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02 dicembre 2010

"Io non credo che morirò. Certo è una possibilità, ma..."



"Io non credo che morirò. Certo è una possibilità, ma potrebbe non accadere." Così si chiude il testamento di Mario Monicelli. Una frase grandiosa che non riesco nemmeno a commentare, per timore di immiserirla. Nel video che ho scelto, Mario Monicelli ci dice invece, più semplicemente, che la speranza è una trappola, una "invenzione dei padroni" e che quindi il cinema non deve dare speranza ma toglierla. Nel dirlo tra l'altro cita anche l'aldilà e l'invito alla preghiera come esito negativo della speranza in esso.

Ogni maestro rischia di non essere compreso ma resta un dovere tentare di interpretarlo e correre così il rischio di tradirlo. Solo che Monicelli non voleva nemmeno essere chiamato "maestro" e forse non voleva che nessuno parlasse per lui ed ora che è morto forse vorrebbe che la sua voce fosse spenta. O forse tutto questo gli era indifferente, essendosi egli annullato nella morte. Eppure dice Monicelli nello stesso testamento, anzi lo grida: "Voglio morire sulla scena". E ci è riuscito.

Con il suicidio infatti lui ha avuto la sua scena finale. Ha contrapposto la dignità alla vile speranza. Io resto ammutolito dalla radicalità del suo gesto che coincidenza ha voluto arrivasse mentre un pezzo d'Italia chiedeva la parola "per la vita". Non ci sono partiti pro vita o pro morte, per me. Ci sono solo scelte e la sospensione del giudizio nel rispettarle. A me fa male pensare quello che può aver passato Mario Monicelli negli ultimi minuti che lo hanno separato dalla decisione di gettarsi dal quinto piano. Mi fa ancor più male pensare a cosa può aver provato fisicamente durante e dopo la caduta. Avrei di certo preferito una gentile siringa assassina. Ma forse lui, che non amava chiedere, preferiva invece così, la scelta dolorosa di un'ultima "rivoluzione" per girare il mondo dall'altra parte, quella dove tutto si annulla. E come dice nel video non vi è rivoluzione senza sofferenza e dolore. Lunedì notte Paolo Villaggio diceva che Monicelli non aveva fede e che, avvicinandosi alla morte, non poteva non aver raggiunto l'assoluta certezza che non lo attendesse nulla oltre, nient'altro che il nulla. Poi c'è quella frase detta da lui dopo il suicidio del padre, a 30 anni: "Lo capisco e lo accetto. Meglio levarsi la vita se sai che non puoi più viverla con pienezza e dignità" e lui ha fatto la stessa cosa, 61 anni dopo.

Queste le considerazioni che ho fatto di getto lunedì notte e le polemiche di ieri vogliono dire che ci avevo visto giusto. E dirò di più: io non "partecipo" per la dolce morte, né mi piace il suicidio, dico solo che Monicelli non credo volesse il silenzio e il rispetto, cose che si riservano a chi si suicida per debolezza. Anche se mi hanno procurato un intimo fastidio, ho condiviso gli interventi in Aula di Montecitorio che hanno sottolineato il significato politico di questo gesto per l'eutanasia. Alzare la voce nel giorno del lutto è stato un gesto di rispetto per la sua morte e non il contrario, utilizzarla per risollevare il problema, perché questo avrebbe preferito lui: morire sulla scena, appunto. Mi resta invece il dubbio se Monicelli avesse davvero preferito una siringa. Troppa pietà e troppa commiserazione per i suoi gusti. Non credete? Anche con l'eutanasia legalizzata lui secondo me si sarebbe suicidato per farla finita in un colpo e via.

Io non sono né pro vita né pro morte, sono solo per la libertà di scelta che è pari alla libertà di culto. Chi crede che la vita non gli appartiene non potrà accettare il suicidio, chi si lo userà per affermare la sua libertà. In un paese bigotto come l'Italia la morte di Monicelli farà storia. I veri credenti dovrebbero dirgli grazie perché la fede non la si impone per legge e senza libertà è priva di significato e valore.

09 febbraio 2009

ORE 20,10: GIUSTIZIA E' FATTA.

Cara Sinistra, ancora una volta io non ti capisco. Ho evitato questo caso Englaro sino alla fine, poi è giunta la morte di Eluana e come sempre la morte porta chiarezza, pone i limiti, definisce le cose. Con la morte possiamo vedere una cosa per quello che è, L'oggetto chiude i propri confini e prende forma perché esce dal Tempo. Per me su questo dolore, quello del padre, c'è solo da tacere e da portare rispetto e cordoglio. Qualcuno grida all'assassino, io dico: "Chi scaglia la prima pietra?" Perché anche se lo fosse io non credo che possa essere giudicato. Come per l'aborto questi sono casi in cui lo Stato deve fare un passo indietro e lasciare la Persona sola di fronte all'Assoluto. Non uno Stato Etico io voglio, non uno Stato che difenda il Bene come se fosse un valore assoluto, perché non c'è tempo in cui questo possa accadere vivendo noi la precarietà del Tempo. Solo la morte dell'intera umanità potrebbe dare soluzione. Onde per cui? Onde per cui tacete di fronte al padre!

