhammad Asif, said: "This decision is for disrespecting the holy Koran and the government should enforce the decision before it came under more pressure from foreigners."
UK officials say they are particularly concerned about such draconian action being taken against a journalist. The Foreign Office and Department for International Development has donated large sums to the training of media workers in the country. The Government funds the Institute for War and Peace Reporting (IWPR) in the Helmand capital, Lashkar Gar.
Mr Kambaksh's brother, Sayed Yaqub Ibrahimi, is also a journalist and has written articles for IWPR in which he accused senior public figures, including an MP, of atrocities, including murders. He said: "Of course we are all very worried about my brother. What has happened to him is very unjust. He has not committed blasphemy and he was not even allowed to have a legal defence. and what took place was a secret trial."
Qayoum Baabak, the editor of Jahan-i-Naw, said a senior prosecutor in Mazar-i-Sharif, Hafiz Khaliqyar, had warned journalists that they would be punished if they protested against the death sentence passed on Mr Kambaksh.
Jean MacKenzie, country director for IWPR, said: "We feel very strongly that this is designed to put pressure on Pervez's brother, Yaqub, who has done some of the hardest-hitting pieces outlining abuses by some very powerful commanders."
Rahimullah Samander, the president of the Afghan Independent Journalists' Association, said: "This is unfair, this is illegal. He just printed a copy of something and looked at it and read it. How can we believe in this 'democracy' if we can't even read, we can't even study? We are asking Mr Karzai to quash the death sentence before it is too late."
The circumstances surrounding the conviction of Mr Kambaksh are also being viewed as a further attempt to claw back the rights gained by women since the overthrow of the Taliban. The most prominent female MP, Malalai Joya, has been suspended after criticising her male colleagues.
Under the Afghan constitution, say legal experts, Mr Kambaksh has the right to appeal to the country's supreme court. Some senior clerics maintain, however, that since he has been convicted under religious laws, the supreme court should not bring secular interpretations to the case.
Mr Karzai has the right to intervene and pardon Mr Kambaksh. However, even if he is freed, it would be hard for the student to escape retribution in a country where fundamentalists and warlords are increasingly in the ascendancy.
How you can save Pervez
COME SALVATE PERVEZ?
Sayed Pervez Kambaksh's imminent execution is an affront to civilised values. It is not, however, a foregone conclusion. If enough international pressure is brought to bear on President Karzai's government, his sentence may yet be overturned. Add your weight to the campaign by urging the Foreign Office to demand that his life be spared.
FIRMA LA PETIZIONE DEL GIORNALE INGLESE INDIPENDENT
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Al Governo Italiano diciamo "O la grazia a Pervez o via le truppe italiane dall'Afghanistan! Anche questa è ingerenza umanitaria, o no?"
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anamorfo
h.
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Etichette: Democratici, Democrazia, Islam
13 febbraio 2008
IT'S TIME TO CHANGE. IT'S TIME FOR OBAMA
It was a creed written into the founding documents that declared the destiny of a nation.
Yes we can.
It was whispered by slaves and abolitionists as they blazed a trail toward freedom.
Yes we can.
It was sung by immigrants as they struck out from distant shores and pioneers who pushed westward against an unforgiving wilderness.
Yes we can.
It was the call of workers who organized; women who reached for the ballots; a President who chose the moon as our new frontier; and a King who took us to the mountaintop and pointed the way to the Promised Land.
Yes we can to justice and equality.
Yes we can to opportunity and prosperity.
Yes we can heal this nation.
Yes we can repair this world.
Yes we can.
We know the battle ahead will be long, but always remember that no matter what obstacles stand in our way, nothing can stand in the way of the power of millions of voices calling for change.
We have been told we cannot do this by a chorus of cynics...they will only grow louder and more dissonant ........... We've been asked to pause for a reality check. We've been warned against offering the people of this nation false hope.
But in the unlikely story that is America, there has never been anything false about hope.
Now the hopes of the little girl who goes to a crumbling school in Dillon are the same as the dreams of the boy who learns on the streets of LA; we will remember that there is something happening in America; that we are not as divided as our politics suggests; that we are one people; we are one nation; and together, we will begin the next great chapter in the American story with three words that will ring from coast to coast; from sea to shining sea --
Yes. We. Can.
Celebrities featured include: Jesse Dylan, Will.i.am, Common, Scarlett Johansson, Tatyana Ali, John Legend, Herbie Hancock, Kate Walsh, Kareem Abdul Jabbar, Adam Rodriquez, Kelly Hu, Amber Valetta, Eric Balfour, Aisha Tyler, Nicole Scherzinger and Nick Cannon
L'AUTORE DEL BRANO SCRIVE:
"I was sitting in my recording studio watching the debates...
Torn between the candidates
I was never really big on politics...
and actually I’m still not big on politics...
but 4 years ago, me and the black eyed peas supported Kerry...
