L'ASSESSORE A ME
Egregio Amoroso,
punto uno: L’assessorato è stato Laforgia. Carlo Bruni è stato mio prezioso consulente, lavoratore come pochi, ma tutta la politica culturale, nel bene e nel male, è del sottoscritto! La dizione Laforgia/Bruni se la impacchetti e se la porti a casa. E sono politicamente corretto nel non consigliarle che uso farne dopo averla impacchettata. Questa fandonia offensiva mi ha francamente rotto le palle. Chiedo scusa a chi legge se sono un po’ volgare, ma c’è un limite alle calunnie che ormai sono addirittura documenti che girano per mail. Se la deve rimangiare lei e tutti quegli altri che da tempo hanno fatto una sotterranea, come fa chiunque non abbia le palle per affrontare nei luoghi della discussione i meriti delle questioni, opera di indiretta demolizione del mio lavoro, attraverso la denigrazione del mio collaboratore.
Io ho messo la mia faccia, il mio sudore, il mio lavoro, quantitativo e qualitativo, il mio impegno e il mio controllo decisivo su tutto quello che l’assessorato ha prodotto, con Bruni e senza, con i funzionari e gli operatori che sono venuti a ragionare e a fare proposte, in una attività che ha riguardato a 360° tutta la vita culturale della città per la quale sono stato a disposizione di chiunque 365 giorni all’anno per 5 anni. Sfido chiunque a provare il contrario. Non ho tempo e voglia di fare elenchi di iniziative, di continuità di progetti come mai era successo in questa Città (lo chieda pure a Pino Guario che cita), di nuove proposte culturali che si sono sedimentate e hanno trovato grande apprezzamento, di incremento degli appuntamenti della prosa, di strutturazione di progetti come Bollenti Spiriti (guarda caso proprio attraverso il lavoro tecnico di Bruni), di rilancio di premi letterari, di tutela della memoria, di attenzione al mondo dell’infanzia
, di estati che non esistevano, di nuova attenzione proprio per quel cinema che, alla data del 2004, era scomparso dall... Visualizza altro’agenda comunale. Punto due: a volte tornano, per dirla alla Stephen King. Dopo il progetto di Idillio Infranto, finanziato dall’Assessorato con 7000 euro (ma non aveva iniziato senza chiedere soldi???), con la simpatica dimenticanza di inserire il logo del medesimo, non avevamo avuto più il piacere di averLa in Assessorato a presentare progetti o esporre idee, un po’ come i firmatari di quel meschino comunicato, peraltro eterodiretto, che lei si preoccupa tanto di diffondere, in cui la supplica di entrare nelle grazie del Sindaco è avvilente per chi la propone. Punto tre: il giudizio l’hanno dato gli elettori.
IO ALL'ASSESSORE
Egregio Laforgia...
se questo è il tono vedo appunto che non c’è voglia di fare bilanci. Quindi...
Caro Nicola,
se preferisci che ti parlino alle spalle fai pure. Io ti parlerò in faccia e ne pagherò le conseguenze. Tanto anche quando non ti stavo criticando ma stavo riassumendo in una assemblea pubblica con il Sindaco sulla Caserma Rossani le linee guida su cui avevo instaurato un rapporto con te sul progetto RECIDIVI mi sono sentito raggiungere da un commento raggelante del tuo ufficio stampa che mi riferiva del tuo risentimento per le mie parole. Mi ero limitato a dire che sin dal tuo insediamento ti avevo esortato a non fare finanziamenti a pioggia ma a puntare sulle infrastrutture e sulla radicazione degli interventi e sulla loro capacità di creare sviluppo. Il mio discorso non da oggi verte sul principio che il mondo dell’Associazionismo ha fatto il suo tempo. Io non stavo ancora pensando che tu facessi finanziamenti a pioggia ma devi aver avuto la coda di paglia, oggi dico a ragione.
Per me il mondo dell'Associazionismo, vivissimo negli anni 70, ha teso oggi a creare orticelli e vivere di rendita. Quindi non faccio battaglie corporative ma di trasformazione e crescita dell'esistente. Anche per questo non avevo aderito mesi fa alla protesta per il Festival di Laudadio. Ma veniamo a noi. La forgia/Bruni non me la porto a casa ... perché è stata per anni di dominio pubblico e veniva fatta anche dentro l’Assessorato ma non voglio andare oltre. Tieniti pure il buon viso a cattivo gioco dei levantini che te la nascondono tanto non ho trovato uno ma dico uno che non lo ripetesse di continuo. Ora che hanno lanciato la pietra nascondano la mano. Non dubitavo. Mi dispiace invece che tu preferisca lasciarli parlare alle spalle e far finta di non sentire e non sapere. Avresti dovuto da tempo invece affrontare con trasparenza la questione. Non lo hai mai fatto e hai sbagliato. Sbagli oggi a usare questi toni con me. La dizione La forgia/Bruni se come tu dici Bruni è stato il tuo “prezioso consulente... è una dizione lecita e oggettiva. Non sottintende nulla ma so bene invece come sia carica di sottointesi. Colpa di chi? Di chi parla appunto alle spalle. E di preferisce così. Io ne sono fuori. Io riporto i fatti.
Il “meschino comunicato “ è stato diffuso dentro una rete di operatori. Un gesto dovuto e chi lo ha sottoscritto lo ha fatto per sua scelta. A suo tempo la stessa rete è stato usata anche per l'iniziativa da cui ho dissentito pubblicamente, quella sopra citata di Mongelli e Cirasola contro il Festival di Laudadio. Io sono orgoglioso di aver creato questi spazi di confronto. Ed è in questi spazi che la discussione sta continuando. Spazi che non possono essere giusti solo quando nascono come "artisti per Nichi" e poi invece accusati di essere strumentali. Giudichiamo i contenuti!
Il comunicato affronta temi che da tempo volevamo mettere in discussione e francamente non capisco perché tu ti sia sempre sottratto facendo crescere solo un malumore che è mio solo in piccola parte. Aggiungo che io e altri non abbiamo condiviso l’invito al Sindaco a trattenere per se la delega (l’ho scritto proprio nella nota che potevi leggere ma io ho anche privatamente espresso ai promotori del comunicato delle riserve sul passaggio riferito al Consulente) ma la sostanza del Comunicato è quella di chiedere Regole certe e Strategie di sviluppo, non vi trovo nulla di meschino! . Per la seconda volta prima Isa Lorusso e ora tu mi accusate di voler farmi bello dinanzi al Sindaco. Evidentemente state proiettando qualcosa che accade nelle Stanze dei Partiti ma che non mi riguarda. Emiliano mi saluta con l’espressione di convenienza di chi si sta chiedendo “questo dove l’ho visto? Chi è?” Lungi da me lavorare per farmelo amico, le critiche a te sono critiche alla sua Giunta.
Certo che avete lavorato e ridato slancio alla città ma è mancato qualcosa di importante e si è vanificata in vari modi una Primavera che, se non vi riaprite al confronto, non riparte. E tutti coloro che tacciono ne sono più colpevoli di voi perché lasciano che l’agenda politica sia dettata solo dai giochi di potere dei corridor. Parli di giudizio degli elettori. Allora consentimi di dirti che la tua posizione di capolista ti ha fatto capitalizzare un voto politico prima ancora che come Assessore. Che anche per questo io non ho parlato prima e che comunque il giudizio su di te come persona di impegno e perbene non sarebbe cambiato. Forse sei poco incline al confronto ma, cose si dice, “it’ my character!”.
Mi dispiace invece chiudere con la nota sui soldi. Dopo Idillio Infranto abbiamo organizzato per due mesi al Cinema Armenise e per tre mesi al Cinema ABC il Cineclub dei Recidivi. Sei stato alla Conferenza Stampa in Teca del Mediterraneo e abbiamo messo il logo del Comune senza chiedere soldi. Su Idillio Infranto ho scritto una Lettera Aperta a cui tu non hai risposto. Oggi si sta concludendo il restauro digitale con la Cineteca Nazionale e per ora non voglio tornarci sopra. So solo che era un capitale del Comune di Bari che ne era stato con Domenico D’Oria il primo finanziatore e che mi sembrava sbagliato abbandonarlo da parte vostra. Non è mio carattere insistere. Se la cosa non ti interessava più ne ho preso atto ma siamo tornati eccome da te! Solo che per coerenza non abbiamo voluto capire quale fosse la nostra quota e alla fine ci siamo tirati indietro proprio per poter fare meglio questa battaglia. Tanto con i soldi che avremmo preso non ci avremmo guadagnato nulla ma perso.