Ciò detto io non capisco la "mia" sinistra. Oggi giustamente il quotidiano cattolico L'Avvenire voleva uscire con il titolo "Ore 20,10: Giustizia è fatta!" Non ne hanno avuto il coraggio, peccato! Credo che sia il commento più rabbioso che si possa fare e che contenga una amara verità. C'è uno Stato che ha le sue regole. Tra queste c'è la separazione dei poteri. C'é una magistratura che emette una sentenza e da ragione al padre che chiede di levare da mangiare e da bere alla figlia in stato vegetativo. Questa sentenza deve essere eseguita. E il Capo dello Stato da garante dell'autonomia della Magistratura l'ha fatta eseguire. Ha fatto il suo dovere istituzionale ma da qui ad applaudire ne manca! Io al posto di Napolitano questi applausi non li avrei voluti udire. Lui ha fatto la cosa giusta ma a me avrebbe pesato molto farla e l'avrei portato come un peso per tutta la vita. Ma il potere si paga! Se lo si assume con dignità.

Veniamo ora al Governo. C'é un Governo che sa di voler varare una Legge che se in vigore fermerebbe quella sentenza. Sa anche che se va in Parlamento una grandissima parte del Parlamento voterà a favore di questa Legge, compreso una buona parte dell'Opposizione. Questa infatti lascerà libertà di voto sulla questione, essendo un tema eticamente sensibile. Il Governo cerca dunque di affrettare i tempi e prova anche a varare un Decreto truffa per fermare la sentenza. Che c'è di male? Politicamente, cara sinistra, NULLA! Perché quel Governo sa di rappresentare una maggioranza reale nel Paese e agisce di conseguenza. Trova l'ostacolo formale del Capo dello Stato. In Democrazia la Forma ha la sua importanza, certo. E' garanzia per tutti. QUESTO NON LEVA CHE PER UN CAVILLO FORMALE DI SOSTANZIALE IMPORTANZA SI SIA IMPEDITO DI DARE CORSO A CIO' CHE I PIU' RITENEVANO GIUSTO. Per fare un paragone: è come se si lascia uscire un mafioso perché l'avvocato ha trovato un difetto procedurale nell'imputazione. E' giusto che esca ma cosa c'entra con l'applaudirlo? Non sto equiparando il padre di Eluana ad un mafioso ma sto dicendo che tanto quanto non ci facciamo giudici della sua scelta occorre anche comprendere che il corpo del paese reale era contrario a considerare giusta la sua umana richiesta di pietà. Quello che qui è in giudizio non è il padre di Eluana bensì lo Stato. Se fra due settimane con il plauso di tutti avremo una Legge che avrebbe impedito l'applicazione di quella sentenza come possiamo oggi far finta di niente? E soprattutto con quale ARROGANZA la sinistra si fa depositaria della verità assoluta pretendendo di AVER FATTO LA COSA GIUSTA quando la MAGGIORANZA DEL PAESE RAPPRESENTATA DEMOCRATICAMENTE SMENTIRA' CHE QUESTA SIA LO COSA GIUSTA? Questa è la classica arroganza aristocratica di chi disprezza profondamente la democrazia e oggi si nasconde dietro le regole del gioco per domani disprezzarle e tornare a parlare di ingerenza della Chiesa ecc.

Veniamo infatti all'ultimo argomento. Anzi agli ultimi due: la Chiesa e il Presidente del Consiglio. Personalmente io credo che la Chiesa non possa relativizzare le sue verità. Questo è un compito che tocca a noi. Questa è appunto la laicità. E non penso nemmeno che in un paese di cultura cattolica sia così scandaloso che si ascolti su questi temi cosa pensa la Chiesa di Roma. Io in buona compagnia di Pier Paolo Pasolini continuo a pensare che l'aborto sia un omicidio e sono contento che ci sia chi lo grida. Poi so anche che questa Società non può assumersi tutto il peso di questo dolore e che sarebbe mostruoso se lo facesse ricadere sulla Persona. Quindi io penso che l'aborto sia un omicidio ma che sia un omicidio non perseguibile per Legge. Pena commettere un reato ancora più grande di quello che si vuole perseguire. Non so ancora cosa pensare dell'eutanasia ma se il testamento biologico lo prevede forse penso che sia equiparabile alla scelta del suicidio. Quello che mi spaventa è che sia lo Stato a farsi esecutore. Sono pronto ad accettare il gesto di pietà di una persona coinvolta affettivamente meno quello di un mero esecutore in carta da bollo. Certo anche un aborto non è il Soggetto a compierlo bensì un medico e forse un Testamento Biologico è l'espressione di questa volontà. Lasciatemi il dubbio che una donna che voglia abortire può sino all'ultimo istante tornare sui suoi passi un malato incapace di esprimersi no e quel testamento non è scritto sulla base dell'esperienza data ma solo presunta. So che sono due cose diverse. Per rientrare sul discorso, credo che su questi temi la Chiesa e la tradizione di pensiero che incarna abbia molto da dire. Io l'ascolterò!

Resta dunque il Presidente del Consiglio. So che molti lo considerano un Re della comunicazione. Io non lo credo affatto. Se lo fosse stato non avrebbe detto quelle parole sulla Costituzione (le cui assonanze filosovietiche hanno poco a che vedere con i poteri separati dello Stato, anzi!). Aveva interpretato con quel Decreto un diffuso sentimento, avrebbe potuto incalzare l'opposizione sui tempi e metterla in difficoltà se questa sceglieva - come purtroppo avrebbe scelto - la strada dell'ostruzionismo. Come si fa a fare ostruzionismo in circostanze del genere. Come a dire: siamo in minoranza ma ora vi freghiamo e vinciamo noi perché vi facciamo perdere tempo. Se Berlusconi fosse un vero maestro di comunicazione si sarebbe giocata solo questa carta, senza mettere di mezzo la Costituzione. Quindi non raccontatemi che fa le corna al Premier vicino perché bravo o che fa la battuta sul Kapò perché bravo, lo fa perché... non voglio offenderlo va'. Lo fa. E gli italiani ci passano sopra. Altri capiscono e pensano: hai visto? In fin dei conti anche io potevo fare il Presidente del Consiglio, e non perché mi sono fatto da solo e ho dimostrato i miei meriti ma al contrario, anche io senza particolare meriti potevo meritarmi tanto potere... con un po' di fortuna. Berlusconi è il simbolo di un intero paese senza qualità, da varietà. Ma questo non basta per sentirsi dalla parte del giusto. Cara sinistra...

