Guardate e ascoltate questa intervista a Ignazio Marino
29 agosto 2009
28 agosto 2009
Un palmo con l'optional della figa | Palm with pussy-option
sai che smanettate! grande questa ragazza...
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anamorfo
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26 agosto 2009
Adesso Ammazzateci Tutti | Kill Us All, Now
Ho scoperto per caso questa video artista che usa You Tube in modo decisamente personale ed espressivo, la invidio...
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anamorfo
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25 agosto 2009
IL PARTITO DEMOCRATICO COME PARTITO LIBERALE?
Pubblico questo testo che sposta l'alternativa tra "destra" e "sinistra" su "conservatori" contro "liberali".
PATERNALISMO E LIBERALISMO
Angelo Panebianco sul Corriere della Sera del 17 agosto ha scritto: “La via liberale, quella che chi scrive preferirebbe (e che, nel lungo periodo, credo, sarebbe la carta vincente per il Sud) è quella che dice: solo i meridionali, e nessun altro, possono risolvere i loro problemi. Lo Stato, quindi, offre al Sud, come ha suggerito da tempo l’istituto Bruno Leoni, solo l’opportunità di trasformarsi in una grande no tax area interrompendo contestualmente i flussi di trasferimento di risorse. Lo Stato resterebbe al Sud solo con gli apparati della forza (per contrastare la criminalità) e i servizi pubblici essenziali. A quel punto, probabilmente, si scatenerebbe un conflitto feroce fra le forze modernizzatrici del Sud (che ci sono) e quel «clientelismo senza risorse», fino ad oggi dominante, di cui ha parlato recentemente il presidente della Confindustria siciliana Ivan Lo Bello. Essendo cambiate le condizioni del gioco, le forze modernizzatrici avrebbero, per la prima volta, la possibilità di prevalere. Solo quando, dopo qualche tempo, si fosse messo in moto un processo di sviluppo auto-sostenuto (con il miglioramento del capitale umano, con una maggiore efficienza delle amministrazioni pubbliche, con una raggiunta capacità di attirare capitali) le varie regioni del Sud passerebbero progressivamente, anche del punto di vista fiscale e istituzionale, nella fascia A, quella delle regioni sviluppate.”
Ossia per Panebianco la politica meridionalista è a un bivio: o il governo propende per una scelta liberale o per una scelta paternalista. Dalla proposta di una nuova “Cassa del Mezzogiorno” e dai prossimi aiuti finanziari a “pioggia”, già anticipati con quattro milioni di euro alla Sicilia, il governo sceglie il paternalismo. Il paternalismo è la scelta politica tradizionale perché offre a chi governa la possibilità di “comprarsi” il consenso al prezzo di mantenere il meridione soggetto al ricatto del regime e delle mafie locali, sterilizzando qualsiasi iniziativa “modernizzatrice”.
Emblematicamente tutta la storia d’Italia può essere esaminata sotto la lente d’ingrandimento di questa alternativa: paternalismo e liberalismo. In fondo quando si preferì lo stato accentrato piuttosto che quello decentrato proposto da Minghetti, è il paternalismo ad averla vinta sull’eresia liberale. Il trasformismo del tempo di De Pretis, il periodo crispino ed anche quello giolittiano (sostanzialmente con l’abuso dei prefetti nel meridione d’Italia per addomesticare le elezioni), la guerra 15-18, il fascismo, il regime partitocratico postfascista, sono tutti periodi storici in cui il paternalismo ha dettato l’azione delle classi dirigenti.
