
Invito tutti a confrontarci senza isterismi sulle parole di Ida Magli. Non lo faccio per raccogliere invettive ma per ragionare insieme. Se un intellettuale come Ida Magli ha finito per trovare solo le colonne de Il Giornale per scrivere quello che pensa credo che sia dovuto anche al clima di linciaggio che si riceve a sinistra ogni volta che su questi argomenti si esce dal coro. Intanto nel paese di linciaggio non morale ma reale cresce il desiderio e ora al caso degli stupri si aggiungono anche l'omicidio dei figli da parte dei padri musulmani che ne reclamano la proprietà fisica, religiosa e di nazionalità contro le mogli italiane. Questo desiderio di linciaggio fisico dell'immigrato è impressionante mentre dall'altra parte ci si arrocca dietro posizioni che non abbondano solo di "buonismo" ma purtroppo anche di ignoranza sulle oggettive condizioni di scontro tra culture che l'immigrazione comporta. Intanto, ieri sera, ho visto un notiziario in cui le immagini normali della polizia che scortava dentro la volante il presunto omicida venivano commentate dal mezzobusto con un "evitato il linciaggio..." che non trovava alcun riscontro nel video. In nessuna di queste videocassette commentate da giorni nei TG con sventati linciaggi io ho visto reali scene di linciaggio o situazioni di vero pericolo ma quella di ieri era davvero la più normale scena di arresto che abbia ma visto in TV eppure il commento era sempre lo stesso: sventato il linciaggio. E' evidente che si tratta di clima, di un sapore, di un desiderio da appagare nello spettatore che quel linciaggio non aspetta l'ora di vederlo e sentirselo commentare per giorni ai vari Porta a Porta, qualcuno anche di farlo scendendo magari a fare la Ronda. Per fermare tutto questo occorre mettere in campo l'intelligenza. Quanto scrive Ida Magli può risultare sgradevole ma è il frutto di una maturazione culturale e politica. Io aprirei il confronto piuttosto che lo scontro.
titolo dell'articolo: Neppure l’amore può cambiare un musulmano.
C'è un tremendo equivoco di fondo nell'innamoramento che spinge una donna occidentale, e in particolare italiana, a unire la propria vita a quella di un uomo musulmano: lo ritiene suo contemporaneo. Diverso il fisico, certo; diverso lo sguardo, diversa la lingua, diverso il cibo: tutte cose che sembrano aggiungere fascino, invece che dividere. Anche i modi nel trattare le donne, in fondo, per quanto più autoritari, appaiono rassicuranti e protettivi in confronto a quelli occidentali. Ma pur sempre contemporanei. L'uomo musulmano, invece, appartiene al mondo dell'Antico Testamento, quello di 3000 anni fa, di Abramo e di Mosè, in quanto Maometto ha fondato il Corano sui primi cinque libri della Bibbia. Si tratta di un abisso in confronto al nostro mondo, non soltanto per tutti gli avvenimenti che hanno segnato il divenire del tempo e della storia in Occidente, ma soprattutto per le profondissime differenze di diritto e di costume nei riguardi delle donne. La società musulmana è tipicamente patriarcale. L'uomo è capo e padrone delle mogli e dei figli che gli devono obbedienza in tutto. La legge religiosa è l'unica legge in campo penale e civile. Vige la giustizia del taglione, con la mutilazione delle membra a seconda del tipo di reato e la condanna a morte per lapidazione per i crimini più gravi compreso l'adulterio. Insomma, è indispensabile capire che l'innamoramento non può cambiare nulla a una realtà di questo genere e che sono le donne a ingannarsi quando lo sperano e vi si affidano.
Purtroppo i politici avallano spesso con le loro affermazioni l'idea che gli immigrati possano «integrarsi» nella nostra civiltà e che comunque debbano rispettare le nostre leggi. Si tratta di belle affermazioni di principio che però non fanno i conti con i sentimenti culturali profondi, anche non del tutto consapevoli, e soprattutto non fanno i conti con la diversità di adattamento fra immigrati di sesso femminile e immigrati di sesso maschile. È chiaro che le donne trovano soltanto vantaggi nella libertà, nel rispetto, nell'uguaglianza. Ma per i maschi è tutta un'altra cosa in quanto debbono rinunciare a diritti e costumi che davano loro il potere nella famiglia e il possesso totale sulla persona della moglie e su quella dei figli. Non si pensi che l'affetto possa influire su questi diritti: gli affetti sono plasmati dalle culture.