04 gennaio 2009

IDENTITA' (1)

Il Figlio: "Finalmente ho scoperto la differenza tra uniforme e divisa. La prima unisce, la seconda divide. Noi (...omissis...) rifiutiamo le divise e usiamo solo uniformi."
Il Padre: "L'uniforme è sempre una divisa, e viceversa. Unisce un gruppo di persone ma per farlo deve dividerle da tutte le altre."
Il Figlio: (continua...)

24 maggio 2008

E IO DOVE SONO?

Da pochi giorni ho tra le mani un libro che finalmente promette di rimettere in moto il mio cervello annoiato: "L'Universo Elegante" di Brian Greene. Annuncia una di quelle svolte che segnano per sempre la storia dell'umanità, quelle che Khun chiamava "rivoluzioni scientifiche". Solo che questa sarebbe di tale portata da sconvolgere assetti anche sociali, come d'altro canto tutte le grandi rivoluzioni scientifiche, quali sono state in Occidente la nascita del pensiero greco. la fisica classica, con Galileo Copernico e Newton, e il pensiero evoluzionista in biologia. Questa volta di più! Perchè si giungerebbe ad una Teoria del Tutto come solo il pensiero classico greco aveva osato in passato. Religioni e pensiero comune ne sarebbero inevitabilmente investite. Questa teoria del tutto ha il nome di Superstringhe... potevano scegliere di meglio no?
Da quasi un secolo l'umanità vive appesa nel baratro del Nulla e non lo sa. Quella che giustamente Greene definisce la "congiura del silenzio" tiene gli uomini tranquilli. Pochi sanno che i principi fondamentali della fisica moderna sono tra loro inconciliabili nonostante da decenni trovino conferme sperimentali sempre più probanti. Io personalmente mi ero fatto una ragione personale di ciò ma non speravo che tali enigmi trovassero risposta, non quantomeno durante la mia esistenza in questo mondo.
Dal 1927 con la formulazione del principio di indeterminazione ci viene detto che l'universo è solo una somma di eventi probabilistici. Un assurdo logico. Nulla può avere natura se fondato sulla probabilità. L'unica risposta che mi sono dato è che ogni istante l'universo si moltiplica in altri universi paralleli dando vita nel "tempo" ad una serie infinita di universi dove ogni "futuro" coesiste agli altri in una somma di Coni degli Eventi che crea una grande Sfera di universo spazio temporale comprensivo di ogni probabilità di futuro.
Magra consolazione. Avrei preferito che il mio "io cosciente" fosse quello delle probabilità a me più favorevoli ma devo anche consolarmi che in tantissimi universi paralleli la mia esistenza non è nemmeno contemplata, almeno non in una forma cosciente a se stessa. Tanto mi bastava da tempo per andare avanti!
Avevo chiuso da tempo questo capitolo di ricerca. Riposto i libri di astrofisica e tao della fisica in libreria e nemmeno più sfogliati o spolverati, accontentandomi ogni tanto di aprire questo cassetto di idee solo nella mia mente, a seconda delle occasionali occasioni.
Oggi un libro ha riaperto il cassetto! Vorrei poter vivere in quella condizione giovanile di "permanent vacation" e partire con Gino per la Grecia con il libro in saccoccia, sapendo di potergli dedicare tutte le mattine e i pomeriggi di mare e lettura. Così non è ma troverò il modo di non farne a meno. Se qualche navigatore sperduto del web mi intercetta e vuol farmi compagnia è il benvenuto.
Buona Lettura a me stesso.

