Tifo per entrambi questi film. Lo dico subito perché non si pensi che voglia dissertare sui loro difetti. Diciamo che finalmente abbiamo un cinema di cui parlare in Italia! Ero a cinema stasera e volevo rivedermi i primi dieci minuti essendo arrivato in sala troppo trafelato. Mi sono trattenuto ed ho potuto vedere il trailer di un altro film, firmato da un regista tra i più osannati degli ultimi anni. Non faccio nomi, per ora. Cast di divi (italiani) e tutti i presupposti per un altro successo... io non credo che andrò nemmeno a vederlo. GOMORRA e IL DIVO sono davvero un evento e lo sono perché usciti insieme e perché insieme vincono Cannes e perché sugli schermi italiani si vede qualcosa di cui il mondo può parlare.
Detto ciò dico quello che io penso de IL DIVO. Di GOMORRA ho già scritto. Credo che Sorrentino abbia dato il meglio di se. Il suo "manierismo" qui trova una materia giusta e non sembra più sovrapporsi. D'altro canto questo "manierismo" non è invenzione di Sorrentino ma è una "maniera" che si è imposta sulla scena internazionale. Avere anche in Italia un autore che la sappia interpretare non è cosa da poco. E non amando affatto questo "stile internazionale" devo dire che Paolo Sorrentino lo preferisco ai Patrice Leconte, ai Jean-Pierre Jeunet, alle Sofia Coppola, tutti interpreti di questo stile antinaturalista.
Contrariamente a GOMORRA trovo che tutti i difetti de IL DIVO siano interni alla sua maniera e quindi più giustificati. Ma come in GOMORRA l'esito è di avere un affresco a discapito del racconto. In questa "maniera post moderna" c'è un ritorno indietro rispetto alla grande novità barocca della modernità, che introduceva il racconto e trasformava la prospettiva in evento del tempo prima ancora dello spazio. A tratti IL DIVO tocca il cuore faustiano del dramma che potrebbe sviluppare ma preferisce muoversi nel modo minimale della stessa musica (splendida) che lo accompagna. Peccato per il potenziale Urfaust. La carica espressionista della regia di Sorrentino comunque serve bene questo Personaggio in Nuce, lasciando trapelare tutta la potenza del tema faustiano del servire il Male per mantenere il Bene. Altro tema ben affrescato quello della moglie che improvvisamente cerca di grattare la scorza cinica del marito e chiude con "un'altra battuta!".
Quindi sia GOMORRA sia IL DIVO affrescano e non raccontano. Pareggio Antinarrativo! Il primo per eccesso di realismo e il secondo per un programmatico antinaturalismo espressionista.
11 giugno 2008
GOMORRA VS IL DIVO? PAREGGIO
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10 giugno 2008
09 giugno 2008
08 giugno 2008
LA STORIA DELLE COSE

Documentario The Story of Stuff con Annie Leonard come conduttrice imbonitrice... Lo si può vedere su You Tube in tre parti, la prima, la seconda e la terza. Qui trovate un estratto tradotto e doppiato per il progetto dePILiamoci a cura di Roberto Lorusso e Nello De Padova.
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OBAMA VINCE SE NON PUNTA SULLA PACE
Articolo su testata di parte ma convincente. Obama può farcela se non punta sull'argomento della guerra di Bush ma sulle questioni economiche interne. Da sempre, d'altro canto, i democratici hanno vinto su questi temi e Obama può conquistare elettorati sino ad oggi esclusi dal voto. E' quanto leggiamo su questo articolo. Peccato però che speranza e cambiamento siano per altri commentatori legati ad un ruolo diverso degli USA nel mondo, dove l'idealità di un'America che porta libertà e democrazia nel mondo è la partita in gioco. Quale delle due? Non dimentichiamoci che la novità neoconservatrice è tutta in questo recupero di idealità. Io credo che Obama debba rispondere a questa ed essere più diplomatico sul tema della guerra. Un po' come dire "il saggio non guarda il dito ma la luna". E la luna deve esserci. Solo che non si chiama Pace ma Libertà e Democrazia. Valori e non rinuncia ai valori come spesso il movimento pacifista ha proposto (vi ricordate il vecchio "meglio rossi che morti?". E' Edgar Morin a scrivere che fu quella la battaglia persa e sbagliata. Vinsero i missili di Reagan in nome di Liberà e Democrazia. Non ne sono certo contento (nelle mani dei conservatori Liberà e Democrazia finiscono sempre per essere coniugate come Abuso e Privilegio) ma forse potremmo imparare a mettere un punto fermo e andare oltre.
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05 giugno 2008
OBAMA FOR PRESIDENT
L'Europa progressista è troppo stanca per esultare... Obama è il candidato dei Democratici per le prossime presidenziali ma a nessuno sembra importare più di tanto. E' iniziata ieri la Corsa decisiva tra McCain e Obama ed è iniziata di fronte alla Assemblea della Lobby ebraica. L'ho seguita su SKY, il discorso della Clinton e poi quello di Obama. Ancora non sapevo della sua vittoria ormai certa e quindi sono saltato sulla poltrona quando l'ho sentito ringraziare la Clinton e dire che la sua campagna per le presidenziali ha fatto la Storia! Un discorso che solo un vincitore poteva permettersi. Ha anche aggiunto che Lei è l'amica di lunga data dei sostenitori di Israele mentre su di lui si era gettato fango ("girano e-mail che dicono cose terribile su questo Obama e sono sicuro che molti di voi le avranno ricevute e lette. Sono qui perché poi possiate capire se quanto sia mostro questo Obama e che uomo cattivo sia..." cito quasi alla lettera). Evidente che era lui il vincitore e che iniziava la Corsa per le Presidenziali dal punto più difficile e sui cui la Clinton partiva invece in vantaggio rispetto non solo a lui ma anche a McCain (che in quanto Repubblicano è però già tranquillo mentre è Obama ad avere ora anche l'appoggio imbarazzante di Carter oltre alla scarsa fiducia in lui dell'elettorato ebreo d'America). Quindi Obama ha fatto il suo dovere e lo ha fatto bene. Sul legame indissolubile tra USA e Israele ha detto testualmente "non c'é differenza tra Obama e McCain, chiunque sarà il Presidente questo legame non è messo in discussione". Ok ma non è che fin qui si gioca in difesa? Eccolo infine Obama dire chiaro che delle differenze tra lui e McCain ci sono ma è la vecchia storia della Diplomazia al posto della Guerra. Ma come? Promette che sarà risoluto con Iran e Siria (perché non parla di Arabia Saudita, il grande buco nero della politica di Bush?) ma come? Solo uno spiraglio: dice che la Diplomazia può essere un'arma molto dura come lo fu con Kennedy e con Reagan. Non va oltre. Ma vuol dire quindi puntare i missili atomici contro l'Iran? Perché questo fece Reagan e prima di lui Kennedy (che in verità campione non fu visto che il Muro di Berlino è crollato per merito del Repubblicano Reagan ed è stato eretto invece per fallimento del Democratico Kennedy, guerrafondaio si ma in guerre perse come e peggio Bush...). E gli europei? Dormono, in tutti i sensi. Non esultano e non si spaventano. Tanto... è sempre a casa loro che li metteranno i missili. O no?