Quando siamo tornati per alzare il tiro e proporti un'iniziativa congiunta con Regione Provincia e Comune su una Scuola di Lodtz che avremmo associato alla Mostra su Kieslowski e con una dimostrazione di Arri Digitale che due anni dopo ha fatto Laudadio a Mola, non dimentico la tua risposta "che non avevi firmato una cambiale con noi". Questo perché ti dicevamo che avendoci dato un tot l'anno prima per fare qualcosa da poco ora ti chiedevamo lo stesso per fare qualcosa di internazionale e coordinato con altri enti, per creare un pacchetto produttivo si suol dire. Risposta zero! . Ne ho preso atto. Ti abbiamo inserito ancora gratuitamente nel catalogo della Mostra in Pinacoteca su Kieslowski e via. Da allora non ti abbiamo chiesto più niente. Altre cose non le sai forse perché sono passate da Carlo Bruni? Come l’estate nelle periferie? Iniziativa che francamente non ci ha interessato continuare. Non era quello che pensavamo servisse alla città sul Cinema.
Per anni invece ti ho inseguito sulla questione ABC e la tua iniziativa è stata nulla. Ho anche sollevato la questione del coordinamento delle rassegne da te finanziate. Di fatto le cambiali sei proprio tu che le hai firmate ma non a me ma un po' con tutti. Ho capito dopo che avevi ragione a prendertela per quella mia affermazione su finanziamenti a pioggia. Era diventata la tua politica e avevi la coda di paglia. Devi sapere che invece io ti pensavo pronto a prendere l’iniziativa in un’altra direzione. Hai goduto a lungo della mia fiducia come interlocutore valido. Poi ho capito che non eri interessato e basta. Ti sei nascosto dietro le iniziative facili come gli incontri alla Feltrinelli o cose che funzionavano già prima del tuo arrivo come Film Maker. E quelle che non funzionavano hanno continuato a non funzionare ma ricevere il loro obolo pubblico.
Io ho continuato sempre a sostenere che a Bari occorreva invece cambiare rotta e chiamare le Associazioni alla loro responsabilità di lavorare per il futuro. Che lavorassero male era evidente dal loro accavallarsi quando c’era da chiudere il bilancio. Infine Nicola ti dico che quello che mi dispiace di più è che raramente io ho trovato in Comune una persona come te cordiale, alla mano, mosso dalla voglia di fare. Mi rode quindi sapere che si è persa una rara occasione. Avevo scritto nella nota che probabilmente non ne portavi tu le responsabilità. Resto ancora di questa idea ma ora so per certo che non sei pronto a mettere in gioco queste responsabilità che solo tu sai dove sono. Una seconda occasione persa. Ti saluto.
07 luglio 2009
CARTEGGIO CON L'ASSESSORE ALLA CULTURA
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06 luglio 2009
CONSIDERAZIONI PROMESSE SULLA CULTURA A BARI
Avevo promesso che avrei parlato ad elezioni concluse e Assessore alla Cultura designato. Anticipo di poco e inoltre lo faccio senza alcuna organicità. Gira infatti un appello al Sindaco di Bari sulla designazione del nuovo Assessore che ha già suscitato un piccolo dibattito sulle pagine web di RECIDIVI. Se volete leggerlo cliccate o riscrivete questo link http://groups.google.it/group/recidivi-in-rete/browse_thread/thread/784b1f7084d0fa35/0a1665e2c0734df6#0a1665e2c0734df6 .
Io mi sono limitato ad aggiungere questa nota a seguito di altre dichiarazioni:
Ci sarebbe da fare un Bilancio dei quattro anni (dico bene?) di Assessorato Laforgia/Bruni. Aggiungo anche che sarebbe stata una bella cosa se questo Bilancio lo avesse promosso l'Assessore vista la sua candidatura come Capolista di Sinistra per Bari. Una candidatura che è stata propagandata proprio in nome di quanto si era fatto per la Cultura a Bari. Non ho nulla contro la persona di Nicola Laforgia. Al contrario! Ho molto da ridire invece nel merito e aggiungo che non attribuisco a lu il grosso delle responsabilità. Solo che se ci si candida in nome di qualcosa allora questo qualcosa chiede un giudizio e il nostro Assessore deve su questo accettare che il giudizio sia dato sia dalla cittadinanza sia da coloro che lavorano nel settore di competenza. Mi limiterò a lanciare solo degli spunti: in questi giorni inizia l'ennesima edizione di Cinemadamare. Vogliamo dirci che sono soldi buttati? Nemmeno il Ministero la finanzia! Nelle stanze dell'Assessorato mi è stato risposto che con pochi soldi loro grazie a questo "festival" portano Wenders a Bari. Io risponderei "e chi se ne frega!". Francamente non penso che sia servito a nulla portare Wenders a Bari in quel modo, a fare passerella estiva dei Vips. Personalmente avevo iniziato senza chiedere soldi ma facendo uno sforzo con il Cineclub dei Recidivi che in cambio chiedeva un'attenzione agli spazi da creare, alle sinergie tra gli interventi e non contributi a pioggia ad accontentare un poco tutti e quindi nessuno. A chi dobbiamo se le manifestazioni del cinema arrivano tutte insieme nelle ultime settimane di novembre e prime di dicembre in una ressa inutile e senza senso? Mi dispiace dirlo ma il primo Assessore di Simeone Di Cagno Abbrescia resta l'unico che chiamò al tavolo di confronto tutte le Associazioni del cinema e le costrinse a concertare un intervento organico. Ho molto da rimproverare alle Associazioni ma nulla all'Assessore D'Oria. Poco dopo fu rimosso e messo all'Istruzione e Pino Guario credo possa testimoniare che se il Get (come Balafon e pochi altri) sono stati in grado di resistere negli anni di buio assoluto sulla cultura che Simeone Di Cagno Abbrescia ha riservato alla città di Bari è stato grazie alla presenza di Domenico D'Oria all'Istruzione. O devo ricordare il decisionismo comunque capace di fantasia e di iniziativa internazionale di un Liberale come Tommaso Masiello? Ma come è allora che ho citato due Assessori ascrivibili alla destra e non alla sinistra? Dobbiamo parlare dell'esperienza di Vittorino Curci alla Provincia? E delle sue dimissioni mai motivate? E cosa è seguito con Fabio Losito? Sto parlando anche in questo caso di persone che stimo e apprezzo ma qui è in discussione la strategia d'intervento e non il giudizio della persona. Anzi forse queste persone, questi ex e forse futuri Assessori, potrebbero aiutarci a capire cosa non ha funzionato visto che noi di Strategia ne abbiamo vista davvero poco ma pochissima se non nulla! Parlo del Cinema e non metto bocca sul resto.
Aggiungo che dell'appello promosso da Maria Giaquinto (per chi non lo conoscesse può utilizzare il link inserito sopra o cercarlo anche alla pagina http://recidivi.ning.com/ ) apprezzo i punti programmatici ma non condivido affatto la richiesta al Sindaco di mantenere la delega per la cultura. Avevo chiesto che venisse levata quella frase finale. La mia esperienza mi dice che una Delega al Sindaco significa la fine di tutto e l'abbandono della Cultura. Ho dovuto scegliere tra unirmi al coro o mettermi a fare distinguo ed ho firmato. Ho considerato Carlo Bruni semplicemente distratto e disinteressato al cinema e quindi non saprei giudicare il suo operato sul teatro e la musica. La responsabilità di aver messo un Consulente e un Assessore è del Sindaco e non è piaciuta a nessuno. Di questo dovrebbe rendere conto però Emiliano. Mi è sembrato giusto chiedergli di non rifare lo stesso errore. Anche per una moralità della politica. Non abbiamo soldi da buttare. Vogliamo un Assessore che si assuma tutte le responsabilità e basta. E se è sopra le parti è meglio!
