(Questa la lettera che domani imbuco sotto la saracinesca del mio Circolo.)
Egregio Signor Segretario del Circolo Madonnella del Partito Democratico di Bari Antonio Bozzo,
Le scrivo questa breve nota come neo iscritto del Circolo dove ho trovato subito amicizie e condivisione politica e non solo una formale appartenenza per residenza. Ne sono rimasto compiaciuto. Era un buon inizio.
Diversamente sono estremamente contrariato dal clima e dagli episodi che la cronaca politica di questi giorni vede registrare nella campagna di tesseramento del PD. Paradossalmente il Partito viene scelto da aree sempre più vaste di società civile come arena di confronto politico decisiva per il nostro Paese e assistiamo invece alla chiusura settaria e pretestuosa dei suoi apparati direttivi che temono i nuovi iscritti anziché salutarli come area fresca e segno di vitalità riconquistata. Un Partito che ha paura del nuovo è già morto. Un Partito che ha paura di essere invaso è bene che si dica sconfitto. Accade tutto il contrario di quello che non molto tempo fa il Partito si era auspicato: fa paura alla Direzione del Partito che questo diventi la Casa comune delle diverse correnti culturali, politiche e di impegno civile che hanno attraversato e continuano a far vivere la sinistra di questo Paese. Se questo fosse confermato non potrò che uscire nuovamente dal PD così come sono entrato. Devo invece constatare che nonostante questi pessimi segnali grande è la mobilitazione e l'entusiasmo per una nuova stagione politica dentro il PD. Io perseguirò questo proposito sino in fondo e senza atteggiamenti di attesa o sfiducia nelle potenzialità che esso offre. Per questo non mi arrendo alla mera constatazione e in quanto iscritto 2008 2009 del Circolo Madonnella di Bari
CHIEDO
al suo Segretario quanto segue:
- che il Circolo resti quanto più tempo possibile aperto per raccogliere le nuove iscrizioni;
- che non si neghi a nessuno questa iscrizione lasciando agli organismi di controllo della Segreteria Provinciale e Regionale il compito di operare eventuali controlli;
- che in caso di censure su avvenute iscrizioni si convochi una riunione del Circolo alla presenza di chi è ha avuto la tessera respinta per valutarne insieme le motivazioni;
- che il Circolo offra la tessera a Beppe Grillo e ai meno famosi Piero Ferrari di Cosenza o Gabriele Del Mese di Eboli, a quanti come loro hanno visto la propria iscrizione rifiutata con pretesti burocratici o a quanti l'hanno presentata online, anche se provenienti da altre aree geografiche d'Italia o di italiani all'estero;
- che il Circolo offra la sua disponibilità a restare aperto sino al 31 luglio per le iscrizioni, qualora come mi auspico venga accettata la richiesta di Ignazio Marino di prorogare sino a quella data la scadenza delle iscrizioni, quindi garantendo da domani l'apertura per 4 ore al giorno e per 8 ore in uno dei due giorni del fine settimana; a tal fine
OFFRO
la mia disponibilità per l'apertura della sede di Circolo operando una turnazione tra tutti gli iscritti in sede.
Bari, 20 luglio 2009
Angelo Amoroso d'Aragona
20 luglio 2009
LETTERA AL MIO SEGRETARIO DI CIRCOLO PD
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16 luglio 2009
L'ENNESIMO AUTOGOL DELLA NOMENKLATURA DEL PD
Mi ero già schifato per le motivazioni con cui avevano detto no a Marco Pannella. Oggi la scena si ripete. Io da ieri sono Militante del PD, circolo Madonnella di Bari, lo stesso dell'Arci Gay, di Paola Concia ma anche di Luigi Quaranta e di tanti Eco Dem. Qualsiasi esperto di comunicazione avrebbe pagato per una incursione di Beppe Grillo dentro il PD, non poteva che portare benefici e conclamare un interesse della società civile per il PD come unica risorsa per il paese che vuole cambiare e diventare moderno ed europeo. Invece no. Loro, la nomenklatura, il paese lo vuole solo "governare", diciamo così e ci siamo capiti. Cosa si portano a casa ora? Un ennesimo autogol! Migliaia di ragazzi che vogliono solo legalità ed ecologismo vero ora si leggeranno divertiti questa ennesima invettiva del nostro comico e staranno sempre più alla larga dal PD. Eppure sono proprio loro il popolo naturale del PD. Il populismo di Beppe Grillo o la sua speculazione commerciale non c'entrano nulla. Sono il risultato di questa miopia. Ecco la nota che oggi diffonde in rete Grillo. Qualcuno può dargli torto. Io no! Allora mi dico: ma non c'è un solo Circolo del PD in ITALIA che non abbia il coraggio di disobbedire e offrire la tessera a Grillo? E' possibile che il popolo del PD sia così silente e gregario? Da oggi cercherò di capirlo dall'interno. Intanto vi dico che è nata una Rete delle Rose Rosse del PD che non ha alcun burocrate tra i piedi e non intende derogare alla sua voglia di politica vera, per un partito che sia realmente rappresentativo e che torni a parlare di politica. Abbiamo iniziato a Manfredonia, qualcuno ci ha chiamato l'oro del Silento perché siamo l'unica ricchezza del PD, quelli che vogliono un partito federale di massa della sinistra riformista italiana, aperto quindi a tutte le sue componenti storiche. O siamo anche noi OSTILI AL PD? Ci trovate su facebook e ci stiamo costruendo anche un nostro social network http://reteroserossepd.ning.com/. Se sei interessato iscriviti.
Ecco intanto la nota di Grillo:
NOTA DI BEPPE GRILLO
La commissione di Garanzia del PD mi ha lanciato una fatwa: "Non e' possibile la registrazione di Beppe Grillo nell'anagrafe del Pd poiche' egli ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al PD. La delibera verra' resa nota sul sito nei prossimi giorni''.
In una sola frase hanno ammesso che:
1. esiste un movimento politico popolare
2. tale movimento è "ostile" al PD
3. se un cittadino può iscriversi o meno al PD (dove D sta per Democratico) lo decide una fantomatica commissione di Garanzia, non lo Statuto
Il "Movimento Politico Ostile" è ostile forse perché il suo programma è alternativo a quello del PDL? Mentre quello del PD è invece uguale a quello del PDL?.
Il PD è ostile alle rinnovabili, ostile al ripristino della votazione diretta del candidato, ostile al Parlamento Pulito, ostile a rifiuti zero, ostile alla diffusione della Rete e al suo accesso gratuito, ostile all'acqua pubblica, ostile a un massimo di due legislature per deputati e senatori, ostile alle inchieste di De Magistris e della Forleo, ostile a tutti i temi trattati nella Carta di Firenze.
Il PD è invece favorevole agli inceneritori, all'indulto di buona memoria, alle concessioni per tre televisioni nazionali regalate da D'Alema e da Violante allo psiconano, all'occupazione del partito da parte di un'oligarchia, all'acqua privatizzata, ai conflitti di interesse, alle centrali nucleari, alla militarizzazione di Vicenza con il raddoppio della base Del Molin, al Lodo Alfano, ai contributi all'editoria, all'occupazione della RAI da parte dei partiti.
Il "Movimento Politico Ostile" è l'esatto contrario del PD a livello di programma, se si può parlare di programma per il PD e non di scelte tattiche di un manipolo di persone in cerca di occupazione. Ricordo, ad esempio, che Fassino e sua moglie hanno accumulato 13 legislature. Quanti milioni di euro ci sono costati e con quali risultati per i cittadini?
Il "Movimento Politico Ostile" è ostile solo nei confronti di una ventina di persone, da Bersani alla Melandri, che si arrogano di rappresentare la volontà di milioni di italiani e disprezzano la società civile che ha partecipato ai Vday e che ha eletto quaranta consiglieri nei Comuni con le Liste a Cinque Stelle.
Il "Movimento Politico Ostile" non è ostile verso chi vota PD, non è ostile all'insegnamento di Berlinguer.
Il "Movimento Politico Ostile" è ostile a un gruppo ristretto di persone che come i maiali nella "Fattoria degli animali" sono animali più uguali degli altri e sfruttano la buona fede e la mancanza di alternative di milioni di cittadini per bene, è ostile a chi mette il ladro Bottino Craxi nel suo Pantheon privato.
Io non sono stato tesserato, non sono degno, non posso candidarmi con un programma a segretario. Lo ha deciso una commissione. Chi ha eletto questa commissione? Chi ne fa parte? Chiedetelo al segretario Giampietro Sestini, mail: giampietrosestini@yahoo.it.
Una domanda a Bersani: "Bassolino inquisito a Napoli come sta? E Carra condannato in via definitiva è un vostro deputato?". Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure
Beppe Grillo
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11 luglio 2009
Il mio ritorno ufficiale e improvviso alla politica...
