Visualizzazione post con etichetta bari cinema. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bari cinema. Mostra tutti i post

07 luglio 2009

CARTEGGIO CON L'ASSESSORE ALLA CULTURA

L'ASSESSORE A ME

Egregio Amoroso,
punto uno: L’assessorato è stato Laforgia. Carlo Bruni è stato mio prezioso consulente, lavoratore come pochi, ma tutta la politica culturale, nel bene e nel male, è del sottoscritto! La dizione Laforgia/Bruni se la impacchetti e se la porti a casa. E sono politicamente corretto nel non consigliarle che uso farne dopo averla impacchettata. Questa fandonia offensiva mi ha francamente rotto le palle. Chiedo scusa a chi legge se sono un po’ volgare, ma c’è un limite alle calunnie che ormai sono addirittura documenti che girano per mail. Se la deve rimangiare lei e tutti quegli altri che da tempo hanno fatto una sotterranea, come fa chiunque non abbia le palle per affrontare nei luoghi della discussione i meriti delle questioni, opera di indiretta demolizione del mio lavoro, attraverso la denigrazione del mio collaboratore.
Io ho messo la mia faccia, il mio sudore, il mio lavoro, quantitativo e qualitativo, il mio impegno e il mio controllo decisivo su tutto quello che l’assessorato ha prodotto, con Bruni e senza, con i funzionari e gli operatori che sono venuti a ragionare e a fare proposte, in una attività che ha riguardato a 360° tutta la vita culturale della città per la quale sono stato a disposizione di chiunque 365 giorni all’anno per 5 anni. Sfido chiunque a provare il contrario. Non ho tempo e voglia di fare elenchi di iniziative, di continuità di progetti come mai era successo in questa Città (lo chieda pure a Pino Guario che cita), di nuove proposte culturali che si sono sedimentate e hanno trovato grande apprezzamento, di incremento degli appuntamenti della prosa, di strutturazione di progetti come Bollenti Spiriti (guarda caso proprio attraverso il lavoro tecnico di Bruni), di rilancio di premi letterari, di tutela della memoria, di attenzione al mondo dell’infanzia
, di estati che non esistevano, di nuova attenzione proprio per quel cinema che, alla data del 2004, era scomparso dall... Visualizza altro’agenda comunale. Punto due: a volte tornano, per dirla alla Stephen King. Dopo il progetto di Idillio Infranto, finanziato dall’Assessorato con 7000 euro (ma non aveva iniziato senza chiedere soldi???), con la simpatica dimenticanza di inserire il logo del medesimo, non avevamo avuto più il piacere di averLa in Assessorato a presentare progetti o esporre idee, un po’ come i firmatari di quel meschino comunicato, peraltro eterodiretto, che lei si preoccupa tanto di diffondere, in cui la supplica di entrare nelle grazie del Sindaco è avvilente per chi la propone. Punto tre: il giudizio l’hanno dato gli elettori.