Angelo Amoroso d'Aragona
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01 maggio 2009
BARI RINASCE SOLO SE AVRA' IL SUO CUORE VECCHIO
Tante sono le centralità che si possono elencare per Bari: il mare, certo; la ex Caserma Rossani dico io, che più centrale e grande non si può; l'Università o il commercio o entrambi per capire di cosa deve vivere questa città. Sicuramente altri, più preparati di me, sapranno dire di più e meglio. Io però credo che il vero Cuore della città sia Bari Vecchia e che se non si capisce cosa farne non si sa dove stiamo andando. E' il problema rimosso di sempre! Nei primi del 900 la città borghese completa l'opera murattiana e abbandona la città vecchia al clero e al popolo per dedicarsi compiutamente all'edificazione della città borghese. Credo che sia il periodo migliore della città quello che più di tutti è stato tradito e devastato dalla nuova borghesia del secondo dopoguerra. Pur essendo cresciuto a Carrassi e avendo visto crescere sotto i miei occhi questa città selvaggia e libera, in cui hanno radici le mie amicizie e in cui passo dopo passo ho solcato la mia vita, nonostante ciò io non amo questa baresità nuova: carrassi picone poggiofranco sono stati il loro Campo. Solcare il ponte della stazione e andare in centro (si diceva "andare in città") era un gesto quotidiano ma quello ero uno spazio meramente scenografico, buono per le grandi occasioni come la processione di San Nicola, per i grandi aquisti annuali (scarpe da Marelli ecc ecc.) o per la gita serale in auto per prendere i panzerotti da Grand'Italia. Diverso dopo conquistarsi in quella città estranea la Piazza, Piazza Umberto, che sostituisce ogni socialità in una città dove non ci si può sedere a panchine e dove nemmeno nei bar è possibile sedersi a studiare. Oggi siamo in rete, ieri l'unica rete possibile dove poter augurarsi ogni giorno un incontro inaspettato, dove aprirsi al mondo era appunto la Piazza Rossa, il Giardino! Piazza Umberto. Il mare non esisteva!
Un luogo particolare era invece la Città Vecchia. I miei genitori non volevano che solcassi il confine di Bari Vecchia. Corso Vittorio Emanuele era la fine della città, al limite si andava sulla muraglia per guardare la processione di San Nicola e come su una loggia guardare dall'alto in basso il popolino e gli ziazì (i pellegrini) accalcarsi alle bancarelle. Proprio per questo entrare nella città vecchia era la prima cosa da farsi per sconfinare nell'altra Classe! La prima volta l'ho fatto mano nella mano con Rosa, la mia prima ragazza. I suoi non ci avrebbero mai visto! Una fantastica occasione per sentirsi liberi di baciarsi e toccarsi, accompagnati dai profumi intensi dei ragù e delle pulizie nelle corti. Ricordo una città vecchia ancora viva, anche se noi, gioventù impegnata e che presto imparerà ad ascoltare i giovani compagni della città vecchia, sapevamo bene che quella città veniva quotidianamente epropriata e violentata, con le migrazioni forzate verso il CEP, il San Paolo, complice una sinistra operaista che ha il mito della Classe Operaia e sa che tra contrabbando, pesca e quant'altro non può costruire il suo scenario politico di tute blu. La Città Vecchia ha continuato così a spopolarsi e degradarsi di continuo, sino a morire, a diventare tetra e oscura, priva ormai dei suoni e dei sapori di un tempo. Così sino al Piano Urban.
Arriviamo così al nuovo tempo: la Movida. Nel giro di pochi anni le zone limitrofe al murattiano si trasformano e diventano di grandissima attrazione. Innegabile il piacere che si prova oggi ad accompagnare gli ospiti di notte in questa città rumorosa e viva in piena notte. Come Catania Bari ha la sua movida notturna. Peccato però a indagare la realtà che questa movida sia stata fatta contro la città, ancora una volta. Nessuno dei residenti di oggi né tantomeno quelli di ieri è stato toccato e coinvolto, se non per essere ingannato e defraudato. E quella pioggia di soldi non ha affatto riqualificato il tessuto nè urbano né sociale, lasciando ancora senza fogna e senza acqua le zone più profonde e quelle più vicine al Porto. Il fenomeno si è fermato ma ripartirà presto, con Simeone Di Cagno Abbrescia che ha già messo le mani su questa città e che vincente da Sindaco porterà a termine il piano ma forse anche perdente, perché Michele Emiliano non gli contrappone nulla di diverso! Anche io sogno una Città Vecchia che affacci sul Porto e da dove i turisti entrino per scoprire subito il meandro di vicoli e trovarsi immersi in una città popolare ricca di artigianato e botteghe ma anche borghese e ricca di commercio e studi artistici o professionali. Una città stratificata, dove torni a vivere un popolo, dove abiti l'architetto e il gallerista ma anche la loro badante e il fornaio che fa la migliore focaccia di Bari per loro e per i turisti che così si affacceranno anche alla Galleria d'Arte. Non sogno affatto una città proletaria contrapposta a una borghese, al contrario. Ma la borghesia baresi sì. E' lei ad essere classista e non interclassista come dovrebbe, perché è una borghesia da poco, di arricchiti, senza cultura e senza identità.
La borghesia che ha costtuito invece il Petruzzelli e il Teatro Margherita, che ha abbracciato la città vecchia con il Lungomare, che ha voluto pensarsi parisienne prima che barisienne con i grandi Viali e il Corso, quella Bari aveva in mente di sfondare la città vecchia da Piazza Chiurlia e arrivare al mare con Via Sparano, di fronte al Porto, collegando Stazione e Ferrovia. Un progetto pauroso se si pensa allo scempio urbano che avrebbe compiuto ma del tutto legittimo per il tempo. La Roma Umbertina ha distrutto di peggio dei Borghi barocchi e Parigi lo stesso con i suoi sventramenti per i Boulevard. Solo negli anni 50 del 900 inizia a sorgere una sensibiltià verso l'architettura spontanea dei borghi minori di cui la Città Vecchia è un esempio raro e bellissimo. Quello che infatti ferma il processo è sia una composizione sociale difficile da padroneggiare anche a quel tempo sia il fatto che sulla linea di Via Sparano si incontrassero prima la Cattedrale e poi la Basilica e quelle di certo non le si poteva toccare. Pensare di iniziare a fare zig zag ha levato ambizione al progetto di fare di Via Sparano il nervo della città, unendola da cima a fondo (la città finiva con la Stazione e per questo noi continiamo a chiamare Extra Murale la Via Capruzzi). Oggi in modo nuovo e rinnovato occorrerebbe fare lo stesso e sulla carta il progetto per Via Sparano lo prevedeva ma si trasformerà come il Piano Urban in un ennesimo atto di violenza, un taglio netto, una ferità, forse mortale!
Per questo Bari rinasce solo se avrà un cuore nel borgo antico, la Città Vecchia. Allego allora una invettiva di Adele Dentice contro Michele Emiliano. Lei si candida a Sindaco per la lista Per il Bene Comune e io ho rinunciato ad accompagnarla perché ritengo sbagliato ora levare voti a sinistra, mentre mi sarei augurato che in modo indipendente senza chiedere Assessori anche loro avessero concorso ad eleggere Emiliano Sindaco ma senza perdonargli nessuna delle sue dimenticanze e soprattutto mettendo in moto un meccansimo virtuoso e non preelettorale come EmiLAB di cittadinanza attiva. Hanno fatto una scelta diversa e io ho rinunciato a candidarmi con alcuno ma continuo a pensare che Adele Dentice sarebbe il migliore Presidente di circoscrizione possibile per Bari Vecchia. Lei ha una ferita aperta per la Scuola pubblica che ha diretto per anni e che sta vedendo morire senza speranza. Questa mia nota nasce dall'aver ricevuto sulla posta elettronica questo suo appello, che riporto qui in calce. Ho voluto spiegarvi perché io lo ritenga così importante e perché a mio parere questa lista civica abbia a Bari un valore particolare perché pone il problema della Città Vecchia e della sua centralità in qualsiasi strategia di sviluppo.