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07 luglio 2009
CARTEGGIO CON L'ASSESSORE ALLA CULTURA
L'ASSESSORE A ME
Egregio Amoroso,
punto uno: L’assessorato è stato Laforgia. Carlo Bruni è stato mio prezioso consulente, lavoratore come pochi, ma tutta la politica culturale, nel bene e nel male, è del sottoscritto! La dizione Laforgia/Bruni se la impacchetti e se la porti a casa. E sono politicamente corretto nel non consigliarle che uso farne dopo averla impacchettata. Questa fandonia offensiva mi ha francamente rotto le palle. Chiedo scusa a chi legge se sono un po’ volgare, ma c’è un limite alle calunnie che ormai sono addirittura documenti che girano per mail. Se la deve rimangiare lei e tutti quegli altri che da tempo hanno fatto una sotterranea, come fa chiunque non abbia le palle per affrontare nei luoghi della discussione i meriti delle questioni, opera di indiretta demolizione del mio lavoro, attraverso la denigrazione del mio collaboratore.
Io ho messo la mia faccia, il mio sudore, il mio lavoro, quantitativo e qualitativo, il mio impegno e il mio controllo decisivo su tutto quello che l’assessorato ha prodotto, con Bruni e senza, con i funzionari e gli operatori che sono venuti a ragionare e a fare proposte, in una attività che ha riguardato a 360° tutta la vita culturale della città per la quale sono stato a disposizione di chiunque 365 giorni all’anno per 5 anni. Sfido chiunque a provare il contrario. Non ho tempo e voglia di fare elenchi di iniziative, di continuità di progetti come mai era successo in questa Città (lo chieda pure a Pino Guario che cita), di nuove proposte culturali che si sono sedimentate e hanno trovato grande apprezzamento, di incremento degli appuntamenti della prosa, di strutturazione di progetti come Bollenti Spiriti (guarda caso proprio attraverso il lavoro tecnico di Bruni), di rilancio di premi letterari, di tutela della memoria, di attenzione al mondo dell’infanzia
, di estati che non esistevano, di nuova attenzione proprio per quel cinema che, alla data del 2004, era scomparso dall... Visualizza altro’agenda comunale. Punto due: a volte tornano, per dirla alla Stephen King. Dopo il progetto di Idillio Infranto, finanziato dall’Assessorato con 7000 euro (ma non aveva iniziato senza chiedere soldi???), con la simpatica dimenticanza di inserire il logo del medesimo, non avevamo avuto più il piacere di averLa in Assessorato a presentare progetti o esporre idee, un po’ come i firmatari di quel meschino comunicato, peraltro eterodiretto, che lei si preoccupa tanto di diffondere, in cui la supplica di entrare nelle grazie del Sindaco è avvilente per chi la propone. Punto tre: il giudizio l’hanno dato gli elettori.
IO ALL'ASSESSORE
Egregio Laforgia...
se questo è il tono vedo appunto che non c’è voglia di fare bilanci. Quindi...
Caro Nicola,
se preferisci che ti parlino alle spalle fai pure. Io ti parlerò in faccia e ne pagherò le conseguenze. Tanto anche quando non ti stavo criticando ma stavo riassumendo in una assemblea pubblica con il Sindaco sulla Caserma Rossani le linee guida su cui avevo instaurato un rapporto con te sul progetto RECIDIVI mi sono sentito raggiungere da un commento raggelante del tuo ufficio stampa che mi riferiva del tuo risentimento per le mie parole. Mi ero limitato a dire che sin dal tuo insediamento ti avevo esortato a non fare finanziamenti a pioggia ma a puntare sulle infrastrutture e sulla radicazione degli interventi e sulla loro capacità di creare sviluppo. Il mio discorso non da oggi verte sul principio che il mondo dell’Associazionismo ha fatto il suo tempo. Io non stavo ancora pensando che tu facessi finanziamenti a pioggia ma devi aver avuto la coda di paglia, oggi dico a ragione.
Per me il mondo dell'Associazionismo, vivissimo negli anni 70, ha teso oggi a creare orticelli e vivere di rendita. Quindi non faccio battaglie corporative ma di trasformazione e crescita dell'esistente. Anche per questo non avevo aderito mesi fa alla protesta per il Festival di Laudadio. Ma veniamo a noi. La forgia/Bruni non me la porto a casa ... perché è stata per anni di dominio pubblico e veniva fatta anche dentro l’Assessorato ma non voglio andare oltre. Tieniti pure il buon viso a cattivo gioco dei levantini che te la nascondono tanto non ho trovato uno ma dico uno che non lo ripetesse di continuo. Ora che hanno lanciato la pietra nascondano la mano. Non dubitavo. Mi dispiace invece che tu preferisca lasciarli parlare alle spalle e far finta di non sentire e non sapere. Avresti dovuto da tempo invece affrontare con trasparenza la questione. Non lo hai mai fatto e hai sbagliato. Sbagli oggi a usare questi toni con me. La dizione La forgia/Bruni se come tu dici Bruni è stato il tuo “prezioso consulente... è una dizione lecita e oggettiva. Non sottintende nulla ma so bene invece come sia carica di sottointesi. Colpa di chi? Di chi parla appunto alle spalle. E di preferisce così. Io ne sono fuori. Io riporto i fatti.
Il “meschino comunicato “ è stato diffuso dentro una rete di operatori. Un gesto dovuto e chi lo ha sottoscritto lo ha fatto per sua scelta. A suo tempo la stessa rete è stato usata anche per l'iniziativa da cui ho dissentito pubblicamente, quella sopra citata di Mongelli e Cirasola contro il Festival di Laudadio. Io sono orgoglioso di aver creato questi spazi di confronto. Ed è in questi spazi che la discussione sta continuando. Spazi che non possono essere giusti solo quando nascono come "artisti per Nichi" e poi invece accusati di essere strumentali. Giudichiamo i contenuti!
Il comunicato affronta temi che da tempo volevamo mettere in discussione e francamente non capisco perché tu ti sia sempre sottratto facendo crescere solo un malumore che è mio solo in piccola parte. Aggiungo che io e altri non abbiamo condiviso l’invito al Sindaco a trattenere per se la delega (l’ho scritto proprio nella nota che potevi leggere ma io ho anche privatamente espresso ai promotori del comunicato delle riserve sul passaggio riferito al Consulente) ma la sostanza del Comunicato è quella di chiedere Regole certe e Strategie di sviluppo, non vi trovo nulla di meschino! . Per la seconda volta prima Isa Lorusso e ora tu mi accusate di voler farmi bello dinanzi al Sindaco. Evidentemente state proiettando qualcosa che accade nelle Stanze dei Partiti ma che non mi riguarda. Emiliano mi saluta con l’espressione di convenienza di chi si sta chiedendo “questo dove l’ho visto? Chi è?” Lungi da me lavorare per farmelo amico, le critiche a te sono critiche alla sua Giunta.
Certo che avete lavorato e ridato slancio alla città ma è mancato qualcosa di importante e si è vanificata in vari modi una Primavera che, se non vi riaprite al confronto, non riparte. E tutti coloro che tacciono ne sono più colpevoli di voi perché lasciano che l’agenda politica sia dettata solo dai giochi di potere dei corridor. Parli di giudizio degli elettori. Allora consentimi di dirti che la tua posizione di capolista ti ha fatto capitalizzare un voto politico prima ancora che come Assessore. Che anche per questo io non ho parlato prima e che comunque il giudizio su di te come persona di impegno e perbene non sarebbe cambiato. Forse sei poco incline al confronto ma, cose si dice, “it’ my character!”.
Mi dispiace invece chiudere con la nota sui soldi. Dopo Idillio Infranto abbiamo organizzato per due mesi al Cinema Armenise e per tre mesi al Cinema ABC il Cineclub dei Recidivi. Sei stato alla Conferenza Stampa in Teca del Mediterraneo e abbiamo messo il logo del Comune senza chiedere soldi. Su Idillio Infranto ho scritto una Lettera Aperta a cui tu non hai risposto. Oggi si sta concludendo il restauro digitale con la Cineteca Nazionale e per ora non voglio tornarci sopra. So solo che era un capitale del Comune di Bari che ne era stato con Domenico D’Oria il primo finanziatore e che mi sembrava sbagliato abbandonarlo da parte vostra. Non è mio carattere insistere. Se la cosa non ti interessava più ne ho preso atto ma siamo tornati eccome da te! Solo che per coerenza non abbiamo voluto capire quale fosse la nostra quota e alla fine ci siamo tirati indietro proprio per poter fare meglio questa battaglia. Tanto con i soldi che avremmo preso non ci avremmo guadagnato nulla ma perso.
Quando siamo tornati per alzare il tiro e proporti un'iniziativa congiunta con Regione Provincia e Comune su una Scuola di Lodtz che avremmo associato alla Mostra su Kieslowski e con una dimostrazione di Arri Digitale che due anni dopo ha fatto Laudadio a Mola, non dimentico la tua risposta "che non avevi firmato una cambiale con noi". Questo perché ti dicevamo che avendoci dato un tot l'anno prima per fare qualcosa da poco ora ti chiedevamo lo stesso per fare qualcosa di internazionale e coordinato con altri enti, per creare un pacchetto produttivo si suol dire. Risposta zero! . Ne ho preso atto. Ti abbiamo inserito ancora gratuitamente nel catalogo della Mostra in Pinacoteca su Kieslowski e via. Da allora non ti abbiamo chiesto più niente. Altre cose non le sai forse perché sono passate da Carlo Bruni? Come l’estate nelle periferie? Iniziativa che francamente non ci ha interessato continuare. Non era quello che pensavamo servisse alla città sul Cinema.
