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07 marzo 2016

LIBERTÀ IN ALIENAZIONE

Libertà è alienazione? Se il processo che porta l’uomo a diventare uomo è alienazione, come può essere compimento di questo processo liberarsi dall’alienazione, anziché rinnovarla in forme nuove?

D’accordo, non è lo spirito a negarsi bensì l’uomo ad alienarsi nelle sue figure. Alla base di ciò il separarsi dal suo essere, per “cosificare” la realtà in un esterno da se, lo strumento tra le mani, la mano come strumento, sempre una Cosa atta ad essere strumento di rinnovate “cosificazioni”. Il lavoro, dunque, nobilita l’uomo. Lo crea, facendolo sentire a sua volta creato, nella nota inversione di soggetto e predicato. Tra le sue “cosificazioni” troviamo infatti gli enti, creature spirituali, immateriali, in realtà all’origine dotate di un corpo: quello della parola portata, solo portata, dalla voce. Una voce che nasce come suono, vivo, nello spazio, una voce che è all’origine musica. All’inizio fu il verbo. Esso non conosce compossibili perché tutto gli è possibile essere. Un ente che diventa presto Essere.

L’uomo diventa uomo perché diviso dalla natura. L’uomo diventa uomo perché diviso dal suo essere specie. L’uomo diventa uomo perché diviso dalla sua organicità. L’uomo “cosifica” se nell’individuo. Contro la specie e con essa contro la morte. L’individuo “cosifica” se nell’anima prima, e nella coscienza dopo, quando ricondurrà tutto, anche l’individuo, alla natura, dovendosi impadronire finalmente di essa e trasformarla in macchina, motore, forse messo in moto dall’Essere ma a cui non tutto è possibile e di cui ora occorre conoscere i compossibili.

Alienato infine da se stesso: dinanzi allo specchio non c’è più nulla. Solo un altro “ente” mosso da leggi matematizzabili, inclusa la casualità. Questo individuo è così libero da non produrre più significato. Dentro di se non vi è più alcuna libertà.

Torniamo indietro. Alla base del baratto non vi è M – M, che non troverebbe senso senza il valore d’uso, ossia senza l’uomo. Prima del feticismo della merce, vi è stato il feticismo della “cosa” , del prodotto dell’uomo, quindi C – M –C, dove la cosa non ha valore di scambio ma solo d’uso. Da qui la impossibilità di operare uno scambio e la necessità del (D)enaro come (C)osa che rende possibile lo scambio e che quindi deve sostituire la (M)erce nel passaggio tra le (C)ose. Ed è grazie al Denaro, cosa prima di qualsiasi valore d’uso, che tutte le cose possono alienarsi e diventare Merci nella formula M – D – M.  Tutte formule che vanno lette in modo dialettico, dove al centro abbiamo sempre una negazione, una perdita, mentre alla fine vorremmo trovare sempre una cosa aumentata: C – M – C’ (ho una cosa che non mi serve e ne voglio una che invece mi serve e che per vale di più); M – D – M’ (ho una merce che invecchia e perde valore e ne voglio una nuova che in quanto nuova durerà comunque di più, anche se diminuita rispetto alla stessa se la vendessi nuova. Quello che compro è il tempo, il tempo della vita di cui con il denaro invece ci alieneremo); D – M – D’. Processo che si compie solo nell’ultimo passaggio, perché solo il Denaro tra tutte le Merci è quella priva di valore d’uso, non ha compossibili ma solo possibilità. Il Denaro è la forma concreta, cosata, dell’alienazione, della libertà. Libero di potersi trasformare in tutto, ed è questo che diventa il suo valore d’uso, mantenendosi esso stesso una Merce. Ed è questo potenziale valore d’uso del Denaro che lo rende alla sua origine, in M – D – M, una merce proibita, ossia non vendibile ma solo utilizzabile nello scambio. Solo nel capitalismo esso si realizza, ed ancora una volta è il valore d’uso a fare la differenza, perché il Capitale è il valore d’uso del Denaro, quello che desideriamo aumentare. Cosa c’è oltre? Occorre liberarsi dall’alienazione o la libertà è l’alienazione?


In questo processo c’è un Soggetto dimenticato, di cui l’alienazione è il Predicato. All’origine c’è l’uomo, come determinato dal processo stesso. All’origine del processo, fuori dalla Storia, c’è dunque una Specie. Alla fine non c’è alcuna libertà. C’è di nuovo la Specie. L’individuo, un tempo libero, attraverso la dialettica dell’alienazione si è infine cosificato nella Specie. Gli individui dovranno limitarsi a parteciparvi. Cadrebbe così la necessità del Denaro e della Merce. Non vi sarebbe da desiderare infatti nulla di più. Il Comunismo come distopia. Non l’inizio della Storia, come pensava Marx utopico, bensì la sua fine. Un uomo tornato a pieno titolo nella macchina della Natura e da lei governato.