IO ALL'ASSESSORE

Egregio Laforgia...
se questo è il tono vedo appunto che non c’è voglia di fare bilanci. Quindi...
Caro Nicola,
se preferisci che ti parlino alle spalle fai pure. Io ti parlerò in faccia e ne pagherò le conseguenze. Tanto anche quando non ti stavo criticando ma stavo riassumendo in una assemblea pubblica con il Sindaco sulla Caserma Rossani le linee guida su cui avevo instaurato un rapporto con te sul progetto RECIDIVI mi sono sentito raggiungere da un commento raggelante del tuo ufficio stampa che mi riferiva del tuo risentimento per le mie parole. Mi ero limitato a dire che sin dal tuo insediamento ti avevo esortato a non fare finanziamenti a pioggia ma a puntare sulle infrastrutture e sulla radicazione degli interventi e sulla loro capacità di creare sviluppo. Il mio discorso non da oggi verte sul principio che il mondo dell’Associazionismo ha fatto il suo tempo. Io non stavo ancora pensando che tu facessi finanziamenti a pioggia ma devi aver avuto la coda di paglia, oggi dico a ragione.
Per me il mondo dell'Associazionismo, vivissimo negli anni 70, ha teso oggi a creare orticelli e vivere di rendita. Quindi non faccio battaglie corporative ma di trasformazione e crescita dell'esistente. Anche per questo non avevo aderito mesi fa alla protesta per il Festival di Laudadio. Ma veniamo a noi. La forgia/Bruni non me la porto a casa ... perché è stata per anni di dominio pubblico e veniva fatta anche dentro l’Assessorato ma non voglio andare oltre. Tieniti pure il buon viso a cattivo gioco dei levantini che te la nascondono tanto non ho trovato uno ma dico uno che non lo ripetesse di continuo. Ora che hanno lanciato la pietra nascondano la mano. Non dubitavo. Mi dispiace invece che tu preferisca lasciarli parlare alle spalle e far finta di non sentire e non sapere. Avresti dovuto da tempo invece affrontare con trasparenza la questione. Non lo hai mai fatto e hai sbagliato. Sbagli oggi a usare questi toni con me. La dizione La forgia/Bruni se come tu dici Bruni è stato il tuo “prezioso consulente... è una dizione lecita e oggettiva. Non sottintende nulla ma so bene invece come sia carica di sottointesi. Colpa di chi? Di chi parla appunto alle spalle. E di preferisce così. Io ne sono fuori. Io riporto i fatti.
Il “meschino comunicato “ è stato diffuso dentro una rete di operatori. Un gesto dovuto e chi lo ha sottoscritto lo ha fatto per sua scelta. A suo tempo la stessa rete è stato usata anche per l'iniziativa da cui ho dissentito pubblicamente, quella sopra citata di Mongelli e Cirasola contro il Festival di Laudadio. Io sono orgoglioso di aver creato questi spazi di confronto. Ed è in questi spazi che la discussione sta continuando. Spazi che non possono essere giusti solo quando nascono come "artisti per Nichi" e poi invece accusati di essere strumentali. Giudichiamo i contenuti!
Il comunicato affronta temi che da tempo volevamo mettere in discussione e francamente non capisco perché tu ti sia sempre sottratto facendo crescere solo un malumore che è mio solo in piccola parte. Aggiungo che io e altri non abbiamo condiviso l’invito al Sindaco a trattenere per se la delega (l’ho scritto proprio nella nota che potevi leggere ma io ho anche privatamente espresso ai promotori del comunicato delle riserve sul passaggio riferito al Consulente) ma la sostanza del Comunicato è quella di chiedere Regole certe e Strategie di sviluppo, non vi trovo nulla di meschino! . Per la seconda volta prima Isa Lorusso e ora tu mi accusate di voler farmi bello dinanzi al Sindaco. Evidentemente state proiettando qualcosa che accade nelle Stanze dei Partiti ma che non mi riguarda. Emiliano mi saluta con l’espressione di convenienza di chi si sta chiedendo “questo dove l’ho visto? Chi è?” Lungi da me lavorare per farmelo amico, le critiche a te sono critiche alla sua Giunta.
Certo che avete lavorato e ridato slancio alla città ma è mancato qualcosa di importante e si è vanificata in vari modi una Primavera che, se non vi riaprite al confronto, non riparte. E tutti coloro che tacciono ne sono più colpevoli di voi perché lasciano che l’agenda politica sia dettata solo dai giochi di potere dei corridor. Parli di giudizio degli elettori. Allora consentimi di dirti che la tua posizione di capolista ti ha fatto capitalizzare un voto politico prima ancora che come Assessore. Che anche per questo io non ho parlato prima e che comunque il giudizio su di te come persona di impegno e perbene non sarebbe cambiato. Forse sei poco incline al confronto ma, cose si dice, “it’ my character!”.
Mi dispiace invece chiudere con la nota sui soldi. Dopo Idillio Infranto abbiamo organizzato per due mesi al Cinema Armenise e per tre mesi al Cinema ABC il Cineclub dei Recidivi. Sei stato alla Conferenza Stampa in Teca del Mediterraneo e abbiamo messo il logo del Comune senza chiedere soldi. Su Idillio Infranto ho scritto una Lettera Aperta a cui tu non hai risposto. Oggi si sta concludendo il restauro digitale con la Cineteca Nazionale e per ora non voglio tornarci sopra. So solo che era un capitale del Comune di Bari che ne era stato con Domenico D’Oria il primo finanziatore e che mi sembrava sbagliato abbandonarlo da parte vostra. Non è mio carattere insistere. Se la cosa non ti interessava più ne ho preso atto ma siamo tornati eccome da te! Solo che per coerenza non abbiamo voluto capire quale fosse la nostra quota e alla fine ci siamo tirati indietro proprio per poter fare meglio questa battaglia. Tanto con i soldi che avremmo preso non ci avremmo guadagnato nulla ma perso.
Quando siamo tornati per alzare il tiro e proporti un'iniziativa congiunta con Regione Provincia e Comune su una Scuola di Lodtz che avremmo associato alla Mostra su Kieslowski e con una dimostrazione di Arri Digitale che due anni dopo ha fatto Laudadio a Mola, non dimentico la tua risposta "che non avevi firmato una cambiale con noi". Questo perché ti dicevamo che avendoci dato un tot l'anno prima per fare qualcosa da poco ora ti chiedevamo lo stesso per fare qualcosa di internazionale e coordinato con altri enti, per creare un pacchetto produttivo si suol dire. Risposta zero! . Ne ho preso atto. Ti abbiamo inserito ancora gratuitamente nel catalogo della Mostra in Pinacoteca su Kieslowski e via. Da allora non ti abbiamo chiesto più niente. Altre cose non le sai forse perché sono passate da Carlo Bruni? Come l’estate nelle periferie? Iniziativa che francamente non ci ha interessato continuare. Non era quello che pensavamo servisse alla città sul Cinema.
Per anni invece ti ho inseguito sulla questione ABC e la tua iniziativa è stata nulla. Ho anche sollevato la questione del coordinamento delle rassegne da te finanziate. Di fatto le cambiali sei proprio tu che le hai firmate ma non a me ma un po' con tutti. Ho capito dopo che avevi ragione a prendertela per quella mia affermazione su finanziamenti a pioggia. Era diventata la tua politica e avevi la coda di paglia. Devi sapere che invece io ti pensavo pronto a prendere l’iniziativa in un’altra direzione. Hai goduto a lungo della mia fiducia come interlocutore valido. Poi ho capito che non eri interessato e basta. Ti sei nascosto dietro le iniziative facili come gli incontri alla Feltrinelli o cose che funzionavano già prima del tuo arrivo come Film Maker. E quelle che non funzionavano hanno continuato a non funzionare ma ricevere il loro obolo pubblico.
Io ho continuato sempre a sostenere che a Bari occorreva invece cambiare rotta e chiamare le Associazioni alla loro responsabilità di lavorare per il futuro. Che lavorassero male era evidente dal loro accavallarsi quando c’era da chiudere il bilancio. Infine Nicola ti dico che quello che mi dispiace di più è che raramente io ho trovato in Comune una persona come te cordiale, alla mano, mosso dalla voglia di fare. Mi rode quindi sapere che si è persa una rara occasione. Avevo scritto nella nota che probabilmente non ne portavi tu le responsabilità. Resto ancora di questa idea ma ora so per certo che non sei pronto a mettere in gioco queste responsabilità che solo tu sai dove sono. Una seconda occasione persa. Ti saluto.

