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10 marzo 2016

SE LE PRIMARIE SONO IL MALATO, LA CURA E' IL PARTITO APERTO


Le primarie non sono la cura, sono il paziente ammalato. Per curarlo non serve ammazzarlo abolendole o introducendo regole che le uccidano per asfissia. Serve rendere aperto il Partito, perché la malattia è lì, non nelle primarie, ma in un Partito che le vive come corpo estraneo e che le strumentalizza occasionalmente. Si chiudano i Circoli, risparmiando tanti soldi e sanando debiti, e si utilizzino o si incentivi la nascita e la crescita di Biblioteche di quartiere, perché un Partito aperto è come un pesce nell’acqua della cittadinanza attiva, dell’associazionismo e della partecipazione, i luoghi veri dove oggi si è trasferita la politica, scollandosi gravemente dalla Rappresentanza (ed è questa la malattia!). Fuori dunque dal mito delle Sezioni con gli iscritti che sfogliano il quotidiano del proprio Partito Chiesa, tra una briscola e uno scopone, per radicarsi al contrario nella contemporaneità, con iscritti che vorrebbero poter sfogliare tutti i quotidiani; magari per rintracciare e leggere meglio un editoriale ascoltato la mattina a PrimaPagina; magari per discuterne insieme a tutti gli elettori e anche con chi non lo è, magari conquistandone di nuovi per le prossime Primarie. O magari per organizzare un gruppo di lettura su un libro di particolare interesse politico, con tutti. O organizzare un blog nella biblioteca trasformata in digital library, grazie anche alla scelta del Governo sulla banda larga. Tollerando realmente le altre opinioni e sapendosi confrontare anche con gli altri Partiti, invitati a fare altrettanto, senza paura. E’ un progetto sostenibile, perché le Biblioteche, spesso inutili, in specie al Sud dove più grave è la malattia, esistono già e c’è tanto volontariato disponibile, a cominciare da quello potenziale dei propri iscritti, essendo – ricordiamocelo - i Partiti delle associazioni – a cui andrebbero poste regole come accade per tutte le altre. Regole che non sono neutrali, perché chi le invoca spesso insegue vecchi Miti novecenteschi anziché produrne di nuovi. Un mito che sia un modello pragmatico, idoneo per parlare ai nostri contemporanei e alle future generazioni: essere Partito aperto per una Società aperta, trasformando le biblioteche in infrastrutture di cittadinanza diffusa e di partecipazione. Solo allora le regole per le Primarie saranno le benvenute,
perché serviranno a preservarne la loro natura, quella per cui furono felicemente introdotte, e mettere fine alla loro strumentalizzazione da parte di apparati partitocratici che ormai hanno preso possesso dei Partiti e ne hanno esaurito ogni capacità di produzione politica di senso. Dentro i luoghi della rappresentanza non c’è più politica ma solo lotte intestine di gruppi di potere. La politica c’è ma ne è ostaggio, abita paradossalmente nei piani alti, perché alla fine non tutto è uguale e si devono fare scelte. Nei piani bassi c’è solo mercimonio e sono gli iscritti in buona fede i primi a soffrirne, ma spesso a non capire chi è il loro vero nemico. Non chi vota spontaneamente alle primarie, senza avere una tessera in tasca, e che lo fa per mettere fine a tutto questo.

17 novembre 2010

A MILANO COME IN PUGLIA VINCE IL PD...

... quello DELLE PRIMARIE, s'intende!
NON VINCE infatti Nichi Vendola che senza il popolo delle Primarie del PD non esisterebbe.
PERDE DI SICURO la direzione del PD e non solo quella milanese.

Oggi (ndr: ieri) Michele Serra descrive in modo efficace questo paradosso. In una situazione normale non solo il PD ma l'intero centro sinistra avrebbe fatto fatica a trovare un candidato. Ne è stato un esempio l'ultima tornata elettorale per il Sindaco di Roma. Invece grazie alle Primarie avviene il miracolo e per Milano si presentano 3 auto candidature, tutte dalla società civile. A questo punto la Direzione del PD che fa? Ci dice Serra che anziché sentirsi per un giorno Gastone preferisce tornare ad essere Paperino e fa l'unica cosa sbagliata che si potesse immaginare di fare. Ossia, anziché gridare al successo della propria iniziativa e congedare i candidati con un bel "vinca il migliore!", si mette in cagnesco contro tutti e tre, ne esce un quarto tutto targato "apparato" e blinda le Primarie stesse non concedendo agli altri tre le liste degli elettori e altre amenità. Insomma blinda il candidato come se volesse deciderlo a prescindere e cerca di imporlo ai propri militanti con vecchie logiche di disciplina
(vi ricordate Boccia in Puglia? fu la stessa cosa!). Come se non bastasse si mette pure in cagnesco e e fa capire a tutti che o vince quello, il suo, oppure ha vinto Vendola. Fantastico! Ma che le fai a fare le Primarie se poi devi dire che hai perso se non vince il candidato "del Partito" (definizione di per se inaccettabile e contraddittoria con le Primarie stesse). Quack Quack! Una mossa da Paperino! Che si merita tutta la sfortuna e suscita persino simpatia per quanto è cocciutamente idiota. Questo è il PD! Ma non è questo il "popolo" del PD!

Avviene però sempre e dappertutto. E' avvenuto lo scorso inverno in Puglia dove gli elettori del PD - e non quella piccola parte che vota SEL - hanno scelto Vendola. Avviene a Bologna dove l'unico candidato favorito ai sondaggi e che proviene anch'egli dalla società civile, Andrea Segrè, lascia la corsa per il clima di sospetti e sgambetti degli apparati di un Partito che anche lui non esita a definire "conservatore" (ndr: di se stesso!). Ed ecco che anche a Bologna salirà Vendola a prendersi una vittoria che vale quanto è valsa in Puglia, dire no a chi vuole rottamare non il vecchio ma l'unica cosa buona e nuova che c'è: le Primarie.

Eppure un dato significativo queste "vittorie" contro l'apparato conservatore del PD ce lo presentano e chiaro: il calo di
partecipazione. Colpa delle Primarie? Al contrario, colpa di chi le demolisce cercando di truccarle o di trasformarle in pre elezioni di Partito, contrapponendo il candidato di PD a quello di SEL anche quando questo non c'è ma facendo di tutto perché lo diventi.

Al contempo colpa anche della soluzione "identitaria" date ad essa dalla discesa in campo di Vendola. Infatti nessuna di queste campagne vendoliane riesce a trasformarsi in una espansione di entusiasmi e in una mobiltazione che vada oltre la cerchia più ristretta del "popolo identitario di sinistra". Un "popolo" più largo della somma degli iscritti di PD e SEL ma non più di tanto. Un "popolo" abituato a correre agli appelli anche quando è stanco e a rispondere sempre e comunque come un riflesso condizionato ad ogni stimolo che sia identitario. E' il "popolo" che ha eletto Bersani Segretario anche se giurava di odiare D'Alema ed è lo stesso "popolo" che poi smentisce con soddisfazione Bersani quando cerca di dargli una "Linea che non
c'è" pur di dirgli che loro sono ancora più "di sinistra". E' il "popolo di Vendola", ne è lui il Leader naturale, ma lo stesso Nichi
aspirava a molto di più un tempo o meglio questo ha voluto farci credere per poi dimostrare che così non è. Infatti questo "popolo" gli consentirà di ritagliarsi uno spazio politico a sinistra del PD. Uno spazio che alcuni nel PD si augurano di veder crescere e di poterglielo presto lasciare, così da levar loro ogni imbarazzo di moderazione opportunistica e interessata. E' il Partito degli Amministratori che da sempre lavora dentro il PD e contro il progetto di un PD maggioritario. Non vedono l'ora di poter fare un pentapartito Fini UDC Rutelli PD e SEL. E a questo gioco ci stanno tutti! Nessuno escluso. Lo hanno dimostrato anche i Forum appena conclusosi a Bari con D'Alema e Vendola già vestiti del loro ruolo.

Tiro allora le mie conclusioni e provo anche a rilanciare la posta:

1) la vittoria di Pisapia a Milano è la vittoria delle Primarie e quindi del PD come nuovo Partito per la democrazia partecipata (che è una cosa seria di cui si discute in tutto il mondo... tranne che nel
PD!);

2) Pisapia è un "moderato", già candidatosi con la sinistra radicale ma come indipendente. E' la miopia del PD di oggi e delle sue componenti storiche di ieri a regalarne il successo a Vendola. Se le Primarie si fossero svolte in altro clima la sua sarebbe stata una vittoria del PD e di sicuro avrebbe trascinato al voto un elettorato diverso da quello "identitario" che ha richiamato Vendola e che nei numeri non è incoraggiante (77.000 in tutta Milano... sic!);

3) bene ha fatto la Direzione milanese del PD a dimettersi. Non come quella pugliese dopo la sconfitta tragica di Boccia! Se Sergio Blasi si fosse dimesso avrebbe consentito un rinnovamento del Partito in Puglia mentre così rimane schiavo lui stesso da una parte dei veti incrociati delle minoranze e dall'altra dei condizionamenti di una maggioranza a sua volta minoritaria nella società civile sul piano del voto d'opinione (che in politica ha il suo peso se non si vuole dipendere dai capibastone dei pacchetti di voti che poi finiscono per ricattarti e condizionarti su tutto). Ovviamente oggi non si prospettano affatto dimissioni e nessuno le invocherebbe più ma resta da augurarsi che il Segretario Regionale in Puglia vada avanti nella strada intrapresa con i Forum facendone solo l'inizio di un processo senza rete di sicurezza e non la messa in scena di un copione triste quale quello a cui abbiamo assistito nel suo epilogo politico con D'Alema;

4) la sconfitta a Milano è una sconfitta di tutta la Direzione del PD. Di fronte alla chiara espressione di Nichi Vendola che la sinistra prima di parlare di alleanze deve definire una propria identità le sconfitte ieri in Puglia e oggi a Milano mettono in discussione non tanto Bersani quanto la sua Segreteria politica e la linea scelta - dopo il Congresso! - di lavorare PRIMA alle alleanze e DOPO al programma. Questa linea l'elettorato del PD la sta contestando ma il PD continua a proporla oggi per bocca di Rosy Bindi, per esempio, che ipotizza una coalizione anche con Fini per le prossime elezioni "e il nostro elettorato lo capirà...". Ne sei proprio sicura Rosy?