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03 giugno 2008
LEGA IN SKY WITH DAGOS
Sul multicanale 100 di SKY hanno passato tutti gli interventi a Pontida dei leader della Lega Nord convenuti al raduno annuale. Una esperienza da fare! Andrebbe trasmesso a reti unificate perché tutti gli italiani si rendano conto di come il Paese è... diviso. Sì diviso. Non voglio scandalizzarmi anche se francamente mi sono scandalizzato. Capisco però che lo scandalo sono io. Pur viaggiando, ed avendo attraversato non poche volte il Nord dell'Italia, non mi sono mai accorto della entità del fenomeno o sono volutamente stato sordo e ceco. Ricordo giusto lo stupore anni fa di sintonizzarmi su Radio Padania Libera e sentire ogni intervenuto salutare ed essere salutato dal conduttore con un "Padania Libera!". Veniva da ridere e mi viene ancora da ridere. Mi ricorda il Cornovaglia Libera di una serie comica rai degli anni '60... e di carnevalate non ne mancavano a Pontida: il poster con gli indiani d'America assimilati agli Italiani invasi dagli extracomunitari e in futuro messi in Riserva, uno vestito di tutto punto da Generale George Armstrong Custer (forse non aveva capito il senso del poster e giustamente l'aveva frainteso come invito a sterminare le Riserve Rom come un tempo il 7° Cavalleggeri con i Sioux), un altro con tanto di costume in plastica da Vikingo... elmo con le corna e spada corta inclusa...OK, lo so. E' troppo! OK lo so è vero anche il contrario, ossia che sono io che non so stare tra il popolo... Veniamo invece ai discorsi e al contenuto di questa Lega. Innanzitutto quale programma ha questa Lega Nord? Il Federalismo. Bene. La Sicurezza. Bene. La Semplificazione. Bene. Tutto bene se elementi di modernizzazione. Invece il linguaggio è populista (può il populismo accompagnarsi alla modernizzazione? non so), vecchio, basato su un pericoloso culto della personalità ossia di Umberto Bossi. Come riflessione posso dirmi che in tutto questo c'é del Post Moderno e il pensiero va però alla ex jugoslavia... Esagero? Avreste dovuto ascoltare Bossi! Per mezz'ora ha ripetuto solo una cosa: che ci sono sei milioni di padani pronti a usare le maniere forti se non passano le riforme federaliste: che la Lega è brava e buona e siccome vuole lo sviluppo vuole la pace ma che se in pace non ottiene quello che vuole allora si passa alla guerra; che i sei milioni di leghisti si devono preparare (alle armi!) e farsi sentire (con la minaccia!) perché le Riforme si fanno solo per bontà della Lega che invece - e questo lo si deve sapere - è pronta a fare la Rivoluzione! Insomma a prendere questi discorsi sul serio ci sarebbe da arrestarli tutti! A parte che sembra Mussolini che dice o mi fate governare o faccio la rivoluzione. Notoriamente in questi casi uno Stato che si rispetti risponde con la Polizia e l'Esercito! Ed è singolare che proprio coloro che parlano di Stato che si rispetti con i napoletani nella monnezza poi godano di tale impunità. La Lega inoltre non si presenta come Partito Federalista e Umberto Bossi ha letteralmente offeso quei meridionali accorsi al raduno di Pontida. La Lega è cosa solo di chi è veneto o lombardo o piemontese o ligure o emiliano... tutti gli altri via. Questo si chiama Separatismo! E le minaccie di Bossi si chiamano Guerra Civile alla pari di quella che vorrebbero scatenare i Baschi separatisti. Ebbene, lo dico io che condivido molte delle ragioni della Lega: il fondamento di tutto questo è una pagliacciata! Il verde dell'Irlanda ? Parole di Bossi: origine celtiche del popolo padano che non sarebbe italiano (campeggiava uno striscione con scritto "Padania is not Italy" e uno dei convenuti intervistato ripeteva che l'obiettivo vero della Lega era la Separazione dall'Italia)! A confronto i Neo Borbonici sono una cosa seria! Ma è il Ridicolo a fare spesso la Storia, non il contario. Peccato dunque non avere noi i Neo Borbonici a riempire le piazze e i cuori dei meridionali... Ma in nome di cosa? Della Lentezza? dello Statalismo? dell'Assistenzialismo? della Sudditanza? Fanculo Sud! W la Lega! Il loro era un Rave dell'Assurdo. Bossi si era fatto di LSD e aveva le allucinazioni (voglio proprio vedere dove sono questi sei milioni che si preparano alla rivoluzione...), loro sono i veri vincitori di questa Italia annoiata e desiderosa di diventare moderna, per il resto come in ogni storia che si rispetti vivono nel paradosso e visti da fuori sono più italiani degli italiani, sono "dagos" e lo sono forte. Quindi cantiamo con i Beatles l'inno al LSD trasformato in LEGA IN SKY WITH DAGOS... pàra - pà pà... lega in sky with dagos... pàra pà pà... aaaaaahhh ah.