06 luglio 2009

CONSIDERAZIONI PROMESSE SULLA CULTURA A BARI

Avevo promesso che avrei parlato ad elezioni concluse e Assessore alla Cultura designato. Anticipo di poco e inoltre lo faccio senza alcuna organicità. Gira infatti un appello al Sindaco di Bari sulla designazione del nuovo Assessore che ha già suscitato un piccolo dibattito sulle pagine web di RECIDIVI. Se volete leggerlo cliccate o riscrivete questo link http://groups.google.it/group/recidivi-in-rete/browse_thread/thread/784b1f7084d0fa35/0a1665e2c0734df6#0a1665e2c0734df6 .

Io mi sono limitato ad aggiungere questa nota a seguito di altre dichiarazioni:

Ci sarebbe da fare un Bilancio dei quattro anni (dico bene?) di Assessorato Laforgia/Bruni. Aggiungo anche che sarebbe stata una bella cosa se questo Bilancio lo avesse promosso l'Assessore vista la sua candidatura come Capolista di Sinistra per Bari. Una candidatura che è stata propagandata proprio in nome di quanto si era fatto per la Cultura a Bari. Non ho nulla contro la persona di Nicola Laforgia. Al contrario! Ho molto da ridire invece nel merito e aggiungo che non attribuisco a lu il grosso delle responsabilità. Solo che se ci si candida in nome di qualcosa allora questo qualcosa chiede un giudizio e il nostro Assessore deve su questo accettare che il giudizio sia dato sia dalla cittadinanza sia da coloro che lavorano nel settore di competenza. Mi limiterò a lanciare solo degli spunti: in questi giorni inizia l'ennesima edizione di Cinemadamare. Vogliamo dirci che sono soldi buttati? Nemmeno il Ministero la finanzia! Nelle stanze dell'Assessorato mi è stato risposto che con pochi soldi loro grazie a questo "festival" portano Wenders a Bari. Io risponderei "e chi se ne frega!". Francamente non penso che sia servito a nulla portare Wenders a Bari in quel modo, a fare passerella estiva dei Vips. Personalmente avevo iniziato senza chiedere soldi ma facendo uno sforzo con il Cineclub dei Recidivi che in cambio chiedeva un'attenzione agli spazi da creare, alle sinergie tra gli interventi e non contributi a pioggia ad accontentare un poco tutti e quindi nessuno. A chi dobbiamo se le manifestazioni del cinema arrivano tutte insieme nelle ultime settimane di novembre e prime di dicembre in una ressa inutile e senza senso? Mi dispiace dirlo ma il primo Assessore di Simeone Di Cagno Abbrescia resta l'unico che chiamò al tavolo di confronto tutte le Associazioni del cinema e le costrinse a concertare un intervento organico. Ho molto da rimproverare alle Associazioni ma nulla all'Assessore D'Oria. Poco dopo fu rimosso e messo all'Istruzione e Pino Guario credo possa testimoniare che se il Get (come Balafon e pochi altri) sono stati in grado di resistere negli anni di buio assoluto sulla cultura che Simeone Di Cagno Abbrescia ha riservato alla città di Bari è stato grazie alla presenza di Domenico D'Oria all'Istruzione. O devo ricordare il decisionismo comunque capace di fantasia e di iniziativa internazionale di un Liberale come Tommaso Masiello? Ma come è allora che ho citato due Assessori ascrivibili alla destra e non alla sinistra? Dobbiamo parlare dell'esperienza di Vittorino Curci alla Provincia? E delle sue dimissioni mai motivate? E cosa è seguito con Fabio Losito? Sto parlando anche in questo caso di persone che stimo e apprezzo ma qui è in discussione la strategia d'intervento e non il giudizio della persona. Anzi forse queste persone, questi ex e forse futuri Assessori, potrebbero aiutarci a capire cosa non ha funzionato visto che noi di Strategia ne abbiamo vista davvero poco ma pochissima se non nulla! Parlo del Cinema e non metto bocca sul resto.