Una forza politica (...) non radicalmente riformatrice, (...) quale sbocco per il partito Democratico, non sarebbe dotata di quella cultura politica idonea per cambiare il destino dell’Italia. (...) In tal modo le scelte paternaliste avrebbero sempre la meglio. L’obiettivo (da perseguire) è (invece) quello di sostituire alla vecchia alternativa tra “destra” e “sinistra”, quella tra conservatori e liberali. Conseguentemente è il contenuto delle politiche e non la nostalgia di un passato, ormai definitivamente trascorso, deve dettare la lotta politica. Sostanzialmente è quanto indica Panebianco nel suo fondo. L’indicazione non vale, però, solo per la questione meridionale, vale anche per la questione “democrazia” nel nostro paese. Perciò occorre un soggetto riformatore “di” liberali e “di” democratici distinto (e non distante) dai socialisti, antagonista dei conservatori e nemico irriducibile di qualsiasi fondamentalista. (bl)
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21 agosto 2009
ENTROPIA COME MISURA DEL TEMPO
Il tempo è l’entropia. L’entropia aumenta sempre e con essa, si sa, il disordine. Questo aumento del disordine ci da la misura di quanto tempo è passato. Mettere ordine vuol dire dunque rallentare il tempo? La fisica ci dice che anche l'attività di mettere ordine produce un eccesso di disordine e mantiene valida la legge dell'entropia. Però noi mettiamo ordine in un dato spazio e immettiamo disordine in un altro. La mia scrivania si ordina e la temperatura della stanza sale a causa della mia attività. Ho dunque spostato il disordine da una parte all'altra e siccome il tempo non è assoluto e univoco per tutto l’universo devo anche aver accellerato il tempo nella mia stanza vista da fuori ma rallentato il tempo sulla mia scrivania. Infatti un ordine assoluto e definitivo corrisponderebbe a fermare il tempo. come accade in un buco nero. Un buco nero è quindi un luogo dove tutto viene rimesso nel suo ordine assoluto e definito. Oppure per altri questa è solo un’illusione prospettica, ossia il buco nero che per noi è l’ordine assoluto è dall’altra parte un'immissione di questo stesso ordine, che si è voluto sottrarre alla legge del tempo, in un nuovo flusso entropico, in un disordine altro, un altro universo. In questo secondo caso l’entropia continua e il tempo si limita solo a passare da un’altra parte. E il tempo dei miei libri, dei miei oggetti riordinati, dei libri messi in ordine alfabetico dove passa?
14 agosto 2009
DIETRO GLI SCANDALI D'ALEMANNO?
Solo sulla pubblicistica di estrema destra si trovano analisi di questo tipo. Come mai? Eppure non c'è alcuna traccia di congetture fanatiche e i conti sembrano tornare tutti. Pubblico un articolo comparso sulle pagine web di "Azione e Tradizione". E se cliccate qui o sul titolo vi rimando ad una pagina di iniziativa politica dentro il PD ma oltre il suo attuale scenario di nomenklatura.
"D'Alema ed Alemanno contro Vendola ed Emiliano. Gli intrighi di palazzo ai danni della Regione Puglia"
di Gianvito Armenise
Le inchieste giudiziarie che stanno sferzando da qualche settimana la classe politica pugliese hanno fatto emergere, anzitutto, una serie di contraddizioni e di metastasi tutte interne al centro-sinistra. Infatti, soltanto una lettura poco attenta e superficiale dell’intera vicenda condurrebbe a trarre conclusioni affrettate e limitate al mero aspetto processuale magari arricchito di qualche particolare “hard” molto adatto ad un pubblico da ombrellone estivo. Quello che ci proponiamo è, invece, di scandagliare più in profondità l’aspetto politico della vicenda per investigare i legami meno noti ed apparentemente sparsi nel tempo e nello spazio al fine di far emergere delle relazioni di sicuro interesse.
Ciò premesso, è indubbio che quella a cui si sta assistendo è una guerra senza esclusione di colpi che vede l’un contro gli altri armati D’Alema, il sindaco di Bari Emiliano ed il governatore della Regione Puglia Vendola. Una guerra senza esclusioni di colpi che ha inizio, almeno, nei mesi che hanno preceduto la scorsa campagna elettorale per le amministrative e per le europee. Infatti, la decisione di Vendola di correre per un seggio alle europee con il suo movimento “Sinistra e Libertà” nato da una scissione all’interno di Rifondazione Comunista, non venne gradito dal PD di D’Alema. Vendola dichiarò – in quella circostanza - di non necessitare di alcun lume tutelare né di precettori. Durante quel braccio di ferro si inserì uno colonnelli del “leader Maximo di Gallipoli” Nicola Latorre il quale con tono lapidario avvertì: “(…) mi auguro che abbia considerato e soppesato le conseguenze politiche che la sua scelta di candidarsi alle europee potrebbe avere” (1).