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GOMORRA VS IL DIVO
Che la monnezza napoletana non sia materia tanto raffinata da meritare la diplomazia dell'alta politica andreottiana non dubitavamo! Peccato che della seconda ormai non sappiamo più che farcene mentre l'unica politica che ci servirebbe oggi sarebbe quella della buona amministrazione!
GOMORRA VS IL DIVO. Colgo nei commenti di amici la disputa ormai in atto. Non posso esprimermi sinché non vedo IL DIVO. Tra i due registi io preferisco di gran lunga Matteo Garrone. Di Paolo Sorrentino amo soltanto L'UOMO IN PIU'. Ma parlo di preferenze e non di giudizi, per ora.
Non ho mai creduto nelle Terze Vie e purtroppo qui se ne annuncia una. Di Garrone ammiravo e condividevo la scelta sempre fortemente narrativa. Le sue regie non cedevamo mai alla presunzione della maniera, come invece quelle di Sorrentino. Invece proprio in Gomorra, dove la sfida era tutta sul piano narrativo venendo da un romanzo saggio, Garrone ha rinunciato al racconto e a mio parere non ha fatto centro. Peccato. Il grande affresco che ha messo in scena non avrebbe perso nulla se Garrone avesse lavorato di più, come sceneggiatore, sulla struttura del film. I personaggi a rischio c'erano: i due ragazzini e il sarto. Ancora una volta, come ne LA RAGAZZA DEL LAGO, non si sa condurre il film verso il climax. Diversamente da quello in questo caso non è una incapacità o una goffa soluzione ma una scelta di stile, elegantemente elargita. Io ho dissentito. Alla fine ho pensato che GOMORRA è il documentario che BIUTIFUL CAUNTRI non è riuscito ad essere ma non condivido nemmeno questo mio pensiero. Nemmeno un documentario vero rinuncia alla narrazione e al climax e abbiamo solo un brutto documentario e un film monco. Penso ad AMERICA di Altman, un film corale e senza filo narrativo ma che lo stesso raggiunge la potenza e "trema" letteralmente al momento del climax. Quella è per me la via. E non è Terza! E' la Prima. E' la strada maestra. E' Garrone che invece ha scelto una Terza Via "berlingueriana". Una via che non c'é e non per suo utopismo ma per inconsistenza. Mi dispiace. Ciò non leva il primato del film sul cinema italiano e, dando credito a Cannes, anche europeo. Chi altri?
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02 giugno 2008
ALEKSANDRA SOKUROV
Sono corso a vedere GOMORRA e mi sono imbattuto (punito per la mia scarsa frequentazione dei quotidiani e cronica distrazione) in Aleksandr Sokurov che declina al femminile il suo nome nel nuovo film ALEKSANDRA. Non conosco Sokurov ma continuo a non provare alcuna curiosità per la sua maestria. Tanto programmatica quanto banale. Mi riferisco al piano sequenza da guinness dei primati con cui ha battuto Hitchcock nell'ARCA RUSSA Ai nostri giorni. Qui la banalità dei contenuti (le donne e la ragione come antidoto alla guerra) non è nemmeno supportata da uno sguardo antropologico o tantomeno fenomenologico sulla realtà. Tutto ha il sapore artificiale del set da Studio. Nei rari momenti in cui la mdp dovrebbe viaggiare si avverte tanto più l'artificio, come se fosse un vecchio film anni '50. Esemplare il viaggio notturno iniziale o anche la scorciatoia per tornare al Campo militare, fastidiosi espedienti per un set finto. La finzione è la misura di questo film. In tutto. Non c'è la guerra, non c'è nulla da dire su di essa, non c'è la Cecenia, non c'è nulla da dire su di essa. Resta la potenza del cinema nei rari momenti in cui la macchina del cinema registra la realtà: il carro armato visto dall'interno; i volti e i corpi in generale. Porta a casa di questo film solo dieci minuti: la lite tra la nonna Aleksandra e il suo nipote ufficiale, il loro seguente abbraccio e la tenera dichiarazione d'amore della nonna per la rude, sporca e stupida mascolinità. In questi due momenti il film accenna a temi che si avvertono sinceri e carichi di sviluppo. Ma la maniera "autoriale" in cui si rifugia questo regista russo è la nemica del suo potenziale sviluppo. Il cinema è morto, ucciso dai suoi stessi cultori.