Angelo Amoroso d'Aragona
ALLEGATO Comunicato Stampa di Adele Dentice del 1 maggio 2009 ore 12,30:
"a un mese dalle elezioni diventa prioritario per il sindaco Salvare la scuola San Nicola trasformandola in un luogo ri-creativo, un annuncio che andava fatto qualche mese fa per essere credibile e in ogni caso andava illustrato agli abitanti e ad un collegio docenti che, al contrario delle presenze istituzionali e delle associazioni e parrocchie presenti l’altra mattina presso l’auditorium La Vallisa , da sempre offre un servizio puntuale all’utenza e al territorio. Mi meraviglia questo interesse per una scuola che inevitabilmente sta morendo perché non ci sono più i numeri , ma soprattutto mi chiedo come mai tale attenzione non si rivolge anche su altri territori più periferici e sulle altre scuole a rischio di chiusura. La risposta è sempre la solita la struttura fa gola e a molti farebbe piacere avere una stanzetta per sistemare le proprie squallide cose, così come a molti ha fatto piacere investire nella città vecchia accelerando un processo di svuotamento del territorio, spostando la popolazione nelle periferie e consentendo agli estranei di invadere gli spazi vuoti trasformandoli in luoghi senza identità. A questo va aggiunto che il processo emigratorio e lo sradicamento della cittadinanza nei luoghi dell’anonimato e dell’isolamento sociale non è stato nemmeno accompagnato da servizi di base che possono collegare le periferie al centro, incrementando l’espansione incontrollata della cultura della violenza in particolare tra i giovani.
Ancora una volta Bari Vecchia, che doveva essere intesa come frammento di un impegno globale di trasformazione, si definisce come immagine della città diseguale dove il disagio e l’emarginazione rimangono le condizioni di vita di coloro che non possono contare sulla pienezza di diritti e vengono spinti a delinquere o ad abbandonare il loro territorio .
E in queste dinamiche si inserisce il tentativo fallito di recuperare il valore formativo ed educativo della scuola pubblica, che andava sostenuta verso un salto culturale ed organizzativo di grande radicalità, e che si delinea , invece, come l’ ultimo atto di un processo irreversibile di colonizzazione che trasformerà il cuore storico della città in un luogo anonimo destinato ai turisti e privo della memoria degli uomini."
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28 febbraio 2009
DEMOLIAMO IL TEATRO MARGHERITA?
Quando nacque la questione SARACINESCHE DI PUNTA PEROTTI mi venne subito in mente quanto teorizzava una consolidata intellighenzia di sinistra degli anni 50 (la più prestigiosa, c'é da dire!). Essa sosteneva che il Teatro Margherita era uno scempio architettonica poiché chiudeva la prospettiva sul mare del Corso Vittorio Emanuele. Io ci penso ogni volta che nei pomeriggi primaverili il sole prende di taglio Il Teatro con un bellissimo effetto scenografico dal Corso. Poi subito immagino e se lì ci fosse stato il Mare... A tutto questo c'è da aggiungere che da sempre la stessa intellighenzia ha sostenuto che tutto l'intervento delle classi dominanti borghesi da Murat in poi sia stato nel segno di una negazione del Mare, scenario che apparteneva ai nobili (pochi) e al popolo (tanti). Le grandi opere degli anni 30 sul Lungomare sono infatti tutte nel segno della Negazione. Il mare non lo si vede da Maddonella nè da Libertà. Il Lungomare Monumentale crea una Quinta chiusa, così non lo si vede da dentro il Quartiere Fieristico, lo si allontana dalla Città Vecchia a cui bagnava un tempo le mura della Muraglia! ecc ecc. Torniamo dunque a Punta Perotti. Per certi versi ho considerato un segno di declino l'incapacità della Destra cittadina di contrapporre una Tesi a quella della Saracinesca. Mi spiego. Era possibile trovare argomenti dignitosissimi. Forse il vecchio Sorrentino lo avrebbe saputo fare. Di Cagno Abbrescia invece sorrideva e incassava le battute del Capo Berlusca. 1) non è vero e il Margherita lo dimostra che le Quinte non siano un valore. Per anni proprio la cultura progressista ha criticato lo scempio delle Grandi Prospettive (a Bari volevano portare Via Sparano sino al mare, nasce così Piazza Chiurlia ma poi si accorsero che dovevano segare di fianco prima la Cattedrale e poi la Basilica e si fermarono, altrimenti "giù quelle case senza valore e fatiscenti del centro storico!"). Talvolta è meglio scoprire all'improvviso qualcosa che avercelo sempre di fronte e le Quinte creano spazio anche dove questo finisce. Punta Perotti se portata a termine avrebbe dato la sensazione di una città che abbraccia il mare e lo circonda. Si sarebbe creato uno spazio con una coerenza anche di skyline perché si uniformava da lontano alla linea dei Palazzoni monumentali del Lungomare. 2) Punta Perotti invertiva il segno di quegli interventi perché annunciava un ritorno al mare delle classi dirigenti, una ricomposizione del loro rapporto con le altre classi popolari proprio perché come i nobili di un tempo Punta Perotti era la Loggia da cui guardare la Città Vecchia. Se a questo valore simbolico si aggiunge che ci sarebbe stato un Porto Turistico e un intero quartiere alle spalle... Allora perché nessuno ha avuto il coraggio di difendere Punta Perotti? Perché nessuno ha mai usato questi argomenti? Il paragone con il Teatro Margherita, noto di certo non solo a me, venne anche taciuto. Ora i sostenitori della demolizione di Punta Perotti perché scempio paesaggistico secondo me dimostrerebbero coerenza nel portare a termine quella che un tempo fu la battaglia persa della sinista per la demolizione del Teatro Margherita. IO PERSONALMENTE considererei questo un segno di SALUTE perché le società sono sane quando sanno anche demolire e costruire senza tante lagrimucce il vecchio. Dall'altra parte ho i miei sani dubbi (come li ho avuti per Punta Perotti il cui unico argomento era che illegalmente costruito, troppo vicino al mare... per l'appunto!). LA MIA IDEA? Ad avere i soldi il Teatro Margherita andrebbe spostato nel mare, e non di poco. Con un ponte che sostituisca la passerella che fu ideata a suo tempo e fatta sparire proprio con la costruzione del Lungomare. In fin dei conti chi lo aveva pensato lo aveva pensato così: come primo Teatro sull'acqua. Ridisegnare il Lungomare e ripensarlo rispetto alla collocazione del Barion sarebbe una bella sfida architettonica e urbanistica MA NON CI SONO I SOLDI E NON C'E' LA CAPA! Bari è una città in declino...
Questo dibattito è stato lodevolmente creato da Ludovico Fontana per il Corriere del Mezzogiorno e lo si può seguire e partecipare sul gruppo "Il Teatro Margherita di Bari: demolizione o colletta?"
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14 dicembre 2008
A VOLTE RITORNANO!
In ORFEO PUNK Massimo lo dice con grande lucidità: siamo tutti un po' Orfeo quando ci guardiamo alle spalle, al passato. e cerchiamo di far tornare in vita ciò che è morto. L'altra sera alcuni suoi amici di quella data hanno OSATO, sono tornati a suonare insieme e devo dire che non c'era nulla di morto né in loro né intorno a loro. Nessun tentativo di far rivivere il passato, nessuna atmosfera da reduci (tanto presente a Londra al concerto di novembre dei Damned). Ho ritrovato amici invecchiati bene e che il passato non vogliono viverlo come fardello... GRAZIE CHAIN REACTION. Per me, che sto lavorando a documentarne la stagione, una grande spinta a fare e a sapere quello che faccio... (video di Vincenzo D'Amelio in cui si scorge anche la mia persona all'opera per il documentario - n.d.c. ossia nota di curiosità)
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27 novembre 2008
CARO BENNY...

Esattamente un anno fa scrivevo questa lettera segreta (a Benedetto Petrone ucciso il 28 novembre 1977). Quest'oggi un amico ritrovato mi ha mostrato la mia immagine del 28 novembre 1978 (la prima manifestazione per ricordare la sua morte). Ho deciso di pubblicare entrambe. Segue la lettera del 28 novembre 2007.
Caro Benny,
tra poche ore si compie il trentesimo anniversario della tua morte. Non posso immaginare cosa tu possa aver provato. Francamente mi auguro che tu non sia stato assalito dalla paura. Voglio sperare invece che, meno innocentemente, tu abbia reagito se non provocato quel assalto e che qualcuno dei tuoi assalitori porti oggi magari i segni di un tuo colpo di catena o di altro. Non lo dico per gusto dell’osceno o della provocazione ma solo perché se così è stato non avrai avuto il tempo di essere morso dalla paura. Quel colpo alla tua pancia ti sarà giunto inaspettato e il dolore ti avrà assalito all’improvviso, senza annunciarsi e oscenamente denudarti lo spirito. Spero così!