Chiaro il messaggio rivolto a Vendola? Siamo agli inizi di aprile del 2009. La giustificazione ufficiale dei d’alemiani era riconducibile ad un aspetto politico: quello di evitare i doppi incarichi che avrebbero potuto causare un’eccessiva proliferazione di compiti.
Il secondo fronte del conflitto riguarda, invece, il Comune di Bari. Sempre in quelle settimane convulse che precedette l’ufficializzazione dei nomi dei candidati sindaci nel capoluogo pugliese, Emiliano candidato per il centro-sinistra nonché segretario pugliese del Partito Democratico, fu costretto a sponsorizzare il nome dell’on. De Castro per un posto sicuro nella lista del PD alle europee. Infatti, come si è poi verificato, l’elezione di De Castro a Strasburgo ha consentito all’indagato Alberto Tedesco di subentrare proprio a De Castro al Senato della Repubblica Italiana come primo dei non eletti e godere, quindi, delle garanzie derivanti dall’immunità parlamentare. Alberto Tedesco, ex assessore regionale alla sanità pugliese, della corrente socialista del PD e coinvolto in una serie di scandali su cui la magistratura sta indagando, aveva minacciato di candidarsi come sindaco di Bari se non gli fosse stato assicurato un posto proprio a Palazzo Madama (2). Il più preoccupato di questa scelta, ovviamente, era proprio Emiliano, timoroso di perdere voti a sinistra nella competizione amministrativa barese. Dal canto suo De Castro non aveva alcuna intenzione di correre per le europee sia pure per un seggio sicuro al parlamento europeo (3) ma dovette sottostare al segretario regionale Emiliano. Da quel momento i veti incrociati e le faide interne al PD esplosero e si fecero più marcate.
Finite le elezioni con la vittoria di Emiliano a Bari, Vendola azzera improvvisamente la giunta regionale rincorso dalle voci di probabili coinvolgimenti di suoi assessori in scandali giudiziari. Riceve il “no” secco dell’UDC e del movimento della Poli Bortone “Io Sud”. La nuova giunta vendoliana è una dichiarazione di guerra a D’Alema con nomi di assessori esplicitamente ostili al “baffetto” e concordato proprio con Emiliano frattanto candidato alla segreteria regionale del PD. I “D’Alema boys” nella nuova giunta targata Vendola perdono Frisullo e vedono inserirsi i nomi dell’economista Viesti (in passato ostile a Frisullo), dei democratici (ex Margherita) Capone e Amati vicini a Franceschini ed in rotta proprio con D’Alema nella corsa alla segreteria del PD (4).
Evidente la risposta politica di Vendola ed Emiliano a D’Alema. La partita che si sta giocando coinvolge i destini della segreteria regionale pugliese del PD, tappa intermedia per poter poi determinare il candidato per le elezioni regionali del 2010 con tutto quello che ciò comporterà in tema di scelte politiche ed economiche sui destini della Regione Puglia crocevia di importanti accordi in campo energetico ed industriale. Ed il nome gradito alla corrente di D’Alema sarebbe Francesco Boccia, già assessore al Comune di Bari, consulente di Romano Prodi, amministratore straordinario del Comune di Taranto in dissesto finanziario, già sconfitto nelle primarie del 2005 proprio contro Vendola e capace di dialogare con la parte moderata come l’UDC. (5)
Dunque, ci si trova davanti a colpi e contraccolpi che coinvolgono esponenti di primo piano del Partito Democratico sia a livello nazionale che a livello locale con accordi e smentite all’ordine del giorno. L’altra linea di combattimento è, quindi, la corsa alla segreteria regionale e nazionale del PD con Emiliano e D’Alema ancora una volta belligeranti. Su questo fronte D’Alema è giunto a Bari il 31/07/2009 per sciogliere le riserve ed ufficializzare il nome del sindaco di Melpignano (Lecce) Sergio Blasi per la mozione Bersani in Puglia. Da notare il messaggio politico a Vendola di disponibilità ed apertura in chiave anti-Emiliano in quanto Blasi vanta una solida amicizia proprio con l’attuale governatore della Regione Puglia. Nell’annunciare il nome del Sindaco di Melpignano D’Alema non ha risparmiato frecciate proprio al sindaco di Bari: “il partito non è un dopolavoro, né un secondo o terzo lavoro: richiede un impegno pieno”.