29 maggio 2008
CONFUSIONE E ORO NERO
Cosa meglio di Mogol Battisti per intitolare questo post? Sembra che gli anni '70 siano tornati. Butto giù solo appunti confusi e infastiditi. Da una parte De Gregori che sui rotocalchi ripete il motivo alla Obama di un'Italia come la vorrebbe Veltroni, senza più buoni e cattivi ma unita nella voglia di modernizzarsi e pronta al confronto anche duro ma in nome della comune buona volontà di scegliere il meglio. Dall'altra una serie di deludenti prove della Destra ex fascista: Fini che definisce "vergognose" le parole di Almirante ma poi le relativizza come pensiero comune di un'epoca azzerando quindi qualsiasi anticorpo critico. Vorrei dirgli "ognuno impari ad essere implacabile con la sua parte se vuole dare prova di vero". L'ho sempre rimproverato agli ex comunisti ma vale anche per l'uomo di Fiuggi. Altrimenti a Fiuggi è stata acqua fresca! Perché poi iniziare il mandato su Roma con la strada ad Almirante? Non ho idee preconcette a riguardo visto le strade a Lenin se non a Stalin. Viale Palmiro Togliatti attraversa tutta Roma ma è pur sempre un padre costituente della nostra Repubblica. Almirante no. La Toponomastica è un segno del tempo non un modo per riscrivere la Storia in base allo Spirito del tempo... Ci sono cose più gravi: le aggressioni naziste. Quella del Pigneto che Alemanno si è precipitato a dire non essere neonazi ma xenofobia di quartiere. Non mi convince e lui non si può aspettare di essere convincente. Ed un Sindaco deve porsi il problema di esserlo se vuole essere Sindaco di tutti i romani. Lo stesso vale per l'Università. Di certo non ci giurerei che ci fosse chi è convinto che levare la parola a Forza Nuova sia cosa dovuta e santa ma anche qui mi sarei aspettato qualcosa. Alemanno non può non capire che la sua elezione ringalluzzisce gli estremisti di destra. Non è stato proprio lui ad invitare i ragazzi di destra a non lasciarsi andare? Anche quelle parole non sono tranquilizzanti. Sembra di sentire Mussolini che tiene a bada le camicie nere desiderose di "festeggiare". Non vogliamo una civiltà mascherata di democrazia solo per opportunismo politico. Alemanno deve sapere che ci si aspetta da lui la prova che da Fascista si è trasformato non per opportunismo ma per convinzione in uomo di Destra (nel senso liberale e antitotalitario e quindi antifascista del termine). Non sta dando questa prova. Francamente mi illudevo del contrario. Pessima prova di inizio mandato. Eppure dovrebbe fare i conti con il mandato degli italiani che è stato perentorio nel chiudere le esperienze ideologiche del novecento e metterle in soffitta, anche se magari con il cuore infranto. Fascisti e Comunisti nonostante le simpatie di molti per loro sono stati mandati a casa. Gli Italiani continuo a credere abbiano dato ragione a Veltroni nella domanda di un quadro politico tutto interno alla democrazia occidentale e che operi tutto per la modernizzazione del paese. Da questo punto di vista la xenofobia leghista è più coerente del revanscismo fascista. L'uno tenterà di strumentalizzare l'altra ma sono cose differenti e Alemanno e Fini farebbero bene a lasciare il debito con la xenofobia tutto alla Lega piuttosto che coprire i loro amici di estrema destra.
24 maggio 2008
E IO DOVE SONO?
Da pochi giorni ho tra le mani un libro che finalmente promette di rimettere in moto il mio cervello annoiato: "L'Universo Elegante" di Brian Greene. Annuncia una di quelle svolte che segnano per sempre la storia dell'umanità, quelle che Khun chiamava "rivoluzioni scientifiche". Solo che questa sarebbe di tale portata da sconvolgere assetti anche sociali, come d'altro canto tutte le grandi rivoluzioni scientifiche, quali sono state in Occidente la nascita del pensiero greco. la fisica classica, con Galileo Copernico e Newton, e il pensiero evoluzionista in biologia. Questa volta di più! Perchè si giungerebbe ad una Teoria del Tutto come solo il pensiero classico greco aveva osato in passato. Religioni e pensiero comune ne sarebbero inevitabilmente investite. Questa teoria del tutto ha il nome di Superstringhe... potevano scegliere di meglio no?
Da quasi un secolo l'umanità vive appesa nel baratro del Nulla e non lo sa. Quella che giustamente Greene definisce la "congiura del silenzio" tiene gli uomini tranquilli. Pochi sanno che i principi fondamentali della fisica moderna sono tra loro inconciliabili nonostante da decenni trovino conferme sperimentali sempre più probanti. Io personalmente mi ero fatto una ragione personale di ciò ma non speravo che tali enigmi trovassero risposta, non quantomeno durante la mia esistenza in questo mondo.
Dal 1927 con la formulazione del principio di indeterminazione ci viene detto che l'universo è solo una somma di eventi probabilistici. Un assurdo logico. Nulla può avere natura se fondato sulla probabilità. L'unica risposta che mi sono dato è che ogni istante l'universo si moltiplica in altri universi paralleli dando vita nel "tempo" ad una serie infinita di universi dove ogni "futuro" coesiste agli altri in una somma di Coni degli Eventi che crea una grande Sfera di universo spazio temporale comprensivo di ogni probabilità di futuro.
Magra consolazione. Avrei preferito che il mio "io cosciente" fosse quello delle probabilità a me più favorevoli ma devo anche consolarmi che in tantissimi universi paralleli la mia esistenza non è nemmeno contemplata, almeno non in una forma cosciente a se stessa. Tanto mi bastava da tempo per andare avanti!
Avevo chiuso da tempo questo capitolo di ricerca. Riposto i libri di astrofisica e tao della fisica in libreria e nemmeno più sfogliati o spolverati, accontentandomi ogni tanto di aprire questo cassetto di idee solo nella mia mente, a seconda delle occasionali occasioni.
Oggi un libro ha riaperto il cassetto! Vorrei poter vivere in quella condizione giovanile di "permanent vacation" e partire con Gino per la Grecia con il libro in saccoccia, sapendo di potergli dedicare tutte le mattine e i pomeriggi di mare e lettura. Così non è ma troverò il modo di non farne a meno. Se qualche navigatore sperduto del web mi intercetta e vuol farmi compagnia è il benvenuto.
Buona Lettura a me stesso.
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19 aprile 2008
IL SONNO DELL'EUROPA AI BORDI DEL LAGO
LA RAGAZZA DEL LAGO è morta. Il suoi corpo è adagiato ai bordi del Lago. Come in sonno. Insieme a lei muore, anzi rinnova la sua ri-moritura, il cinema europeo o meglio l'idea di un cinema europeo. Era già morto negli anni '80 ed ho il sospetto, non essendo uno storico e raccontando solo della mia esperienza, che sia una reiterazione ancora più antica. Sicuramente qualcosa di simile accadde negli anni '50 (avete visto che un po' storico lo sono...) con il cosiddetto "cinema di papà" (vedi il paragrafo Cahiers du Cinéma) contro cui si scagliarono i giovani critici della nouvelle vague in nuce. I difetti sono gli stessi. Un cinema di qualità senza carattere!
Mi dispiace parlar male di questo film. Altrettanto mi è dispiaciuto vederlo franare sotto i miei occhi, unica traccia di speranza per il cinema italiano (ma non solo...) alla Mostra del cinema di Venezia.