16 gennaio 2008

GLOBAL GOD VS LOCAL GOODS

Evidentemente nei miei post precedenti sui discorsi del Papa per l'Epifania avevo visto giusto. COME SUI RIFIUTI A NAPOLI anche questa volta la politica responsabile entra in campo solo di fronte alle EMERGENZE. Per il resto la parola resta nelle mani del massimalismo di ogni tipo, fondamentalismi religiosi compresi ma ancor peggio i soli e miseri integralismi di ogni tipo e coloro, ateisti e laicisti compresi. Aggiungo solo alcune brevi considerazioni alle ovvietà del giorno dopo che oggi hanno riempito i giornali.
C'é una sinistra anticlericale e una sinistra massimalista che identificano questo Pontefice con l'idea rassicurante per ogni estremista di un Papa Reazionario. Io credo che sia troppo semplice e che invece questo Pontefice sia molto più utile al mondo laico dell'amato Papa Woitjla. Questo Papa tedesco ha la levatura di un filosofo e sposta infatti sul piano teologico il discorso, affrontando senza reticenza e con un radicalismo della ragione il confronto spinoso tra Fede e Ragione. Lo fa con un postulato programmatico rischiosissimo ossia quello di provare il fondamento nella Ragione della Fede. Il suo presunto attacco (da una Università si noti) all'Islam era invece un attacco alla Trascendentalismo, da quello monacale a quello protestante, da quello nichilista a quello appunto islamista. Più che invocare un generico ecumenismo delle fedi questo Papa apre invece ad un confronto con le religioni della tradizione ed in questo senso può meglio dialogare sia con gli ortodossi cristiani, sia con l'Islam. E vorrei ricordare - perché non di poco conto - che nel discorso sopra citato la novità assoluto era la dimostrazione razionalista della incompatibilità tra Fede e Fede imposta con la violenza. Altro che Papa delle Crociate! Un grande messaggio all'Islam, invece! Un argomento da poter riprendere e far rimbalzare per le Scuole coraniche desiderose di trovare alternative all'integralismo islamista. Questo il vero significato di quel discorso e che nessuno nel mondo laico è stato capace di leggere e riproporre all'Islam moderato (ma io preferirei dire democratico e moderno). In questo senso questa Papa è un continuatore e non un demolitore del precedente. E' stupidissima la lettura opposta. Paradossalmente le aperture del precedente erano meno capaci di gettari ponti con le altri religioni delle chiusure di questo. Ne è un esempio la messa detta di spalle. E' questo un gesto che riapre il dialogo con le Chiese Ortodosse e non è un gesto reazionario quanto piuttosto un ritorno alle origini della Fede. Per millenni i fedeli, anche quando erano comunità senza sacerdoti, pregavano in questo modo. Non è Uno che da le spalle come si vuol leggere nei commenti di questi giorni bensì è un Tutti che si rivolgono a Dio (al limite, si potrà dire, attraverso la mediazione di Uno per Tutti, il sacerdote che è comunque l'officiante). Nella messa le spalle del sacerdote caricano di mistero l'eucarestia e fanno sentire al fedele che in quel momento ci si sta volgendo tutti insieme ad un altrove (il cielo, lo spirito santo). Francamente per me il nemico reazionario ha un nome opposto, sono le messe con le canzonette strimpellate alla Sanremo, della serie "volemoci bene" e facciamo festa che mi sembrano al passo con un degradante segno dei tempi. Tranne poi avere nostalgia viaggiando per il mondo per l'intensità rituale di altre confessioni religiose e di altre culture! Il solito razzismo capovolto.
Polemicamente aggiungerei infatti che coloro che hanno tolto la parola al Papa sono gli stessi che hanno ritenuto offensive e da censurare le vignette sull'Islam. Io ho sempre ritenuto geniali le vignette del Male e poi di Cuore sul Papa e avrei difeso anche quelle sull'Islam. I miei amici di sinistra no. Loro si oppongono solo all'integralismo del Papa ma non a quello delle Moschee, nemmeno quando si trasformano in appelli all'omicidio di artisti, scrittori e registi.
A titolo di chiarezza aggiungerò soltanto alcune brevi note di deontologia laica:
- l'invito del rettore dell'università era corretto nella sostanza (il Papa è l'erede del fondatore di quella Università) e nella forma (non era il relatore bensì l'ospite e non è mai accaduto che al discorso dell'ospite segue il contraddittorio, mai!)
- il Papa aveva diritto di parola come altri avevano diritto di contestarla ma nei contenuti e non per impedirgliela
- i veri laici avrebbero avuto un'occasione straordinaria di confronto, un confronto che però è difficile e mette in gioco le questioni fondamentali del nostro futuro prossimo e sulle quali non c'é da stare in difensiva rispetto al richiamo che tutti i fondamentalismi religiosi rappresentano e che non è detto che si traducano tutti in integralismo
- quello a cui abbiamo assistito potremmo chiamarlo un fondamentalismo laicista e/o ateo trasformato in integralismo
- quella che rimane muta e senza argomenti è una sana cultura laica
- in tal senso poco mi importa delle campagne su aborto, sessualità, famiglia e confini della Scienza alle quali basterebbe ricordare a tutti che su queste questioni lo Stato non risponde per eticità ma per mediocre scelta di relativa opportunità (qualcuno oggi ha detto che quando si tratta di fare delle scelte sarebbe bene non tirare in ballo da blasfemi Dio), facendo scelte che devono risultare le migliori in quel momento e che possono sempre essere rimesse in discussione dai ritorni più o meno negativi che esse hanno. L'aborto illegale faceva morire le donne in altissima percentuale, la legge sulla fecondazione fa scappare all'estero chi se lo può permettere, quelle sui limiti alla ricerca fa scappare i cervelli e la legge di famiglia non regolamenta diritti e doveri di tanti conviventi. Semplice no? Perché la Chiesa dovrebbe abbassare i toni poi nel giudicare tutti questi peccatori? Li alzi pure. Aumenterà al limite il tasso di senso di colpa. Comunque sia, nessuna di queste vicende nostrane (local goods nel senso meschino delle "merci della politica con la p minuscola") giustifica quanto accaduto oggi.