Aggiungo che dell'appello promosso da Maria Giaquinto (per chi non lo conoscesse può utilizzare il link inserito sopra o cercarlo anche alla pagina http://recidivi.ning.com/ ) apprezzo i punti programmatici ma non condivido affatto la richiesta al Sindaco di mantenere la delega per la cultura. Avevo chiesto che venisse levata quella frase finale. La mia esperienza mi dice che una Delega al Sindaco significa la fine di tutto e l'abbandono della Cultura. Ho dovuto scegliere tra unirmi al coro o mettermi a fare distinguo ed ho firmato. Ho considerato Carlo Bruni semplicemente distratto e disinteressato al cinema e quindi non saprei giudicare il suo operato sul teatro e la musica. La responsabilità di aver messo un Consulente e un Assessore è del Sindaco e non è piaciuta a nessuno. Di questo dovrebbe rendere conto però Emiliano. Mi è sembrato giusto chiedergli di non rifare lo stesso errore. Anche per una moralità della politica. Non abbiamo soldi da buttare. Vogliamo un Assessore che si assuma tutte le responsabilità e basta. E se è sopra le parti è meglio!

Angelo Amoroso d'Aragona

20 ottobre 2008

IL CINEMA ABC, PER L’APPUNTO...


La città di Bari ha un debito con il Prof. Mario Nuzzolese e si chiama Cinema ABC. Il suo stato d’abbandono, è inutile negarselo, rende più doloroso il lutto per la scomparsa del suo ideatore e fautore. Voglio essere estraneo alla retorica commemorativa, quindi dirò subito che per la mia generazione il Prof. Nuzzolese è stato spesso un avversario, un ostacolo. In anni di spontaneismo e movimentismo l’esercizio cinematografico si sentiva minacciato dalla nascita dei cineclub e dei circoli privati e Bari, tra questi, ebbe invece un’eccellenza che si chiamava Cinestudio, luogo privilegiato in Italia insieme all’Obraz di Milano per la distribuzione indipendente del nuovo cinema tedesco, l’unico in città dove si potesse proiettare il cinema underground di Alberto Grifi o un Super-8 sconosciuto e fuori da ogni circuito intitolato “Io sono un autarchico”, un luogo a cui anche il mondo del jazz pugliese deve tanto, avendo consentito, per esempio, l’incontro di Magliocchi e Ottaviano con Steve Lacy. Un esempio di politica alternativa e indipendente che proprio nel Professore ebbe un oppositore. Eppure la sua risposta, ed è stata questa la sua grandezza, fu quella di chiamare gli stessi esercenti di Puglia e Basilicata a creare una Sala destinata all’uso non commerciale: il Cinema ABC per l’appunto. Ed il merito di quest’impresa è di aver garantito a Bari quello che quasi mai riescono a dare le iniziative di movimento: la durata. Quello che sicuramente il Professor Nuzzolese non tollerava era infatti il vuoto: il vuoto di iniziativa, il vuoto di proposta culturale che l’assenza di un contenitore non può che generare. Potevamo dividerci sul chi e sul come mai sulla necessità dell’azione. Per me il Prof. Nuzzolese è l’immagine stessa dell’azione e della determinazione. Attento anche alla più piccola proposta, imparai subito che non potevo permettermi di non invitarlo e coinvolgerlo anche alla più modesta iniziativa, pena l’offesa. Per me presto la sua attenzione si trasformò in un onore e di questa stima non l’ho mai privato. Coinvolto in diverse occasioni sia nella gestione dell’ABC e della sua piccola cineteca, sia nelle iniziative dell’Agis Scuola, non posso dimenticare un viaggio di rientro da Brindisi in cui il Professore mi raccontava delle sue vicissitudini di guerra. La sua viva descrizione di cosa fosse un combattimento aereo aveva la stessa forza di un film girato in soggettiva. E’ in quel viaggio che alla stima ho aggiunto l’affetto; per lui e per quello che lui considerava come un figlio, il Cinema ABC per l’appunto. Credo che sia giunto il momento che della sua riapertura se ne faccia carico non solo l’AGIS ma la cittadinanza intera, e non solo di Bari ma di Puglia e Basilicata, e non solo attraverso le sue istituzioni ma anche in forme spontanee o raccogliendo quello che di vivo l’associazionismo culturale può proporre. La sua destinazione oggi non può che essere quella di un moderno contenitore extra commerciale, destinato quindi non a fare concorrenza all’esercizio cinematografico bensì ad affiancarsi ad esso con retrospettive e rassegne tematiche. Un luogo sia dove far incontrare il pubblico con un’offerta più ampia sulla cultura cinematografica, sia dove rendere visibile un lavoro sul territorio che raccordi gli archivi esistenti, da quello enorme della Cineteca Lucana ai tanti altri magari ancora da scoprire, oltre allo stessa cineteca dell’ABC. Due anni fa, proprio dentro il Cinema ABC promossi un’ampia rete di associazioni chiamata RECIDIVI e discutemmo a lungo anche un protocollo d’intesa con il Comitato di Gestione del Cinema. La rete è cresciuta e potrebbe trasformarsi in un soggetto interregionale. Al contempo nelle vicinanze del Cinema sta nascendo il Cineporto voluto dalla Apulia Film Commission e tutta l’area urbana circostante si sta riqualificando. E’ giunto dunque il momento di passare all’azione. E’ l’unico sentimento con cui mi sento di avvicinarmi oggi alle spoglie del Professore e rendergli omaggio.