11 luglio 2009

Il mio ritorno ufficiale e improvviso alla politica...

la Rete delle Rose Rosse del PD
dal Sud riparte il Partito Democratico aperto alla società civile
Angelo Anam...
Guarda il video 'Angelo Amoroso d'Aragona'

Angelo Amoroso d'Aragona
Angelo Amoroso d'Aragona
Link video:
Angelo Amoroso d'Aragona

Informazioni su la Rete delle Rose Rosse del PD
una rete interregionale nata a Manfredonia, in Puglia, per rilanciare un Partito che diventi realmente rappresentativo e passionario
la Rete delle Rose Rosse del PD 58 membri
19 fotografie
13 brani
16 video
20 discussioni
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02 gennaio 2008

DALLA CINA CON FURORE

In quattro giorni su You Tube lo hanno già visto in 100.000 e vi sono già un centinaio di commenti. Essendo in cinese in occidente pochi capiscono di che si tratta. Io sono stato tentato di girarlo subito. Pensavo fosse un caso di censura politica: una protesta in occasione delle future Olimpiadi. Non è così. Anche in Cina si vive di gossip televisivo. La donna si chiama Hu Zi Wei ed è la moglie di un noto commentatore sportivo della Televisione di stato CCTV di nome Zhang Bin. Lui vuole separarsi da lei e lei lo accusa di avere un amante francese. Una moglie disperata. Nei commenti c'é chi trova poco dignitoso il suo modo di fare e chi invece non vorrebbe più vedere Zhang Bin in TV. Democrazia, Libertà... a quanto pare ai cinesi arriva solo il peggio ma questo peggio è forse quello che anche gli italiani amano di più della democrazia e della libertà. Un bel grattacapo.

22 dicembre 2007

ELOGIO DELLA MEDIOCRITA' (hanno aperto i cancelli al paziente Europa lobotomizzato)


Diciotto anni dopo la caduta del Muro cade oggi anche la Cortina di Ferro. Diciotto anni: l'Europa riunificata ha dunque superato l'esame di maturità. Se devo ripensare ai miei diciotto anni, nel 1977 io non ci avrei mai creduto a una simile ipotesi per il futuro. Né tantomeno avrei creduto che sarebbe accaduto senza né guerre (nucleari per giunta!) né rivoluzioni (anti e non filocapitaliste) né sanguinose rivolte (nella peggiore delle ipotesi). Difformemente dai più pensavo che la seconda guerra mondiale non fosse mai finita. Ogni rivoluzione che si rispetti trova compimento a ridosso di una guerra e dal secondo conflitto mondiale non poteva che nascere uno scenario di rivoluzione permanente socialista. Oggi direi che i conti non tornavano ma che il conflitto bellico si fosse congelato nell'esito della Guerra Fredda era un dato di fatto. Finisce dunque oggi la seconda guerra mondiale? Non ho altre risposte possibili e non può che conseguirne un elogio della mediocrità e con esso del capitalismo democratico che ne è l'artefice vittorioso. Solo che non si tratta solo del crollo di una idea politica durata poco più di un secolo. Con l'unificazione pacificata dell'Europa e in particolare con la definizione di un confine per la nazione germanica e quella polacca arriva a compimento qualcosa di molto più antico, l'idea stessa mai realizzatasi di Europa. Si sarebbe dunque compiuto un percorso da una parte millenario che inizia con il crollo dell'Impero Romano e che per la prima volta troverebbe una soluzione pacificata, dall'altra parte - anche se in negativo - un percorso quanto meno centenario che si proponeva di trasformare questo processo storico in una nuova palingenesi mondiale con la rivoluzione comunista. Non dimentichiamoci che tale visione venne proposta come compimento della Filosofia o di una sua presunta missione in cui essa si propone come Scienza Escatologica addirittura della condizione umana (la tesi marxiana del comunismo come fine della preistoria della Storia). Una storia dunque accompagnata da furori e tragedie, senza fine visto l'arco di tempo di cui stiamo parlando. Non riesco dunque a compiacermi della mediocrità con cui oggi si compie. Siamo usciti dalla tragedia come lobotomizzati e un furore polemico prende in me il sopravvento. La grande tragedia del fascismo è stato ridotta al Male e con esso neutralizzato ma non superato (il Male non si sconfigge mai, per definizione) e quella del comunismo ha lasciato sul campo solo una grande confusione e nemmeno la si osa definire una tragedia. Non fa comodo agli ex comunisti e nemmeno al vincente capitalismo democratico che sembrerebbe non amare il Pensiero di sè in generale (c'è da annotare - ed è importante - che non a caso per parlare dell'uno e dell'altro il primo bisogna chiamarlo "nazismo" e l'altro "stalinismo", cosicchè sotto le cenere entrambi rimangono vivi come zombie pronti a risorgere). Sì, l'Europa arriva al suo traguardo vincente ma come un essere umano che si placa perché sottoposto a Lobotomia. Il centro del mondo credo che ormai sia altrove ma non riesco a capacitarmi di ciò e torno a leggere la nostra Filosofia e ad interrogarla ancora una volta. Ma con quale lente, con quale prospettiva?