Compresi fronti di battaglia, scenari tattici, alleanze presunte ed effettive resta da chiedersi perché tutto questo interessamento per la regione Puglia da parte di D’Alema & Co. Occorre interrogarsi sui motivi (inconfessabili) che stanno alla base di questo flirt di D’Alema e dei suoi uomini per i destini della porta d’oriente d’Italia. E questa ricerca investigativa ci porta fino a Roma, nella capitale governata da Gianni Alemanno, neoeletto sindaco di Roma. E proprio Alemanno sta facendo da apripista a D’Alema. Fantapolitica? Affatto. Se si leggono le cronache politiche e finanziarie degli ultimi mesi si capirà bene che i destini della Puglia e dell’Acquedotto Pugliese passano da Roma e vedono alleati proprio D’Alema, Alemanno, Geronzi (numero uno di Medio Banca) e Caltagirone (noto costruttore romano impegnato nel campo dell’editoria e la cui figlia è compagna di Pierferdinando Casini, leader dell’UDC protagonista anche in Puglia di accordi proprio con il PD).
Il patto Alemanno-D’Alema (subito ribattezzato “D’Alemanno”) è datato maggio 2009 e ruota attorno all’ACEA, l’azienda capitolina impegnata nel settore energetico ed idrico (6) con ben 3 miliardi di euro di ricavi e 200 milioni di utili annui (7). ACEA vede una quota di partecipazione maggioritaria il Comune di Roma e quote minoritarie appartenenti per il 7,5% a Caltagirone e per il 10% ai francesi di Suez-Gaz de France. Venerdì 8 maggio 2009 occorreva individuare uno dei nuovi consiglieri di amministrazione di ACEA ed il sindaco Alemanno, con il suo 51% di quote aveva stabilito che il nome dovesse essere indicato dal PD romano. All’inizio tutti d’accordo sul segretario generale dell’Anci, Angelo Rughetti (8) fino a quando non interviene D’Alema per scompaginare ogni ipotesi di accordo e far sedere un uomo a lui vicino: Andrea Peruzy, il quale oltre ad essere membro in molteplici consigli di amministrazione (Alenia, Poligrafico, Crédite Agricole) è azionista anche di Suez nonché, aspetto fondamentale della vicenda, tesoriere della fondazione d’alemiana Italiani Europei (9).
Il nome del d’alemiano Peruzy, quindi, costituisce l’anello di congiunzione mancante per completare il mosaico che giunge fino in Puglia e che vede interessi convergenti del PD con l’UDC. Caltagirone, infatti, in ACEA ha uomini considerati a lui molto vicini: il presidente Giancarlo Cremonesi e “l’amministratore delegato Marco Staderini (uomo di fiducia del genero di Caltagirone, Pier Ferdinando Casini)” (10).
D’altronde il “patto d’acciaio” Alemanno-D’Alema si è ripetuto negli stessi giorni di maggio allorché è comparso il nome di De Bustis “banchiere rosso” del Monte dei Paschi di Siena (11), amico di D’Alema nella costituenda Fondazione Roma Mediterraneo. Un progetto colossale a cui sta lavorando il sindaco Alemanno per promuovere la città di Roma nel bacino del Mediterraneo (12). Questa fondazione dovrà gestire, nel prossimo quinquennio, un patrimonio colossale da 1,5 milioni di euro. I protagonisti dovrebbero essere la società londinese mercantile Bridge Ltd collegata proprio al nome del d’alemiano De Bustis e costituita il 12 maggio 2009 appena 24 ore prima della delibera approvata in Giunta Comunale per la costituzione della Fondazione (13).