07 gennaio 2008

Lo struzzo del laicismo

Mentre io rifletto sul discorso del Papa del 6 gennaio sulla stampa italiana infuriano le polemiche su ateismo, laicismo e le crociate del Foglio di Ferrara. Mi sembra un dibattito da poco. Di Piergiorgio Odifreddi ho letto con grande fatica "Le menzogne di Ulisse", un compendio storico del pensiero Logico che non consiglierei a nessuno. Lui si vanta di avere una prosa ammaliante e una capacità di trasformare in racconto la matematica ma non è affatto così. Invece ostenta giudizi approssimativi su qualsiasi forma di pensiero non "positivo" (e sono comunque i passaggi più divertenti del libro). Il suo intervento su Repubblica di ieri è un intervento a gamba tesa, pari a quelli di Ferrara contro di lui o contro la Bonino. Gii risponde oggi Boselli per ribadire però cose ovvie che dovrebbero essere il punto di partenza. Ossia "il principio di «eguale rispetto» da parte dello Stato nei confronti delle varie posizioni religiose e anche nei confronti della non religione. Se accettiamo la formula di Martha Nussbaum (il Nord America è in queste discussioni assai attrezzato!) possiamo anche parlare di un principio di «non preferenzialismo». Fare attenzione: la formula è onerosa per tutti, chiede ai religiosi di assegnare uguale dignità alle altre fedi e alle posizioni non-religiose (atee, agnostiche, etsi deus daretur o etsi non daretur fa lo stes so), e chiede ai non religiosi (atei e ma terialisti ottocenteschi compresi) di assegnare uguale dignità a quelle religio se (non equiparandole, per esempio, caro Odifreddi, a oroscopi e altri intrat tenimenti)." (l'intervento integrale nel link nascosto sotto il titolo di questo post). A nessuno viene in mente che vi sono milioni di musulmani alle porte e dentro i loro territori storici che di questi argomenti non tengono alcun conto. Sapere se la religione madre dell'Occidente sia alleata attiva della laicità dello Stato o se invece si ponga sul piano concorrente all'Islam non è cosa da poco. E' uno degli scenari più inquietanti per una guerra non solo di armi che è il nostro immediato futuro. Per quanto mi riguarda ci manca solo che qualcuno per gioco o per voglia di protagonismo faccia finta di far entrare anche l'ateismo in gioco per il dominio teologico sul mondo. Essere atei è una cosa, pretendere che lo sia lo Stato è un'altra. Come io temevo intanto i Laici fanno gli Struzzi e lasciano la parola solo a coloro che sono "contro" (la Chiesa, Dio, ecc.).

GLOBAL GOD 2

Trovo oggi un nuovo rilancio di agenzia del discorso del Papa per l'Epifania. L'accento qui cade sull'impegno cristiano per un mondo che sposi lo sviluppo sostenibile e l'equità. L'impegno laico anche del cristiano sembra qui essere lo scenario contemplato. Il mondo non si salverebbe più hic et nunc perché convertito al Cristianesimo bensì viene salvato dagli uomini, che così si dimostrano all'altezza di un disegno che la Chiesa Cristiana considera opera dello Spirito Santo. Questa chiave di lettura, dai toni molto differenti dall'altra se letta coerentemente con il famoso discorso dello Scandalo sull'Islam, apre interessanti sviluppi. Da una parte si prendono le distanze da tutte le forme di trascendentalismo che connotano ogni fondamentalismo (e il Papa non indicava solo molte scuole coraniche ma anche molte correnti monacali del cattolicesimo, molti dei dissensi con il mondo protestante e ortodosso, oltre che le forme nichiliste e romantiche del pensiero moderno). Dall'altra ci si ricollegava invece alla tradizione razionalista del pensiero occidentale, al pensiero greco antico e agli sviluppi filosofici di questo. Uno spazio d'azione in cui la laicità e il secolarismo - io penso - potrebbe essere maggiormente considerato, mentre, in specie il secolarismo, questo Papa come il precedente, continuano ad indicarlo come nemico. Così facendo e dicendo ne consegue che esiste un mondo redento da conquistare tramite Dio ma non esiste che perdizione nel tentativo mediocre di costruirne uno migliore ma imperfetto perché semplicemente non di Dio ma degli uomini. Ebbene no. La globalizzazione è la nuova Babele e c'é solo da sperare in una nuova redenzione che compia la Nuova Israele. Ma non si riapre così lo spazio alla tentazione fondamentalista che vede solo nella palingenesi la soluzione della Storia umana? E' con tale pensiero apocalittico che la Chiesa Cattolica e con essa tutte le chiese cristiane dovrebbero avere il coraggio di rompere. I totalitarismi del secolo scorso sono tutti figli di questo paradigma e questo paradigma nasce dal pensiero religioso occidentale. Erano questi i miei dubbi sui laici che fanno gli struzzi e non osano chiedere ragione di questo. Nel bollettino stampa di oggi i toni sono decisamente diversi e pongono l'accento proprio sulla buona volontà dei cristiani. Leggiamone allora le parole (ma è possibile leggere anche il testo integrale):
- "Con la chiamata di Abramo inizia la storia della benedizione cioè "il grande disegno di Dio per fare dell’umanità una famiglia, mediante l’alleanza con un popolo nuovo, da Lui scelto perché sia una benedizione in mezzo a tutte le genti" - si parla ovviamente degli Ebrei e non è poco questo tono - "Questo piano divino è tuttora in corso e ha avuto il suo momento culminante nel mistero di Cristo. Da allora sono iniziati gli "ultimi tempi", nel senso che il disegno è stato pienamente rivelato e realizzato in Cristo, ma chiede di essere accolto dalla storia umana, che rimane sempre storia di fedeltà da parte di Dio e purtroppo anche di infedeltà da parte di noi uomini. La stessa Chiesa, depositaria della benedizione, è santa e composta di peccatori, segnata dalla tensione tra il "già" e il "non ancora". L’arrivo dei Magi dall’Oriente a Betlemme è il segno della manifestazione del Re universale ai popoli e a tutti gli uomini che cercano la verità. Con Gesù Cristo la benedizione di Abramo si è estesa a tutti i popoli, alla Chiesa universale come nuovo Israele che accoglie nel suo seno l’intera umanità. Anche oggi, tuttavia, resta in molti sensi vero quanto diceva il profeta: "nebbia fitta avvolge le nazioni" e la nostra storia. Non si può dire infatti che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt’altro. I conflitti per la supremazia economica e l’accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale. C’è bisogno di una speranza più grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti. Se c’è una grande speranza si può perseverare nella sobrietà. Se manca la vera speranza, si cerca la felicità nell’ebbrezza, nel superfluo, negli eccessi, e si rovina se stessi e il mondo. La moderazione non è allora solo una regola ascetica, ma anche una via di salvezza per l’umanità. È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita sobrio, accompagnato dal serio impegno per un’equa distribuzione delle ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e sostenibile. Per questo c’è bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e possiedano perciò molto coraggio. Il coraggio dei Magi, che intrapresero un lungo viaggio seguendo una stella, e che seppero inginocchiarsi davanti ad un Bambino e offrirgli i loro doni preziosi. Abbiamo tutti bisogno di questo coraggio, ancorato a una salda speranza".
Ma si parla di coraggio laico o del coraggio della fede? Io nel mio piccolo continuo a pensare che la modernità abbia messo radici nella cultura cristiana grazie alla distinzione tra le cose di Cesare e quelle di Dio. E' in questa separazione che la Chiesa dovrebbe reinventare il suo posto nel mondo.