E con questo mio dire spero anche di aver detto tutto il mio disagio rispetto alle rievocazioni di cui leggo da giorni e che mi accingo con timore a vivere anche nelle prossime ore.
C’è un sentimento che davvero non mi appartiene in questo rito collettivo. E pensare che per anni, esattamente per cinque anni, ogni 28 novembre io e gli amici di cui spero ti ricorderai, abbiamo riempito la città di manifesti serigrafati, riempiendoci di sudore, colla, polvere e vernici. Per cosa poi? Forse semplicemente per un gesto d’amore.
Amore e rabbia. Violenza e passione. Sconfitta, rancore e ripensamenti. Il desiderio rimasto inesaurito di un reinvestimento di idee e passioni che non è mai giunto. Eppure dopo quei cinque anni successivi alla tua morte, per me i più intensi di militanza politica, venne una grande gioia di smantellare tutto. Da allora ho pensato semplicemente di averti tradito. Per me che riempivo la città della stupida scritta “Benny ti amo” questo sentimento non era da poco. Tu eri morto per ideali in cui non volevo credere più e che mi avevano tradito e meritavano solo disprezzo e rabbia. Come poterti rendere conto di questo e farti partecipe? Impossibile, tu eri morto per loro. Terribile come la morte possa fissare il nostro destino a qualcosa di così caduco anche se dall’apparenza granitica, com’è stato il comunismo.
Ora scrivono che la tua morte non è venuta invano perché avrebbe fatto fiorire una stagione irripetibile di lotte e dato a questa città una nuova consapevolezza. Che sciocchezza! Grazie al tuo sacrificio ci saremmo liberati dal peso degli anni di piombo. Che orrore! Prima della tua morte, al contrario, la rivoluzione era per noi solo una gioia. Una terribile catarsi che ci avrebbe donato una nuova vita. Dopo la tua morte ci siamo resi conto che eravamo entrati nel tunnel degli anni di piombo e che tutta la violenza di cui eravamo stati capaci e, ancor più, quella di cui avremmo voluto essere capaci, tutta questa violenza ci ricadeva addosso come inutile e vacua. Io non ho resistito e da allora ho smesso di giocare. Niente gioia. Alcuni reagirono con il riflusso. Altri con la disperazione. Altri sicuramente ma silenziosamente con sani ripensamenti. Io volli procedere come mio carattere ad una verifica estrema. Il riflusso per me fu rimandato di cinque anni ed ebbe almeno il suono straziante ma bello del postpunk. Solo oggi capisco quanto la tua morte abbia contribuito a farmi scegliere la ferrea disciplina della militanza. Dedicai ogni mia energia ad una rivoluzione che non si sapeva più quando sarebbe venuta ma che il nostro marxismo c’imponeva di preparare con il massimo dell’intelligenza possibile, perché non fosse nuovamente fallimentare. Un appuntamento con la Storia che non ci bastava più. Al fallimento, se non s’arrivava preparati e attrezzati per vincere non solo la rivoluzione ma anche e soprattutto oltre la rivoluzione, sarebbe seguita semplicemente la barbarie. Non ci si poteva più permettere di confluire semplicemente in un movimento. Quel movimento sarebbe stato, come tutti i precedenti, un movimento a vuoto se ognuno di noi non si faceva responsabile e sapiente anche di questo, smettendola di attribuire al nemico i propri fallimenti. Con la tua morte, Benny, il gioco finì. Almeno per me. Io nel 1977 ero diventato appena maggiorenne e nei cinque anni che seguirono feci solo finta di studiare. La mia università fu la politica. Ed avendo scelto la rivoluzione più radicale non mi rimase spazio per prepararmi ad un futuro da dottore o professionista. Mi ritrovai nel 1982 a mani vuote. Fu allora che decisi di mollare tutto e tornare a me stesso, ormai convinto che il comunismo non era una causa tradita ma una tragedia ingannatrice e ormai senza futuro. Nel frattempo solo la fortuna volle che scegliessi per la “verifica estrema” un’organizzazione che mi protesse dalla scelta armata. Io non sono mai stato equidistante tra terrorismo e stato. Il terrorismo era una delle pratiche da tempo scelte dai rivoluzionari e piuttosto era la mia organizzazione ad essere minoritaria e andare per il sottile. Ho divorato libri sul terrorismo cercando qualsiasi argomento mi consentisse di praticarne almeno un po’ di quel terrorismo negatoci ma d’altro canto così evidentemente fallimentare. Strano sentimento: da una parte il desiderio di sentirsi chiamato finalmente alle armi e dall’altro quello di sentirsi dire che non funzionava solo perché non era giunta ancora l’ora. Ci accontentammo di quello che fu da noi definito terrorismo diffuso, pratica sbagliata – ci dicevano - ma che potevamo tollerare purché spontanea e non diretta da apparati politici altrimenti colpevoli (ma non di fronte allo Stato bensì solo a futuri tribunali del popolo…). E con questo margine di tolleranza potevamo e dovevamo dunque calarci nelle situazioni di spontanea violenza e magari esercitarci nella fabbricazione e nel lancio di molotov o nel tiro a segno.
Ora io ti ho conosciuto poco ma non posso tradire e nascondere una verità certa di cui sono testimone. Noi, tutti noi, noi dell’estrema sinistra e quelli che come te che militavano solo per un senso di appartenenza di classe nel Partito Comunista Italiano e nella sua Federazione giovanile, avevamo come unico scenario desiderato la Rivoluzione. Ricordo come oggi i voli pindarici dei militanti più grandi di te che si difendevano con orgoglio dall’accusa allora infamante di essere Riformisti. Questa parola non piace ancora a molti che fanno finta di accoglierla. E sono gli stessi che oggi dicono che la tua morte sarebbe servita a far vincere il diritto alla partecipazione e alla democrazia. So che queste parole ti sarebbero piaciute, perché altrimenti non saresti stato nella FCGI, ma so anche che se ci siamo conosciuti e sfiorati nelle nostre vite è perché tu avevi scelto di essere partecipe di un processo che si voleva e si pensava insurrezionale. A noi non ci bastava un mondo migliore. Volevamo un altro mondo. Oggi di tutto questo non ci rimane nulla e nemmeno coloro che parlano di un altro mondo possibile si avvicinano a tale palengenesi, perché noi non ci accontentavamo del possibile, se non come categoria di strategia politica. Perché allora non dirci la verità? Con la tua morte iniziò la fine di questa illusione. Nessuna rivoluzione sarebbe iniziata e quella di cui assaporammo un possibile e desiderato preludio aveva il sapore amaro della morte: vacua e inutile…. Chi di noi può dimenticare quella notte interminabile in Piazza Prefettura? I fiori, i foglietti, il cerchio sul posto della tua morte che si allargava di minuto in minuto. A notte fonda arrivarono anche i miei famigliari, rassegnati all’idea di non potermi nemmeno parlare e non potermi di certo fermare. La Polizia iniziò a circoscriverci e noi come cani rabbiosi si voleva colpire i nemici, tutti. Anche di questa disperazione mi sono nutrito, assaporandola appieno. Quando sarebbe iniziata la violenta risposta? Tentativi di prendere possesso di Via Piccini partivano continuamente e il passamontagna aspettava solo di essere calato. Non si poteva dormire e si desiderava la catastrofe per il giorno dopo. Il vuoto allo stomaco fu succeduto dalla festa. La città il giorno dopo fu nostra e la prima cosa fu bruciare la Passaquindici, quella sezione di giovani missini contro i quali insieme avevamo fatto le “ronde proletarie”. E’ così che t’avevo conosciuto. In Via Mungivacca o giù di lì, nei pressi della Chiesa Russa, eravamo stati assaliti da alcuni colpi d’arma da fuoco, veri o presunti. Tanto bastava per correre in ritirata ma tu non seguisti il passo e io mi accorsi che eri claudicante. Una compagna di cui ero innamorato s’innamorò di te e io, come sempre e come giusto, amai il suo dolce amore per te. Anche in questo parliamo di un’altra Era! E’ qui che nasce il sentimento di quella mia scritta incomprensibile ai più: “Benny ti amo!”