Messo in chiaro questo presupposto, rimangono per noi in tutta la loro ferocia i delitti di questi giorni. È indispensabile fermare l'immigrazione musulmana. È indispensabile che il governo emani delle norme restrittive sui matrimoni o sulle convivenze miste e che, quando nascano dei figli, la tutela venga sorvegliata dallo Stato. Ma soprattutto è indispensabile eliminare il principio, adottato insieme al «politicamente corretto», di non giudicare le religioni. L'islamismo è una «religione-cultura» totale ed è assurdo non poterne discutere come si fa per qualsiasi altra cultura. Se vogliamo avere rapporti più sereni anche con gli Stati islamici e aiutare almeno l'Africa ad uscire dalla condizione di arretratezza psicologica e sociale, oltre che dalla povertà, in cui si trova, abbiamo il dovere di parlare delle norme coraniche, della Sura che stabilisce l'inferiorità della donna, della necessità di assumere forme di diritto penale e civile adeguate al mondo moderno.
Ida Magli - Il Giornale 27 febbraio 2009
27 febbraio 2009
IDA MAGLI SULL'IMMIGRAZIONE MUSULMANA
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03 giugno 2008
LEGA IN SKY WITH DAGOS
Sul multicanale 100 di SKY hanno passato tutti gli interventi a Pontida dei leader della Lega Nord convenuti al raduno annuale. Una esperienza da fare! Andrebbe trasmesso a reti unificate perché tutti gli italiani si rendano conto di come il Paese è... diviso. Sì diviso. Non voglio scandalizzarmi anche se francamente mi sono scandalizzato. Capisco però che lo scandalo sono io. Pur viaggiando, ed avendo attraversato non poche volte il Nord dell'Italia, non mi sono mai accorto della entità del fenomeno o sono volutamente stato sordo e ceco. Ricordo giusto lo stupore anni fa di sintonizzarmi su Radio Padania Libera e sentire ogni intervenuto salutare ed essere salutato dal conduttore con un "Padania Libera!". Veniva da ridere e mi viene ancora da ridere. Mi ricorda il Cornovaglia Libera di una serie comica rai degli anni '60... e di carnevalate non ne mancavano a Pontida: il poster con gli indiani d'America assimilati agli Italiani invasi dagli extracomunitari e in futuro messi in Riserva, uno vestito di tutto punto da Generale George Armstrong Custer (forse non aveva capito il senso del poster e giustamente l'aveva frainteso come invito a sterminare le Riserve Rom come un tempo il 7° Cavalleggeri con i Sioux), un altro con tanto di costume in plastica da Vikingo... elmo con le corna e spada corta inclusa...OK, lo so. E' troppo! OK lo so è vero anche il contrario, ossia che sono io che non so stare tra il popolo... Veniamo invece ai discorsi e al contenuto di questa Lega. Innanzitutto quale programma ha questa Lega Nord? Il Federalismo. Bene. La Sicurezza. Bene. La Semplificazione. Bene. Tutto bene se elementi di modernizzazione. Invece il linguaggio è populista (può il populismo accompagnarsi alla modernizzazione? non so), vecchio, basato su un pericoloso culto della personalità ossia di Umberto Bossi. Come riflessione posso dirmi che in tutto questo c'é del Post Moderno e il pensiero va però alla ex jugoslavia... Esagero? Avreste dovuto ascoltare Bossi! Per mezz'ora ha ripetuto solo una cosa: che ci sono sei milioni di padani pronti a usare le maniere forti se non passano le riforme federaliste: che la Lega è brava e buona e siccome vuole lo sviluppo vuole la pace ma che se in pace non ottiene quello che vuole allora si passa alla guerra; che i sei milioni di leghisti si devono preparare (alle armi!) e farsi sentire (con la minaccia!) perché le Riforme si fanno solo per bontà della Lega che invece - e questo lo si deve sapere - è pronta a fare la Rivoluzione! Insomma a prendere questi discorsi sul serio ci sarebbe da arrestarli tutti! A parte che sembra Mussolini che dice o mi fate governare o faccio la rivoluzione. Notoriamente in questi casi uno Stato che si rispetti risponde con la Polizia e l'Esercito! Ed è singolare che proprio coloro che parlano di Stato che si rispetti con i napoletani nella monnezza poi godano di tale impunità. La Lega inoltre non si presenta come Partito Federalista e Umberto Bossi ha letteralmente offeso quei meridionali accorsi al raduno di Pontida. La Lega è cosa solo di chi è veneto o lombardo o piemontese o ligure o emiliano... tutti gli altri via. Questo si chiama Separatismo! E le minaccie di Bossi si chiamano Guerra Civile alla pari di quella che vorrebbero scatenare i Baschi separatisti. Ebbene, lo dico io che condivido molte delle ragioni della Lega: il fondamento di tutto questo è una pagliacciata! Il verde dell'Irlanda ? Parole di Bossi: origine celtiche del popolo padano che non sarebbe italiano (campeggiava uno striscione con scritto "Padania is not Italy" e uno dei convenuti intervistato ripeteva che l'obiettivo vero della Lega era la Separazione dall'Italia)! A confronto i Neo Borbonici sono una cosa seria! Ma è il Ridicolo a fare spesso la Storia, non il contario. Peccato dunque non avere noi i Neo Borbonici a riempire le piazze e i cuori dei meridionali... Ma in nome di cosa? Della Lentezza? dello Statalismo? dell'Assistenzialismo? della Sudditanza? Fanculo Sud! W la Lega! Il loro era un Rave dell'Assurdo. Bossi si era fatto di LSD e aveva le allucinazioni (voglio proprio vedere dove sono questi sei milioni che si preparano alla rivoluzione...), loro sono i veri vincitori di questa Italia annoiata e desiderosa di diventare moderna, per il resto come in ogni storia che si rispetti vivono nel paradosso e visti da fuori sono più italiani degli italiani, sono "dagos" e lo sono forte. Quindi cantiamo con i Beatles l'inno al LSD trasformato in LEGA IN SKY WITH DAGOS... pàra - pà pà... lega in sky with dagos... pàra pà pà... aaaaaahhh ah.