06 gennaio 2008

GLO-GOD

Il nuovo Papa delinea sempre meglio il suo pensiero. Come non condividerlo quando dice: ''La globalizzazione non è sinonimo di ordine mondiale. I conflitti per la supremazia economica e l'accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, a ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale. C'è bisogno di una speranza più grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti."
I problemi sorgono dopo. La speranza più grande di cui ci parla Papa Benedetto XVI non solo è Dio ma è unicamente il Dio dei cristiani, quello del Nuovo Israele, sinonimo di un Nuovo Ordine mondiale.
E' difficile pensare che possa essere diverso da così per un cristiano che non voglia essere un "cristiano della domenica". Il cristianesimo è una religione universalista e che non contempla forme di relativismo dell'esperienza spirituale.
Al contempo ricordare questo e dargli forza come ha fatto il Papa pone la Chiesa Cattolica e le chiese cristiane con essa in una posizione di competizione assoluta con le altre religioni. Esattamente come fa il fondamentalismo islamico.
Non credo che il Papa possa averci lasciato senza risposte su questo ma non se ne trova traccia nelle comunicazioni degli uffici stampa. E il mondo laico che fa? Fa finta di non capire? Non si interroga? Anche questo è un modo per non ascoltare. Chi non vuole apparire "contro", "anticlericale" o "ateo" risolve il problema facendo lo Struzzo.

01 gennaio 2008

APPUNTI DI FILOSOFIA - 2: DIO

Di quale Dio provare l’esistenza? Ed è mai possibile ridurlo ad Uno?
Diamo per scontato che tale domanda è volutamente ingenua. Di nessun Dio proveremo mai l’esistenza altrimenti saremmo già tutti costretti da tempo a crederci. Ciò nonostante noi indaghiamo filosoficamente la questione per conoscere i limiti del nostro pensiero. Quello che per ora posso constatare è che si prima di porsi ogni domanda su Dio bisognerebbe indicare quale Dio si stia cercando. Io ne annoto quattro o meglio due coppie, due per il Dio Esterno alla Natura e due per il Dio Interno alla Natura:
- il Dio Creatore
- il Dio Estraneo al Cosmo ma non suo Creatore
- il Dio Mente del Cosmo
- il Dio Cosmo ma non sua Mente
Nessuno di questi “Dio” resiste alla prova di confutazione del monoteismo. Per ognuno di essi è possibile una versione politeista. Non riesco per ora a vedere differenze tra pensiero mitologico e religione, argomento invece usato da molti filosofi (oltre ovviamente da molti credenti e uomini di Chiesa).