22 marzo 2008

EMOZIONI INDICIBILI

Termino ora un colloquio telefonico con la Signora Agnese Babini moglie di Perugini, il figlio di Roul. Dopo 12 anni trovo i familiari di chi ha girato, donando il suo sguardo e la luce, a IDILLIO INFRANTO. Sono commosso ed emozionato. Ancora una volta la realtà supera la fantasia. Roul Perugini è stato un operatore di guerra e da martedì inizia la ricerca negli archivi dell'Istituto Luce. Sognava di fare il documentarista sul serio ma l'aereo con cui faceva le riprese è caduto in Africa... Comunque la gioia più grande sono le parole di commozione dei famigliari, ignari di tutto, affezionati a questa figura per loro mitica, che li ha lasciati orfani a dieci e undici anni, e che ora ritorna da loro con un'opera compiuta di cui loro non sospettavano nemmeno l'esistenza. La stessa emozione che ho generato nei famigliari del protagonista Jacobellis ora mi accingo a generarla in loro. Ci tremava la voce ad entrambi. Non ho parole...

08 marzo 2008

LETTERA APERTA

Io ho un sogno.
Ho un sogno che in questi giorni sta riprendendo a svegliarmi spesso grazie alla sua condivisione con molte persone e associazioni di vecchia e di nuovissima conoscenza, sia in Puglia sia in Basilicata.

Grazie a loro, sogno che tra poche settimane un centinaio tra autori, registi, documentaristi, videomaker, creativi in genere che lavorano nel settore del cinema e dell’audiovisivo, si associno per creare una struttura snella, utile a far circolare le idee. Un’Associazione utile al confronto e non alla mera rivendicazione, utile non a rinnovare e ingigantire il lamento e la questua ma a guardare oltre i propri confini, a proiettarsi nel mondo.

Sogno che lo facciano soprattutto associando a loro le diaspore artistiche della Puglia e della Basilicata, quelli che si sono radicati a Roma come a Bologna, a Milano come a Torino. Sogno che si varchino i confini nazionali e ci si senta, grazie alle nuove tecnologie, ogni giorno con i nostri associati a Londra o a Montreal od ovunque nel mondo, facendo leva, gli uni per gli altri, su una qualità che è qualcosa di più di una semplice posizione geografica, se noi lo vogliamo e se noi lo sappiamo, ossia il nostro essere al Margine. Perché è sui margini che nasce il cinema e l’arte più interessante, capace di liquefarsi poeticamente quanto di ferirsi nella prosa dei conflitti reali.

Il mio sogno non è quindi di ritrovarci in pochi ma buoni ma in tanti e diversi, sino ai limiti della massa critica e della inconciliabilità. Riconoscersi nella differenza dell’altro da sé è quello che ci fa attori individuali e non massa sociale. Fare massa critica vuol dire aver capito che nessuno di noi può permettersi di dare un contributo stando alla finestra, invece consapevole di darlo anche solo dicendo “sì ci sono” e nient’altro.

Sogno che una volta costituita (RECIDIVI o d’altro nome che sia) questa Associazione regali una marcia in più ad ogni iniziativa e ad ogni prodotto “locale” (o invece con “radici nostrane” se realizzato lontano da qui) donandogli una sorta di mercato interno, una rete proficua di scambi che ne consentano la veicolazione, la circolazione e una piccola distribuzione non necessariamente solo regionale. Comunque iniziando dal mettere in rete i diversi Circoli del Cinema della UICC quanto della UCCA o della FICC o fuori da ogni controllo, come abbiamo iniziato a fare già in questi due mesi.