Insomma, il flirt tra Alemanno (di origini baresi) e D’Alema avanza e si rafforza. Ma torniamo alle vicende pugliesi. L’ingresso di un uomo di D’Alema nel consiglio di amministrazione di ACEA consentirà di dettare legge sul business dei dissalatori, dell’energia elettrica e dell’acqua. Occorre ricordare che fu proprio il governo D’Alema che avviò nel marzo del 2000 la vendita dell’Acquedotto Pugliese spa all’Enel mediante trattativa diretta ed escludendo, di fatto, le Regioni Puglia e Basilicata. Trattativa poi naufragata per le polemiche che tale decisione sollevò e per il ritiro dell’Enel dalle trattative. (14) Nei mesi successivi a quelle fasi concitate, Alemanno contestò l’ingresso del colosso Enel in Aqp ma non la privatizzazione in quanto tale preferendo l’ingresso di realtà locali in Aqp (15) e nel giugno del 2002 si parlava di un forte interessamento proprio di Calragirone per l’Acquedotto Pugliese (16). La partita della Presidenza della Regione Puglia, quindi, ha come tavolo di gioco il destino dell’Acquedotto Pugliese, il primo acquedotto d’Europa con una rete idrica di ben 20.000 km, 400 impianti di sollevamento, più di 300 serbatoi, 161 impianti di depurazione, 20,8 m3/s di portata e che alimenta un sistema di quasi 150 imprese con più di 10.000 addetti (17). Sulla privatizzazione dell’acquedotto Pugliese, Vendola si è sempre opposto (malgrado la defenestrazione di Petrella) mentre Francesco Boccia non ha mai mostrato riserve di alcun tipo. L’allora assessore all’Economia del Comune di Bari dichiarava senza mezzi termini che “bisogna rispolverare l'idea che Massimo D' Alema aveva nel 1999” (18), ossia proprio la privatizzazione dell’Acquedotto Pugliese con la cessione all’Enel.
Boccia candidato ideale per governare la Regione Puglia, capace di guardare al centro e dialogare con l’UDC e ben visto da D’Alema. Vendola colpito da scandali giudiziari ed impresentabile per ricoprire il secondo mandato. Michele Emiliano, alleato di Vendola nella sfida anti-D’Alema, uscirà sconfitto nella corsa alla segreteria pugliese del PD e non potrà far valere il suo “peso” nella scelta del candidato ideale per guidare la Regione Puglia nel lustro 2010-2015.
Gli scandali giudiziari toccano il PD? Chissenefrega. D'altronde riguardano Tedesco, componente socialista, sponsorizzato da Emiliano (per tornaconti elettorali). D’altronde D’Alema a Bari qualche giorno fa l’aveva detto: il PD non è un’associazione a delinquere e non ha legami con la criminalità organizzata .(19)
Staremo a vedere ma di una cosa siamo certi: i destini della Puglia saranno irrimediabilmente segnati se si continuerà a guardare a questa regione con gli stessi appetiti di chi l’ha depredata negli ultimi 40 anni.
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NOTE:
1) “Latorre: non temiamo candidatura di Vendola” di Valentino Losito da “la Gazzetta del Mezzogiorno” del 08/04/2009.
2) “L'ex assessore alla Sanita pugliese, Alberto Tedesco: il Pd candidi De Castro alle europee o i socialisti del Pd sono pronti a scendere in campo da soli” di Bepi Martellotta da la Gazzetta del Mezzogiorno” del 08/04/2009.
3) “De Castro: A Strasburgo? Preferisco restare a Roma” di Alessandro Flavetta da “la Gazzetta del Mezzogiorno” del 02/04/2009.
4) “L’ultimo schiaffo al Pd: blitz concordato con D’Alema, Franceschini e Casini” di Francesco Strippoli da “Il Corriere del Mezzogiorno” del 07/07/2009.
5) “Vendola contro D'Alema, e il Pd si spacca sul rimpasto” di Paolo Russo da “la Repubblica” del 03/07/2009.
6) “Acea iacta est. Nasce la santa alleanza tra Caltagirone e D’Alemanno” di Claudio Cerasa da “il Foglio” del 13/05/2009.
7) “Gli intrighi di D’Alema: per risorgere fa accordi con Alemanno e Casini” di Laura Cesaretti da “il Giornale” del 13/05/2009.
8) “Acea iacta est (…)”, cit.
9) “Gli intrighi di D’Alema (…)”, cit.
10) Ibidem.
11) Il nome di de Bustis è legato alle tristi vicende di alcuni prodotti finanziari come "My Way" e "4You" ed alle vicende della banca 121. Si veda: “Un banchiere rosso per Alemanno”, di Stefano Sansonetti da “Italia Oggi” del 08/07/2009.