Per anni invece ti ho inseguito sulla questione ABC e la tua iniziativa è stata nulla. Ho anche sollevato la questione del coordinamento delle rassegne da te finanziate. Di fatto le cambiali sei proprio tu che le hai firmate ma non a me ma un po' con tutti. Ho capito dopo che avevi ragione a prendertela per quella mia affermazione su finanziamenti a pioggia. Era diventata la tua politica e avevi la coda di paglia. Devi sapere che invece io ti pensavo pronto a prendere l’iniziativa in un’altra direzione. Hai goduto a lungo della mia fiducia come interlocutore valido. Poi ho capito che non eri interessato e basta. Ti sei nascosto dietro le iniziative facili come gli incontri alla Feltrinelli o cose che funzionavano già prima del tuo arrivo come Film Maker. E quelle che non funzionavano hanno continuato a non funzionare ma ricevere il loro obolo pubblico.
Io ho continuato sempre a sostenere che a Bari occorreva invece cambiare rotta e chiamare le Associazioni alla loro responsabilità di lavorare per il futuro. Che lavorassero male era evidente dal loro accavallarsi quando c’era da chiudere il bilancio. Infine Nicola ti dico che quello che mi dispiace di più è che raramente io ho trovato in Comune una persona come te cordiale, alla mano, mosso dalla voglia di fare. Mi rode quindi sapere che si è persa una rara occasione. Avevo scritto nella nota che probabilmente non ne portavi tu le responsabilità. Resto ancora di questa idea ma ora so per certo che non sei pronto a mettere in gioco queste responsabilità che solo tu sai dove sono. Una seconda occasione persa. Ti saluto.
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06 luglio 2009
CONSIDERAZIONI PROMESSE SULLA CULTURA A BARI
Avevo promesso che avrei parlato ad elezioni concluse e Assessore alla Cultura designato. Anticipo di poco e inoltre lo faccio senza alcuna organicità. Gira infatti un appello al Sindaco di Bari sulla designazione del nuovo Assessore che ha già suscitato un piccolo dibattito sulle pagine web di RECIDIVI. Se volete leggerlo cliccate o riscrivete questo link http://groups.google.it/group/recidivi-in-rete/browse_thread/thread/784b1f7084d0fa35/0a1665e2c0734df6#0a1665e2c0734df6 .
Io mi sono limitato ad aggiungere questa nota a seguito di altre dichiarazioni:
Ci sarebbe da fare un Bilancio dei quattro anni (dico bene?) di Assessorato Laforgia/Bruni. Aggiungo anche che sarebbe stata una bella cosa se questo Bilancio lo avesse promosso l'Assessore vista la sua candidatura come Capolista di Sinistra per Bari. Una candidatura che è stata propagandata proprio in nome di quanto si era fatto per la Cultura a Bari. Non ho nulla contro la persona di Nicola Laforgia. Al contrario! Ho molto da ridire invece nel merito e aggiungo che non attribuisco a lu il grosso delle responsabilità. Solo che se ci si candida in nome di qualcosa allora questo qualcosa chiede un giudizio e il nostro Assessore deve su questo accettare che il giudizio sia dato sia dalla cittadinanza sia da coloro che lavorano nel settore di competenza. Mi limiterò a lanciare solo degli spunti: in questi giorni inizia l'ennesima edizione di Cinemadamare. Vogliamo dirci che sono soldi buttati? Nemmeno il Ministero la finanzia! Nelle stanze dell'Assessorato mi è stato risposto che con pochi soldi loro grazie a questo "festival" portano Wenders a Bari. Io risponderei "e chi se ne frega!". Francamente non penso che sia servito a nulla portare Wenders a Bari in quel modo, a fare passerella estiva dei Vips. Personalmente avevo iniziato senza chiedere soldi ma facendo uno sforzo con il Cineclub dei Recidivi che in cambio chiedeva un'attenzione agli spazi da creare, alle sinergie tra gli interventi e non contributi a pioggia ad accontentare un poco tutti e quindi nessuno. A chi dobbiamo se le manifestazioni del cinema arrivano tutte insieme nelle ultime settimane di novembre e prime di dicembre in una ressa inutile e senza senso? Mi dispiace dirlo ma il primo Assessore di Simeone Di Cagno Abbrescia resta l'unico che chiamò al tavolo di confronto tutte le Associazioni del cinema e le costrinse a concertare un intervento organico. Ho molto da rimproverare alle Associazioni ma nulla all'Assessore D'Oria. Poco dopo fu rimosso e messo all'Istruzione e Pino Guario credo possa testimoniare che se il Get (come Balafon e pochi altri) sono stati in grado di resistere negli anni di buio assoluto sulla cultura che Simeone Di Cagno Abbrescia ha riservato alla città di Bari è stato grazie alla presenza di Domenico D'Oria all'Istruzione. O devo ricordare il decisionismo comunque capace di fantasia e di iniziativa internazionale di un Liberale come Tommaso Masiello? Ma come è allora che ho citato due Assessori ascrivibili alla destra e non alla sinistra? Dobbiamo parlare dell'esperienza di Vittorino Curci alla Provincia? E delle sue dimissioni mai motivate? E cosa è seguito con Fabio Losito? Sto parlando anche in questo caso di persone che stimo e apprezzo ma qui è in discussione la strategia d'intervento e non il giudizio della persona. Anzi forse queste persone, questi ex e forse futuri Assessori, potrebbero aiutarci a capire cosa non ha funzionato visto che noi di Strategia ne abbiamo vista davvero poco ma pochissima se non nulla! Parlo del Cinema e non metto bocca sul resto.
Aggiungo che dell'appello promosso da Maria Giaquinto (per chi non lo conoscesse può utilizzare il link inserito sopra o cercarlo anche alla pagina http://recidivi.ning.com/ ) apprezzo i punti programmatici ma non condivido affatto la richiesta al Sindaco di mantenere la delega per la cultura. Avevo chiesto che venisse levata quella frase finale. La mia esperienza mi dice che una Delega al Sindaco significa la fine di tutto e l'abbandono della Cultura. Ho dovuto scegliere tra unirmi al coro o mettermi a fare distinguo ed ho firmato. Ho considerato Carlo Bruni semplicemente distratto e disinteressato al cinema e quindi non saprei giudicare il suo operato sul teatro e la musica. La responsabilità di aver messo un Consulente e un Assessore è del Sindaco e non è piaciuta a nessuno. Di questo dovrebbe rendere conto però Emiliano. Mi è sembrato giusto chiedergli di non rifare lo stesso errore. Anche per una moralità della politica. Non abbiamo soldi da buttare. Vogliamo un Assessore che si assuma tutte le responsabilità e basta. E se è sopra le parti è meglio!
Angelo Amoroso d'Aragona
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01 maggio 2009
BARI RINASCE SOLO SE AVRA' IL SUO CUORE VECCHIO
Tante sono le centralità che si possono elencare per Bari: il mare, certo; la ex Caserma Rossani dico io, che più centrale e grande non si può; l'Università o il commercio o entrambi per capire di cosa deve vivere questa città. Sicuramente altri, più preparati di me, sapranno dire di più e meglio. Io però credo che il vero Cuore della città sia Bari Vecchia e che se non si capisce cosa farne non si sa dove stiamo andando. E' il problema rimosso di sempre! Nei primi del 900 la città borghese completa l'opera murattiana e abbandona la città vecchia al clero e al popolo per dedicarsi compiutamente all'edificazione della città borghese. Credo che sia il periodo migliore della città quello che più di tutti è stato tradito e devastato dalla nuova borghesia del secondo dopoguerra. Pur essendo cresciuto a Carrassi e avendo visto crescere sotto i miei occhi questa città selvaggia e libera, in cui hanno radici le mie amicizie e in cui passo dopo passo ho solcato la mia vita, nonostante ciò io non amo questa baresità nuova: carrassi picone poggiofranco sono stati il loro Campo. Solcare il ponte della stazione e andare in centro (si diceva "andare in città") era un gesto quotidiano ma quello ero uno spazio meramente scenografico, buono per le grandi occasioni come la processione di San Nicola, per i grandi aquisti annuali (scarpe da Marelli ecc ecc.) o per la gita serale in auto per prendere i panzerotti da Grand'Italia. Diverso dopo conquistarsi in quella città estranea la Piazza, Piazza Umberto, che sostituisce ogni socialità in una città dove non ci si può sedere a panchine e dove nemmeno nei bar è possibile sedersi a studiare. Oggi siamo in rete, ieri l'unica rete possibile dove poter augurarsi ogni giorno un incontro inaspettato, dove aprirsi al mondo era appunto la Piazza Rossa, il Giardino! Piazza Umberto. Il mare non esisteva!