Sogno che tutto questo materiale creativo e questa produzione culturale venga giorno dopo giorno rielaborato e rinnovato da una redazione giornalistica che lo trasformi in una newsletter che giri per il mondo, con capacità d’attrazione sul turismo culturale e con un peso specifico nella comunicazione di settore.

Sogno che tutte queste realtà associate, coordinate dalla rete delle Mediateche del progetto Media2000, inizino a mappare il loro territorio, a conoscerne la storia sommersa, a raccogliere il suo patrimonio audiovisivo sin dentro gli archivi famigliari, ricostruendo una memoria antropologica del costume, del paesaggio, dei corpi. Sogno che dentro questi archivi ci entrino anche i nostri scarti di lavorazione e che tutto questo diventi una public librery capace di liberare energie per nuove produzioni, con rielaborazioni artistiche o documentaristiche. Sogno che i patrimoni delle tre Cineteche esistenti, quella Lucana soprattutto con il suo patrimonio di 30.000 pellicole, e le due pugliesi, si riuniscano con le Mediateche regionali e provinciali e con il Centro Studi ABC dell’AGIS, in un sola Cineteca e che questa si trasformi in un centro di produzione culturale, in un volano per le produzioni artistiche per tutto il territorio interregionale.

Sogno che questo avvenga a Bari oppure che Bari la smetta d’essere capoluogo perché non se lo sarà meritato. Sogno che avvenga dentro l’area dimessa della Caserma Rossani in un grande parco verde collegato con lo snodo ferroviario e quindi con aeroporti e autotrasporti, perché possa servire l’intera utenza interregionale, quella giovanile soprattutto, ed essere anche segno di riconoscimento culturale per la città, magari dentro un contenitore multiforme, un museo attivo per l’arte contemporanea. Dovrà avvenire facendo leva sul tessuto universitario delle nostre due Regioni ed avere come attori protagonisti le nuove leve intellettuali che spesso lavorano fuori dai confini regionali e qui non trovano che miseri spazi.

Sogno che in questo spazio, che abbiamo da qualche tempo chiamato Casa del Cinema, le idee e le produzioni culturali si sedimentino, trovino una capacità editoriale che li articoli con vecchi e nuovi strumenti. Sogno che tra venti anni questa Casa del Cinema competa con la Cineteca di Bologna sullo scenario internazionale, diventando riferimento per i paesi balcanici o dell’estremo oriente o del medio oriente, Corridoio 8 permettendo. Sogno che questa avvenga grazie alla nostra capacità oggi di non lasciare nulla per strada, di non consentire più l’asfissia delle idee e delle risorse, lì dove sono invece disponibili e soltanto da mettere in rete.

Sogno che da oggi noi ci si ponga alcuni obiettivi quali la riapertura del centro RAI di produzione che serva entrambe le Regioni; l’affidamento da parte degli enti pubblici di uno spazio dove far crescere la Casa del Cinema in cambio di un lavoro meticoloso e metodico sui repertori cinematografici digitali e video; l’investimento nostro su una testata web che sia anche la nostra piazza virtuale e il luogo degli scambi e delle elaborazioni, luogo aperto ma con spazi chiusi e protetti per la discussione di settore.

Sogno che tutto questo avvenga in modo indipendente e con meccanismi di sussidiarietà con gli enti pubblici e con gli organismi privati da loro creati come la Apulia Film Commission. Sogno che la struttura organizzativa, la spina dorsale di tutto questo sia fatta dalla rete di cooperative Media2000 che fa capo alla Mediateca Provinciale di Matera, coerentemente con il principio di sussidiarietà.

Sogno che vi partecipino attivamente le Università presenti sul territorio ma sogno anche che tutto questo diventi un’occasione unica per le nostre Diaspore per elaborare progetti di partenariato internazionale con cui iniziare a elaborare e vincere progetti per i bandi Media, organizzando workshop utili a far incontrare i nostri produttori di contenuti con i commissioning editors dei grandi network internazionali.

E nel nostro piccolo sogno che noi da subito si inizi a progettare qualcosa e a fornire strumenti utili agli associati. A chiedere che si faccia domanda per uno sportello di Antenna Media o ad organizzare un incontro con sindacati e consulenti tributari sulle modalità di lavoro nel nostro settore, abbandonato alla precarietà anche per responsabilità dei meccanismi pubblici di contribuzione alla cultura.

Piccole cose da fare sin da domani per un sogno che vorrei si realizzasse pienamente nel tempo. Un’onda lunga che arrivi lontano per la quale oggi serve un’onda alta e poderosa che ci veda in tanti associarci e superare il primo scoglio: quello iniziale di dirci “ci siamo!”. Poi magari lasceremo tante pozzanghere in giro e ci ritireremo ma ogni tanto dobbiamo saperci anche risollevare e puntare ancora sullo scoglio. La seconda volta sarà più facile e la terza sarà un gioco.