12) “Un banchiere rosso per Alemanno”, cit.
13) Ibidem 14) Mozione della Camera dei Deputati, seduta del 19 novembre 2001.
15) “Acquedotto, l'Enel pronta a lasciare Alemanno: uso improprio dei fondi” da “la Repubblica” del 06/11/2001.
16) “Caltagirone e Acea una pista per Fitto che piace a Casini” da “la Repubblica” del 14/06/2002.
17) “D’Alema, l’acqua e la Regione” di Saverio Ricci da “il Resto” del 12/07/2009.
18) “Boccia: l'Aqp resti pubblico e il Comune entri nel capitale” di Lello Parise da “la Repubblica” del 19/02/2005.
19) “D’Alema difende il partito: niente tangenti nei bilanci” di Francesco Strippoli da “il Corriere del Mezzogiorno” del 01/08/2009.
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13 agosto 2009
ITALIA DEI VALORI CONTRO NICHI VENDOLA
RIPORTO INTEGRALMENTE UNA NOTA DI ADELE DENTICE SULLA VICENDA:
"Nella tempesta sanità si è aggiunto il veleno nauseante dello sciacallaggio politico, fisiologico dopo ogni cataclisma, una fase questa dove si oltrepassano i limiti consentiti cercando di rubare facili consensi per sostituire se stessi ad altri; prevedibile, quindi, l'isolamento politico di Vendola, la sua messa in un angolo da parte di chi, come l'Italia dei Valori, pur avendo rifiutato incarichi nella seconda giunta regionale - dopo aver però dispensato attestati di stima al governatore per il recente rimpasto - ora mette in atto iniziative mediatiche inutili magari per poi soddisfare il proprio appetito di poltrone grazie alla visibilità ottenuta; mi riferisco al sit-in "di solidarietà" al pm Di Geronimo tenutosi il 10 agosto davanti al tribunale (e presenziato dal partito di Di Pietro), che è stato è un segnale veramente negativo. Personalmente continuo a ritenere che la politica sia etica, serietà e impegno e, pur essendo critica rispetto all'operato della attuale giunta regionale, credo che comunque debba meritare una analisi corretta e ritengo moralmente discutibile lo strumentale attacco che mira ad addossarle tutta la responsabilità dello sfacelo attuale, un disastro le cui radici affondano nella rete della malapolitica che ha preceduto il governo in atto. Se Vendola ha fallito sulla sanità, su cui aveva costruito la sua battaglia elettorale e su cui ha vinto nell'oramai lontano 2005, non possiamo certo dimenticare l'offensiva del governo di Fitto - Palese contro la sanità pubblica e il Piano di Riordino ospedaliero che tagliava interi reparti ridimensionando gli ospedali di Terlizzi, Trani, Bisceglie, Maglie,Triggiano, Il SS. Annunziata di Taranto, il Giovanni XXIII di Bari ed il Vito Fazi di Lecce (Il taglio complessivo sarebbe di 2.200 posti letto). L'idea era quella di attuare un pesante ridimensionamento delle strutture sanitarie pubbliche, con servizi ridotti e poco funzionali e potenziare, attraverso varie e laute convenzioni, gli amici privati. Quindi sanità di serie A e sanità di serie B e l'introduzione di ticket, mercificando anche il diritto imprescindibile alla salute. Le responsabilità di Vendola nel terremoto in atto che si sta abbattendo sulla sua giunta è nella "continuità", soprattutto nella scelta dei nomi da collocare ai vertici della sanità, nomi indifferenti ai «cambi di regime»; un elenco lunghissimo in cui territorio per territorio troviamo le stesse persone da destra a sinistra: "il comitato d'affari" come lo ha definito lady Asl Lea Cosentino, di cui Vendola non poteva non sapere. E non poteva non sapere se le scelte politiche sono andate verso una direzione che ha permesso il varo di provvedimenti legislativi ad personam o sostituzioni di nomi ai vertici delle direzioni sanitarie, per accontentare il nome unico cha aleggia su tutta la sanitopoli pugliese. Oggi, ciò che mi disturba è quello che altri stanno cercando di fare cavalcando la vicenda per far credere a tutti di essere i "giusti salvatori" una palese prova di esercizio puntata alla facile ricerca del consenso. La politica per me, lo ripeto, è "etica, serietà e impegno", lontana da quell'appetito che si è scatenato trasformando in un evento ciò che dovrebbe essere riflessione e, per molti, una possibilità persa di stare zitti. Le forze politiche che oggi si autoproclamano "l'unica opposizione" e pretendono di rappresentare il disinteresse impersonificato, incitando la magistratura a fare il proprio dovere, sono le stesse sulla cui linearità politica bisognerebbe discutere. Basterebbe ragionare sulle posizioni contraddittorie in materia ambientalista dell' IdV, che nel 2006 si definiva contro gli inceneritori , mentre poco più di una anno fa esattamente il 7 GENNAIO 2008 il suo leader allora ministro affermava "Avremmo potuto avere termovalorizzatori efficienti ed efficaci già da molti anni se non ci fossero stati ostacoli in nome di uno pseudoambientalismo di facciata", o la pattuglia di senatori dell'Idv che ha votato con il centrodestra per salvare la società per il ponte sullo Stretto di Messina."