Un luogo particolare era invece la Città Vecchia. I miei genitori non volevano che solcassi il confine di Bari Vecchia. Corso Vittorio Emanuele era la fine della città, al limite si andava sulla muraglia per guardare la processione di San Nicola e come su una loggia guardare dall'alto in basso il popolino e gli ziazì (i pellegrini) accalcarsi alle bancarelle. Proprio per questo entrare nella città vecchia era la prima cosa da farsi per sconfinare nell'altra Classe! La prima volta l'ho fatto mano nella mano con Rosa, la mia prima ragazza. I suoi non ci avrebbero mai visto! Una fantastica occasione per sentirsi liberi di baciarsi e toccarsi, accompagnati dai profumi intensi dei ragù e delle pulizie nelle corti. Ricordo una città vecchia ancora viva, anche se noi, gioventù impegnata e che presto imparerà ad ascoltare i giovani compagni della città vecchia, sapevamo bene che quella città veniva quotidianamente epropriata e violentata, con le migrazioni forzate verso il CEP, il San Paolo, complice una sinistra operaista che ha il mito della Classe Operaia e sa che tra contrabbando, pesca e quant'altro non può costruire il suo scenario politico di tute blu. La Città Vecchia ha continuato così a spopolarsi e degradarsi di continuo, sino a morire, a diventare tetra e oscura, priva ormai dei suoni e dei sapori di un tempo. Così sino al Piano Urban.
Arriviamo così al nuovo tempo: la Movida. Nel giro di pochi anni le zone limitrofe al murattiano si trasformano e diventano di grandissima attrazione. Innegabile il piacere che si prova oggi ad accompagnare gli ospiti di notte in questa città rumorosa e viva in piena notte. Come Catania Bari ha la sua movida notturna. Peccato però a indagare la realtà che questa movida sia stata fatta contro la città, ancora una volta. Nessuno dei residenti di oggi né tantomeno quelli di ieri è stato toccato e coinvolto, se non per essere ingannato e defraudato. E quella pioggia di soldi non ha affatto riqualificato il tessuto nè urbano né sociale, lasciando ancora senza fogna e senza acqua le zone più profonde e quelle più vicine al Porto. Il fenomeno si è fermato ma ripartirà presto, con Simeone Di Cagno Abbrescia che ha già messo le mani su questa città e che vincente da Sindaco porterà a termine il piano ma forse anche perdente, perché Michele Emiliano non gli contrappone nulla di diverso! Anche io sogno una Città Vecchia che affacci sul Porto e da dove i turisti entrino per scoprire subito il meandro di vicoli e trovarsi immersi in una città popolare ricca di artigianato e botteghe ma anche borghese e ricca di commercio e studi artistici o professionali. Una città stratificata, dove torni a vivere un popolo, dove abiti l'architetto e il gallerista ma anche la loro badante e il fornaio che fa la migliore focaccia di Bari per loro e per i turisti che così si affacceranno anche alla Galleria d'Arte. Non sogno affatto una città proletaria contrapposta a una borghese, al contrario. Ma la borghesia baresi sì. E' lei ad essere classista e non interclassista come dovrebbe, perché è una borghesia da poco, di arricchiti, senza cultura e senza identità.
La borghesia che ha costtuito invece il Petruzzelli e il Teatro Margherita, che ha abbracciato la città vecchia con il Lungomare, che ha voluto pensarsi parisienne prima che barisienne con i grandi Viali e il Corso, quella Bari aveva in mente di sfondare la città vecchia da Piazza Chiurlia e arrivare al mare con Via Sparano, di fronte al Porto, collegando Stazione e Ferrovia. Un progetto pauroso se si pensa allo scempio urbano che avrebbe compiuto ma del tutto legittimo per il tempo. La Roma Umbertina ha distrutto di peggio dei Borghi barocchi e Parigi lo stesso con i suoi sventramenti per i Boulevard. Solo negli anni 50 del 900 inizia a sorgere una sensibiltià verso l'architettura spontanea dei borghi minori di cui la Città Vecchia è un esempio raro e bellissimo. Quello che infatti ferma il processo è sia una composizione sociale difficile da padroneggiare anche a quel tempo sia il fatto che sulla linea di Via Sparano si incontrassero prima la Cattedrale e poi la Basilica e quelle di certo non le si poteva toccare. Pensare di iniziare a fare zig zag ha levato ambizione al progetto di fare di Via Sparano il nervo della città, unendola da cima a fondo (la città finiva con la Stazione e per questo noi continiamo a chiamare Extra Murale la Via Capruzzi). Oggi in modo nuovo e rinnovato occorrerebbe fare lo stesso e sulla carta il progetto per Via Sparano lo prevedeva ma si trasformerà come il Piano Urban in un ennesimo atto di violenza, un taglio netto, una ferità, forse mortale!
Per questo Bari rinasce solo se avrà un cuore nel borgo antico, la Città Vecchia. Allego allora una invettiva di Adele Dentice contro Michele Emiliano. Lei si candida a Sindaco per la lista Per il Bene Comune e io ho rinunciato ad accompagnarla perché ritengo sbagliato ora levare voti a sinistra, mentre mi sarei augurato che in modo indipendente senza chiedere Assessori anche loro avessero concorso ad eleggere Emiliano Sindaco ma senza perdonargli nessuna delle sue dimenticanze e soprattutto mettendo in moto un meccansimo virtuoso e non preelettorale come EmiLAB di cittadinanza attiva. Hanno fatto una scelta diversa e io ho rinunciato a candidarmi con alcuno ma continuo a pensare che Adele Dentice sarebbe il migliore Presidente di circoscrizione possibile per Bari Vecchia. Lei ha una ferita aperta per la Scuola pubblica che ha diretto per anni e che sta vedendo morire senza speranza. Questa mia nota nasce dall'aver ricevuto sulla posta elettronica questo suo appello, che riporto qui in calce. Ho voluto spiegarvi perché io lo ritenga così importante e perché a mio parere questa lista civica abbia a Bari un valore particolare perché pone il problema della Città Vecchia e della sua centralità in qualsiasi strategia di sviluppo.
Angelo Amoroso d'Aragona
ALLEGATO Comunicato Stampa di Adele Dentice del 1 maggio 2009 ore 12,30:
"a un mese dalle elezioni diventa prioritario per il sindaco Salvare la scuola San Nicola trasformandola in un luogo ri-creativo, un annuncio che andava fatto qualche mese fa per essere credibile e in ogni caso andava illustrato agli abitanti e ad un collegio docenti che, al contrario delle presenze istituzionali e delle associazioni e parrocchie presenti l’altra mattina presso l’auditorium La Vallisa , da sempre offre un servizio puntuale all’utenza e al territorio. Mi meraviglia questo interesse per una scuola che inevitabilmente sta morendo perché non ci sono più i numeri , ma soprattutto mi chiedo come mai tale attenzione non si rivolge anche su altri territori più periferici e sulle altre scuole a rischio di chiusura. La risposta è sempre la solita la struttura fa gola e a molti farebbe piacere avere una stanzetta per sistemare le proprie squallide cose, così come a molti ha fatto piacere investire nella città vecchia accelerando un processo di svuotamento del territorio, spostando la popolazione nelle periferie e consentendo agli estranei di invadere gli spazi vuoti trasformandoli in luoghi senza identità. A questo va aggiunto che il processo emigratorio e lo sradicamento della cittadinanza nei luoghi dell’anonimato e dell’isolamento sociale non è stato nemmeno accompagnato da servizi di base che possono collegare le periferie al centro, incrementando l’espansione incontrollata della cultura della violenza in particolare tra i giovani.
Ancora una volta Bari Vecchia, che doveva essere intesa come frammento di un impegno globale di trasformazione, si definisce come immagine della città diseguale dove il disagio e l’emarginazione rimangono le condizioni di vita di coloro che non possono contare sulla pienezza di diritti e vengono spinti a delinquere o ad abbandonare il loro territorio .
E in queste dinamiche si inserisce il tentativo fallito di recuperare il valore formativo ed educativo della scuola pubblica, che andava sostenuta verso un salto culturale ed organizzativo di grande radicalità, e che si delinea , invece, come l’ ultimo atto di un processo irreversibile di colonizzazione che trasformerà il cuore storico della città in un luogo anonimo destinato ai turisti e privo della memoria degli uomini."
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23 aprile 2009
20 aprile 2009
"Crash" (1996) David Cronenberg Commentary
il mio modo di rendere omaggio a James Graham Ballard, morto ieri dopo una lunga malattia all'età di 78 anni. Il film di Cronenberg è stato per me il punto di maggior contatto con Ballard, il contatto più inteso di chi più di me ha saputo "leggerlo" grazie alla sua sguardo visionario. Un corto circuito che non sempre mi è successo di vivere con Cronenberg, non quando l'altro polo era la letteratura. Crash invece si... Ballard + Cronenberg + me è stato un corto circuito edisoniano fantastico e oggi piango la venuta meno di uno dei suoi attori...
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05 marzo 2009
28 febbraio 2009
DEMOLIAMO IL TEATRO MARGHERITA?