Questo il mio sogno. Ve l’ho raccontato in tutta onestà. Per me è giunto il momento di sapere se era solo un sogno o se c’era della premonizione. Può essere che dopodomani il sogno si frantumi contro una dura realtà ma non mi sarò svegliato da un incubo e vivrò quindi giorni più allegri. A chi come me vuole recuperare il gusto dei bei sogni e vivere desiderando non posso che rinnovare l’invito a coloro che leggeranno questa a mettersi in contatto sul web con www.recidivi.it per aggiungersi a coloro che stanno dicendo “SI, vogliamo essere tra i soci fondatori di RECIDIVI e faccio per questo anche passaparola!”. Nessuno si immagini escluso e nessuno si consideri fuori, perché questo sogno è il contrario dell’idea di esclusione o estraneità di qualcuno o qualcosa.

Di certo se questo sogno, come sembra, si dovesse realizzare dovrà fare i conti con i sogni tuoi e degli altri, sarà meno assoluto e meno mio ma questo è il sogno e quella è la realtà. Il gioco più bello è in quella!

Buona Decisione a tutti.

16 dicembre 2007

NUTRIRSI E NON SOLO INFORMARSI

Leggo con piacere l'opuscolo di Sentieri nel cinema e mi accorgo che avrei davvero bisogno di tornare a nutrirmi di cinema.
Oggi al contrario mi informo di cinema o mi nutro "di" cinema ma questo raramente a sua volta mi nutre.
Godermi nuovamente lo spettacolo in sala di "Arancia Meccanica" sarebbe stata una gran buona cosa, come di "Erasehead". O farne l'esperienza prima con Bava, per me scoperto e consumato solo su televisione, satellite o circoli del cinema con videoproiettore. Ieri sera alle 4 del mattino passavano su raitre "Stalker"... altra esperienza necessaria ma non fuori orario e non solo per frammentarie citazioni.
L'esigenza di fare di queste occasioni esperienze continuate e radicate di senso. E se questo a Bari non può fari collettivamente almeno di tornare ad una dimensione solitaria. Quello che probabilmente fanno molti ragazzi cinefili. Scaricano dal web, comprano dvd e consumano in casa. Per quanto liofilizzato è pur sempre cibo!
A leggere le polemiche sui Festival nemmeno lì di "cibo per le menti" se ne vede più tanto. Tutti gli spazi sono stati conquistati dalla promozione. Anche a Bari l'unico incontro di cinema è quello che si vive alla Feltrinelli, occasione di marketing piuttosto che incontro. Sono i tempi che corrono ma non sarebbe male almeno incontrarsi in pochi coloro che avvertono un differente bisogno di nutrizione. Questo manca a Bari: fare qualcosa per se e non tanto per gli altri. L'associazionismo e l'emergere di una figura para-professionale di "operatore culturale" ha contaminato questo scenario. Nessuna pensa al Cineclub come luogo dove incontrarsi con altri. L'operatore culturale al contrario si pensa come uomo di spettacolo, come organizzatori di eventi, nel miglior dei casi costruttore di senso. Quale Associazione oggi corrisponde realmente a quanto dichiara di essere, un circolo, un luogo di "orizzantalità civile". Al contrario è uno strumento per una "verticalità culturale" sempre meno giustificata e necessaria. In realtà una tale struttura ha trasformato queste Associazioni non in luoghi di eccellenze ma in cinghie di trasmissione delle strutture del marketing culturale. Vuoi organizzare un Festival musicale? Basta sapere quali sono le tourneè e chi le organizza. Altri quindi hanno deciso la materia prima del nostro sapere collettivo. Lo stesso dicasi per gli Incontri di Cinema che dipendono dalle campagne pubblicitarie dei Distributori di pellicole. Ben altra cosa è un Festival che fa produzione o un'Associazione che fa ricerca. Lo dico da tempo: il mondo dell'Associazionismo culturale ha smesso di produrre ed ha perso significato (sintomatico che i più giovani cinefili tendano a lavorare part time per le Associazioni storiche piuttosto che crearne di nuove loro). Bisognerebbe invece ripartire dai circoli, da strutture di auto-organizzazione del consumo: dei GAS del cinema che al posto di comprare rape e cicorie comprano il proprio alimento filmico. Vista la proposta di ospitare nella sede con Slow Food un Gruppo di Acquisto Solidale, o meglio la rete cittadina dei GAS, non sarebbe male concepire RECIDIVI a sua volta come Gruppo di Acquisto Solidale dei repertori cinematografici.