Non ho alcuna simpatia per Italia dei Valori e sono contento di sentire una voce dissonate che pone questioni politiche. Adele Dentice, ex Rifondazione Comunista, uscita subito dopo i compromessi fatti da Vendola nella formazione della prima Giunta e che avrebbe preferito che si rinunciasse a governare dopo la vittotia elettorale per mantenersi puri all'opposizione. A lei chiedo:
- se la politica di Fitto era "quella di attuare un pesante ridimensionamento delle strutture sanitarie pubbliche, con servizi ridotti e poco funzionali e potenziare, attraverso varie e laute convenzioni, gli amici privati." in nome di quale alternativa si è votato Vendola? Sono d'accordo con lei a dire che è troppo facile oggi imputare a Nichi Vendola ogni male ma proprio per questo non occorrerebbe chiedersi su cosa si è formata un'alleanza anti Fitto? Perché è da queste alleanze elettorali che nasce la necessità dopo di doverle rispettare e costruire degli assetti di Giunta, di governo. Se la questione è politica e non morale allora che ognuno se ne assuma la sua responsabilità, compreso Adele Dentice come ex R.C. e oggi Per il Bene Comune. Quale riforma sanitaria avrebbe dovuto atture Vendola? Non sento risposte chiare e convincenti.
- a sentire Italia dei Valori io non faccio salti di gioia ma non mi sono chiare le accuse di incoerenza mosse da Adele Dentice. Non sono ambientalisti e non sono contro il Ponte sullo stretto? E allora? Cosa c'entra? O per Adele Dentice la politica è etica solo quando si persegue quella che per lei è una politica giusta? Sarebbe come cadere dalla padella del moralismo giustizialista alla Di Pietro alla brace di un integralismo da "pensiero unico". Alla fine quello che si capisce è che si vuole contestare a Italia dei Valori di essere gli unici "oppositori" di Vendola da sinistra. Un argomento che fa sorridere visto il peso che Italia dei Valori ha a confronto con le piccole forze di opposizioni di grillini, per il bene comune, rifondazione stessa e suoi corollari. Anche perché non si capisce in nome di cosa questi ultimi contesterebbero Vendola ed è qui che torna tutta la questione politica. Italia dei Valori lo fa in nome della sola "questione morale". Tutti gli altri dicono "sì, però" ma poi non continuano il discorso.
La conclusione è che Nichi Vendola va difeso nel merito politico da quanti pur avendo partecipato alla sua vittoria ora esulano dal dirci quale alternativa si voleva o si doveva praticare sulla Sanità in Puglia. Va invece reguardito se lui per primo fugge da tale verifica politica e si nasconde dietro insunuazioni sul PM e richiesta di incompatibilità territoriali. Non ci piacerebbe infatti assimilare la Puglia di Vendola alla Campania di Bassolino... ma forse Nichi su questo non è così netto e ci dispiace assai. Ovvio che in tale ambiguità trovi spazio Italia dei Valori. E' uno spazio legittimo anche se per me non condivisibile al 100%.