. Scrivevo dell’amore altrui perché ne ero partecipe e perché non volevo che rimanesse inespresso. Sapevo che per qualcuno la tua morte non era ripagata dal linguaggio della politica e a quel tempo sognavo una politica che sapesse parlare anche questi linguaggi, in nome di un futuro comunismo che l’alienazione della politica non doveva conoscerla. Stiamo parlando del 77 e degli indiani metropolitani, un breve periodo in cui rivoluzione comunista e cultura alternativa s’incontrarono e sposarono. Bellissime colonne sonore per i nostri sogni. Poi i sogni si fecero pratiche rigorose ma almeno le colonne sonore rimasero a farmi compagnia. La nostra palingenesi comunista non aveva il suono cupo delle marce trionfali ma quello psichedelico del libero amore e della percezione già proiettata in universi alieni. Tutto invano Benny. E’ triste dirselo ma sarebbe osceno nasconderlo a te. A te non serve mentire. Purtroppo serve ai vivi per non fare mai i conti con il passato e reinventarsi un presente consolatorio attraverso una proiezione deformante sulla storia. Sono passati trenta anni ma accade che la nostra generazione come Orfeo non sappia guardare indietro. Ha perso Euridice nel tentativo di strapparla alla morte, incapace invece di dar vita a Nuovi Amori. Ed è proprio questo sguardo nostalgicamente rivolto all’indietro ad impedircelo. Il non saper resistere alla tentazione di autocelebrarsi e abbandonarsi semplicemente al ricordo. Nessuno può dirmi se anche tu oggi non avresti fatto lo stesso. E’ sicuramente più probabile ma anche a te voglio allora confessare d’aver avuto sempre un senso di colpa per la tua morte. Essa fu preceduta, appena due giorni prima, dal primo raid (l’ultimo solo a causa della tua morte, altrimenti ne sarebbero seguiti altri) davvero deciso e violento nel quartiere Poggiofranco. Uno stupidissimo gesto di violenza che ebbe vittime lievi per quei tempi, essendo le ossa rotte cosa da poco nello scenario del 77, ma che poteva finire con il morto, per esempio a causa dell’incendio della piccola discoteca nell’interrato o, più difficilmente, di qualche pestaggio di troppo. Quella violenza ci apparteneva e non era solo dominio della parte avversa e che noi la si chiamasse autodifesa o altri presidio democratico non cambiava la sua natura oggettiva. Questo è ancora un tabù ma per lungo tempo io ho pensato che quella maledetta notte del 28 novembre avessero voluto rispondere al nostro gesto. Noi attaccammo Poggiofranco e loro Bari Vecchia. Mi piacerebbe sapere che non è stato così e credere ai complotti o comunque essere smentito nelle circostanze anche casuali. Non avverrà mai e quindi mi sento di chiederti anche scusa e perdono. Ma tu quella notte a Poggiofranco forse eri con noi e non avresti esitato comunque ad esserci. Anche per questo ti ho amato. Ricordo che al ritorno da Poggiofranco ho parlato a lungo con qualcuno di Bari Vecchia, contento per quello scontro finalmente di classe anche nella sua fisica zonizzazione. Anche da qui l’idea che tu potevi essere dei nostri. Da qui dunque sarebbe giusto ripartire: le due città per l’appunto. Liberandosi però di tutto il resto.
Nei giorni successivi ricordo che dai microfoni di Radio Radicale si levavano parole per me oscene che invitavano i compagni a dimettere la loro violenza. I microfoni erano aperti e i più rispondevano che la violenza era l’unica risposta legittima e necessaria, contro i fascisti per tutti e contro lo Stato per molti. La rottura con questo scenario lo compì il PCI proprio quel anno, chiamando fascista il movimento del 77. Ma a parte la Direzione del Partito il processo di rottura tra movimento e PCI non si compì mai del tutto e non fu soprattutto lineare e repentino, né tantomeno esteso a tutte le sue strutture periferiche e territoriali. Non sarebbe stato possibile, sociologicamente parlando.
Se oggi dovessi indagare sulla tua morte punterei il mio sguardo proprio su coloro che ti hanno ucciso. Cosa pensavano realmente? La loro storia è molto più oscura della nostra e ancor meno hanno avuto il coraggio di parlare, mossi per lo più dal comprensibile desiderio di vedersi anche loro riconosciuto lo status di vittime e non solo di carnefici. Viviamo dunque in uno Stato dove nessuno vuol fare i conti e tutti sono partecipi delle reciproche omissioni. Lo Stato con le sue Stragi, i fascisti che non so più capire cosa fossero se non dei ribelli o dei figli di papà, e infine noi.
Ciao Benny, so di aver parlato solo a me stesso ma è questa una strana attitudine umana, in specie a Novembre. Parliamo con i morti perché non possono più ascoltarci. Ai vivi, d’altro canto, non so quanta voglia ho di raccontare queste cose. Si tratta solo della mia umile e inutile storia. Per altri si è trattato di un percorso diverso. Molti non si sono mai chiesti quale comunismo volessero. Erano quel tipo di compagni ingenui che continuano ad affollare volentieri le piazze con il Che, i diritti dei palestinesi e magari un po’ di commercio equosolidale. Forse anche tu saresti stato con loro. Altri hanno finito i loro studi e oggi pensano, grazie al loro successo professionale e politico, che tutto sia interpretabile come una vittoria della democrazia. Come se quella contro la quale lottavamo non fosse proprio la “democrazia”! No, caro Benny. Non saresti morto di certo se si trattava di consentire anche ai missini di entrare nel gioco dell’alternanza e ai tuoi dirigenti di allora di governare il capitalismo, diciamo da sinistra. Se ci fossimo dati questo scenario per il nostro futuro saremmo arrivati a pacifici accordi anche con coloro che ti hanno ucciso. E noi non avremmo mai tentato di massacrarli perché “servi armati dei padroni”. Alla luce di questo scenario la tua morte appare solo più vana che mai. Perché nascondersi questa verità? Solo per non sentirsi in colpa con te.
… Mi rimane solo un senso di vacuità. Tu sei morto e mi sembra vero quello che qualcuno osa dire: tutti parlano del significato della tua morte ma di te nessuno. Scusami Benny se anche io, oggi, ho partecipato a quest’inutile gioco. Preferisco tornare al silenzio e ad un giusto senso di colpa nei tuoi confronti.
Bari, 28 novembre 2007
20 ottobre 2008
IL CINEMA ABC, PER L’APPUNTO...