5) questo "popolo di sinistra" sopra descritto resta immaturo e incapace di essere egemone, legato com'è alla nostalgia di una
identità perduta, incapace com'è di uscire dalla tragedia del secolo breve di cui egli stesso è complice responsabile sino a quando non fa un bagno di umiltà dei propri retaggi ideologici. Perché questo avvenga occorre un processo di partecipazione che lo faccia calare sui problemi concreti. Il rischio è che oggi questo "popolo di sinistra" ci faccia perdere ancora ma è un rischio che si deve iniziare a correre. L'unico antidoto è non abbandonarlo al messianismo vendoliano, vuoto di contenuti concreti. L'antidoto è già nei nomi di Pisapia e di Segrè, nella loro autocandidatura fuori dagli apparati del PD, nel seguito che potevano suscitare nella società civile. Una società desiderosa di tornare ad essere società politica, rendendo giustizia a questa avvilente separazione che lo stesso linguaggio ormai testimonia;

6) in Puglia ancor più che altrove si avverte ormai il limite dell'esperienza Vendoliana. Essa coniuga la promessa messianica con
una sostanziale povertà di contenuti reali se non quelli di una "buona amministrazione della cosa pubblica" anch'essa vissuta come pura retorica moralistica e non come derivato pratica di una "prassi". Vi è insomma un limite di coraggio politico in Vendola, un limite che è tutto scritto anche nella sua biografia politica. L'appello identitario è costruito come abito per coprire un vuoto di elaborazione politica. Vendola ripropone niente più che il welfare, uno stato sociale da contrapporre a quello liberale tanto più quanto più è possibile. Il resto, il web, internet e tutto quello di cui si parla e si associa a lui, è usato come strumento di marketing politico. Nessuna elaborazione sulla democrazia partecipata, nessuna elaborazione da liberale di sinistra anche su temi che gli potrebbero essere congeniali come la plutocrazia perché liberale Vendola non lo è proprio. Preferisce sognare "mondi nuovi" e proporre come scenario politico l'occupazione del potere, da buon socialdemocratico del primo '900. L'incapacità di Vendola di moblitare ed entusiasmare oltre il "popolo di sinistra" è tutta dentro questo limite politico, testimoniato dal suo stesso linguaggio evocativo, buono per alcuni ceti medi intellettuali ma non per il paese reale, quello dei ceti produttivi;

7) un nuovo Partito non può dunque prescindere dal "popolo di sinistra" perché questo ne è il cuore ma non può nascere dai riflessi identitari quanto invece da nuove vitalità sociali e giovanili. La grave responsabilità storica delle componenti fondative del PD che sono i residui delle due principali esperienze politiche della prima repubblica è evidente. Hanno lasciato entrambe (ex PCI ed ex DC) i loro "popoli" senza strumenti, temendo che questi avrebbero potuti essere diretti contro loro stessi, come sarebbe stato giusto vista l'assenza di una guida politica nel processo di trasformazione, compiuto nel nome del semplice trasformismo. Occorre dunque rottamare ma per farlo occorre costruire l'auto nuova, una nuova classe dirigente. E per farlo occorrono strumenti nuovi, occorre un Partito ma diverso, occorre un processo di selezione democratica di cui si sono appena abbozzate le basi ma su cui ci si è arenati subito. Non basta dire Primarie. Occorre crederci e costruirgli intorno un metodo
di lavoro. Lo stesso per i Forum!

8) fino a quando il PD continuerà ad essere il Partito della Costituzione come oggi ha detto Bersani definendo cosa è essere di
sinistra non avremo messo nemmeno il primo mattone. Il PD deve essere il Partito che prefigura una nuova Costituzione che non rinneghi la prima ma che rinnovi lo spirito costruttivo all'altezza dei tempi che fu dei padri costituenti. Non è questa una partita da lasciare ai propri avversari politici. Non si gioca di rimessa su questo tema come
se nessun altro.

Lascio questo messaggio nella bottiglia, lo getto nel mare del web e torno alle mie occupazioni. Il PD per ora non mi offre molto di più! Anche per questo ho troppe cose da dire non sapendo nemmeno dove dirle e a chi... nonostante una tessera, un Circolo territoriale e un Gruppo di discussione non ufficiale ma tollerato (i Volunteers)...

Bari, 16 novembre 2010
A domani!

A Wanda Lograno, Selma Bellomo e altri 2 piace questo elemento.

Manuel Santoro Caro Angelo, penso si potranno avere punti di discussione e di collaborazione con i Volunteers sui punti da te
descritti.

Claudia Battafarano Ci sono spunti interessanti, mi riprometto di leggerlo domani a mente lucida, ma ribadisco il concetto a te noto: la sintesi non è il tuo forte! :-)

Mario Michele Pascale Concordo. Parole sagge.

Salvatore Sparapano Io le dimissioni di Blasi continuo ad invocarle...ma a parte questo, si potrebbe solo aggiungere che tra i
"paradossi" vi è che la attuale dirigenza del PD che non crede allo statuto del partito. E' legato ancora alla idea del partito fatto
dalle sezioni (o "circoli") che seguono la linea dettata dall'alto ossia dalla segreteria. Del resto ciò è coerente con una "nomeclatura" che si autolegittima da sè oramai da decenni. Ed anche SEL non fa eccezione ed anzi sta messa peggio. Essere un "volunteers" significa anche seguire paradigmi che siano opposti a tutto questo.

De Cesare Paolo Luigi Mi dispiace Salvatore ma i titolati a chiedere le dimissioni di Blasi sono gli iscritti al PD. Possono cambiare
l'amministratore di una ditta i soci di quella ditta. Per il resto sono abbastanza d'accordo. Adesso non ci resta altro che finire il
giro e incontrare i segretari di tutti gli altri partiti:Idv, Sel, Verdi, Rifondazione, Radicali e Psi e spiegare loro che forse avrebbero convenienza a darsi da fare per un Partito Federale, per uno Stato Federale, per un sistema Bipolare, Bipartititico e Uninomnale preceduto da primarie per Legge, accompagnato da semplificazioni nella possibilità di indire referendum circoscrizionali,comunali, provinciali, regionali, nazionali, compresi i referendum propositivi e abrogativi di Leggi fiscali.

De Cesare Paolo Luigi ho messo unn link sui pastori sardi sul gruppo ADV..se perdono loro perdiamo tutti.

Filippo Coppola Le primarie furono pensate per un partito a vocazione maggioritaria,aperto all'esterno,interclassista in grado di
intercettare consensi in ogni ceto sociale. Se il PD e', come e', un partito identitario e di sinistra che parla soltanto al solito
elettorato di riferimento, se la competizione con Vendola si gioca su quel terreno di rappresentanza ,gli elettori di sinistra preferiscono Nichi (e' piu' originale, oltre che al fatto che ha maggior fascino). Per battere alle primarie gli ex rifondaroli i candidati del PD devono avere una forte caratterizzazione civica e aperta all'esterno, devono apparire autonomi e liberi dalle segreterie di partito e soprattutto con un forte profilo innovativo e riformista. Spero che dopo Milano a Bersani non venga in mente di eliminarle le primarie per evitare di fare ancora brutte figure.

Salvatore Sparapano Bene e tu che sei "titolato" le chiedi o no le dimissioni di Blasi ? Perchè fino ad ora non ho compreso la posizione in merito. Per inciso: non ho bisogno di alcun "titolo" per chiedere alcunché a chicchessia.

Salvatore Sparapano Nel merito: i referendum su leggi fiscali sono vietati dalla costituzione ( e ci mancherebbe). Sul "giro" dei
"prefissi telefonici" non saprei a che servirebbe. Piuttosto: apriamo discussioni con chi rappresenta per davvero le forze produttive come gli ordini professionali e le associazioni di categoria e studiare un "piano di lavori" inn comune a livello regionale in tema di amministrazione, economia, ambiente, agricoltura ecc.

Wanda Lograno dissento solo sulla tua opinione in merito ai forum, ai quali non ti ho visto presente...spero tu sia solo sfuggito alla mia attenzione. Il metodo è stato portanto avanti da professionisti "asettici" e tutto il lavoro è stato consegnato nelle mani del segretario e della Direzione, peraltro non è una conclusione ma solo un'inizio, o almeno spero che verrà inteso così.

Cecilia Ranieri grazie Angelo......spero di vederti presto!!!!!

Angelo Amoroso d'Aragona ‎@ Wanda. Ciao Wanda, piacere di leggerti e grazie. Non mi hai visto perché ero a Catania il 6 al Forum tematico a cui avevo deciso di dare il mio contributo e il 13 a Sanremo al Premio Tenco per lavoro. Ti assicuro che però ho partecipato più di tanti "presenti". Come Volunteers abbiamo incontrato De Santis e garantito il massimo sostegno che abbiamo dato anche da qui (ndr: facebook). Inoltre io ho scritto una relazione (lunga ovviamente!) che trovi tra le mie Note per il Forum sull'Innovazione sull'intervento regionale nel settore Cinema. Quindi NON DISSENTI AFFATTO ma sono stato forse
poco chiaro io. La pensiamo proprio uguale. Il mio appunto era sui "professionisti asettici" ma al contempo come Volunteers siamo tutti concordi che si deve dare una mano a farlo diventare un punto di inizio, difetti a parte.