11 dicembre 2007

La Fiera dei Festival e delle Occasioni Perdute

Pubblicato su INDY - Periodico di cultura e spettacolo - Anno 1 nr. 3

La città di Bari è in questi giorni invasa da proposte cinematografiche. In sole due settimane sono state consumate Balafon, Sentieri nel Cinema, la retrospettiva su Laudadio e lo stesso Levante Film Fest che continua anche questa settimana mentre in provincia, a Bisceglie, si apre l'appuntamento annuale di Avvistamenti, promosso dal Cineclub Canudo quest'anno su Studio Azzurro e Paolo Rosa. Tutte iniziative non solo di qualità ma ormai radicate in questa città e che pertanto meritano un'attenzione particolare. Il loro sovrapporsi non è ovviamente cosa positiva. Tanto più se avviene in un mese difficile per la programmazione culturale, qual'è il periodo prenatalizio, e se pensiamo che in autunno si succedono i più importanti Festival nazionali: Venezia Roma e Torino, appena terminato. E questo mentre in città si concludeva anche il Festival musicale Time Zone, per non contare la stessa serata commemorativa del 28 novembre, a 30 anni dal tragico assassinio di Benedetto Petrone. Probabilmente una prima causa possiamo trovarla nei meccanismi d'erogazione dei contributi pubblici ma questa è solo una ragione in più perché gli operatori ormai storici di questa città si chiedano come coordinare le loro iniziative e imparino a farlo da "indipendenti". E' necessario non chiedere ma far nascere autonomamente un soggetto stabile che faccia da regia nel nome della diversificazione e della reciproca valorizzazione, lavorando sui meccanismi che mettono in contatto le iniziative con il loro pubblico, con un lavoro continuato capace di produrre un ambiente culturale in cui possano crescere talenti e radicarsi eccellenze, oltre che saperi collettivi. Quello che da tempo propongo con RECIDIVI, come rete del cinema e come animatrice di una Casa del Cinema, non vuole equivalere ad una marmellata od omologazione delle diverse proposte né alla loro unificazione sotto un unico cartello. Non vuole esaurirsi in un mero coordinamento, per altro necessario. In questi giorni si sono bruciate tante occasioni importanti, la presenza a Bari, per Balafon, di Michel Ocelot, uno dei più significativi autori di cinema d'animazione europeo, magari raccordabile alle tante iniziative di Get e Nuovo Fantarca per le Scuole nel mese di maggio, con stage professionali, laboratori o quant'altro (come per altro ha saputo fare qualche giorno dopo Bologna). La singolare coincidenza di rassegna sugli anni '70 e l'evento per Benedetto Petrone che nei materiali di Bertolucci, Grifi e Rosa avrebbe trovato una possibilità di lettura più ampia collocando i materiali di Lopez in una dimensione di cinema della e sulla "militanza". Per non parlare della possibilità di gestire un ciclo comune di incontri con Goffredo Fofi e Oscar Iarussi (nella veste anche di Presidente della Film Commission) che mettesse in relazione quei tre soggetti che proprio Fofi ci indicava come fondamentali per la nascita di un cinema "lontano da Roma": un pubblico, la critica e gli autori. E' davvero doloroso invece fare il conto del sottodimensionamento di tutto questo. E' capitato anche a noi con la mostra su Kieslowski in Pinacoteca. L'abbiamo cercata, sdoganata e portata per primi in Italia, con il primato mondiale anche della pubblicazione delle foto ma non si è riusciti ad inserirla in un percorso più ampio, che facesse tesoro per tutti del contatto prezioso creatosi con la Scuola di Lodz, di cui anche Sentieri nel cinema quest'anno ha sottolineato il valore. Tutte queste iniziative perché si trasformino in ricchezza devono essere messe in condizioni di produrre cultura oltre che di favorirne soltanto la circolazione. Giustamente Mimmo Mongelli sta conducendo il Levante Film Fest nella direzione di un laboratorio per il "cinema da farsi" piuttosto che semplice vetrina. E, in una dimensione progettuale, ha puntato lo sguardo verso i Balcani e l'Oriente. Antica vocazione a Levante della nostra città ma sarebbe miope non vederne piuttosto l'attualità. L'internazionalizzazione delle imprese cinematografiche e video è l'unica strada perché si possa credere ad una sviluppo regionale di questo settore. La nascita della tanto attesa Film Commission regionale fa di tutto questo un terreno urgente di confronto tra operatori culturali, per il pubblico, critica cinematografica, spesso coinvolta nei meccanismi di promozione delle opere ma che deve conservare anche il suo ruolo di indirizzo e di studio, non ultimi autori e conservatori, ossia coloro che producono e coloro che si fanno custodi dei loro repertori per fini extracommerciali. Pubblico, critica e autori devono imparare a fare sistema e a governare una produzione di senso che è il problema storico di questa città, ricca di iniziative ma priva di luoghi e di centri che ne governino la sedimentazione e li trasformino in pensiero e in azione.
Io credo che si stia già andando in questa direzione. Occorre ora tirare le somme anche delle singole collaborazioni, piccole ma molto significative. Quella del Get con Sentieri nel Cinema, o quelle messe in moto proprio da questa testata Indy che vive di carta, di tv e di web. A iniziative concluse, nel nuovo anno, a cominciare anche da questo foglio sappiamo che possiamo raccoglierci e dare nuovo sviluppo alla proposta culturale cinematografica di una città che deve tornare a svolgere un ruolo di propulsore interregionale.