Ora vince tanti riconoscimenti al Donatello e se li merita tutti. Il film è bello da vedersi. Ha uno splendido Toni Servillo che a mio parere (modestissimo) da qui la sua migliore interpretazione. Con una abilità pari solo ai grandi attori di scuola italiana e francese (anti-metodo per intenderci) costruisce un personaggio fuori da ogni impianto naturalista. una maschera. Il suo Commissario merita una serializzazione, dovrebbe diventare il nostro Maigret. Spero che qualcuno ci pensi davvero... ma per quale fine?
Il film tradisce se stesso. Non sviluppa il suo nodo drammatico e quando si decide a farlo anziché procedere diritto verso la sua scena madre la risolve con un elegante e per questo osceno carrello all'indietro. Il personaggio sino ad ora "assente" della ragazza ricompare in una veste non riconoscibile e fastidiosa, incapace di trasmettere emozioni tanto quanto per tutto il film Gifuni. Terribile! Un bel film che si risolve in un film da niente. Come tanti romanzi da niente che riempiono le librerie e le pagine di recensione dei quotidiani in veste domenicale. Belle copertine, belle sinossi, incapacità di scrivere davvero. Lo stesso il film. Il miglior manifesto da film degli ultimi decenni nel cinema italiano. Una campagna marketing con gruppi di ascolto per sceglierlo. E sono stati i gruppi di ascolto a preferire quel manifesto evocativo al banale faccione di Servillo, come ogni "presunta" agenzia di comunicazione italiana avrebbe detto essere giusto per "vendere". Vero il contrario!
Bravo quindi il regista Andrea Molaioli. Un regista al suo esordio. Lo hanno messo nelle condizioni di lavorare bene e si vede. Una cosa rara in un paese dove sei sei un regista esordiente sei solo carne da macello sull'altare del finanziamento pubblico di assistenza alla lobby partitocratica dei produttori distributori italiani. Film Commission e Film Fund quando dietro c'é una politica di sviluppo regionale dimostrano d'essere strumenti "ricoluzionari" di questo panorama "romano". Possiamo dire che la Lega Nord del Cinema muove i suoi passi. E noi? Speriamo...
I difetti sono tutti nell'impianto produttivo del film. Di un film che punta comunque al mercato. Un film di marca europea. Il problema è discutere la qualità di questo "marchio di qualità". Ha la stessa inconsistenza della Europa politica, quella che se si andasse al Referendum popolare perderebbe dappertutto. E che invece potrebbe essere la nostra salvezza. Tempo fa ci tentò anche Richy Tognazzi con Canone Inverso. In quello il marchio europeo era ancora più riconoscibile per la presenza di un cast di nazionalità mista e per le location cecoslovacche. Colpo di coda di un filone di coproduzioni europee che ha fatto buona parte del cartellone di Festival come Europa Cinema e che fa vivere tanti Festival regionali come Alpe Adria e il nostro di Lecce.
Cosa rispondere a questo cinema di qualità? Gli autori dovrebbero capire che la risposta non è solo estetica perché nel cinema l'estetica inizia dalla scelta dei modi di produzione, essendo il cinema per definizione "arte+industria". L'Europa ha perso ogni Ragione, le ultime che ha avuto hanno costruito solo Lager. Preferisci gli oppiacei e cerca di essere Ragionevole ma questo Sonno, come scrisse sotto i fucili di Napoleone Goya, produce solo Mostri. Quelli però erano il contraltare di una grande Ragione, i nostri sono solo il riflesso di una veglia miseramente ragionevole. Ne LA RAGAZZA DEL LAGO sembrerebbe che il morbo di un "cinema di qualità" sia penetrato sotto la pelle. Una autolimitazione, non essendoci i classici parametri produttivi del cinema europeo ma un prodotto "regionale". Occorre dunque ragionare su cosa debba essere "regionale". Rubo un'espressione usata da Oscar Iarussi in una conferenza proprio sul cinema europeo dove lui ebbe il coraggio di essere unica voce dissonante tra coloro che reclamavano "identità" e "protezionismo". Oscar Iarussi disse invece che le uniche note interessanti venivano dalle regioni ai confini e difese l'idea di un cinema apolide, un cinema dei limiti. Il concetto matematico di "limite" dovrebbe quindi penetrare e far rivivere uno spirito di vera indipendenza, lontano dai film di marca "festival", sia quelli regionali che pescano nella seconda scelta del cinema "di qualità" sia quelli di prima che invece hanno creato un malsano "stile internazionale d'autore").
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anamorfo
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15 aprile 2008
UN GIORNO STORICO
Non sempre si deve essere contenti di giorni del genere ma consapevoli sì.
Prendo alcuni appunti sulle elezioni di ieri:
- Escono dal parlamento fascisti e comunisti. Gli italiani chiedono ad ex fascisti ed ex comunisti di non cambiare solo la pelle ma di dare al Paese una destra e una sinistra occidentali e interne al Sistema;
- Ha vinto la Lega non Berlusconi. Berlusconi ha vinto non stravinto. La differenza l'ha fatta la Lega di Bossi. Qualcuno quindici anni fa lo disse anche a sinistra ma questa ha preferito costruire il suo futuro arroccandosi alla Casta, a Prodi e agli apparati. Ora paga un errore strategico e se lo merita tutto. La classe operaia vota Lega e vota a Destra!
- Ha vinto Di Pietro. L'antiberlusconismo non è sparito ma è stato premiato votando Di Pietro. La cosa migliore sarebbe non fare gruppo unico con lui e lasciare che il popolo dei girotondi trovi in lui l'espressione istituzionale.
- Con una opposizione priva di chiara identità Berlusconi governa altri dieci anni. E questo è un mezzo augurio visto che se cade dopo il primo mandato vorrà dire che fallisce ancora e tra cinque anni a sinistra non ci sarà un soggetto capace di fornire un alternativa stabile. Troppi i ritardi a sinistra da colmare e il cambio generazionale sarà l'unica risorsa per il cambiamento. Contro Berlusconi abbiamo una opposizione che divisa tra centrismo, un blando riformismo PD dove Veltroni non ha i numeri per cambiare dall'interno il partito, e il giustizialismo antiberlusconismo di Di Pietro di nessuna utilità politica se non quello di dare rappresentanza all'unico sentimento che unisce e sorregge il "popolo di sinistra"
- il Paese reale è tutto a destra
- il Popolo di sinistra non ha rappresentanza perché ha votato PD solo per necessità ma ora nutrirà risentimento verso Veltroni per averli costretti a "tapparsi il naso" contribuendo all'uccisione della Sinistra vera.