NOTA (aperta a tutti) SU PROFILO FACEBOOK COPIATA E INCOLLATA CON I COMMENTI SINO ALLE ORE 10,00 DEL 17 NOV 2010

12 novembre 2009

LETTERA AL SEGRETARIO DEL PD DI PUGLIA


Caro Segretario del Partito Democratico di Puglia Sergio Blasi,
noi iscritti, simpatizzanti ed elettori del PD ti scriviamo questa lettera aperta per chiederti di compiere un gesto di coraggio, dando prova della novità politica che il PD, dopo questo Congresso, vuole rappresentare anche in Puglia. Ridare slancio – come tu scrivi - a quel “laboratorio originale, frutto dell’incontro virtuoso tra la politica e la società” richiede oggi un gesto di coraggio e noi ce l’aspettiamo in primo luogo da te.

Quanto da te scritto nel Programma per il PD pugliese, sulla necessità di ricorrere per le cariche monocratiche alle Primarie, e l’esperienza di democrazia e di confronto partecipato di cui il PD negli ultimi mesi, proprio attraverso le Primarie, ha saputo dar prova a tutto il Paese stride con le notizie che ci giungono, ogni giorno, di trattative per le prossime elezioni regionali svolte al chiuso delle Segreterie dei Partiti e soltanto intente a contare il numero dei voti che ogni lista può portare in cambio di questo o quel accordo sulle posizioni di potere. Non è questa la politica che vogliamo. Per la scelta del prossimo Candidato vogliamo che si discuta di Programmi e di impegni che nel prossimo mandato ci si assume con l'elettorato. Noi firmatari di questa lettera siamo convinti, al contrario, che evitare le Primarie tradisca solo la paura di perdere consensi qualora ci si sottoponesse all'esame spietato che ogni competizione vera porta con sé. E' invece lo “spettacolo della politica di palazzo” che sta già iniziando a danneggiarci e ti invitiamo quanto prima a fermarlo, anche per evitare che la Puglia sia svenduta sui tavoli di trattative nazionali.

E' giunto il momento che il Partito Democratico non solo si assuma la responsabilità piena d'essere la principale forza politica della coalizione ma si faccia anche forte del suo primato e della sua originalità per questa esperienza unica in Europa delle Primarie.

Caro Segretario, noi firmatari con questa lettera ti chiediamo di fissare la scadenza per la presentazione dei Candidati, invitando per altro alla prima candidatura il Presidente uscente Nichi Vendola. Contemporaneamente si invitino le forze politiche interessate ad entrare in coalizione a presentare proprie Candidature a questa competizione leale e partecipata, unitamente ad un loro Programma, oppure a convergere su quelle già esistenti. Candidature vere che potranno nascere anche all’interno dello stesso Partito Democratico perché differenti nel Programma.

Caro Segretario, è per il peso che nelle Primarie vere tornano ad avere i Programmi di governo che noi firmatari chiediamo al Partito Democratico di Puglia di non fermarsi solo ad indire le Primarie ma di contribuire da subito con una proposta politica radicalmente riformatrice in settori chiave quali i grandi Enti pubblici, le Aziende Pubbliche, le Fondazioni, l’Acquedotto Pugliese e, non ultimo, il Sistema Sanitario, dove, come tu hai detto nell’intervento in Assemblea Regionale, "Il PD deve farsi protagonista di un’azione legislativa che impugni il machete e spezzi le relazioni tra la politica e la gestione della Sanità. Deve farlo mettendo in campo la sua credibilità attraverso la separazione netta fra l'interesse degli imprenditori e la gestione del potere".

Occorre quindi tradurre queste parole in un’azione programmatica condivisa con il coinvolgimento dei cittadini e degli utenti anche nella proposizione di appositi strumenti legislativi, non ultimo con una Legge Regionale che renda legali, come in Toscana, le Primarie per l’elezione delle cariche e dei candidati. Tutto questo nel segno sia del “federalismo progressista”, che deve vederci rilanciare la sfida della modernizzazione del Sud, sia della sussidiarietà come “protagonismo nella gestione dei poteri” in alternativa a vecchi e nuovi statalismi.

Se il Partito saprà usare l’occasione delle Primarie anche per mettere in moto questo processo di ascolto e radicamento sul territorio avremo vinto insieme due sfide: quella elettorale e quella del rilancio nel prossimo futuro della Puglia come laboratorio politico originale di “Regione d’Europa”. Sono le tue parole e noi vogliamo vederle messe in pratica.

Ti invitiamo pertanto, con calore e solidarietà, ad agire tempestivamente e con un gesto di discontinuità sullo spettacolo presente che la politica offre agli italiani ma di continuità con quella Primavera pugliese che vide vincente sia il Governatore Nichi Vendola sia il Presidente del PD di Puglia Michele Emiliano. Chiunque dei candidati sarà vincente alle Primarie per le Regionali 2010 sarà vincente anche alle elezioni. Ne siamo convinti.

PER FIRMARE QUESTA LETTERA ENTRO IL 22 NOVEMBRE 2009 CLICCA QUI OPPURE SCRIVI UN COMMENTO QUI SOTTO

25 agosto 2009

IL PARTITO DEMOCRATICO COME PARTITO LIBERALE?

Pubblico questo testo che sposta l'alternativa tra "destra" e "sinistra" su "conservatori" contro "liberali".

PATERNALISMO E LIBERALISMO

Angelo Panebianco sul Corriere della Sera del 17 agosto ha scritto: “La via liberale, quella che chi scrive preferirebbe (e che, nel lungo periodo, credo, sarebbe la carta vincente per il Sud) è quella che dice: solo i meridionali, e nessun altro, possono risolvere i loro problemi. Lo Stato, quindi, offre al Sud, come ha suggerito da tempo l’istituto Bruno Leoni, solo l’opportunità di trasformarsi in una grande no tax area interrompendo contestualmente i flussi di trasferimento di risorse. Lo Stato resterebbe al Sud solo con gli apparati della forza (per contrastare la criminalità) e i servizi pubblici essenziali. A quel punto, probabilmente, si scatenerebbe un conflitto feroce fra le forze modernizzatrici del Sud (che ci sono) e quel «clientelismo senza risorse», fino ad oggi dominante, di cui ha parlato recentemente il presidente della Confindustria siciliana Ivan Lo Bello. Essendo cambiate le condizioni del gioco, le forze modernizzatrici avrebbero, per la prima volta, la possibilità di prevalere. Solo quando, dopo qualche tempo, si fosse messo in moto un processo di sviluppo auto-sostenuto (con il miglioramento del capitale umano, con una maggiore efficienza delle amministrazioni pubbliche, con una raggiunta capacità di attirare capitali) le varie regioni del Sud passerebbero progressivamente, anche del punto di vista fiscale e istituzionale, nella fascia A, quella delle regioni sviluppate.”

Ossia per Panebianco la politica meridionalista è a un bivio: o il governo propende per una scelta liberale o per una scelta paternalista. Dalla proposta di una nuova “Cassa del Mezzogiorno” e dai prossimi aiuti finanziari a “pioggia”, già anticipati con quattro milioni di euro alla Sicilia, il governo sceglie il paternalismo. Il paternalismo è la scelta politica tradizionale perché offre a chi governa la possibilità di “comprarsi” il consenso al prezzo di mantenere il meridione soggetto al ricatto del regime e delle mafie locali, sterilizzando qualsiasi iniziativa “modernizzatrice”.

Emblematicamente tutta la storia d’Italia può essere esaminata sotto la lente d’ingrandimento di questa alternativa: paternalismo e liberalismo. In fondo quando si preferì lo stato accentrato piuttosto che quello decentrato proposto da Minghetti, è il paternalismo ad averla vinta sull’eresia liberale. Il trasformismo del tempo di De Pretis, il periodo crispino ed anche quello giolittiano (sostanzialmente con l’abuso dei prefetti nel meridione d’Italia per addomesticare le elezioni), la guerra 15-18, il fascismo, il regime partitocratico postfascista, sono tutti periodi storici in cui il paternalismo ha dettato l’azione delle classi dirigenti.

Una forza politica (...) non radicalmente riformatrice, (...) quale sbocco per il partito Democratico, non sarebbe dotata di quella cultura politica idonea per cambiare il destino dell’Italia. (...) In tal modo le scelte paternaliste avrebbero sempre la meglio. L’obiettivo (da perseguire) è (invece) quello di sostituire alla vecchia alternativa tra “destra” e “sinistra”, quella tra conservatori e liberali. Conseguentemente è il contenuto delle politiche e non la nostalgia di un passato, ormai definitivamente trascorso, deve dettare la lotta politica. Sostanzialmente è quanto indica Panebianco nel suo fondo. L’indicazione non vale, però, solo per la questione meridionale, vale anche per la questione “democrazia” nel nostro paese. Perciò occorre un soggetto riformatore “di” liberali e “di” democratici distinto (e non distante) dai socialisti, antagonista dei conservatori e nemico irriducibile di qualsiasi fondamentalista. (bl)

14 agosto 2009

DIETRO GLI SCANDALI D'ALEMANNO?

Solo sulla pubblicistica di estrema destra si trovano analisi di questo tipo. Come mai? Eppure non c'è alcuna traccia di congetture fanatiche e i conti sembrano tornare tutti. Pubblico un articolo comparso sulle pagine web di "Azione e Tradizione". E se cliccate qui o sul titolo vi rimando ad una pagina di iniziativa politica dentro il PD ma oltre il suo attuale scenario di nomenklatura.