Quando nacque la questione SARACINESCHE DI PUNTA PEROTTI mi venne subito in mente quanto teorizzava una consolidata intellighenzia di sinistra degli anni 50 (la più prestigiosa, c'é da dire!). Essa sosteneva che il Teatro Margherita era uno scempio architettonica poiché chiudeva la prospettiva sul mare del Corso Vittorio Emanuele. Io ci penso ogni volta che nei pomeriggi primaverili il sole prende di taglio Il Teatro con un bellissimo effetto scenografico dal Corso. Poi subito immagino e se lì ci fosse stato il Mare... A tutto questo c'è da aggiungere che da sempre la stessa intellighenzia ha sostenuto che tutto l'intervento delle classi dominanti borghesi da Murat in poi sia stato nel segno di una negazione del Mare, scenario che apparteneva ai nobili (pochi) e al popolo (tanti). Le grandi opere degli anni 30 sul Lungomare sono infatti tutte nel segno della Negazione. Il mare non lo si vede da Maddonella nè da Libertà. Il Lungomare Monumentale crea una Quinta chiusa, così non lo si vede da dentro il Quartiere Fieristico, lo si allontana dalla Città Vecchia a cui bagnava un tempo le mura della Muraglia! ecc ecc. Torniamo dunque a Punta Perotti. Per certi versi ho considerato un segno di declino l'incapacità della Destra cittadina di contrapporre una Tesi a quella della Saracinesca. Mi spiego. Era possibile trovare argomenti dignitosissimi. Forse il vecchio Sorrentino lo avrebbe saputo fare. Di Cagno Abbrescia invece sorrideva e incassava le battute del Capo Berlusca. 1) non è vero e il Margherita lo dimostra che le Quinte non siano un valore. Per anni proprio la cultura progressista ha criticato lo scempio delle Grandi Prospettive (a Bari volevano portare Via Sparano sino al mare, nasce così Piazza Chiurlia ma poi si accorsero che dovevano segare di fianco prima la Cattedrale e poi la Basilica e si fermarono, altrimenti "giù quelle case senza valore e fatiscenti del centro storico!"). Talvolta è meglio scoprire all'improvviso qualcosa che avercelo sempre di fronte e le Quinte creano spazio anche dove questo finisce. Punta Perotti se portata a termine avrebbe dato la sensazione di una città che abbraccia il mare e lo circonda. Si sarebbe creato uno spazio con una coerenza anche di skyline perché si uniformava da lontano alla linea dei Palazzoni monumentali del Lungomare. 2) Punta Perotti invertiva il segno di quegli interventi perché annunciava un ritorno al mare delle classi dirigenti, una ricomposizione del loro rapporto con le altre classi popolari proprio perché come i nobili di un tempo Punta Perotti era la Loggia da cui guardare la Città Vecchia. Se a questo valore simbolico si aggiunge che ci sarebbe stato un Porto Turistico e un intero quartiere alle spalle... Allora perché nessuno ha avuto il coraggio di difendere Punta Perotti? Perché nessuno ha mai usato questi argomenti? Il paragone con il Teatro Margherita, noto di certo non solo a me, venne anche taciuto. Ora i sostenitori della demolizione di Punta Perotti perché scempio paesaggistico secondo me dimostrerebbero coerenza nel portare a termine quella che un tempo fu la battaglia persa della sinista per la demolizione del Teatro Margherita. IO PERSONALMENTE considererei questo un segno di SALUTE perché le società sono sane quando sanno anche demolire e costruire senza tante lagrimucce il vecchio. Dall'altra parte ho i miei sani dubbi (come li ho avuti per Punta Perotti il cui unico argomento era che illegalmente costruito, troppo vicino al mare... per l'appunto!). LA MIA IDEA? Ad avere i soldi il Teatro Margherita andrebbe spostato nel mare, e non di poco. Con un ponte che sostituisca la passerella che fu ideata a suo tempo e fatta sparire proprio con la costruzione del Lungomare. In fin dei conti chi lo aveva pensato lo aveva pensato così: come primo Teatro sull'acqua. Ridisegnare il Lungomare e ripensarlo rispetto alla collocazione del Barion sarebbe una bella sfida architettonica e urbanistica MA NON CI SONO I SOLDI E NON C'E' LA CAPA! Bari è una città in declino...
Questo dibattito è stato lodevolmente creato da Ludovico Fontana per il Corriere del Mezzogiorno e lo si può seguire e partecipare sul gruppo "Il Teatro Margherita di Bari: demolizione o colletta?"
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27 febbraio 2009
IDA MAGLI SULL'IMMIGRAZIONE MUSULMANA

Invito tutti a confrontarci senza isterismi sulle parole di Ida Magli. Non lo faccio per raccogliere invettive ma per ragionare insieme. Se un intellettuale come Ida Magli ha finito per trovare solo le colonne de Il Giornale per scrivere quello che pensa credo che sia dovuto anche al clima di linciaggio che si riceve a sinistra ogni volta che su questi argomenti si esce dal coro. Intanto nel paese di linciaggio non morale ma reale cresce il desiderio e ora al caso degli stupri si aggiungono anche l'omicidio dei figli da parte dei padri musulmani che ne reclamano la proprietà fisica, religiosa e di nazionalità contro le mogli italiane. Questo desiderio di linciaggio fisico dell'immigrato è impressionante mentre dall'altra parte ci si arrocca dietro posizioni che non abbondano solo di "buonismo" ma purtroppo anche di ignoranza sulle oggettive condizioni di scontro tra culture che l'immigrazione comporta. Intanto, ieri sera, ho visto un notiziario in cui le immagini normali della polizia che scortava dentro la volante il presunto omicida venivano commentate dal mezzobusto con un "evitato il linciaggio..." che non trovava alcun riscontro nel video. In nessuna di queste videocassette commentate da giorni nei TG con sventati linciaggi io ho visto reali scene di linciaggio o situazioni di vero pericolo ma quella di ieri era davvero la più normale scena di arresto che abbia ma visto in TV eppure il commento era sempre lo stesso: sventato il linciaggio. E' evidente che si tratta di clima, di un sapore, di un desiderio da appagare nello spettatore che quel linciaggio non aspetta l'ora di vederlo e sentirselo commentare per giorni ai vari Porta a Porta, qualcuno anche di farlo scendendo magari a fare la Ronda. Per fermare tutto questo occorre mettere in campo l'intelligenza. Quanto scrive Ida Magli può risultare sgradevole ma è il frutto di una maturazione culturale e politica. Io aprirei il confronto piuttosto che lo scontro.
titolo dell'articolo: Neppure l’amore può cambiare un musulmano.
C'è un tremendo equivoco di fondo nell'innamoramento che spinge una donna occidentale, e in particolare italiana, a unire la propria vita a quella di un uomo musulmano: lo ritiene suo contemporaneo. Diverso il fisico, certo; diverso lo sguardo, diversa la lingua, diverso il cibo: tutte cose che sembrano aggiungere fascino, invece che dividere. Anche i modi nel trattare le donne, in fondo, per quanto più autoritari, appaiono rassicuranti e protettivi in confronto a quelli occidentali. Ma pur sempre contemporanei. L'uomo musulmano, invece, appartiene al mondo dell'Antico Testamento, quello di 3000 anni fa, di Abramo e di Mosè, in quanto Maometto ha fondato il Corano sui primi cinque libri della Bibbia. Si tratta di un abisso in confronto al nostro mondo, non soltanto per tutti gli avvenimenti che hanno segnato il divenire del tempo e della storia in Occidente, ma soprattutto per le profondissime differenze di diritto e di costume nei riguardi delle donne. La società musulmana è tipicamente patriarcale. L'uomo è capo e padrone delle mogli e dei figli che gli devono obbedienza in tutto. La legge religiosa è l'unica legge in campo penale e civile. Vige la giustizia del taglione, con la mutilazione delle membra a seconda del tipo di reato e la condanna a morte per lapidazione per i crimini più gravi compreso l'adulterio. Insomma, è indispensabile capire che l'innamoramento non può cambiare nulla a una realtà di questo genere e che sono le donne a ingannarsi quando lo sperano e vi si affidano.
Purtroppo i politici avallano spesso con le loro affermazioni l'idea che gli immigrati possano «integrarsi» nella nostra civiltà e che comunque debbano rispettare le nostre leggi. Si tratta di belle affermazioni di principio che però non fanno i conti con i sentimenti culturali profondi, anche non del tutto consapevoli, e soprattutto non fanno i conti con la diversità di adattamento fra immigrati di sesso femminile e immigrati di sesso maschile. È chiaro che le donne trovano soltanto vantaggi nella libertà, nel rispetto, nell'uguaglianza. Ma per i maschi è tutta un'altra cosa in quanto debbono rinunciare a diritti e costumi che davano loro il potere nella famiglia e il possesso totale sulla persona della moglie e su quella dei figli. Non si pensi che l'affetto possa influire su questi diritti: gli affetti sono plasmati dalle culture.