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25 marzo 1994
IL MARE DENTRO
Che un animale ne mangi un altro non modifica la situazione fondamentale: ogni animale è nel mondo come acqua dentro l'acqua. (G. Bataille)
L'acqua rende crudeli e la crudeltà è spesso tutt'uno con la mitezza e l'intelligenza. Carattere mediterraneo.
L'acqua è spesso un confine, un limite oltre il quale si scopre l'infinito, l'origine o l'annullamento di ogni storia: l'abisso. Allora, dentro i confini, sullo spazio di terra ferma, crescono le identità, i continenti: isole grandi o isole imperfette, che hanno bisogno di nuovo dell'acqua, dei fiumi, per ridarsi confini. Il nostro mare, no: lui è forse un limite per i nostri passi, un luogo dove fermarsi a guardare oltre, ma è un confine dentro, dove ci si ferma più per ascoltare, o per ascoltarsi dentro. Infatti noi lo sappiamo, lo abbiamo sempre saputo, oltre quelle onde, oltre quella distesa verde e azzurra che porta con sé l'idea del nulla, vi sono invece i nostri vicini, vi siamo nuovamente noi, o una nuova modulazione del nostro essere.
Un tempo il Mediterraneo era il cuore dell'universo pensato. Intorno a lui il reticolo delle strade romane. E se le strade fanno pensare al viaggiare dei nostri pensieri, il mare fa pensare al loro confondersi in un cuore indistinto di impressioni, dove le parole giocano a diluirsi se non a perdersi in un oscuro abisso che precede il linguaggio. Il mediterraneo è stato così, nell'antichità. Il tempo in cui si conosceva l'opacità della parola era il tempo in cui alle strade si preferivano le rotte di mare, il mare come reticolo di strade, da una sponda all'altra della Terra.
Intorno all'acqua v'era la Terra. E l'acqua scorreva, una grande acqua che attraversava le cose e le nutriva. Di solito, altrove, sono grandi fiumi, che attraversano il Mondo. Il mare è diverso, acqua nell'acqua, il Mondo vi si annulla per rinascere all'orizzonte. L'universo ebbe allora un cuore d'acqua, con l'infinito dentro: la profondità oscura e non definibile dell'Essere. Quell'universo aveva al centro un mite oceano: era il Mare Dentro.
Così è stato, a lungo tempo. Eppure, con la nascita dell'Europa, il mare divenne un muro di cinta. Ciò che era stato unito dovette dividersi, ed è una lunga Storia. E' la storia delle identità, dove "sono i buoni muri di cinta a fare i buoni vicini". Ma i muri non si fanno d'acqua ed il mare divenne il confine minaccioso oltre il quale spuntava l'Altro. L'Europa si disse cristiana e si fece continentale e sul suolo di terra tutta la storia ha giocato la partita delle identità. Non ultime le Nazioni, frazioni di senso dei continenti. Eppure le identità sono come le parole, per avere senso hanno bisogno di confini, di definizioni ma hanno anche bisogno della poesia e dello scambio, per non perdere la necessità ed il senno.
Perché ogni parola è una zolla di terra, ha l'acqua dentro.
Anche l'Europa potrebbe ripensarsi con il mare dentro, come alle sue origini. E lo scambio di allora potrebbe ritornare ad essere quello di oggi, ricchezza di identità, mercato della necessità. Dentro l'acqua del mediterraneo ritroveremmo l'eco di una comune appartenenza, così le identità etniche e linguistiche, religiose, culturali e territoriali che l'acqua stessa, in un rimando infinito di senso, continuerà a creare, perché luogo indifferente dove le identità si annodano e si scambiano.
...
E' quello che il cinema mi ha insegnato. Non il racconto quanto la visione delle cose. Anche il cinema ha l'acqua dentro, se lascia i confini delle definizioni, del senso, per ridare parola alle cose, nel loro Muto apparire in immagini e suoni. Il cinema come prova ontologica della poesia, il cinema come visione poetica della realtà. Il cinema con il mare dentro.
Bari, Teatro Kysmet, 25 marzo 1994
Manifesto programmatico per le "videomemorie" di Angelo Amoroso d'Aragona
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anamorfo
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