03 giugno 2008

GOMORRA VS IL DIVO

Che la monnezza napoletana non sia materia tanto raffinata da meritare la diplomazia dell'alta politica andreottiana non dubitavamo! Peccato che della seconda ormai non sappiamo più che farcene mentre l'unica politica che ci servirebbe oggi sarebbe quella della buona amministrazione!
GOMORRA VS IL DIVO. Colgo nei commenti di amici la disputa ormai in atto. Non posso esprimermi sinché non vedo IL DIVO. Tra i due registi io preferisco di gran lunga Matteo Garrone. Di Paolo Sorrentino amo soltanto L'UOMO IN PIU'. Ma parlo di preferenze e non di giudizi, per ora.
Non ho mai creduto nelle Terze Vie e purtroppo qui se ne annuncia una. Di Garrone ammiravo e condividevo la scelta sempre fortemente narrativa. Le sue regie non cedevamo mai alla presunzione della maniera, come invece quelle di Sorrentino. Invece proprio in Gomorra, dove la sfida era tutta sul piano narrativo venendo da un romanzo saggio, Garrone ha rinunciato al racconto e a mio parere non ha fatto centro. Peccato. Il grande affresco che ha messo in scena non avrebbe perso nulla se Garrone avesse lavorato di più, come sceneggiatore, sulla struttura del film. I personaggi a rischio c'erano: i due ragazzini e il sarto. Ancora una volta, come ne LA RAGAZZA DEL LAGO, non si sa condurre il film verso il climax. Diversamente da quello in questo caso non è una incapacità o una goffa soluzione ma una scelta di stile, elegantemente elargita. Io ho dissentito. Alla fine ho pensato che GOMORRA è il documentario che BIUTIFUL CAUNTRI non è riuscito ad essere ma non condivido nemmeno questo mio pensiero. Nemmeno un documentario vero rinuncia alla narrazione e al climax e abbiamo solo un brutto documentario e un film monco. Penso ad AMERICA di Altman, un film corale e senza filo narrativo ma che lo stesso raggiunge la potenza e "trema" letteralmente al momento del climax. Quella è per me la via. E non è Terza! E' la Prima. E' la strada maestra. E' Garrone che invece ha scelto una Terza Via "berlingueriana". Una via che non c'é e non per suo utopismo ma per inconsistenza. Mi dispiace. Ciò non leva il primato del film sul cinema italiano e, dando credito a Cannes, anche europeo. Chi altri?

2 commenti:

silvana ha detto...

non riesco a fare una distinzione tra narrazione vera e propria (con la sua grammatia cinematografica, il suo linguaggio) e la maniera in cui si narra, per me tutto è narrazione, il modo di narrare fa già parte del racconto.In particolare su come ho vissuto Gomorra:credo che non ci poteva essere un crescendo, un climax, siamo già nel massimo ,tutto è gia subito al culmine. Non ci può essere un concatenarsi di azioni di cause effetti , come non ci può essere inizio centro e fine, non ci può essere uno sviluppo narrativo , tutto è già ed è già all'ennesima potenza.
Non ci può essere sviluppo dei caratteri dei personaggi delle loro relazioni, delle loro azioni ,perchè la cosa principale è la non consapevolezza , l'impossibilità di essere consapevoli, è un mondo violento, ma sopratutto autistico.
Una prigione eternamente dannata in senso biblico. Gomorra condannata e distrutta dall'ira del dio. Gomorra film in cui non c'è catarsi neppure per gli spettatori.
In questo senso, secondo me, il modo di raccontare aiuta il racconto.
ciao silvana
nonbuttiamocigiu in you tube

Anonimo ha detto...

leggere l'intero blog, pretty good