"D'Alema ed Alemanno contro Vendola ed Emiliano. Gli intrighi di palazzo ai danni della Regione Puglia"
di Gianvito Armenise

Le inchieste giudiziarie che stanno sferzando da qualche settimana la classe politica pugliese hanno fatto emergere, anzitutto, una serie di contraddizioni e di metastasi tutte interne al centro-sinistra. Infatti, soltanto una lettura poco attenta e superficiale dell’intera vicenda condurrebbe a trarre conclusioni affrettate e limitate al mero aspetto processuale magari arricchito di qualche particolare “hard” molto adatto ad un pubblico da ombrellone estivo. Quello che ci proponiamo è, invece, di scandagliare più in profondità l’aspetto politico della vicenda per investigare i legami meno noti ed apparentemente sparsi nel tempo e nello spazio al fine di far emergere delle relazioni di sicuro interesse.

Ciò premesso, è indubbio che quella a cui si sta assistendo è una guerra senza esclusione di colpi che vede l’un contro gli altri armati D’Alema, il sindaco di Bari Emiliano ed il governatore della Regione Puglia Vendola. Una guerra senza esclusioni di colpi che ha inizio, almeno, nei mesi che hanno preceduto la scorsa campagna elettorale per le amministrative e per le europee. Infatti, la decisione di Vendola di correre per un seggio alle europee con il suo movimento “Sinistra e Libertà” nato da una scissione all’interno di Rifondazione Comunista, non venne gradito dal PD di D’Alema. Vendola dichiarò – in quella circostanza - di non necessitare di alcun lume tutelare né di precettori. Durante quel braccio di ferro si inserì uno colonnelli del “leader Maximo di Gallipoli” Nicola Latorre il quale con tono lapidario avvertì: “(…) mi auguro che abbia considerato e soppesato le conseguenze politiche che la sua scelta di candidarsi alle europee potrebbe avere” (1).

Chiaro il messaggio rivolto a Vendola? Siamo agli inizi di aprile del 2009. La giustificazione ufficiale dei d’alemiani era riconducibile ad un aspetto politico: quello di evitare i doppi incarichi che avrebbero potuto causare un’eccessiva proliferazione di compiti.

Il secondo fronte del conflitto riguarda, invece, il Comune di Bari. Sempre in quelle settimane convulse che precedette l’ufficializzazione dei nomi dei candidati sindaci nel capoluogo pugliese, Emiliano candidato per il centro-sinistra nonché segretario pugliese del Partito Democratico, fu costretto a sponsorizzare il nome dell’on. De Castro per un posto sicuro nella lista del PD alle europee. Infatti, come si è poi verificato, l’elezione di De Castro a Strasburgo ha consentito all’indagato Alberto Tedesco di subentrare proprio a De Castro al Senato della Repubblica Italiana come primo dei non eletti e godere, quindi, delle garanzie derivanti dall’immunità parlamentare. Alberto Tedesco, ex assessore regionale alla sanità pugliese, della corrente socialista del PD e coinvolto in una serie di scandali su cui la magistratura sta indagando, aveva minacciato di candidarsi come sindaco di Bari se non gli fosse stato assicurato un posto proprio a Palazzo Madama (2). Il più preoccupato di questa scelta, ovviamente, era proprio Emiliano, timoroso di perdere voti a sinistra nella competizione amministrativa barese. Dal canto suo De Castro non aveva alcuna intenzione di correre per le europee sia pure per un seggio sicuro al parlamento europeo (3) ma dovette sottostare al segretario regionale Emiliano. Da quel momento i veti incrociati e le faide interne al PD esplosero e si fecero più marcate.

Finite le elezioni con la vittoria di Emiliano a Bari, Vendola azzera improvvisamente la giunta regionale rincorso dalle voci di probabili coinvolgimenti di suoi assessori in scandali giudiziari. Riceve il “no” secco dell’UDC e del movimento della Poli Bortone “Io Sud”. La nuova giunta vendoliana è una dichiarazione di guerra a D’Alema con nomi di assessori esplicitamente ostili al “baffetto” e concordato proprio con Emiliano frattanto candidato alla segreteria regionale del PD. I “D’Alema boys” nella nuova giunta targata Vendola perdono Frisullo e vedono inserirsi i nomi dell’economista Viesti (in passato ostile a Frisullo), dei democratici (ex Margherita) Capone e Amati vicini a Franceschini ed in rotta proprio con D’Alema nella corsa alla segreteria del PD (4).

Evidente la risposta politica di Vendola ed Emiliano a D’Alema. La partita che si sta giocando coinvolge i destini della segreteria regionale pugliese del PD, tappa intermedia per poter poi determinare il candidato per le elezioni regionali del 2010 con tutto quello che ciò comporterà in tema di scelte politiche ed economiche sui destini della Regione Puglia crocevia di importanti accordi in campo energetico ed industriale. Ed il nome gradito alla corrente di D’Alema sarebbe Francesco Boccia, già assessore al Comune di Bari, consulente di Romano Prodi, amministratore straordinario del Comune di Taranto in dissesto finanziario, già sconfitto nelle primarie del 2005 proprio contro Vendola e capace di dialogare con la parte moderata come l’UDC. (5)

Dunque, ci si trova davanti a colpi e contraccolpi che coinvolgono esponenti di primo piano del Partito Democratico sia a livello nazionale che a livello locale con accordi e smentite all’ordine del giorno. L’altra linea di combattimento è, quindi, la corsa alla segreteria regionale e nazionale del PD con Emiliano e D’Alema ancora una volta belligeranti. Su questo fronte D’Alema è giunto a Bari il 31/07/2009 per sciogliere le riserve ed ufficializzare il nome del sindaco di Melpignano (Lecce) Sergio Blasi per la mozione Bersani in Puglia. Da notare il messaggio politico a Vendola di disponibilità ed apertura in chiave anti-Emiliano in quanto Blasi vanta una solida amicizia proprio con l’attuale governatore della Regione Puglia. Nell’annunciare il nome del Sindaco di Melpignano D’Alema non ha risparmiato frecciate proprio al sindaco di Bari: “il partito non è un dopolavoro, né un secondo o terzo lavoro: richiede un impegno pieno”.

Compresi fronti di battaglia, scenari tattici, alleanze presunte ed effettive resta da chiedersi perché tutto questo interessamento per la regione Puglia da parte di D’Alema & Co. Occorre interrogarsi sui motivi (inconfessabili) che stanno alla base di questo flirt di D’Alema e dei suoi uomini per i destini della porta d’oriente d’Italia. E questa ricerca investigativa ci porta fino a Roma, nella capitale governata da Gianni Alemanno, neoeletto sindaco di Roma. E proprio Alemanno sta facendo da apripista a D’Alema. Fantapolitica? Affatto. Se si leggono le cronache politiche e finanziarie degli ultimi mesi si capirà bene che i destini della Puglia e dell’Acquedotto Pugliese passano da Roma e vedono alleati proprio D’Alema, Alemanno, Geronzi (numero uno di Medio Banca) e Caltagirone (noto costruttore romano impegnato nel campo dell’editoria e la cui figlia è compagna di Pierferdinando Casini, leader dell’UDC protagonista anche in Puglia di accordi proprio con il PD).

Il patto Alemanno-D’Alema (subito ribattezzato “D’Alemanno”) è datato maggio 2009 e ruota attorno all’ACEA, l’azienda capitolina impegnata nel settore energetico ed idrico (6) con ben 3 miliardi di euro di ricavi e 200 milioni di utili annui (7). ACEA vede una quota di partecipazione maggioritaria il Comune di Roma e quote minoritarie appartenenti per il 7,5% a Caltagirone e per il 10% ai francesi di Suez-Gaz de France. Venerdì 8 maggio 2009 occorreva individuare uno dei nuovi consiglieri di amministrazione di ACEA ed il sindaco Alemanno, con il suo 51% di quote aveva stabilito che il nome dovesse essere indicato dal PD romano. All’inizio tutti d’accordo sul segretario generale dell’Anci, Angelo Rughetti (8) fino a quando non interviene D’Alema per scompaginare ogni ipotesi di accordo e far sedere un uomo a lui vicino: Andrea Peruzy, il quale oltre ad essere membro in molteplici consigli di amministrazione (Alenia, Poligrafico, Crédite Agricole) è azionista anche di Suez nonché, aspetto fondamentale della vicenda, tesoriere della fondazione d’alemiana Italiani Europei (9).

Il nome del d’alemiano Peruzy, quindi, costituisce l’anello di congiunzione mancante per completare il mosaico che giunge fino in Puglia e che vede interessi convergenti del PD con l’UDC. Caltagirone, infatti, in ACEA ha uomini considerati a lui molto vicini: il presidente Giancarlo Cremonesi e “l’amministratore delegato Marco Staderini (uomo di fiducia del genero di Caltagirone, Pier Ferdinando Casini)” (10).

D’altronde il “patto d’acciaio” Alemanno-D’Alema si è ripetuto negli stessi giorni di maggio allorché è comparso il nome di De Bustis “banchiere rosso” del Monte dei Paschi di Siena (11), amico di D’Alema nella costituenda Fondazione Roma Mediterraneo. Un progetto colossale a cui sta lavorando il sindaco Alemanno per promuovere la città di Roma nel bacino del Mediterraneo (12). Questa fondazione dovrà gestire, nel prossimo quinquennio, un patrimonio colossale da 1,5 milioni di euro. I protagonisti dovrebbero essere la società londinese mercantile Bridge Ltd collegata proprio al nome del d’alemiano De Bustis e costituita il 12 maggio 2009 appena 24 ore prima della delibera approvata in Giunta Comunale per la costituzione della Fondazione (13).