- La Sinistra vera ora viene spinta al radicalismo più estremo. Paga e non a torto il suo opportunismo. Ora riuscirà a chiarirsi le idee? Vuole essere riformista o rivoluzionaria?
- E la stessa domanda dovranno porsela gli ex comunisti del PD che sono troppi e tutti mimetizzati da democratici. Con quadri di partito così è difficile pensare che si possa andare oltre l'opportunismo politico. Avranno capito oggi che l'opportunismo non paga? Non ci spero molto. Ma è l'unica speranza. Ci vorranno dieci anni.
- Cosa augurarsi? Che la Lega spinga Berlusconi ad essere il Thatcher italiano. Ci sarà da piangere ma è l'unica cura oggi possibile ed è l'unica in grado di far nascere anticorpi veri, anche a sinistra. Sono le mezze misure quelle che non possiamo più permetterci. Solo che avremmo avuto bisogno di un Zapatero o di un Blair per gestire la conflittualità sociale al meglio. Oggi abbiamo bisogno di una maturità che non so quanto ci sia. Saranno anni di prova difficile soprattutto per la sinistra.
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23 marzo 2008
Buona Pasqua dal Canale di Pirro - Natalie
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22 marzo 2008
EMOZIONI INDICIBILI
Termino ora un colloquio telefonico con la Signora Agnese Babini moglie di Perugini, il figlio di Roul. Dopo 12 anni trovo i familiari di chi ha girato, donando il suo sguardo e la luce, a IDILLIO INFRANTO. Sono commosso ed emozionato. Ancora una volta la realtà supera la fantasia. Roul Perugini è stato un operatore di guerra e da martedì inizia la ricerca negli archivi dell'Istituto Luce. Sognava di fare il documentarista sul serio ma l'aereo con cui faceva le riprese è caduto in Africa... Comunque la gioia più grande sono le parole di commozione dei famigliari, ignari di tutto, affezionati a questa figura per loro mitica, che li ha lasciati orfani a dieci e undici anni, e che ora ritorna da loro con un'opera compiuta di cui loro non sospettavano nemmeno l'esistenza. La stessa emozione che ho generato nei famigliari del protagonista Jacobellis ora mi accingo a generarla in loro. Ci tremava la voce ad entrambi. Non ho parole...
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21 marzo 2008
08 marzo 2008
LETTERA APERTA
Io ho un sogno.
Ho un sogno che in questi giorni sta riprendendo a svegliarmi spesso grazie alla sua condivisione con molte persone e associazioni di vecchia e di nuovissima conoscenza, sia in Puglia sia in Basilicata.
Grazie a loro, sogno che tra poche settimane un centinaio tra autori, registi, documentaristi, videomaker, creativi in genere che lavorano nel settore del cinema e dell’audiovisivo, si associno per creare una struttura snella, utile a far circolare le idee. Un’Associazione utile al confronto e non alla mera rivendicazione, utile non a rinnovare e ingigantire il lamento e la questua ma a guardare oltre i propri confini, a proiettarsi nel mondo.
Sogno che lo facciano soprattutto associando a loro le diaspore artistiche della Puglia e della Basilicata, quelli che si sono radicati a Roma come a Bologna, a Milano come a Torino. Sogno che si varchino i confini nazionali e ci si senta, grazie alle nuove tecnologie, ogni giorno con i nostri associati a Londra o a Montreal od ovunque nel mondo, facendo leva, gli uni per gli altri, su una qualità che è qualcosa di più di una semplice posizione geografica, se noi lo vogliamo e se noi lo sappiamo, ossia il nostro essere al Margine. Perché è sui margini che nasce il cinema e l’arte più interessante, capace di liquefarsi poeticamente quanto di ferirsi nella prosa dei conflitti reali.
Il mio sogno non è quindi di ritrovarci in pochi ma buoni ma in tanti e diversi, sino ai limiti della massa critica e della inconciliabilità. Riconoscersi nella differenza dell’altro da sé è quello che ci fa attori individuali e non massa sociale. Fare massa critica vuol dire aver capito che nessuno di noi può permettersi di dare un contributo stando alla finestra, invece consapevole di darlo anche solo dicendo “sì ci sono” e nient’altro.
Sogno che una volta costituita (RECIDIVI o d’altro nome che sia) questa Associazione regali una marcia in più ad ogni iniziativa e ad ogni prodotto “locale” (o invece con “radici nostrane” se realizzato lontano da qui) donandogli una sorta di mercato interno, una rete proficua di scambi che ne consentano la veicolazione, la circolazione e una piccola distribuzione non necessariamente solo regionale. Comunque iniziando dal mettere in rete i diversi Circoli del Cinema della UICC quanto della UCCA o della FICC o fuori da ogni controllo, come abbiamo iniziato a fare già in questi due mesi.
Sogno che tutto questo materiale creativo e questa produzione culturale venga giorno dopo giorno rielaborato e rinnovato da una redazione giornalistica che lo trasformi in una newsletter che giri per il mondo, con capacità d’attrazione sul turismo culturale e con un peso specifico nella comunicazione di settore.
Sogno che tutte queste realtà associate, coordinate dalla rete delle Mediateche del progetto Media2000, inizino a mappare il loro territorio, a conoscerne la storia sommersa, a raccogliere il suo patrimonio audiovisivo sin dentro gli archivi famigliari, ricostruendo una memoria antropologica del costume, del paesaggio, dei corpi. Sogno che dentro questi archivi ci entrino anche i nostri scarti di lavorazione e che tutto questo diventi una public librery capace di liberare energie per nuove produzioni, con rielaborazioni artistiche o documentaristiche. Sogno che i patrimoni delle tre Cineteche esistenti, quella Lucana soprattutto con il suo patrimonio di 30.000 pellicole, e le due pugliesi, si riuniscano con le Mediateche regionali e provinciali e con il Centro Studi ABC dell’AGIS, in un sola Cineteca e che questa si trasformi in un centro di produzione culturale, in un volano per le produzioni artistiche per tutto il territorio interregionale.