Messo in chiaro questo presupposto, rimangono per noi in tutta la loro ferocia i delitti di questi giorni. È indispensabile fermare l'immigrazione musulmana. È indispensabile che il governo emani delle norme restrittive sui matrimoni o sulle convivenze miste e che, quando nascano dei figli, la tutela venga sorvegliata dallo Stato. Ma soprattutto è indispensabile eliminare il principio, adottato insieme al «politicamente corretto», di non giudicare le religioni. L'islamismo è una «religione-cultura» totale ed è assurdo non poterne discutere come si fa per qualsiasi altra cultura. Se vogliamo avere rapporti più sereni anche con gli Stati islamici e aiutare almeno l'Africa ad uscire dalla condizione di arretratezza psicologica e sociale, oltre che dalla povertà, in cui si trova, abbiamo il dovere di parlare delle norme coraniche, della Sura che stabilisce l'inferiorità della donna, della necessità di assumere forme di diritto penale e civile adeguate al mondo moderno.
Ida Magli - Il Giornale 27 febbraio 2009
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24 febbraio 2009
IL 25 APRILE IO NON CI SARO'
C'é una Manifestazione autoconvocata dalla "base" a Roma. Così come in Facebook sempre la "base" fa girare un invito a unificare tutti i gruppi di sinistra di facebook. La stessa "base" incapace di chiedere le primarie al PD, anche se rappresentata da 2000 delegati convocati in un solo giorno a Roma, chiede come sempre l'unità, la lotta, la piazza. Questa stessa "base" sarebbe molto disorientata se qualcuno le chiedesse di scegliere una LINEA POLITICA. Anzi! Loro vogliono restare in pace a fare la "base", a percorrere come un fiume in piena Roma per ribadire al mondo che sono i migliori, che sono i più buoni e che vogliono un mondo "più giusto". Se mai ci fossero le primarie questa base scapperebbe e come nel caso di Walter Veltroni voterebbero per il candidato "unitario", indipendentemente dalle sue idee! L'unica idea che questa "base" conosce è l'unità, ossia la fedeltà ad una linea che non c'è (come cantavano i CCCP quando erano una sana band punk di Reggio Emilia che era come dire una band punk dei figli di Nicolae Ceauşescu). In risposta a questa "base" che francamente sopporto meno dei suoi "vertici" semino messaggi riempendo piccole bottiglie di vetro che lancio nel mare di facebook, sperando che agiscano come piccoli semi. Speranza stupida. Non c'è cosa più facile che essere fraintese e generare fraintendimenti in chi volesse seguirti.
Tra gli autoconvocati noto con piacere che in diversi chiedono di non vedere le bandiere ma ovviamente i militanti si indignano e ricordano il valore dei loro vessilli. Altri rispondono che il comunismo non è democrazia... almeno c'è un po' di confusione sotto il cielo, Presidente! Io ho detto loro:
"non parteciperò perché non credo nella piazza e perché sono certo che questa piazza sarà egemonizzata dalle bandiere rosse... di fatto sarà una manifestazione di nostalgici o replicanti del "dirsi comunisti per sentirsi giusti"... belle però le parole dell'appello ma non condivido nel merito l'incipit sul bipartitismo, magari ci fosse! ed è l'unica riforma elettorale che non si è voluta, ed è anche l'unica strada che una vera sinistra liberale e democratica CHE NON VUOL DIRE ACCOMODANTE potrebbe percorrere... auguri uomini e donne di buona volontà ma con le idee sbagliate o vecchie o confuse..."
All'appello invece all'unità della sinistra ho risposto così:
"Giustamente c'è l'iniziativa di riunire tutti i gruppi di sinistra su fb, la logica politica sottesa è la stessa di MpS, Al contrario io penso che se non ci si chiarisce e NON CI SI DIVIDE non si cresce e non si vince mai! Occorre separare le due grandi anime della sinistra: quella democratica e liberale (in cui è confluita buona parte della sinistra socialista) e quella anticapitalista o come voglia definirsi son fatti loro. Io appunto in questa seconda non mi riconosco e nel PD ci sono tanti che hanno il cuore che batte lì e altri che che vogliono tacere perchè non hanno + cuore ma solo un CULO SULLA POLTRONA da difendere. Occorre separarsi e iniziare un PERCORSO LENTO che per ora non può vederci maggioritari nel paese ma che in breve tempo se intrapreso con coraggio può portare a risultati di novità come OBAMA negli USA e come fu Blair nell'UK (una bestemmia per l'altra sinistra, quella "vera"). BASTA CON GLI APPELLI ALL'UNITA' - Governo Prodi insegna! o no?"
Interessante in tutto questo l'emergere di una nuova generazione di politici, molto più pragmatici e figli (per fortuna) di nessuno.Ne è un esempio questa intervista. Ma dove sono al Sud?
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10 febbraio 2009
CON BEPPE ENGLARO MESSAGGI VIA FACEBOOK

A BEPPE ENGLARO per mezzo di facebook
il mio commento sarà fuori dal coro, io non la giudico e non vorrei mai trovarmi nella condizione di dover compiere una scelta dolorosa come la sua, mi da fastidio chi l'accusa quanto chi la plaude, NON E' per tifoseria che metterò il quadrato bianco oggi (e non a caso non ho messo quello nero ieri!)... io resto contrario all'idea che lo Stato neghi acqua e cibo in casi simili ma lo Stato è una cosa relativa, la verità si cela in noi ed è avvolta dal mistero, di questa verità solo lei è stato tragicamente depositario e nessun uomo si potrà mai fare giudice di lei. DI CERTO SO CHE OGGI OCCORRE STRINGERSI INTORNO AL SUO DOLORE E MI PIACE FARLO CON QUESTO LUTTO BIANCO, INUSUALE NELLA NOSTRA TRADIZIONE MA CHE FA TANTO PENSARE ALLA SERENITA' perché è questa credo di cui lei oggi più che mai ha bisogno.
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09 febbraio 2009
ORE 20,10: GIUSTIZIA E' FATTA.
Cara Sinistra, ancora una volta io non ti capisco. Ho evitato questo caso Englaro sino alla fine, poi è giunta la morte di Eluana e come sempre la morte porta chiarezza, pone i limiti, definisce le cose. Con la morte possiamo vedere una cosa per quello che è, L'oggetto chiude i propri confini e prende forma perché esce dal Tempo. Per me su questo dolore, quello del padre, c'è solo da tacere e da portare rispetto e cordoglio. Qualcuno grida all'assassino, io dico: "Chi scaglia la prima pietra?" Perché anche se lo fosse io non credo che possa essere giudicato. Come per l'aborto questi sono casi in cui lo Stato deve fare un passo indietro e lasciare la Persona sola di fronte all'Assoluto. Non uno Stato Etico io voglio, non uno Stato che difenda il Bene come se fosse un valore assoluto, perché non c'è tempo in cui questo possa accadere vivendo noi la precarietà del Tempo. Solo la morte dell'intera umanità potrebbe dare soluzione. Onde per cui? Onde per cui tacete di fronte al padre!
Ciò detto io non capisco la "mia" sinistra. Oggi giustamente il quotidiano cattolico L'Avvenire voleva uscire con il titolo "Ore 20,10: Giustizia è fatta!" Non ne hanno avuto il coraggio, peccato! Credo che sia il commento più rabbioso che si possa fare e che contenga una amara verità. C'è uno Stato che ha le sue regole. Tra queste c'è la separazione dei poteri. C'é una magistratura che emette una sentenza e da ragione al padre che chiede di levare da mangiare e da bere alla figlia in stato vegetativo. Questa sentenza deve essere eseguita. E il Capo dello Stato da garante dell'autonomia della Magistratura l'ha fatta eseguire. Ha fatto il suo dovere istituzionale ma da qui ad applaudire ne manca! Io al posto di Napolitano questi applausi non li avrei voluti udire. Lui ha fatto la cosa giusta ma a me avrebbe pesato molto farla e l'avrei portato come un peso per tutta la vita. Ma il potere si paga! Se lo si assume con dignità.