Insomma, il flirt tra Alemanno (di origini baresi) e D’Alema avanza e si rafforza. Ma torniamo alle vicende pugliesi. L’ingresso di un uomo di D’Alema nel consiglio di amministrazione di ACEA consentirà di dettare legge sul business dei dissalatori, dell’energia elettrica e dell’acqua. Occorre ricordare che fu proprio il governo D’Alema che avviò nel marzo del 2000 la vendita dell’Acquedotto Pugliese spa all’Enel mediante trattativa diretta ed escludendo, di fatto, le Regioni Puglia e Basilicata. Trattativa poi naufragata per le polemiche che tale decisione sollevò e per il ritiro dell’Enel dalle trattative. (14) Nei mesi successivi a quelle fasi concitate, Alemanno contestò l’ingresso del colosso Enel in Aqp ma non la privatizzazione in quanto tale preferendo l’ingresso di realtà locali in Aqp (15) e nel giugno del 2002 si parlava di un forte interessamento proprio di Calragirone per l’Acquedotto Pugliese (16). La partita della Presidenza della Regione Puglia, quindi, ha come tavolo di gioco il destino dell’Acquedotto Pugliese, il primo acquedotto d’Europa con una rete idrica di ben 20.000 km, 400 impianti di sollevamento, più di 300 serbatoi, 161 impianti di depurazione, 20,8 m3/s di portata e che alimenta un sistema di quasi 150 imprese con più di 10.000 addetti (17). Sulla privatizzazione dell’acquedotto Pugliese, Vendola si è sempre opposto (malgrado la defenestrazione di Petrella) mentre Francesco Boccia non ha mai mostrato riserve di alcun tipo. L’allora assessore all’Economia del Comune di Bari dichiarava senza mezzi termini che “bisogna rispolverare l'idea che Massimo D' Alema aveva nel 1999” (18), ossia proprio la privatizzazione dell’Acquedotto Pugliese con la cessione all’Enel.

Boccia candidato ideale per governare la Regione Puglia, capace di guardare al centro e dialogare con l’UDC e ben visto da D’Alema. Vendola colpito da scandali giudiziari ed impresentabile per ricoprire il secondo mandato. Michele Emiliano, alleato di Vendola nella sfida anti-D’Alema, uscirà sconfitto nella corsa alla segreteria pugliese del PD e non potrà far valere il suo “peso” nella scelta del candidato ideale per guidare la Regione Puglia nel lustro 2010-2015.

Gli scandali giudiziari toccano il PD? Chissenefrega. D'altronde riguardano Tedesco, componente socialista, sponsorizzato da Emiliano (per tornaconti elettorali). D’altronde D’Alema a Bari qualche giorno fa l’aveva detto: il PD non è un’associazione a delinquere e non ha legami con la criminalità organizzata .(19)

Staremo a vedere ma di una cosa siamo certi: i destini della Puglia saranno irrimediabilmente segnati se si continuerà a guardare a questa regione con gli stessi appetiti di chi l’ha depredata negli ultimi 40 anni.

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NOTE:
1) “Latorre: non temiamo candidatura di Vendola” di Valentino Losito da “la Gazzetta del Mezzogiorno” del 08/04/2009.
2) “L'ex assessore alla Sanita pugliese, Alberto Tedesco: il Pd candidi De Castro alle europee o i socialisti del Pd sono pronti a scendere in campo da soli” di Bepi Martellotta da la Gazzetta del Mezzogiorno” del 08/04/2009.
3) “De Castro: A Strasburgo? Preferisco restare a Roma” di Alessandro Flavetta da “la Gazzetta del Mezzogiorno” del 02/04/2009.
4) “L’ultimo schiaffo al Pd: blitz concordato con D’Alema, Franceschini e Casini” di Francesco Strippoli da “Il Corriere del Mezzogiorno” del 07/07/2009.
5) “Vendola contro D'Alema, e il Pd si spacca sul rimpasto” di Paolo Russo da “la Repubblica” del 03/07/2009.
6) “Acea iacta est. Nasce la santa alleanza tra Caltagirone e D’Alemanno” di Claudio Cerasa da “il Foglio” del 13/05/2009.
7) “Gli intrighi di D’Alema: per risorgere fa accordi con Alemanno e Casini” di Laura Cesaretti da “il Giornale” del 13/05/2009.
8) “Acea iacta est (…)”, cit.
9) “Gli intrighi di D’Alema (…)”, cit.
10) Ibidem.
11) Il nome di de Bustis è legato alle tristi vicende di alcuni prodotti finanziari come "My Way" e "4You" ed alle vicende della banca 121. Si veda: “Un banchiere rosso per Alemanno”, di Stefano Sansonetti da “Italia Oggi” del 08/07/2009.
12) “Un banchiere rosso per Alemanno”, cit.
13) Ibidem 14) Mozione della Camera dei Deputati, seduta del 19 novembre 2001.
15) “Acquedotto, l'Enel pronta a lasciare Alemanno: uso improprio dei fondi” da “la Repubblica” del 06/11/2001.
16) “Caltagirone e Acea una pista per Fitto che piace a Casini” da “la Repubblica” del 14/06/2002.
17) “D’Alema, l’acqua e la Regione” di Saverio Ricci da “il Resto” del 12/07/2009.
18) “Boccia: l'Aqp resti pubblico e il Comune entri nel capitale” di Lello Parise da “la Repubblica” del 19/02/2005.
19) “D’Alema difende il partito: niente tangenti nei bilanci” di Francesco Strippoli da “il Corriere del Mezzogiorno” del 01/08/2009.

08 agosto 2009

NON POSSIAMO UNIFORMARCI A VENDOLA E D'ALEMA PER NON ESSERE COME DI PIETRO E GRILLO

Non ho mai amato l'antiberlusconismo condito di giustizialismo e moralismo ma... chi di spada ferisce di spada perisce! Non ho mai sopportato il berlinguerismo delle mani pulite, della superiorità etica dell'essere comunisti, della "biopolitica" del fare opposizione perché diversi e moralmente superiori... tutti modi per nascondere il proprio fallimento politico e la propria impossibilità di operare vere trasformazioni e soprattuto di svolgere un ruolo moderno e di rinnovamento (al contrario! non fu forse Berlinguer il primo a parlare di rivoluzione da coniugare con tradizione e conservazione?). Ora questo fallimento è sotto gli occhi di tutti. La Sinistra di Vendola e il Centro-Sinistra degli eredi del PCI e della DC non sono capaci di proporre alcuna alternativa al sistema del consociativismo e della partitocrazia da loro stessi edificato con tanto sforzo e amore. Odiano Berlusconi non per i suoi contenuti ma perché gli ha rovinato la festa. Loro sono semplicemente il baluardo della cosidetta Prima Repubblica in un Paese che non ha mai ufficilmente indetto la Seconda solo e unicamente per tenerla sotto il cappello protettivo della Prima. Esiste su questo un patto di non belligeranza tra Berlusconi ed eredi di Moro e Berlinguer che consente al primo di tenersi il suo monopolio e ai secondi di conservare la loro posizione di rendita politica.

Ecco dunque che in Puglia, alla prova continuata di Governo (per molti versi riuscita lì dove si è confrontata con gli scenari nuovi che le nuove generazioni hanno portato con sé ed il cui entusiasmo non poteva essere deluso), il meccanismo si inceppa sul più evidente dei retaggi partitocratici: il sistema sanitario. Bandiera di una battaglia elettorale di Nichi Vendola che ha cavalcato a furor di popolo un sindacalismo ormai deleterio della conservazione dello status quo in nome solo del parassitismo delle assunzioni pubbliche e mai del beneficio alla comunità di un servizio pubblico. Vendola fece dell'antiriforma contro Fitto il suo punto di forza. Oggi sappiamo che ripristinare il vecchio sistema è costato un nuovo deficit pubblico e soprattutto ha compromesso ogni spirito di vero rinnovamento e di modernizzazione. Possiamo dirlo? Possiamo uscire dalla gabbia moralistica della questione giudiziaria che lasciamo nelle mani della Magistratura? Possiamo emettere un giudizio politico? O dobbiamo uniformarci anche stavolta e diverderci tra colpevolisti e innocentisti, tra giustizialisti e garantisti? Quando la stessa PM mette il dito sulle Escort di Berlusconi va bene e anche il Segretario del PD si mette a sentenziare come un Papa sui papà e sui "papi". Ora che mette il naso in casa loro la PM sbalordisce i nostri burocrati di una nomenklatura senza più smalto se non quello grigio della occupazione nella pubblica amministrazione.

Possiamo, di fronte a questo, uniformarci e limitarci al pur legittimo (ma sempre non solo quanto conviene) garantismo? Possiamo far finta di niente e invocare la necessità di tacere perché le elezioni si avvicinano? Se vogliamo non solo che la sinistra vinca ma che la sinistra cambi, come io voglio, non possiamo allora uniformarci e occorre agire in modo duro.

Ricopio un brano preso da Anfimafia Duemila che a sua volta lo riprende dall'Espresso. Penso possa far capire bene di cosa sto parlando. Buona Lettura:


È l'immagine di un comizio di Nichi Vendola tenuto durante la campagna per le elezioni provinciali di giugno 2009. Nichi è sul palco. Parla appassionatamente, mentre si sta mettendo a piovere. Gli sorregge l'ombrello Lello Crivelli, fino a pochi mesi fa membro del direttivo nazionale di Rifondazione comunista ed adesso in Sinistra e Libertà. Appena più in alto, nel buio della notte, si scorge su un balcone la figura di un uomo grasso e imponente che assiste silenzioso alla scena. È l'ex datore di lavoro di Crivelli, Carlo Dante Colummella, il patron della Tradeco e di una serie di società specializzate nel trasporto e lo smaltimento di rifiuti anche ospedalieri, da più di un anno al centro delle inchieste del pm barese antimafia Desirè Digeronimo.

Ecco, se si vuole capire che cosa sta accadendo in Puglia, dove il centrosinistra è messo nell'angolo dall'esplodere di una nuova questione morale, si deve partire da qui. Da Altamura e da quella foto. Dietro quello scatto - ora che le indagini cercano di far luce sulle presunte infiltrazioni della criminalità organizzata nei partiti, sulle mazzette e sui conflitti d'interesse di qualche assessore regionale - si nasconde infatti una domanda tutta politica: il governatore poteva non rendersi conto di quanto gli accadeva intorno?