Prova Teleologica
Nella sua accezione classica questa prova è di scarso interesse. Essa consiste nell’asserire che la Natura sarebbe cosa così complessa che si dovrebbe presupporre un suo Progettista. Dio quindi è un Creatore Architetto del Cosmo, come per analogia qualsiasi sistema complesso presuppone un Progettista. Possiamo ben pensare che non sia così: l’analogia non regge. La Teoria dell’Evoluzione ci fornisce un paradigma alternativo e la complessità sarebbe il frutto di miliardi di anni di specializzazione cellulare negli organismi viventi. Stiamo comunque parlando di un Dio Creatore, estraneo alla Natura stessa. Proviamo però ad abbandonare questo Dio. In tal caso la Prova Telelogica torna a poterci interessare. La sua stessa etimologia ci fornisce una via d’uscita diversa: telos sta infatti ad indicare lo “scopo”. Il Cosmo sembra infatti avere un Disegno e nulla ci vieta di pensare questo Disegno non come Progetto esterno al Cosmo stesso ma come propria Finalità interna. Dio non come Creatore ma come Mente del Cosmo. E’ in questa direzione che va il Principio Antropico Forte di molti astrofisici. Esso parte dalla constatazione di una scarsissima probabilità spazio temporale nella catena di eventi che ha portato al big bang può aver consentito la nascita di questo universo e in esso delle condizioni per lo sviluppo di una vita e con essa di una vita cosciente, ossia l’uomo. Qualsiasi altro istante, per altro molto più probabile, per l’evento primo del big bang, non avrebbe condotto a noi. In questi anni è cresciuta una forte obiezione a questo principio antropico forte. Ogni teoria dei giochi sa che qualsiasi caso è sempre probabile al 50% anche se statisticamente dato per improbabile. Anche il più improbabile degli eventi può infatti sempre accadere e quando accade a nulla serve dire che era improbabile. Anzi, potrebbe riproporsi due pochi istanti e rimanere ancora altamente improbabile. La statistica non ha nulla a che vedere con il principio di determinazione. Noi esistiamo dunque in un mondo che ha vinto alla lotteria pur avendo scommesso il minimo (un solo biglietto e nella piazza più sfavorita). Questo non dimostrerebbe che il mondo esiste per noi. L’argomento è convincente ma pieno di insidie. Pur non provando nulla la prova teleologica assolve infatti al suo compito di dare uno scenario logico e razionale alla fede in Dio. Il mistero del big bang apre uno spazio al sentimento religioso e tanto basta. La improbabilità resta infatti un dato di fatto e pertanto l’idea che qualcuno abbia detto “ora” perché questo consentisse lo sviluppo desiderato degli eventi è cosa non trascurabile. Si apre lo spazio ad un Dio Creatore, se inteso come Esterno, o ad un Dio Mente, se inteso come Interno. Diverso è invece interrogarsi meglio su questa catena di eventi che è l’Universo. Il fatto che noi si stia qui nella posizione di Osservatori fa di questa catena di eventi una catena obbligata, pena la non esistenza di noi Osservatori. Questo fa di noi i Creatori a posteriori dell’Universo e rimanda alla questione filosofica dell’esistenza del Mondo fuori da Noi. Dio = Io.
Un altro aspetto da considerare è che per molti astrofisici il nostro è solo uno degli infiniti Universi possibili. Se intendo bene, si tratterebbe di ampliare il Cono degli Eventi dalla sua dimensione bidimensionale (prolungamento come Tempo e allargamento come Spazio) per giungere ad un modello sferico che includa tutti gli eventi possibili sin dai primi istanti. In tal caso cadrebbe il principio antropico o almeno non nella sua versione forte, visto che nessuno può dirci che il nostro Universo sia quello preferibile ad altri, l’uno non essendo permeabile dall’altro.
Resta infine di grande importanza sapere se l’Universo rimarrà in espansione continua ed infinita o se collasserà. Il primo caso lascia aperto uno spazio per un Dio Esterno mentre il secondo rende infinita l’alternanza di infiniti eventi e vana ogni ricerca di un momento iniziale e creatore. Con questa considerazione abbiamo aperto la questione della Prova Cosmologica.

29 dicembre 2007

APPUNTI DI FILOSOFIA - 1: DIO

L’esistenza di Dio
Voler provare l’esistenza di Dio è come voler provare l’esistenza di qualcosa ancora prima di aver definito “cosa”. Ogni prova di Dio porta infatti con se una diversa definizione dell’oggetto cercato. In realtà si manifesta ciò che cerchiamo solo dopo averlo trovato o, in negativo, per non averlo trovato.
Ne consegue che Dio è un sentimento, un afflato. Dio come afflato esistenziale per eccellenza. Dio è il rapporto con qualcosa che non possiamo afferrare, con tutto ciò che sfugge alla nostra ragione. Dio è la comprensione del nostro limite. Tale ricerca è dunque alimentata dalla Scienza e non avversata. Ma se così è le Religioni sono oggi Codici ancora attuali per rapportarsi a Dio? Ne dubito ma voglio pensare che dentro di esse si siano stratificate grandi Tradizioni, enormi ricchezze che non possono restare inaccessibili per ragioni mondane.
Ma torniamo alla filosofia e alle prove dell’esistenza di Dio.

Onnisciente, onnipotente e infinitamente buono
Ecco un esempio di qualcosa che non può essere cercato a priori. Troppi attributi tutti insieme. Nessuna prova della sua esistenza può postularli a priori senza dover fallire al primo tentativo. Tali qualità vanno dimenticate e fanno parte del repertorio storico del teismo, ossia dell’ebraismo ovvero del cristianesimo ovvero dell’islam.
Se per esempio pensiamo a Dio come causa prima le suddette qualità non ne conseguono. La più debole di tutte è di certo quella etica. In ogni caso nelle stesse tradizioni teiste non è così scontato che Dio si identifichi con la Natura, quanto al contrario che sia di essa un progetto di redenzione. Esiste un rapporto dialettico tra Dio e Natura che prevede il Male come Negazione dialettica di Dio. [indagare Hegel su argomento – mi mancano conoscenze]. Se dovessimo applicare la Dialettica hegeliana ne conseguirebbe tale schema: Dio – Male – Natura / Natura – Dio Redentore – Palingenesi. Il primo nella posizione di Dio Padre, il secondo nella posizione di Dio Figlio e lo Spirito Santo dentro ogni Sintesi, ossia Natura in forma parziale ovvero Palingenesi in forma omnipermeativa.
Questo il Dio delle principali Religioni del mondo. Ha esso qualcosa a che vedere con la domanda filosofica sull’esistenza di Dio? Cercherò di dimostrare di no. La domanda filosofica nasce infatti dalla Filosofia della Natura mentre qui Dio è un progetto estraneo alla Natura stessa. Non conta sapere se ne è il Creatore (prova teleologica e prova cosmologica), egli è innanzitutto Estraneo alla Natura e la sua presenza in essa è problema successivo.

Dio è la Natura
Altra via d’uscita è ovviamente quella di identificare al contrario Dio con la Natura. Tale percorso è il Paradigma oggi imperante e sotteso nel sentimento di molti ma non sempre in quello popolare e tradizionale dell’Occidente. Esiste un conflitto sotteso e non manifesto da parte delle grandi Religioni teiste. Si evita lo scontro con questo Paradigma a favore invece di una guerra con il Secolarismo, il Razionalismo e l’impero della Tecnica. Se questo avvenga per impreparazione o per ignoranza non mi è dato saperlo. Personalmente ritengo questa però la battaglia decisiva.
Torniamo alla filosofia. Se Dio non è causa prima dell’Universo ma è l’Universo nella sua accezione più ampia ossia dell’Universo che lo si pensi sia come Evento unico sia come Evento tra gli Eventi ovvero come Apparenza Evento di un Essere, ecc… comunque lo si voglia pensare la domanda su Dio si identifica con la domanda sul Mondo e sull’Essere. E’ questo il Dio dei Filosofi ma è un Dio che annulla quello delle Religioni teiste lasciando spazio solo a quelle Orientali e forse tra queste solo al Buddismo.