Veniamo ora al Governo. C'é un Governo che sa di voler varare una Legge che se in vigore fermerebbe quella sentenza. Sa anche che se va in Parlamento una grandissima parte del Parlamento voterà a favore di questa Legge, compreso una buona parte dell'Opposizione. Questa infatti lascerà libertà di voto sulla questione, essendo un tema eticamente sensibile. Il Governo cerca dunque di affrettare i tempi e prova anche a varare un Decreto truffa per fermare la sentenza. Che c'è di male? Politicamente, cara sinistra, NULLA! Perché quel Governo sa di rappresentare una maggioranza reale nel Paese e agisce di conseguenza. Trova l'ostacolo formale del Capo dello Stato. In Democrazia la Forma ha la sua importanza, certo. E' garanzia per tutti. QUESTO NON LEVA CHE PER UN CAVILLO FORMALE DI SOSTANZIALE IMPORTANZA SI SIA IMPEDITO DI DARE CORSO A CIO' CHE I PIU' RITENEVANO GIUSTO. Per fare un paragone: è come se si lascia uscire un mafioso perché l'avvocato ha trovato un difetto procedurale nell'imputazione. E' giusto che esca ma cosa c'entra con l'applaudirlo? Non sto equiparando il padre di Eluana ad un mafioso ma sto dicendo che tanto quanto non ci facciamo giudici della sua scelta occorre anche comprendere che il corpo del paese reale era contrario a considerare giusta la sua umana richiesta di pietà. Quello che qui è in giudizio non è il padre di Eluana bensì lo Stato. Se fra due settimane con il plauso di tutti avremo una Legge che avrebbe impedito l'applicazione di quella sentenza come possiamo oggi far finta di niente? E soprattutto con quale ARROGANZA la sinistra si fa depositaria della verità assoluta pretendendo di AVER FATTO LA COSA GIUSTA quando la MAGGIORANZA DEL PAESE RAPPRESENTATA DEMOCRATICAMENTE SMENTIRA' CHE QUESTA SIA LO COSA GIUSTA? Questa è la classica arroganza aristocratica di chi disprezza profondamente la democrazia e oggi si nasconde dietro le regole del gioco per domani disprezzarle e tornare a parlare di ingerenza della Chiesa ecc.
Veniamo infatti all'ultimo argomento. Anzi agli ultimi due: la Chiesa e il Presidente del Consiglio. Personalmente io credo che la Chiesa non possa relativizzare le sue verità. Questo è un compito che tocca a noi. Questa è appunto la laicità. E non penso nemmeno che in un paese di cultura cattolica sia così scandaloso che si ascolti su questi temi cosa pensa la Chiesa di Roma. Io in buona compagnia di Pier Paolo Pasolini continuo a pensare che l'aborto sia un omicidio e sono contento che ci sia chi lo grida. Poi so anche che questa Società non può assumersi tutto il peso di questo dolore e che sarebbe mostruoso se lo facesse ricadere sulla Persona. Quindi io penso che l'aborto sia un omicidio ma che sia un omicidio non perseguibile per Legge. Pena commettere un reato ancora più grande di quello che si vuole perseguire. Non so ancora cosa pensare dell'eutanasia ma se il testamento biologico lo prevede forse penso che sia equiparabile alla scelta del suicidio. Quello che mi spaventa è che sia lo Stato a farsi esecutore. Sono pronto ad accettare il gesto di pietà di una persona coinvolta affettivamente meno quello di un mero esecutore in carta da bollo. Certo anche un aborto non è il Soggetto a compierlo bensì un medico e forse un Testamento Biologico è l'espressione di questa volontà. Lasciatemi il dubbio che una donna che voglia abortire può sino all'ultimo istante tornare sui suoi passi un malato incapace di esprimersi no e quel testamento non è scritto sulla base dell'esperienza data ma solo presunta. So che sono due cose diverse. Per rientrare sul discorso, credo che su questi temi la Chiesa e la tradizione di pensiero che incarna abbia molto da dire. Io l'ascolterò!
Resta dunque il Presidente del Consiglio. So che molti lo considerano un Re della comunicazione. Io non lo credo affatto. Se lo fosse stato non avrebbe detto quelle parole sulla Costituzione (le cui assonanze filosovietiche hanno poco a che vedere con i poteri separati dello Stato, anzi!). Aveva interpretato con quel Decreto un diffuso sentimento, avrebbe potuto incalzare l'opposizione sui tempi e metterla in difficoltà se questa sceglieva - come purtroppo avrebbe scelto - la strada dell'ostruzionismo. Come si fa a fare ostruzionismo in circostanze del genere. Come a dire: siamo in minoranza ma ora vi freghiamo e vinciamo noi perché vi facciamo perdere tempo. Se Berlusconi fosse un vero maestro di comunicazione si sarebbe giocata solo questa carta, senza mettere di mezzo la Costituzione. Quindi non raccontatemi che fa le corna al Premier vicino perché bravo o che fa la battuta sul Kapò perché bravo, lo fa perché... non voglio offenderlo va'. Lo fa. E gli italiani ci passano sopra. Altri capiscono e pensano: hai visto? In fin dei conti anche io potevo fare il Presidente del Consiglio, e non perché mi sono fatto da solo e ho dimostrato i miei meriti ma al contrario, anche io senza particolare meriti potevo meritarmi tanto potere... con un po' di fortuna. Berlusconi è il simbolo di un intero paese senza qualità, da varietà. Ma questo non basta per sentirsi dalla parte del giusto. Cara sinistra...
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29 gennaio 2009
UCCIDERE HITLER PER SALVARE IL NAZISMO? OPERAZIONE VALCHIRIA...
CORRIERE della SERA del 29 gennaio 2009: "Il finto antinazismo di Cruise"
di Bernard Henry Lévy (traduzione di Daniela Maggioni):
L' uscita nelle sale del film «Operazione Valchiria», prima negli Stati Uniti e in Germania e adesso in Francia, è evidentemente una buona cosa. Infatti, è sempre una buona cosa vedere che il mondo rende onore ai propri eroi (in questo caso, Claus von Stauffenberg, anima del complotto del 20 luglio 1944 che, come sappiamo, fallì nel tentativo di uccidere Adolf Hitler). Resta il fatto che questo film, per quanto appassionante esso sia, pone un certo numero di interrogativi: troppo complessi, troppo delicati per essere risolvibili nella sola logica dell'industria hollywoodiana.
Il primo non è sfuggito ai commentatori tedeschi: riguarda la scelta di Tom Cruise per interpretare il ruolo di un uomo che ci è presentato come l'incarnazione stessa dell'onore anti-hitleriano. Non che l'attore abbia mai manifestato una qualunque simpatia per l'hitlerismo. Ma è uno dei dirigenti di una setta, la Chiesa di Scientology, i cui valori, è il minimo che si possa dire, non hanno molto a che vedere con quelli che consentirono di abbattere Hitler. Elitismo… Darwinismo sociale e politico… Educazione intesa come addestramento… Lavaggio del cervello fatto passare come principio di convinzione… Sequestri… Applicazione delle tecniche della cibernetica al coordinamento del legame sociale… Magia nera… Visione apocalittica del mondo… E' questa la scientologia. E' questo, quindi, il credo di Cruise.
Avergli permesso di incarnare Stauffenberg è, da tale punto di vista, un errore, per non dire uno sbaglio— o, come ha detto il figlio Berthold von Stauffenberg quando ne fu informato — un grave, gravissimo oltraggio alla memoria del padre.
Il secondo interrogativo è probabilmente inerente a questo genere di film e porta a chiedersi se l'eroizzazione di un personaggio non avvenga, purtroppo, a discapito della precisione, della sfumatura e della storia stessa. Il film fa ben vedere l'integrità di Stauffenberg. Mostra il suo coraggio, l'elevatezza di vedute, la fermezza d'animo. Ma cosa ci dice dei suoi pensieri? Della sua adesione, entusiasta, al nazismo, nel 1933? Perché non espone nei particolari quello che, del nazismo degli inizi, egli dovette ripudiare per portare a termine il complotto e quello che, invece, conservò? Jünger, per esempio?
Spengler? L'ostilità spietata nei confronti di Weimar e l'idea di democrazia che egli condivideva con gli ex compagni dei corpi franchi i quali, invece, restarono fedeli al nazionalsocialismo e al suo frenetico antisemitismo? La speranza consisteva nello sbarazzarsi di Hitler o dell'hitlerismo? Di un malvagio tiranno o del principio di qualsiasi tirannia? Il progetto era di distruggere il nazismo o di salvarlo? E perché il film non si dilunga sul vero e tragico paradosso della vicenda? Perché non illustra quello che si dovrebbe chiamare il «teorema di Stauffenberg», secondo cui bisognava avvicinarsi molto, moltissimo a Hitler (una prossimità che, tenuto conto di quella che era la società di iper-sorveglianza hitleriana, non poteva essere né finta né fittizia) per avere la possibilità, come Stauffenberg, di accedere alla Tana dei lupi e deporvi la valigetta con l'esplosivo? Non credo di offendere la memoria di chicchessia dicendo che, dopo «Operazione Valchiria», resta aperta la questione della comunità di valori (eh sì!) fra il nazismo e certi suoi avversari; o anche che potrebbe esserci, dopo tutto, e in seconda analisi, una forma di Witz, di logica nascosta, di astuzia della Storia, nell'incontro fra l'attore scientologo e gli autori del complotto del luglio 1944.