Il caso di Altamura è in questo senso emblematico. L'inchiesta della Digeronimo parte da una serie di minacce e attentati subiti da un giornalista di una radio privata, Alessio Dipalo, che dai microfoni di Radio Regio metteva alla berlina i potentati del paese e muoveva contro la Tradeco accuse di ogni tipo. Dipalo prima è stato blandito dagli uomini di Colummella con offerte di lavoro. Poi si è incontrato con lui, dopo le pressanti richieste di un boss dei clan locali, e ha visto il cognato dell'imprenditore dei rifiuti, un maggiorente del Pd di Altamura, fare pressioni perché l'emittente cessasse la sua campagna. Infine, nel luglio 2006, subito dopo aver denunciato con un collega, Cosimo Forina, come la Tradeco stesse per aprire una nuova discarica proprio accanto a un sito archeologico, è stato prima pestato a sangue da due malavitosi (uno dei quali oggi pentito) e poi, una mattina, ha ritrovato la propria auto distrutta dalle fiamme.

A quel punto Dipalo si è trasformato in testimone. Ha raccontato al pm Digeronimo come, secondo lui, funzionava e funziona il sistema Tradeco. Ha spiegato come Colummella da semplice meccanico fosse divenuto milionario, fino ad arrivare a lavorare al fianco della Cogeam del presidente di Confidustria Emma Marcegaglia nella costruzione di termovalorizzatori. Ha ricordato che tra i dipendenti o i consulenti delle sue aziende ci sono decine di politici di destra, di centro e di sinistra. Ha ricostruito tutti i passaggi salienti della campagna di Radio Regio contro le discariche. E oggi rivela a 'L'espresso' anche un episodio inedito: l'offerta di una consulenza da 20 mila euro come addetto stampa fattagli, dopo una dura polemica radiofonica sull'inquinamento del suolo, dall'ex direttore della Asl di Bari, Lea Cosentino. La manager costretta in luglio alle dimissioni da Vendola dopo che il suo nome era comparso in un'indagine sugli ospedali pugliesi. Ma non è tutto. Il giornalista parla anche degli appoggi garantiti al big boss della Tradeco da Alberto Tedesco, l'ex assessore alla Sanità della giunta Vendola, ora indagato con altre 14 persone per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, alla concussione, al falso e alla truffa.

Per Dipalo, che spiega come un pezzo importante dello staff del governatore - dalla sua segretaria particolare al suo portavoce - sia originario di Altamura, è impossibile che Vendola non sapesse con chi aveva a che fare. "Parlo dal punto di vista politico", dice, "da quello penale, nemmeno mi interessa. A scoprire come sono andate le cose ci penserà il pubblico ministero".

Non per niente il pm Digeronimo indaga sul trasporto dei rifiuti ospedalieri e su varie società, una delle quali guidata fino allo scorso anno da Crivelli. Ed è proprio seguendo la traccia dei rifiuti che s'imbatte nel filone della malasanità. Mette sotto controllo i telefoni e scopre i retroscena dell'assessorato. Gli appalti, le nomine dei primari, gli uomini chiave: tutto, o quasi, appare suddiviso secondo logiche politiche tra destra e sinistra. Il sistema, insomma, è trasversale.

Un dato che 'L'espresso' ha potuto verificate ricostruendo la storia della Svim service, una società d'informatica che nel gennaio del 2008 si è aggiudicata una commessa da 49 milioni di euro: la riprogettazione del sistema informativo sanitario pugliese che la Svim già aveva in gestione. L'amministratore delegato dell'azienda di servizi è Giancarlo Di Paola, il fratello di un manager già coinvolto nelle inchieste sull'ex governatore di centrodestra e attuale ministro degli Affari regionali, Raffaele Fitto. Direttore generale, fino a qualche anno fa, era invece Francesco Saponaro, l'assessore al Bilancio della prima giunta Vendola, prudentemente dimissionato in giugno quando esplode l'indagine sulla sanità. Spulciando i bilanci della società si fanno poi delle scoperte interessanti: la Svim tra il 2004 e il 2005, a ridosso delle elezioni regionali, ha finanziato sia i partiti di destra che quelli di sinistra. Qualche esempio: alla Puglia prima di tutto di Fitto vanno 10 mila euro. Altri 15 mila finiscono invece nelle casse della lista dei Socialisti autonomisti del futuro assessore e oggi parlamentare del Pd, Tedesco. Cinquemila euro vengono poi versati a favore di un candidato di An e 10 mila vengono addirittura spesi per Officina metropolitana, un'associazione legata al Comitato per Vendola presidente.

Tutto è regolare, tutto è registrato. Ma la vicenda è un altro indizio della trasversalità con cui in Puglia vengono conclusi gli affari con la pubblica amministrazione. Non è insomma un caso se, il 2 agosto, i carabinieri del nucleo operativo hanno prelevato i bilanci di tutti i partiti del centrosinistra (Idv esclusa) alle ultima tornata delle amministrative. Bisogna capire se appalti e finanziamenti nascondano uno scambio di favori.

La questione, insomma, è sia giudiziaria che politica. Un po' come appariva all'inizio il caso Tedesco. Nel 2005, quando l'ex socialista era stato imposto come assessore alla Sanità dai dalemiani, Vendola non si era scandalizzato per il suo conflitto d'interessi: i familiari che allora gestivano quattro società fornitrici di protesi agli ospedali. E quando l'Italia dei Valori aveva denunciato il rischio commistione tra i suoi affari privati e quelli pubblici, Vendola si era schierato dalla sua parte. Peggio aveva poi fatto il Pd. Quando l'indagine sull'assessore era ormai pubblica, al Parlamento europeo era stato candidato Paolo De Castro che, una volta eletto, avrebbe lasciato la sua poltrona di senatore proprio a Tedesco, garantendogli di fatto l'immunità da un eventuale arresto. Certo, una strada diversa da quella scelta oggi da Vendola, che a giugno fa fuori quattro assessori e il 4 agosto rivendica la sua reazione sulla questione morale: "Se uno vede le delibere della regione Puglia degli ultimi mesi, potrà descrivere la parabola di una rivoluzione anche dal punto di vista della trasparenza, del controllo e degli appalti". Nella speranza che non sia partita troppo tardi.

20 luglio 2009

LETTERA AL MIO SEGRETARIO DI CIRCOLO PD

(Questa la lettera che domani imbuco sotto la saracinesca del mio Circolo.)

Egregio Signor Segretario del Circolo Madonnella del Partito Democratico di Bari Antonio Bozzo,
Le scrivo questa breve nota come neo iscritto del Circolo dove ho trovato subito amicizie e condivisione politica e non solo una formale appartenenza per residenza. Ne sono rimasto compiaciuto. Era un buon inizio.
Diversamente sono estremamente contrariato dal clima e dagli episodi che la cronaca politica di questi giorni vede registrare nella campagna di tesseramento del PD. Paradossalmente il Partito viene scelto da aree sempre più vaste di società civile come arena di confronto politico decisiva per il nostro Paese e assistiamo invece alla chiusura settaria e pretestuosa dei suoi apparati direttivi che temono i nuovi iscritti anziché salutarli come area fresca e segno di vitalità riconquistata. Un Partito che ha paura del nuovo è già morto. Un Partito che ha paura di essere invaso è bene che si dica sconfitto. Accade tutto il contrario di quello che non molto tempo fa il Partito si era auspicato: fa paura alla Direzione del Partito che questo diventi la Casa comune delle diverse correnti culturali, politiche e di impegno civile che hanno attraversato e continuano a far vivere la sinistra di questo Paese. Se questo fosse confermato non potrò che uscire nuovamente dal PD così come sono entrato. Devo invece constatare che nonostante questi pessimi segnali grande è la mobilitazione e l'entusiasmo per una nuova stagione politica dentro il PD. Io perseguirò questo proposito sino in fondo e senza atteggiamenti di attesa o sfiducia nelle potenzialità che esso offre. Per questo non mi arrendo alla mera constatazione e in quanto iscritto 2008 2009 del Circolo Madonnella di Bari
CHIEDO
al suo Segretario quanto segue:
- che il Circolo resti quanto più tempo possibile aperto per raccogliere le nuove iscrizioni;
- che non si neghi a nessuno questa iscrizione lasciando agli organismi di controllo della Segreteria Provinciale e Regionale il compito di operare eventuali controlli;
- che in caso di censure su avvenute iscrizioni si convochi una riunione del Circolo alla presenza di chi è ha avuto la tessera respinta per valutarne insieme le motivazioni;
- che il Circolo offra la tessera a Beppe Grillo e ai meno famosi Piero Ferrari di Cosenza o Gabriele Del Mese di Eboli, a quanti come loro hanno visto la propria iscrizione rifiutata con pretesti burocratici o a quanti l'hanno presentata online, anche se provenienti da altre aree geografiche d'Italia o di italiani all'estero;
- che il Circolo offra la sua disponibilità a restare aperto sino al 31 luglio per le iscrizioni, qualora come mi auspico venga accettata la richiesta di Ignazio Marino di prorogare sino a quella data la scadenza delle iscrizioni, quindi garantendo da domani l'apertura per 4 ore al giorno e per 8 ore in uno dei due giorni del fine settimana; a tal fine
OFFRO
la mia disponibilità per l'apertura della sede di Circolo operando una turnazione tra tutti gli iscritti in sede.