La città di Bari ha un debito con il Prof. Mario Nuzzolese e si chiama Cinema ABC. Il suo stato d’abbandono, è inutile negarselo, rende più doloroso il lutto per la scomparsa del suo ideatore e fautore. Voglio essere estraneo alla retorica commemorativa, quindi dirò subito che per la mia generazione il Prof. Nuzzolese è stato spesso un avversario, un ostacolo. In anni di spontaneismo e movimentismo l’esercizio cinematografico si sentiva minacciato dalla nascita dei cineclub e dei circoli privati e Bari, tra questi, ebbe invece un’eccellenza che si chiamava Cinestudio, luogo privilegiato in Italia insieme all’Obraz di Milano per la distribuzione indipendente del nuovo cinema tedesco, l’unico in città dove si potesse proiettare il cinema underground di Alberto Grifi o un Super-8 sconosciuto e fuori da ogni circuito intitolato “Io sono un autarchico”, un luogo a cui anche il mondo del jazz pugliese deve tanto, avendo consentito, per esempio, l’incontro di Magliocchi e Ottaviano con Steve Lacy. Un esempio di politica alternativa e indipendente che proprio nel Professore ebbe un oppositore. Eppure la sua risposta, ed è stata questa la sua grandezza, fu quella di chiamare gli stessi esercenti di Puglia e Basilicata a creare una Sala destinata all’uso non commerciale: il Cinema ABC per l’appunto. Ed il merito di quest’impresa è di aver garantito a Bari quello che quasi mai riescono a dare le iniziative di movimento: la durata. Quello che sicuramente il Professor Nuzzolese non tollerava era infatti il vuoto: il vuoto di iniziativa, il vuoto di proposta culturale che l’assenza di un contenitore non può che generare. Potevamo dividerci sul chi e sul come mai sulla necessità dell’azione. Per me il Prof. Nuzzolese è l’immagine stessa dell’azione e della determinazione. Attento anche alla più piccola proposta, imparai subito che non potevo permettermi di non invitarlo e coinvolgerlo anche alla più modesta iniziativa, pena l’offesa. Per me presto la sua attenzione si trasformò in un onore e di questa stima non l’ho mai privato. Coinvolto in diverse occasioni sia nella gestione dell’ABC e della sua piccola cineteca, sia nelle iniziative dell’Agis Scuola, non posso dimenticare un viaggio di rientro da Brindisi in cui il Professore mi raccontava delle sue vicissitudini di guerra. La sua viva descrizione di cosa fosse un combattimento aereo aveva la stessa forza di un film girato in soggettiva. E’ in quel viaggio che alla stima ho aggiunto l’affetto; per lui e per quello che lui considerava come un figlio, il Cinema ABC per l’appunto. Credo che sia giunto il momento che della sua riapertura se ne faccia carico non solo l’AGIS ma la cittadinanza intera, e non solo di Bari ma di Puglia e Basilicata, e non solo attraverso le sue istituzioni ma anche in forme spontanee o raccogliendo quello che di vivo l’associazionismo culturale può proporre. La sua destinazione oggi non può che essere quella di un moderno contenitore extra commerciale, destinato quindi non a fare concorrenza all’esercizio cinematografico bensì ad affiancarsi ad esso con retrospettive e rassegne tematiche. Un luogo sia dove far incontrare il pubblico con un’offerta più ampia sulla cultura cinematografica, sia dove rendere visibile un lavoro sul territorio che raccordi gli archivi esistenti, da quello enorme della Cineteca Lucana ai tanti altri magari ancora da scoprire, oltre allo stessa cineteca dell’ABC. Due anni fa, proprio dentro il Cinema ABC promossi un’ampia rete di associazioni chiamata RECIDIVI e discutemmo a lungo anche un protocollo d’intesa con il Comitato di Gestione del Cinema. La rete è cresciuta e potrebbe trasformarsi in un soggetto interregionale. Al contempo nelle vicinanze del Cinema sta nascendo il Cineporto voluto dalla Apulia Film Commission e tutta l’area urbana circostante si sta riqualificando. E’ giunto dunque il momento di passare all’azione. E’ l’unico sentimento con cui mi sento di avvicinarmi oggi alle spoglie del Professore e rendergli omaggio.
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08 marzo 2008
LETTERA APERTA
Io ho un sogno.
Ho un sogno che in questi giorni sta riprendendo a svegliarmi spesso grazie alla sua condivisione con molte persone e associazioni di vecchia e di nuovissima conoscenza, sia in Puglia sia in Basilicata.
Grazie a loro, sogno che tra poche settimane un centinaio tra autori, registi, documentaristi, videomaker, creativi in genere che lavorano nel settore del cinema e dell’audiovisivo, si associno per creare una struttura snella, utile a far circolare le idee. Un’Associazione utile al confronto e non alla mera rivendicazione, utile non a rinnovare e ingigantire il lamento e la questua ma a guardare oltre i propri confini, a proiettarsi nel mondo.
Sogno che lo facciano soprattutto associando a loro le diaspore artistiche della Puglia e della Basilicata, quelli che si sono radicati a Roma come a Bologna, a Milano come a Torino. Sogno che si varchino i confini nazionali e ci si senta, grazie alle nuove tecnologie, ogni giorno con i nostri associati a Londra o a Montreal od ovunque nel mondo, facendo leva, gli uni per gli altri, su una qualità che è qualcosa di più di una semplice posizione geografica, se noi lo vogliamo e se noi lo sappiamo, ossia il nostro essere al Margine. Perché è sui margini che nasce il cinema e l’arte più interessante, capace di liquefarsi poeticamente quanto di ferirsi nella prosa dei conflitti reali.
Il mio sogno non è quindi di ritrovarci in pochi ma buoni ma in tanti e diversi, sino ai limiti della massa critica e della inconciliabilità. Riconoscersi nella differenza dell’altro da sé è quello che ci fa attori individuali e non massa sociale. Fare massa critica vuol dire aver capito che nessuno di noi può permettersi di dare un contributo stando alla finestra, invece consapevole di darlo anche solo dicendo “sì ci sono” e nient’altro.
Sogno che una volta costituita (RECIDIVI o d’altro nome che sia) questa Associazione regali una marcia in più ad ogni iniziativa e ad ogni prodotto “locale” (o invece con “radici nostrane” se realizzato lontano da qui) donandogli una sorta di mercato interno, una rete proficua di scambi che ne consentano la veicolazione, la circolazione e una piccola distribuzione non necessariamente solo regionale. Comunque iniziando dal mettere in rete i diversi Circoli del Cinema della UICC quanto della UCCA o della FICC o fuori da ogni controllo, come abbiamo iniziato a fare già in questi due mesi.
Sogno che tutto questo materiale creativo e questa produzione culturale venga giorno dopo giorno rielaborato e rinnovato da una redazione giornalistica che lo trasformi in una newsletter che giri per il mondo, con capacità d’attrazione sul turismo culturale e con un peso specifico nella comunicazione di settore.
Sogno che tutte queste realtà associate, coordinate dalla rete delle Mediateche del progetto Media2000, inizino a mappare il loro territorio, a conoscerne la storia sommersa, a raccogliere il suo patrimonio audiovisivo sin dentro gli archivi famigliari, ricostruendo una memoria antropologica del costume, del paesaggio, dei corpi. Sogno che dentro questi archivi ci entrino anche i nostri scarti di lavorazione e che tutto questo diventi una public librery capace di liberare energie per nuove produzioni, con rielaborazioni artistiche o documentaristiche. Sogno che i patrimoni delle tre Cineteche esistenti, quella Lucana soprattutto con il suo patrimonio di 30.000 pellicole, e le due pugliesi, si riuniscano con le Mediateche regionali e provinciali e con il Centro Studi ABC dell’AGIS, in un sola Cineteca e che questa si trasformi in un centro di produzione culturale, in un volano per le produzioni artistiche per tutto il territorio interregionale.
Sogno che questo avvenga a Bari oppure che Bari la smetta d’essere capoluogo perché non se lo sarà meritato. Sogno che avvenga dentro l’area dimessa della Caserma Rossani in un grande parco verde collegato con lo snodo ferroviario e quindi con aeroporti e autotrasporti, perché possa servire l’intera utenza interregionale, quella giovanile soprattutto, ed essere anche segno di riconoscimento culturale per la città, magari dentro un contenitore multiforme, un museo attivo per l’arte contemporanea. Dovrà avvenire facendo leva sul tessuto universitario delle nostre due Regioni ed avere come attori protagonisti le nuove leve intellettuali che spesso lavorano fuori dai confini regionali e qui non trovano che miseri spazi.
Sogno che in questo spazio, che abbiamo da qualche tempo chiamato Casa del Cinema, le idee e le produzioni culturali si sedimentino, trovino una capacità editoriale che li articoli con vecchi e nuovi strumenti. Sogno che tra venti anni questa Casa del Cinema competa con la Cineteca di Bologna sullo scenario internazionale, diventando riferimento per i paesi balcanici o dell’estremo oriente o del medio oriente, Corridoio 8 permettendo. Sogno che questa avvenga grazie alla nostra capacità oggi di non lasciare nulla per strada, di non consentire più l’asfissia delle idee e delle risorse, lì dove sono invece disponibili e soltanto da mettere in rete.
Sogno che da oggi noi ci si ponga alcuni obiettivi quali la riapertura del centro RAI di produzione che serva entrambe le Regioni; l’affidamento da parte degli enti pubblici di uno spazio dove far crescere la Casa del Cinema in cambio di un lavoro meticoloso e metodico sui repertori cinematografici digitali e video; l’investimento nostro su una testata web che sia anche la nostra piazza virtuale e il luogo degli scambi e delle elaborazioni, luogo aperto ma con spazi chiusi e protetti per la discussione di settore.