Resta infine il rischio che questo film faccia vedere l'albero Stauffenberg, nascondendo però la foresta della resistenza tedesca all'hitlerismo, così come la descrive Joachim Fest in un libro che esce in questi giorni in Francia («La résistance allemande à Hitler», ed. Perrin) e che bisogna leggere come contrappunto a «Operazione Valchiria». Infatti, nella casta degli alti ufficiali hitleriani, c'è già una differenza fra cospiratori tardivi (Stauffenberg) e precoci (solo nel 1938, e dall'interno stesso dell'esercito, Hans Oster e Hans von Dohnanyi). Nella galassia generata dall'esplosione del primo nucleo nazional-socialista, ci sono i nazional-bolscevichi che, come Ernst Niekisch, ruppe con Hitler fin dal 1934; i nazional-conservatori nostalgici, come Canaris, di una grande alleanza a Est infranta dalla rottura dell'accordo Stalin-Hitler; i rivoluzionari conservatori, il cui prototipo fu Hermann Rauschning, autore di «La rivoluzione del nichilismo» (ed. Armando 1994). Ma soprattutto ci furono persone semplici, come il falegname Georg Elser, autore di un tentativo di assassinio di Hitler nel 1939. Ci furono associazioni studentesche, come il gruppo «La rosa bianca», che nascosero ebrei durante tutta la guerra. Ci furono socialisti, cattolici, ebrei. Ci furono gli operai di Berlino, eroi di un romanzo di Hans Fallada che, secondo Primo Levi, era il più bel libro sulla resistenza tedesca antinazista. Ci furono, infine, quei weimariani impenitenti, come Willy Brandt, che preferirono esporsi al rimprovero d'essere «disertori» piuttosto che affrontare l'irrimediabile disonore di dover portare l'uniforme della Wehrmacht e, quindi, dei cospiratori del 20 luglio.
Cancellare queste distinzioni, tutte queste distinzioni: è qui la trappola.
Sottolinearle, incriminarle, rifare instancabilmente la distinzione fra la cultura di guerra dei nazisti e di alcuni loro oppositori da un lato e l'antinazismo radicale degli eredi di Willy Brandt dall'altro: è questo il compito che impone la confusione stessa del film. Un compito per la Germania. Un dovere per l'Europa.
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Nel bombardamento tedesco di Coventry il 14 novembre 1940 morirono almeno 568 (o forse 1.000) persone. Il bombardamento britannico di Dresda il 13-15
Nel bombardamento tedesco di Coventry il 14 novembre 1940 morirono almeno 568 (o forse 1.000) persone. Il bombardamento britannico di Dresda il 13-15 febbraio 1945 causò almeno 24.000 (o forse 40.000) morti. Nessuno, allora o dopo, parlò di proporzionalità, ma molti elogiarono Churchill per il suo contributo all’esito della Seconda guerra mondiale. Il Partito Nazionale Fascista in Italia e il partito Nazionalsocialista in Germania – due formazioni totalitarie e non democratiche – giunsero al potere attraverso procedure elettive e ottennero l’appoggio della grande maggioranza della popolazione. Nel dopoguerra europeo, nessuno propose che la ricostruzione avrebbe dovuto inderogabilmente avvenire con la partecipazione delle forze politiche nazifasciste. In Palestina, Hamas – un partito che proclama l’uccisione di tutti gli ebrei e la verità dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion – ottenne la maggioranza relativa dei voti nelle elezioni parlamentari del gennaio 2006. Oggi il discorso di molti analisti europei su Gaza e Israele è fissato sulla non-proporzionalità della reazione e sul coinvolgimento obbligato di Hamas nel futuro processo politico. Nel Giorno della Memoria ci si può chiedere che cosa sia stato capito, che cosa sia cambiato e che cosa sia stato dimenticato nelle percezioni e nelle identità politiche dell’Europa.
Sergio Della Pergola, demografo, Università Ebraica di Gerusalemme
da UCEI informa
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09 gennaio 2009
29 ANNI E 1 MESE ESATTI
L'8 dicembre 1980 John Lennon veniva ucciso a New York. Oggi in Central Park sorge un memoriale intitolato Strawberry Fields, una piccola collina con una roccia nera e spaziosa che la domina e una targa che ricorda i tanti paesi del mondo che hanno contribuito, Gli italiani hanno realizzato un mosaico con la scritta Image. Il mio piccolo omaggio quest'oggi, esattamente 29 anni e 1 mese dopo...
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anamorfo
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04 gennaio 2009
IDENTITA' (1)
Il Figlio: "Finalmente ho scoperto la differenza tra uniforme e divisa. La prima unisce, la seconda divide. Noi (...omissis...) rifiutiamo le divise e usiamo solo uniformi."
Il Padre: "L'uniforme è sempre una divisa, e viceversa. Unisce un gruppo di persone ma per farlo deve dividerle da tutte le altre."
Il Figlio: (continua...)
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anamorfo
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14 dicembre 2008
A VOLTE RITORNANO!
In ORFEO PUNK Massimo lo dice con grande lucidità: siamo tutti un po' Orfeo quando ci guardiamo alle spalle, al passato. e cerchiamo di far tornare in vita ciò che è morto. L'altra sera alcuni suoi amici di quella data hanno OSATO, sono tornati a suonare insieme e devo dire che non c'era nulla di morto né in loro né intorno a loro. Nessun tentativo di far rivivere il passato, nessuna atmosfera da reduci (tanto presente a Londra al concerto di novembre dei Damned). Ho ritrovato amici invecchiati bene e che il passato non vogliono viverlo come fardello... GRAZIE CHAIN REACTION. Per me, che sto lavorando a documentarne la stagione, una grande spinta a fare e a sapere quello che faccio... (video di Vincenzo D'Amelio in cui si scorge anche la mia persona all'opera per il documentario - n.d.c. ossia nota di curiosità)
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anamorfo
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03 dicembre 2008
IT'S THE JINX (prima di leggere mettere in Play il video sotto)
Certi giorni capita.... è la sfiga! Se ne rimane come storditi... almeno io. Reagisco così, pensando che potrei disperarmi e che devo davvero meritarmi tutto questo se la sfiga si accanisce contro di me con una catena inesorabile di eventi. Non c'è altra spiegazione... devi meritartelo. E allora che fare? Meglio restare composti e non agitarsi, farsi attraversare dalla sfiga. Alla fine però sai che hai pagato un prezzo amaro e ingoi. Io rimango stordito, lo sono ancora ora che mi sto chiedendo cosa dovevo fare questa mattina di così importante. Già, hai una giornata di fuoco, ti sta cadendo il mondo addosso, sembra che ormai i treni siano passati tutti e tu ora devi correre, correre, correre e puoi solo aggiungere, aggiungere, aggiungere cose da fare. Ti alzi la mattina di buona lena, svegli i bambini, svuoti la lavastoviglie, gli metti qualcosa da mangiare sul tavolo, sistemi la tua valigia lavoro, fai giungere il caffè a chi lo aspetta. ti fai la barba, controlli l'ora perché ti scatta al parchimetro dalle 8,00 e dici a tua figlia di aspettarti sotto al portone, prendi il suo zaino di piombo e vai, giungi all'auto ed è con la RUOTA A TERRA, completamente a terra, cerchione sull'asfalto, torni indietro di corsa, no, prima paghi un tagliando per 40 minuti, torni all'auto e lo posizioni sul cruscotto e ora corri, tua figlia aspetta, per strada la vicina di casa ti passa accanto e dice che tua figlia è nel portone che piange, corri, la chiami da duecento metri, il cellulare suona, si sono sotto casa, lei esce, l'abbracci e le spieghi e l'accompagni a piedi a passo sostenuto, riesci a farla ridere, tutto bene, torni all'auto che hai le gambe che non ti reggono, mancano due minuti allo scadere del grattino, vai dal gommista e ti fai prestare una pompa a pressione con manometro e torni all'auto. gonfi la ruota sotto gli occhi minacciosi del vigile e vai dal gommista, lui prende l'auto e la porta dentro l'officina, chiude lo sportello, tu devi avvisare del ritardo e vai a prendere da dentro l'auto il cellulare ma CRIBBIO! l'auto è chiusa... con le chiavi dentro, inserite nel cruscotto, COME E' POSSIBILE?, il gommista se ne lava le mani, dice che non può essere stato lui, bisogna sacrificare un vetro?, no grazie, torno a casa a cercare la chiave di riserva, non uso quell'auto da cinque anni e lei non sa dove sia la chiave di riserva, tiretti, comò, libreria... niente, torni al gommista, la gomma a terra è già montata e mostra orgogliosi i segni di gesso blu per dire che è come nuova ma l'auto è chiusa e non sai che fartene, che fare?, elettrauto? stesso responso, rompere il vetro, la serratura dev'essere caduta giù quando ha chiuso lo sportello, può succedere, è raro ma può succedere, perché se aperto non va giù e non può averlo fatto per distrazione uscendo il gommista, bene, gommista innocente, riesco però a coinvolgerlo in un tentativo di scasso, chiave di porco e filo di ferro inizia l'estenuante operazione di deformare la portiera e infilare il fil di ferro, avrò fatto cento tipi di occhiello sino a trovare quello capace di agganciarsi e tirare sù il pomello, ore 11,30 l'incubo è finito, la mattinata è persa, tra meno di due ore devo essere di nuovo a prendere i bambini da Scuola e tenerli sino alle 16,00 per il pranzo.... Nel frattempo mi dedico mentalmente la canzone dei Tuxedomoon ma canticchio in italiano una stupida canzoncina di una anonima band locale anni '80, scena post punk, che diceva "mi uccido o non mi uccido, mi uccido o non mi uccido, non lo so, lo sai tu, è la jella, è la jella".
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anamorfo
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