Bari, 20 luglio 2009

Angelo Amoroso d'Aragona

16 luglio 2009

L'ENNESIMO AUTOGOL DELLA NOMENKLATURA DEL PD

Mi ero già schifato per le motivazioni con cui avevano detto no a Marco Pannella. Oggi la scena si ripete. Io da ieri sono Militante del PD, circolo Madonnella di Bari, lo stesso dell'Arci Gay, di Paola Concia ma anche di Luigi Quaranta e di tanti Eco Dem. Qualsiasi esperto di comunicazione avrebbe pagato per una incursione di Beppe Grillo dentro il PD, non poteva che portare benefici e conclamare un interesse della società civile per il PD come unica risorsa per il paese che vuole cambiare e diventare moderno ed europeo. Invece no. Loro, la nomenklatura, il paese lo vuole solo "governare", diciamo così e ci siamo capiti. Cosa si portano a casa ora? Un ennesimo autogol! Migliaia di ragazzi che vogliono solo legalità ed ecologismo vero ora si leggeranno divertiti questa ennesima invettiva del nostro comico e staranno sempre più alla larga dal PD. Eppure sono proprio loro il popolo naturale del PD. Il populismo di Beppe Grillo o la sua speculazione commerciale non c'entrano nulla. Sono il risultato di questa miopia. Ecco la nota che oggi diffonde in rete Grillo. Qualcuno può dargli torto. Io no! Allora mi dico: ma non c'è un solo Circolo del PD in ITALIA che non abbia il coraggio di disobbedire e offrire la tessera a Grillo? E' possibile che il popolo del PD sia così silente e gregario? Da oggi cercherò di capirlo dall'interno. Intanto vi dico che è nata una Rete delle Rose Rosse del PD che non ha alcun burocrate tra i piedi e non intende derogare alla sua voglia di politica vera, per un partito che sia realmente rappresentativo e che torni a parlare di politica. Abbiamo iniziato a Manfredonia, qualcuno ci ha chiamato l'oro del Silento perché siamo l'unica ricchezza del PD, quelli che vogliono un partito federale di massa della sinistra riformista italiana, aperto quindi a tutte le sue componenti storiche. O siamo anche noi OSTILI AL PD? Ci trovate su facebook e ci stiamo costruendo anche un nostro social network http://reteroserossepd.ning.com/. Se sei interessato iscriviti.
Ecco intanto la nota di Grillo:

NOTA DI BEPPE GRILLO
La commissione di Garanzia del PD mi ha lanciato una fatwa: "Non e' possibile la registrazione di Beppe Grillo nell'anagrafe del Pd poiche' egli ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al PD. La delibera verra' resa nota sul sito nei prossimi giorni''.
In una sola frase hanno ammesso che:
1. esiste un movimento politico popolare
2. tale movimento è "ostile" al PD
3. se un cittadino può iscriversi o meno al PD (dove D sta per Democratico) lo decide una fantomatica commissione di Garanzia, non lo Statuto
Il "Movimento Politico Ostile" è ostile forse perché il suo programma è alternativo a quello del PDL? Mentre quello del PD è invece uguale a quello del PDL?.
Il PD è ostile alle rinnovabili, ostile al ripristino della votazione diretta del candidato, ostile al Parlamento Pulito, ostile a rifiuti zero, ostile alla diffusione della Rete e al suo accesso gratuito, ostile all'acqua pubblica, ostile a un massimo di due legislature per deputati e senatori, ostile alle inchieste di De Magistris e della Forleo, ostile a tutti i temi trattati nella Carta di Firenze.
Il PD è invece favorevole agli inceneritori, all'indulto di buona memoria, alle concessioni per tre televisioni nazionali regalate da D'Alema e da Violante allo psiconano, all'occupazione del partito da parte di un'oligarchia, all'acqua privatizzata, ai conflitti di interesse, alle centrali nucleari, alla militarizzazione di Vicenza con il raddoppio della base Del Molin, al Lodo Alfano, ai contributi all'editoria, all'occupazione della RAI da parte dei partiti.
Il "Movimento Politico Ostile" è l'esatto contrario del PD a livello di programma, se si può parlare di programma per il PD e non di scelte tattiche di un manipolo di persone in cerca di occupazione. Ricordo, ad esempio, che Fassino e sua moglie hanno accumulato 13 legislature. Quanti milioni di euro ci sono costati e con quali risultati per i cittadini?
Il "Movimento Politico Ostile" è ostile solo nei confronti di una ventina di persone, da Bersani alla Melandri, che si arrogano di rappresentare la volontà di milioni di italiani e disprezzano la società civile che ha partecipato ai Vday e che ha eletto quaranta consiglieri nei Comuni con le Liste a Cinque Stelle.
Il "Movimento Politico Ostile" non è ostile verso chi vota PD, non è ostile all'insegnamento di Berlinguer.
Il "Movimento Politico Ostile" è ostile a un gruppo ristretto di persone che come i maiali nella "Fattoria degli animali" sono animali più uguali degli altri e sfruttano la buona fede e la mancanza di alternative di milioni di cittadini per bene, è ostile a chi mette il ladro Bottino Craxi nel suo Pantheon privato.
Io non sono stato tesserato, non sono degno, non posso candidarmi con un programma a segretario. Lo ha deciso una commissione. Chi ha eletto questa commissione? Chi ne fa parte? Chiedetelo al segretario Giampietro Sestini, mail: giampietrosestini@yahoo.it.
Una domanda a Bersani: "Bassolino inquisito a Napoli come sta? E Carra condannato in via definitiva è un vostro deputato?". Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure
Beppe Grillo

11 luglio 2009

Il mio ritorno ufficiale e improvviso alla politica...

la Rete delle Rose Rosse del PD
dal Sud riparte il Partito Democratico aperto alla società civile
Angelo Anam...
Guarda il video 'Angelo Amoroso d'Aragona'

Angelo Amoroso d'Aragona
Angelo Amoroso d'Aragona
Link video:
Angelo Amoroso d'Aragona

Informazioni su la Rete delle Rose Rosse del PD
una rete interregionale nata a Manfredonia, in Puglia, per rilanciare un Partito che diventi realmente rappresentativo e passionario
la Rete delle Rose Rosse del PD 58 membri
19 fotografie
13 brani
16 video
20 discussioni
9 post del blog
 
Per controllare le e-mail che ricevi su la Rete delle Rose Rosse del PD, fai clic qui

24 febbraio 2009

IL 25 APRILE IO NON CI SARO'

C'é una Manifestazione autoconvocata dalla "base" a Roma. Così come in Facebook sempre la "base" fa girare un invito a unificare tutti i gruppi di sinistra di facebook. La stessa "base" incapace di chiedere le primarie al PD, anche se rappresentata da 2000 delegati convocati in un solo giorno a Roma, chiede come sempre l'unità, la lotta, la piazza. Questa stessa "base" sarebbe molto disorientata se qualcuno le chiedesse di scegliere una LINEA POLITICA. Anzi! Loro vogliono restare in pace a fare la "base", a percorrere come un fiume in piena Roma per ribadire al mondo che sono i migliori, che sono i più buoni e che vogliono un mondo "più giusto". Se mai ci fossero le primarie questa base scapperebbe e come nel caso di Walter Veltroni voterebbero per il candidato "unitario", indipendentemente dalle sue idee! L'unica idea che questa "base" conosce è l'unità, ossia la fedeltà ad una linea che non c'è (come cantavano i CCCP quando erano una sana band punk di Reggio Emilia che era come dire una band punk dei figli di Nicolae Ceauşescu). In risposta a questa "base" che francamente sopporto meno dei suoi "vertici" semino messaggi riempendo piccole bottiglie di vetro che lancio nel mare di facebook, sperando che agiscano come piccoli semi. Speranza stupida. Non c'è cosa più facile che essere fraintese e generare fraintendimenti in chi volesse seguirti.

Tra gli autoconvocati noto con piacere che in diversi chiedono di non vedere le bandiere ma ovviamente i militanti si indignano e ricordano il valore dei loro vessilli. Altri rispondono che il comunismo non è democrazia... almeno c'è un po' di confusione sotto il cielo, Presidente! Io ho detto loro:
"non parteciperò perché non credo nella piazza e perché sono certo che questa piazza sarà egemonizzata dalle bandiere rosse... di fatto sarà una manifestazione di nostalgici o replicanti del "dirsi comunisti per sentirsi giusti"... belle però le parole dell'appello ma non condivido nel merito l'incipit sul bipartitismo, magari ci fosse! ed è l'unica riforma elettorale che non si è voluta, ed è anche l'unica strada che una vera sinistra liberale e democratica CHE NON VUOL DIRE ACCOMODANTE potrebbe percorrere... auguri uomini e donne di buona volontà ma con le idee sbagliate o vecchie o confuse..."

All'appello invece all'unità della sinistra ho risposto così:
"Giustamente c'è l'iniziativa di riunire tutti i gruppi di sinistra su fb, la logica politica sottesa è la stessa di MpS, Al contrario io penso che se non ci si chiarisce e NON CI SI DIVIDE non si cresce e non si vince mai! Occorre separare le due grandi anime della sinistra: quella democratica e liberale (in cui è confluita buona parte della sinistra socialista) e quella anticapitalista o come voglia definirsi son fatti loro. Io appunto in questa seconda non mi riconosco e nel PD ci sono tanti che hanno il cuore che batte lì e altri che che vogliono tacere perchè non hanno + cuore ma solo un CULO SULLA POLTRONA da difendere. Occorre separarsi e iniziare un PERCORSO LENTO che per ora non può vederci maggioritari nel paese ma che in breve tempo se intrapreso con coraggio può portare a risultati di novità come OBAMA negli USA e come fu Blair nell'UK (una bestemmia per l'altra sinistra, quella "vera"). BASTA CON GLI APPELLI ALL'UNITA' - Governo Prodi insegna! o no?"

Interessante in tutto questo l'emergere di una nuova generazione di politici, molto più pragmatici e figli (per fortuna) di nessuno.Ne è un esempio questa intervista. Ma dove sono al Sud?

09 febbraio 2009

ORE 20,10: GIUSTIZIA E' FATTA.