Sogno che questo avvenga a Bari oppure che Bari la smetta d’essere capoluogo perché non se lo sarà meritato. Sogno che avvenga dentro l’area dimessa della Caserma Rossani in un grande parco verde collegato con lo snodo ferroviario e quindi con aeroporti e autotrasporti, perché possa servire l’intera utenza interregionale, quella giovanile soprattutto, ed essere anche segno di riconoscimento culturale per la città, magari dentro un contenitore multiforme, un museo attivo per l’arte contemporanea. Dovrà avvenire facendo leva sul tessuto universitario delle nostre due Regioni ed avere come attori protagonisti le nuove leve intellettuali che spesso lavorano fuori dai confini regionali e qui non trovano che miseri spazi.
Sogno che in questo spazio, che abbiamo da qualche tempo chiamato Casa del Cinema, le idee e le produzioni culturali si sedimentino, trovino una capacità editoriale che li articoli con vecchi e nuovi strumenti. Sogno che tra venti anni questa Casa del Cinema competa con la Cineteca di Bologna sullo scenario internazionale, diventando riferimento per i paesi balcanici o dell’estremo oriente o del medio oriente, Corridoio 8 permettendo. Sogno che questa avvenga grazie alla nostra capacità oggi di non lasciare nulla per strada, di non consentire più l’asfissia delle idee e delle risorse, lì dove sono invece disponibili e soltanto da mettere in rete.
Sogno che da oggi noi ci si ponga alcuni obiettivi quali la riapertura del centro RAI di produzione che serva entrambe le Regioni; l’affidamento da parte degli enti pubblici di uno spazio dove far crescere la Casa del Cinema in cambio di un lavoro meticoloso e metodico sui repertori cinematografici digitali e video; l’investimento nostro su una testata web che sia anche la nostra piazza virtuale e il luogo degli scambi e delle elaborazioni, luogo aperto ma con spazi chiusi e protetti per la discussione di settore.
Sogno che tutto questo avvenga in modo indipendente e con meccanismi di sussidiarietà con gli enti pubblici e con gli organismi privati da loro creati come la Apulia Film Commission. Sogno che la struttura organizzativa, la spina dorsale di tutto questo sia fatta dalla rete di cooperative Media2000 che fa capo alla Mediateca Provinciale di Matera, coerentemente con il principio di sussidiarietà.
Sogno che vi partecipino attivamente le Università presenti sul territorio ma sogno anche che tutto questo diventi un’occasione unica per le nostre Diaspore per elaborare progetti di partenariato internazionale con cui iniziare a elaborare e vincere progetti per i bandi Media, organizzando workshop utili a far incontrare i nostri produttori di contenuti con i commissioning editors dei grandi network internazionali.
E nel nostro piccolo sogno che noi da subito si inizi a progettare qualcosa e a fornire strumenti utili agli associati. A chiedere che si faccia domanda per uno sportello di Antenna Media o ad organizzare un incontro con sindacati e consulenti tributari sulle modalità di lavoro nel nostro settore, abbandonato alla precarietà anche per responsabilità dei meccanismi pubblici di contribuzione alla cultura.
Piccole cose da fare sin da domani per un sogno che vorrei si realizzasse pienamente nel tempo. Un’onda lunga che arrivi lontano per la quale oggi serve un’onda alta e poderosa che ci veda in tanti associarci e superare il primo scoglio: quello iniziale di dirci “ci siamo!”. Poi magari lasceremo tante pozzanghere in giro e ci ritireremo ma ogni tanto dobbiamo saperci anche risollevare e puntare ancora sullo scoglio. La seconda volta sarà più facile e la terza sarà un gioco.
Questo il mio sogno. Ve l’ho raccontato in tutta onestà. Per me è giunto il momento di sapere se era solo un sogno o se c’era della premonizione. Può essere che dopodomani il sogno si frantumi contro una dura realtà ma non mi sarò svegliato da un incubo e vivrò quindi giorni più allegri. A chi come me vuole recuperare il gusto dei bei sogni e vivere desiderando non posso che rinnovare l’invito a coloro che leggeranno questa a mettersi in contatto sul web con www.recidivi.it per aggiungersi a coloro che stanno dicendo “SI, vogliamo essere tra i soci fondatori di RECIDIVI e faccio per questo anche passaparola!”. Nessuno si immagini escluso e nessuno si consideri fuori, perché questo sogno è il contrario dell’idea di esclusione o estraneità di qualcuno o qualcosa.
Di certo se questo sogno, come sembra, si dovesse realizzare dovrà fare i conti con i sogni tuoi e degli altri, sarà meno assoluto e meno mio ma questo è il sogno e quella è la realtà. Il gioco più bello è in quella!
Buona Decisione a tutti.