And we supported Kerry with all our might...
We performed and performed and performed for the DNC...
doing all we could do to get the youth involved...
The outcome of the last 2 elections has saddened me...
on how unfair, backwards, upside down, unbalanced, untruthful,
corrupt, and just simply, how wrong the world and "politics" are...
So this year i wanted to get involved and do all i could early...
And i found myself torn...
because this time it’s not that simple...
our choices aren’t as clear as the last elections ...
last time it was so obvious...
Bush and war VS no Bush and no war...
But this time it’s not that simple...
and there are a lot of people that are torn just like i am...
So for awhile I put it off and i was going to wait until it was decided for me...
And then came New Hampshire...
And i was captivated...
Inspired...
I reflected on my life...
and the blessings I have...
and the people who fought for me to have these rights and blessings...
and I’m not talking about a "black thing"
I’m talking about a "human thing" me as a "person"
an American...
That speech made me think of Martin Luther King...
Kennedy...
and Lincoln...
and all the others that have fought for what we have today...
what America is "supposed" to be...
freedom...
equality...
and truth...
and thats not what we have today...
we think we are free...
but in reality terror and fear controls our decisions...
this is not the America that our pioneers and leaders fought and
died for...
and then there was New Hampshire
it was that speech...
like many great speeches...
that one moved me...
because words and ideas are powerful...
It made me think...
and realize that today we have "very few" leaders...
maybe none...
but that speech...
it inspired me...
it inspired me to look inside myself and outwards towards the world...
it inspired me to want to change myself to better the world...
and take a "leap" towards change...
and hope that others become inspired to do the same...
change themselves..
change their greed...
change their fears...
and if we "change that"
"then hey"..
we got something right...???...
1 week later after the speech settled in me...
I began making this song...
I came up with the idea to turn his speech into a song...
because that speech effected and touched my inner core like nothing in a very long time...
it spoke to me...
because words and ideas are powerful...
I just wanted to add a melody to those words...
I wanted the inspiration that was bubbling inside me to take over...
so i let it..
I wasn't afraid to stand for something...
to stand for "change"...
I wasn't afraid of "fear"...
it was pure inspiration...
so I called my friends...
and they called their friends...
in a matter of 2 days...
We made the song and video...
Usually this process would take months...
a bunch of record company people figuring out strategies and release dates...
interviews...
all that stuff...
but this time i took it in my own hands...
so i called my friends sarah pantera, mike jurkovac, fred goldring, and jesse dylan to help make it happen...
and they called their friends..
and we did it together in 48 hours...
and instead of putting it in the hands of profit we put it in the hands of inspiration...
then we put it on the net for the world to feel...
When you are truly inspired..
magic happens...
incredible things happen...
love happens..
(and with that combination)
"love, and inspiration"
change happens...
"change for the better"
Inspiration breeds change...
"Positive change"...
no one on this planet is truly experienced to handle the obstacles we face today...
Terror, fear, lies, agendas, politics, money, all the above...
It’s all scary...
Martin Luther King didn't have experience to lead...
Kennedy didn't have experience to lead...
Susan B. Anthony...
Nelson Mandela...
Rosa Parks...
Gandhi...
Anne Frank...
and everyone else who has had a hand in molding the freedoms we have and take for granted today...
no one truly has experience to deal with the world today...
they just need "desire, strength, courage ability, and passion" to change...
and to stand for something even when people say it's not possible...
America would not be here "today" if we didn’t stand and fight for
change "yesterday"...
Everything we have as a "people" is because of the "people" who fought for
change...
and whoever is the President has to realize we have a lot of changing to do
I'm not trying to convince people to see things how i do...
I produced this song to share my new found inspiration and how I've been moved...
I hope this song will make you feel...
love...
and think...
and be inspired just like the speech inspired me...
that’s all...
Let's all come together like America is supposed to...
Like Japan did after Hiroshima...
that was less than 65 years ago...
and look at Japan now...
they did it together...
they did it...
"We can't?...
Are you serious..?..
WE CAN!!!
Yes we can...
A United "America"
Democrats, Republicans and Independents together...
Building a new America
We can do it...
"TOGETHER"
Please visit www.yeswecansong.com
Thank you for reading and listening..."
will.i.am
Pubblicato da
anamorfo
h.
11:51 AM
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Etichette: Democratici, Democrazia, Obama, Primarie, Primary, USA
'Yes We Can' Song/Video!
Angelo sent you a link to www.yeswecansong.com <http://www.yeswecansong.com>
Check it out and spread the word!
GRAZIE AMERICA!
on February 13th, 2008 at 3:52 am
THANK YOU AMERICA! YES YOU CAN! YES WE CAN! Wonderful America, flag of a new world! I think also: Obama VS Osama! Is it possible? I hope. YES WE CAN in all the world. Thank you America, thank you Obama, thank you americans.