Cara Sinistra, ancora una volta io non ti capisco. Ho evitato questo caso Englaro sino alla fine, poi è giunta la morte di Eluana e come sempre la morte porta chiarezza, pone i limiti, definisce le cose. Con la morte possiamo vedere una cosa per quello che è, L'oggetto chiude i propri confini e prende forma perché esce dal Tempo. Per me su questo dolore, quello del padre, c'è solo da tacere e da portare rispetto e cordoglio. Qualcuno grida all'assassino, io dico: "Chi scaglia la prima pietra?" Perché anche se lo fosse io non credo che possa essere giudicato. Come per l'aborto questi sono casi in cui lo Stato deve fare un passo indietro e lasciare la Persona sola di fronte all'Assoluto. Non uno Stato Etico io voglio, non uno Stato che difenda il Bene come se fosse un valore assoluto, perché non c'è tempo in cui questo possa accadere vivendo noi la precarietà del Tempo. Solo la morte dell'intera umanità potrebbe dare soluzione. Onde per cui? Onde per cui tacete di fronte al padre!

Ciò detto io non capisco la "mia" sinistra. Oggi giustamente il quotidiano cattolico L'Avvenire voleva uscire con il titolo "Ore 20,10: Giustizia è fatta!" Non ne hanno avuto il coraggio, peccato! Credo che sia il commento più rabbioso che si possa fare e che contenga una amara verità. C'è uno Stato che ha le sue regole. Tra queste c'è la separazione dei poteri. C'é una magistratura che emette una sentenza e da ragione al padre che chiede di levare da mangiare e da bere alla figlia in stato vegetativo. Questa sentenza deve essere eseguita. E il Capo dello Stato da garante dell'autonomia della Magistratura l'ha fatta eseguire. Ha fatto il suo dovere istituzionale ma da qui ad applaudire ne manca! Io al posto di Napolitano questi applausi non li avrei voluti udire. Lui ha fatto la cosa giusta ma a me avrebbe pesato molto farla e l'avrei portato come un peso per tutta la vita. Ma il potere si paga! Se lo si assume con dignità.

Veniamo ora al Governo. C'é un Governo che sa di voler varare una Legge che se in vigore fermerebbe quella sentenza. Sa anche che se va in Parlamento una grandissima parte del Parlamento voterà a favore di questa Legge, compreso una buona parte dell'Opposizione. Questa infatti lascerà libertà di voto sulla questione, essendo un tema eticamente sensibile. Il Governo cerca dunque di affrettare i tempi e prova anche a varare un Decreto truffa per fermare la sentenza. Che c'è di male? Politicamente, cara sinistra, NULLA! Perché quel Governo sa di rappresentare una maggioranza reale nel Paese e agisce di conseguenza. Trova l'ostacolo formale del Capo dello Stato. In Democrazia la Forma ha la sua importanza, certo. E' garanzia per tutti. QUESTO NON LEVA CHE PER UN CAVILLO FORMALE DI SOSTANZIALE IMPORTANZA SI SIA IMPEDITO DI DARE CORSO A CIO' CHE I PIU' RITENEVANO GIUSTO. Per fare un paragone: è come se si lascia uscire un mafioso perché l'avvocato ha trovato un difetto procedurale nell'imputazione. E' giusto che esca ma cosa c'entra con l'applaudirlo? Non sto equiparando il padre di Eluana ad un mafioso ma sto dicendo che tanto quanto non ci facciamo giudici della sua scelta occorre anche comprendere che il corpo del paese reale era contrario a considerare giusta la sua umana richiesta di pietà. Quello che qui è in giudizio non è il padre di Eluana bensì lo Stato. Se fra due settimane con il plauso di tutti avremo una Legge che avrebbe impedito l'applicazione di quella sentenza come possiamo oggi far finta di niente? E soprattutto con quale ARROGANZA la sinistra si fa depositaria della verità assoluta pretendendo di AVER FATTO LA COSA GIUSTA quando la MAGGIORANZA DEL PAESE RAPPRESENTATA DEMOCRATICAMENTE SMENTIRA' CHE QUESTA SIA LO COSA GIUSTA? Questa è la classica arroganza aristocratica di chi disprezza profondamente la democrazia e oggi si nasconde dietro le regole del gioco per domani disprezzarle e tornare a parlare di ingerenza della Chiesa ecc.

Veniamo infatti all'ultimo argomento. Anzi agli ultimi due: la Chiesa e il Presidente del Consiglio. Personalmente io credo che la Chiesa non possa relativizzare le sue verità. Questo è un compito che tocca a noi. Questa è appunto la laicità. E non penso nemmeno che in un paese di cultura cattolica sia così scandaloso che si ascolti su questi temi cosa pensa la Chiesa di Roma. Io in buona compagnia di Pier Paolo Pasolini continuo a pensare che l'aborto sia un omicidio e sono contento che ci sia chi lo grida. Poi so anche che questa Società non può assumersi tutto il peso di questo dolore e che sarebbe mostruoso se lo facesse ricadere sulla Persona. Quindi io penso che l'aborto sia un omicidio ma che sia un omicidio non perseguibile per Legge. Pena commettere un reato ancora più grande di quello che si vuole perseguire. Non so ancora cosa pensare dell'eutanasia ma se il testamento biologico lo prevede forse penso che sia equiparabile alla scelta del suicidio. Quello che mi spaventa è che sia lo Stato a farsi esecutore. Sono pronto ad accettare il gesto di pietà di una persona coinvolta affettivamente meno quello di un mero esecutore in carta da bollo. Certo anche un aborto non è il Soggetto a compierlo bensì un medico e forse un Testamento Biologico è l'espressione di questa volontà. Lasciatemi il dubbio che una donna che voglia abortire può sino all'ultimo istante tornare sui suoi passi un malato incapace di esprimersi no e quel testamento non è scritto sulla base dell'esperienza data ma solo presunta. So che sono due cose diverse. Per rientrare sul discorso, credo che su questi temi la Chiesa e la tradizione di pensiero che incarna abbia molto da dire. Io l'ascolterò!

Resta dunque il Presidente del Consiglio. So che molti lo considerano un Re della comunicazione. Io non lo credo affatto. Se lo fosse stato non avrebbe detto quelle parole sulla Costituzione (le cui assonanze filosovietiche hanno poco a che vedere con i poteri separati dello Stato, anzi!). Aveva interpretato con quel Decreto un diffuso sentimento, avrebbe potuto incalzare l'opposizione sui tempi e metterla in difficoltà se questa sceglieva - come purtroppo avrebbe scelto - la strada dell'ostruzionismo. Come si fa a fare ostruzionismo in circostanze del genere. Come a dire: siamo in minoranza ma ora vi freghiamo e vinciamo noi perché vi facciamo perdere tempo. Se Berlusconi fosse un vero maestro di comunicazione si sarebbe giocata solo questa carta, senza mettere di mezzo la Costituzione. Quindi non raccontatemi che fa le corna al Premier vicino perché bravo o che fa la battuta sul Kapò perché bravo, lo fa perché... non voglio offenderlo va'. Lo fa. E gli italiani ci passano sopra. Altri capiscono e pensano: hai visto? In fin dei conti anche io potevo fare il Presidente del Consiglio, e non perché mi sono fatto da solo e ho dimostrato i miei meriti ma al contrario, anche io senza particolare meriti potevo meritarmi tanto potere... con un po' di fortuna. Berlusconi è il simbolo di un intero paese senza qualità, da varietà. Ma questo non basta per sentirsi dalla parte del giusto. Cara sinistra...

08 novembre 2008

L'ITALIETTA CANTERINA...

Chiedo scusa anche qui al popolo americano per la battuta del mio Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Credo che dai tempi di Lenny il popolo americano abbia imparato, chi più chi meno, a distinguere l'uso violento delle parole dalla parola che copre la violenza. L'espressione del Nostro Presidente non è un'offesa in se, io con voi sono uno strenuo difensore della libertà di parola nel senso più lato, sino all'offesa e alla bestemmia. Diverso è il contesto, la necessità. Un capo di stato non si rivolge ad un altro capo di stato a suon di barzellette. Se voleva Berlusconi poteva fargliela privatamente al telefono quella battuta, ammesso che egli avesse questa confidenza amichevole per farla e francamente ne dubito. Ho amici di colore con cui scendiamo molto ma molto più in basso e sono sonore risate e amicizie rinsaldate da questa intimità. Intimità per l'appunto. Quello del mio Presidente del Consiglio era tutt'altro che un gesto intimo. Lui stava parlando anche a mio nome e io pertanto vi chiedo scusa, profondamente. Inutile discutere se è stata un'uscita scherzosa o inopportuna, era inopportuna e offensiva perché scherzosa. Devo sperare che Obama lo ricambi con una battuta sulla sua statura e sul lifting? Ma no, lui lo sa che offenderebbe il popolo italiano e la sua stessa dignità di capo di stato. Ha ben altro a cui pensare... a proposito, anche voi del PD vorreste avere altro a cui pensare? Di queste questioni se ne occupano i giornali e la società civile. E i comici di dare del nano a Berlusconi o di parlarci del suo lifting (si ricordi Furio Colombo le sberle morali che ha preso dai proletari in studio, nel programma di Santoro, per aver imbastito su questo il suo discorso politico). Noi società civile ci difendiamo bene da soli. Voi piuttosto: vorreste pensare a studiare per governare meglio nella prossima occasione? Vorreste smetterla di preoccuparvi di "montare la tigre sulla schiena" facendovi paladini dei movimenti o persino di ogni sussulto civile?... "à à - à à - abbronzatissima..." Perché non prendete esempio da Obama? Lui non ha vinto grazie alle ironie su Sarah Palin ma grazie alla sua indifferenza verso questi argomenti. Più hanno attaccato Sarah Palin più l'hanno resa simpatica all'America profonda, più voi attaccate Silvio Berlusconi su queste questioni più lo avvicinate all'Italia profonda. E lui lo sa! E' più furbo di voi. Voi dovreste pensate a fare le persone serie, ossia quelle che si occupano delle cose serie. Prendete esempio da Obama!