Sogno che tutto questo avvenga in modo indipendente e con meccanismi di sussidiarietà con gli enti pubblici e con gli organismi privati da loro creati come la Apulia Film Commission. Sogno che la struttura organizzativa, la spina dorsale di tutto questo sia fatta dalla rete di cooperative Media2000 che fa capo alla Mediateca Provinciale di Matera, coerentemente con il principio di sussidiarietà.
Sogno che vi partecipino attivamente le Università presenti sul territorio ma sogno anche che tutto questo diventi un’occasione unica per le nostre Diaspore per elaborare progetti di partenariato internazionale con cui iniziare a elaborare e vincere progetti per i bandi Media, organizzando workshop utili a far incontrare i nostri produttori di contenuti con i commissioning editors dei grandi network internazionali.
E nel nostro piccolo sogno che noi da subito si inizi a progettare qualcosa e a fornire strumenti utili agli associati. A chiedere che si faccia domanda per uno sportello di Antenna Media o ad organizzare un incontro con sindacati e consulenti tributari sulle modalità di lavoro nel nostro settore, abbandonato alla precarietà anche per responsabilità dei meccanismi pubblici di contribuzione alla cultura.
Piccole cose da fare sin da domani per un sogno che vorrei si realizzasse pienamente nel tempo. Un’onda lunga che arrivi lontano per la quale oggi serve un’onda alta e poderosa che ci veda in tanti associarci e superare il primo scoglio: quello iniziale di dirci “ci siamo!”. Poi magari lasceremo tante pozzanghere in giro e ci ritireremo ma ogni tanto dobbiamo saperci anche risollevare e puntare ancora sullo scoglio. La seconda volta sarà più facile e la terza sarà un gioco.
Questo il mio sogno. Ve l’ho raccontato in tutta onestà. Per me è giunto il momento di sapere se era solo un sogno o se c’era della premonizione. Può essere che dopodomani il sogno si frantumi contro una dura realtà ma non mi sarò svegliato da un incubo e vivrò quindi giorni più allegri. A chi come me vuole recuperare il gusto dei bei sogni e vivere desiderando non posso che rinnovare l’invito a coloro che leggeranno questa a mettersi in contatto sul web con www.recidivi.it per aggiungersi a coloro che stanno dicendo “SI, vogliamo essere tra i soci fondatori di RECIDIVI e faccio per questo anche passaparola!”. Nessuno si immagini escluso e nessuno si consideri fuori, perché questo sogno è il contrario dell’idea di esclusione o estraneità di qualcuno o qualcosa.
Di certo se questo sogno, come sembra, si dovesse realizzare dovrà fare i conti con i sogni tuoi e degli altri, sarà meno assoluto e meno mio ma questo è il sogno e quella è la realtà. Il gioco più bello è in quella!
Buona Decisione a tutti.
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anamorfo
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03 marzo 2008
VITTIME INNOCENTI E POLITICA DEL TRAFFICO
Due settimane fa leggevo distrattamente la notizia di una persona investita (forse morta?) attraversando quelle strisce pedonali che ricordavo in un altro mio post essere attraversate da me, da mia moglie, dai bambini, a piedi o con le bici ma sempre scontrandoci con auto che non solo non rallentano ma accelerano o si predispongono alla gimcana. Accade sul Lungomare di Bari di fronte a Caserme di Carabinieri e Aeronautica e Palazzi di Provincia e Regione con gli angoli tutti controllati da telecamere. Su questo Lungomare il quartiere già contava due lutti in un anno. Eppure si fanno le piste ciclabili a Pane e Pomodoro come se fossero delle piste di divertimento (uno prende la bicicletta non per attraversare la città ma perché non ha nulla da fare e si mette a giocare come un bambino...) ma non si pensa di impegnare un'intera corsia del Lungomare da Pane e Pomodoro alla Fiera alle bici e con bike sharing collegato per giunta al park & ride già funzionante. Tutto il resto del traffico veicolare deve avere il limite di 30 km orari con attraversamento pedonali rialzati al livello del marciapiede, abolizione dei semafori e introduzione delle rotonde. Il lungomare non è una circonvallazione da percorrere ad alta velocità! In specie quello di Bari che non ha il fronte commerciale sul mare ma arretrato sul marciapiede interno. Le oasi di verde incuneate nella maglia ortogonale vanno tutte collegate con attraversamenti rialzati e obbligo di stop per le auto con semaforo a chiamata per pedoni e per bici (i nostri amministratori si facciano una vacanza in Olanda e vedano come si fa). La Rotonda di Piazzale Diaz è scandaloso che abbia una corsia carrabile anche intorno al semicerchio. Cosa ci devono andare a fare auto sul ciglio del mare. Il marciapiede deve chiudere completamente la rotonda e quella rotonda va lasciata ai pedoni. All'altezza di Pane e Pomodoro c'è infine una Stazione delle Ferrovie dello Stato con fermata e sottopasso pedonale che collega il mare a Japigia. E' chiuso con un cancello ai pedoni! Perché? Per obbligare ad andare in auto a Pane e Pomodoro? Il grosso dei frequentatori di quella spiaggia viene proprio da Japigia. Perché non consentirli di fare come chi da Carrassi vuole andare in Centro di attraversare un sottopasso delle Ferrovie? Tra l'altro questi sottopassi vanno resi attraversabili dalle bici e quello di Bari Nord è abbastanza largo per farsi facilmente ed ha già, contrariamente a Piazza Moro, le discese in alternativa alle scale buone per i disabili quanto per le bici. In questo modo si connetterebbe un quartiere al mare (dopo avergli ridato la vista al mare con l'abbattimento di Punta Perotti sarebbe il caso anche di dargli l'accesso avendolo a poche centinaia di metri) e si consentirebbe un attraversamento in bici lungo tutto l'asse del mare, essendoci all'altezza del porto una pista ciclabile (misera in verità) che si connette alla Fiera.
Buona Giornata di Traffico a tutti i baresi.
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02 gennaio 2008
AI CAPODANNO CHE NON TORNERANNO
In memoria di Gino e dei tanti capodanno passati a casa sua, al quartiere Libertà di Bari, arrivandoci di portone in portone, correndo e imprecando divertiti. Un brindisi alla tua memoria... Gino!
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anamorfo
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29 dicembre 2007
Ma esiste un Car Sharing a Bari?
A Bari esiste il car sharing dal 2006 ma non ce ne siamo accorti. Peccato. Risale infatti al 26 marzo 2006 la notizia dell’ingresso di Bari tra le 12 città associate all'ICS con il nuovo servizio. Se si va sul sito della stessa ICS manca una elementare mappa dei servizi disponibili sul territorio nazionale. Penoso! Notiamo invece dai comunicati ANSA che tra le 12 città prima di Bari v’era già Taranto. Non male. Peccato che ad aderire a questa Associazione sembrano essere Enti locali. Brutto segno. Il servizio chi lo deve servire? Siamo ancora nel buio. Peccato perché è di oggi la notizia che ci saranno incentivi alla rottamazione da spendere in car sharing e utilizzo dei mezzi pubblici (in pratica date a rottamare l’auto vecchia ma non ne comprate una nuova). Proviamo a indagare oltre e scopriamo che una delle prime agenzie ad offrirsi per il car sharing a Bari è Drive2Day. Una grande scoperta ma cosa c’entra? Intanto mi associo subito e finalmente cerco di riempire l’auto e dividere le spese per le trasferte a Roma o di prendere passaggi. Una evoluzione da tempo sognata dell’autostop e che non ero mai riuscito a trovare (mentre lo scambio casa sì). Ottimo ma siamo a zero per il car sharing. Indaghiamo ancora e torniamo alla notizia che Bari viene al primo posto nel Sud per le “rivoluzioni nel trasporto pubblico”. La notizia è del 21 dicembre ma a leggerla con attenzione Bari strappa il titolo non tanto per il già fatto quanto per il programma da farsi. Per ora abbiamo solo park&Ride e bike sharing. Non è da poco sapere che ci saranno piste ciclabili, metropolitane leggere e riprogettazione delle aree ferroviarie da dimettere. Per Bari è una vera svolta. Ci sono manifeste volontà politiche e concrete azioni di governo in questa direzione, ci sono anche i fondi finanziari ma siamo solo all’inizio. Comunque nessuna traccia di un servizio di car sharing. Ma allora? Spero che qualcuno sappia darmi indicazioni. Google per ora non sa farlo.
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anamorfo
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