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anamorfo
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03 marzo 2008
VITTIME INNOCENTI E POLITICA DEL TRAFFICO
Due settimane fa leggevo distrattamente la notizia di una persona investita (forse morta?) attraversando quelle strisce pedonali che ricordavo in un altro mio post essere attraversate da me, da mia moglie, dai bambini, a piedi o con le bici ma sempre scontrandoci con auto che non solo non rallentano ma accelerano o si predispongono alla gimcana. Accade sul Lungomare di Bari di fronte a Caserme di Carabinieri e Aeronautica e Palazzi di Provincia e Regione con gli angoli tutti controllati da telecamere. Su questo Lungomare il quartiere già contava due lutti in un anno. Eppure si fanno le piste ciclabili a Pane e Pomodoro come se fossero delle piste di divertimento (uno prende la bicicletta non per attraversare la città ma perché non ha nulla da fare e si mette a giocare come un bambino...) ma non si pensa di impegnare un'intera corsia del Lungomare da Pane e Pomodoro alla Fiera alle bici e con bike sharing collegato per giunta al park & ride già funzionante. Tutto il resto del traffico veicolare deve avere il limite di 30 km orari con attraversamento pedonali rialzati al livello del marciapiede, abolizione dei semafori e introduzione delle rotonde. Il lungomare non è una circonvallazione da percorrere ad alta velocità! In specie quello di Bari che non ha il fronte commerciale sul mare ma arretrato sul marciapiede interno. Le oasi di verde incuneate nella maglia ortogonale vanno tutte collegate con attraversamenti rialzati e obbligo di stop per le auto con semaforo a chiamata per pedoni e per bici (i nostri amministratori si facciano una vacanza in Olanda e vedano come si fa). La Rotonda di Piazzale Diaz è scandaloso che abbia una corsia carrabile anche intorno al semicerchio. Cosa ci devono andare a fare auto sul ciglio del mare. Il marciapiede deve chiudere completamente la rotonda e quella rotonda va lasciata ai pedoni. All'altezza di Pane e Pomodoro c'è infine una Stazione delle Ferrovie dello Stato con fermata e sottopasso pedonale che collega il mare a Japigia. E' chiuso con un cancello ai pedoni! Perché? Per obbligare ad andare in auto a Pane e Pomodoro? Il grosso dei frequentatori di quella spiaggia viene proprio da Japigia. Perché non consentirli di fare come chi da Carrassi vuole andare in Centro di attraversare un sottopasso delle Ferrovie? Tra l'altro questi sottopassi vanno resi attraversabili dalle bici e quello di Bari Nord è abbastanza largo per farsi facilmente ed ha già, contrariamente a Piazza Moro, le discese in alternativa alle scale buone per i disabili quanto per le bici. In questo modo si connetterebbe un quartiere al mare (dopo avergli ridato la vista al mare con l'abbattimento di Punta Perotti sarebbe il caso anche di dargli l'accesso avendolo a poche centinaia di metri) e si consentirebbe un attraversamento in bici lungo tutto l'asse del mare, essendoci all'altezza del porto una pista ciclabile (misera in verità) che si connette alla Fiera.
Buona Giornata di Traffico a tutti i baresi.
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anamorfo
h.
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01 marzo 2008
Questa mattina mi sono consolato così...
Ricopio questo intevento di Gianni Pardo che mi ha molto consolato, visto che di cadute nel fosso ho riempito la mia vita.
titolo: L'ATTENZIONE POLARIZZATA
Ci sono degli scherzi rivelatori. Ne citiamo due. Per misurare l’intelligenza di uno studente, diceva professore, basta il test della vasca. Io chiedo: “Per vuotare una vasca disponiamo di un cucchiaino, di una tazza e di un secchio. Lei che cosa usa?” La persona normale dice “un secchio”, la persona intelligente dice “tolgo il tappo”. Secondo scherzo. Si chiede: “So che tu sei competente in molte cose, per questo ti chiedo: si dice quattordici e undici fa ventiquattro o quattordici e undici fanno ventiquattro?” Molti risponderebbero “meglio fanno ventiquattro”, provocando la risata dell’altro: “Quattordici e undici fanno venticinque!”
In ambedue queste storielle c’è il sottinteso che si può far passare per scemo un po’ chiunque. In particolare chi ha – o crede di avere – una mentalità logica. In realtà, le persone che dànno la risposta sbagliata sono più intelligenti di quelle che danno la risposta giusta. L’intelligenza, per essere produttiva, deve essere indirizzata al nocciolo del problema. Al test della vasca lo studente che da prima ha detto “il secchio”, e si è visto ridere sul muso, potrebbe dire: “Professore, posso farle una domanda io? Quanta acqua c’è, nella vasca?”. Il professore lo guarderebbe come un marziano ma lo studente potrebbe spiegare che, se acqua ce ne fosse pochissima, e solo nell’incavo del tappo, potrebbe essere il cucchiaino lo strumento più adeguato. Il professore a questo punto direbbe indignato: “Ma lei vuole cavillare? Noi abbiamo presunto che la vasca fosse piena!” “Ed io ho presunto che gli unici strumenti fossero quei tre, che il tappo non si potesse togliere. Allora, chi è lo scemo?”
Chi offre tre possibilità intende con ciò stesso che non ce ne sia una quarta. Diversamente l’interrogato potrebbe rispondere: io non uso né il cucchiaino, né la tazza, né il secchio e neppure tolgo il tappo perché non mi voglio bagnare. Chiamo la donna di servizio. Analogamente, se si offrono due varianti della stessa frase, si chiede una consulenza linguistica, non aritmetica. Chi si accorgesse subito dell’errore nell’addizione potrebbe sentirsi rimproverare che, quando gli mostrano la luna col dito, lui guarda il dito. L’identificazione del problema è fondamentale per la polarizzazione dello sforzo intellettuale nell’unica direzione giusta.
Il linguista non perde tempo per rifare l’addizione, perché non è quello che gli si chiede. Né trova umiliante che non abbia visto il banale errore dell’addizione perché, da umanista, farà probabilmente parte di quelle persone che, ai test d’intelligenza, risultano meno dotate di quanto non siano. Mentre dinanzi ad una sequenza di numeri chi ama la matematica ha forse l’acquolina in bocca, il cervello degli umanisti si chiude immediatamente e mentalmente gli si para davanti un cartello con su scritto, in caratteri enormi, “non hai speranza”.
Ed è vero. Nell’antichità non avevano trovato il test della vasca da bagno ma ridevano di gusto all’immagine dell’astronomo che, per guardare il cielo, cadeva in un fosso. Non si accorgevano di dire implicitamente che un asino, o loro stessi, risultavano così più intelligenti dell’astronomo. E non comprendevano neppure che, se la civiltà deve andare avanti, invece di irridere il vecchio astronomo caduto nel fosso, la prossima volta avrebbero dovuto fornirgli un asino che lo portasse dove doveva andare, dandogli anche la possibilità di studiare il cielo per strada. Per non cadere nel fosso bastano gli asini.
firmato: Gianni Pardo
L'originale si legge alla pagina di Affari Italiani.
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anamorfo
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10:32 AM
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