Panico esistenziale
Ne consegue un panico esistenziale. Trovarsi improvvisamente fuori da tutta la tradizione occidentale e doversi liberare come di una zavorra di quella Dialettica che sopra abbiamo descritto non è facile da dirsi. Opporrò dunque la massima resistenza. Per ora continuerò a chiedermi se la Storia dell’Umanità sia dentro quella Dialettica che porta all’attesa del Redentore, come credono gli Ebrei, o se sia dentro invece alla Negazione del Dio Redentore come per i cristiani o se si possa fare a meno di questa Dialettica Storica (il Redentore) come per l’Islam che si ferma al primo passaggio e lo rende assoluto in questo schema: Dio – Natura – Paradiso, dove ad essere redenta non è la Natura e la Creazione ma soltanto l’Uomo per il quale è già pronta una Creazione purificata dal Male e che lo aspetta dopo la morte.
Possono queste tre Tradizioni teiste continuare ad incontrare la Filosofia?

25 marzo 1994

IL MARE DENTRO

Che un animale ne mangi un altro non modifica la situazione fondamentale: ogni animale è nel mondo come acqua dentro l'acqua. (G. Bataille)

L'acqua rende crudeli e la crudeltà è spesso tutt'uno con la mitezza e l'intelligenza. Carattere mediterraneo.

L'acqua è spesso un confine, un limite oltre il quale si scopre l'infinito, l'origine o l'annullamento di ogni storia: l'abisso. Allora, dentro i confini, sullo spazio di terra ferma, crescono le identità, i continenti: isole grandi o isole imperfette, che hanno bisogno di nuovo dell'acqua, dei fiumi, per ridarsi confini. Il nostro mare, no: lui è forse un limite per i nostri passi, un luogo dove fermarsi a guardare oltre, ma è un confine dentro, dove ci si ferma più per ascoltare, o per ascoltarsi dentro. Infatti noi lo sappiamo, lo abbiamo sempre saputo, oltre quelle onde, oltre quella distesa verde e azzurra che porta con sé l'idea del nulla, vi sono invece i nostri vicini, vi siamo nuovamente noi, o una nuova modulazione del nostro essere.

Un tempo il Mediterraneo era il cuore dell'universo pensato. Intorno a lui il reticolo delle strade romane. E se le strade fanno pensare al viaggiare dei nostri pensieri, il mare fa pensare al loro confondersi in un cuore indistinto di impressioni, dove le parole giocano a diluirsi se non a perdersi in un oscuro abisso che precede il linguaggio. Il mediterraneo è stato così, nell'antichità. Il tempo in cui si conosceva l'opacità della parola era il tempo in cui alle strade si preferivano le rotte di mare, il mare come reticolo di strade, da una sponda all'altra della Terra.

Intorno all'acqua v'era la Terra. E l'acqua scorreva, una grande acqua che attraversava le cose e le nutriva. Di solito, altrove, sono grandi fiumi, che attraversano il Mondo. Il mare è diverso, acqua nell'acqua, il Mondo vi si annulla per rinascere all'orizzonte. L'universo ebbe allora un cuore d'acqua, con l'infinito dentro: la profondità oscura e non definibile dell'Essere. Quell'universo aveva al centro un mite oceano: era il Mare Dentro.

Così è stato, a lungo tempo. Eppure, con la nascita dell'Europa, il mare divenne un muro di cinta. Ciò che era stato unito dovette dividersi, ed è una lunga Storia. E' la storia delle identità, dove "sono i buoni muri di cinta a fare i buoni vicini". Ma i muri non si fanno d'acqua ed il mare divenne il confine minaccioso oltre il quale spuntava l'Altro. L'Europa si disse cristiana e si fece continentale e sul suolo di terra tutta la storia ha giocato la partita delle identità. Non ultime le Nazioni, frazioni di senso dei continenti. Eppure le identità sono come le parole, per avere senso hanno bisogno di confini, di definizioni ma hanno anche bisogno della poesia e dello scambio, per non perdere la necessità ed il senno.

Perché ogni parola è una zolla di terra, ha l'acqua dentro.

Anche l'Europa potrebbe ripensarsi con il mare dentro, come alle sue origini. E lo scambio di allora potrebbe ritornare ad essere quello di oggi, ricchezza di identità, mercato della necessità. Dentro l'acqua del mediterraneo ritroveremmo l'eco di una comune appartenenza, così le identità etniche e linguistiche, religiose, culturali e territoriali che l'acqua stessa, in un rimando infinito di senso, continuerà a creare, perché luogo indifferente dove le identità si annodano e si scambiano.

...

E' quello che il cinema mi ha insegnato. Non il racconto quanto la visione delle cose. Anche il cinema ha l'acqua dentro, se lascia i confini delle definizioni, del senso, per ridare parola alle cose, nel loro Muto apparire in immagini e suoni. Il cinema come prova ontologica della poesia, il cinema come visione poetica della realtà. Il cinema con il mare dentro.

Bari, Teatro Kysmet, 25 marzo 1994
Manifesto programmatico per le "videomemorie" di Angelo Amoroso d'Aragona