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anamorfo
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12 agosto 2009
Guarda "Rosso antico: una storia di vita nel Pci e nella Cgil e un bilancio politico" su la Rete delle Rose Rosse del PD
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anamorfo
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08 agosto 2009
NON POSSIAMO UNIFORMARCI A VENDOLA E D'ALEMA PER NON ESSERE COME DI PIETRO E GRILLO
Non ho mai amato l'antiberlusconismo condito di giustizialismo e moralismo ma... chi di spada ferisce di spada perisce! Non ho mai sopportato il berlinguerismo delle mani pulite, della superiorità etica dell'essere comunisti, della "biopolitica" del fare opposizione perché diversi e moralmente superiori... tutti modi per nascondere il proprio fallimento politico e la propria impossibilità di operare vere trasformazioni e soprattuto di svolgere un ruolo moderno e di rinnovamento (al contrario! non fu forse Berlinguer il primo a parlare di rivoluzione da coniugare con tradizione e conservazione?). Ora questo fallimento è sotto gli occhi di tutti. La Sinistra di Vendola e il Centro-Sinistra degli eredi del PCI e della DC non sono capaci di proporre alcuna alternativa al sistema del consociativismo e della partitocrazia da loro stessi edificato con tanto sforzo e amore. Odiano Berlusconi non per i suoi contenuti ma perché gli ha rovinato la festa. Loro sono semplicemente il baluardo della cosidetta Prima Repubblica in un Paese che non ha mai ufficilmente indetto la Seconda solo e unicamente per tenerla sotto il cappello protettivo della Prima. Esiste su questo un patto di non belligeranza tra Berlusconi ed eredi di Moro e Berlinguer che consente al primo di tenersi il suo monopolio e ai secondi di conservare la loro posizione di rendita politica.
Ecco dunque che in Puglia, alla prova continuata di Governo (per molti versi riuscita lì dove si è confrontata con gli scenari nuovi che le nuove generazioni hanno portato con sé ed il cui entusiasmo non poteva essere deluso), il meccanismo si inceppa sul più evidente dei retaggi partitocratici: il sistema sanitario. Bandiera di una battaglia elettorale di Nichi Vendola che ha cavalcato a furor di popolo un sindacalismo ormai deleterio della conservazione dello status quo in nome solo del parassitismo delle assunzioni pubbliche e mai del beneficio alla comunità di un servizio pubblico. Vendola fece dell'antiriforma contro Fitto il suo punto di forza. Oggi sappiamo che ripristinare il vecchio sistema è costato un nuovo deficit pubblico e soprattutto ha compromesso ogni spirito di vero rinnovamento e di modernizzazione. Possiamo dirlo? Possiamo uscire dalla gabbia moralistica della questione giudiziaria che lasciamo nelle mani della Magistratura? Possiamo emettere un giudizio politico? O dobbiamo uniformarci anche stavolta e diverderci tra colpevolisti e innocentisti, tra giustizialisti e garantisti? Quando la stessa PM mette il dito sulle Escort di Berlusconi va bene e anche il Segretario del PD si mette a sentenziare come un Papa sui papà e sui "papi". Ora che mette il naso in casa loro la PM sbalordisce i nostri burocrati di una nomenklatura senza più smalto se non quello grigio della occupazione nella pubblica amministrazione.
Possiamo, di fronte a questo, uniformarci e limitarci al pur legittimo (ma sempre non solo quanto conviene) garantismo? Possiamo far finta di niente e invocare la necessità di tacere perché le elezioni si avvicinano? Se vogliamo non solo che la sinistra vinca ma che la sinistra cambi, come io voglio, non possiamo allora uniformarci e occorre agire in modo duro.
Ricopio un brano preso da Anfimafia Duemila che a sua volta lo riprende dall'Espresso. Penso possa far capire bene di cosa sto parlando. Buona Lettura: 
È l'immagine di un comizio di Nichi Vendola tenuto durante la campagna per le elezioni provinciali di giugno 2009. Nichi è sul palco. Parla appassionatamente, mentre si sta mettendo a piovere. Gli sorregge l'ombrello Lello Crivelli, fino a pochi mesi fa membro del direttivo nazionale di Rifondazione comunista ed adesso in Sinistra e Libertà. Appena più in alto, nel buio della notte, si scorge su un balcone la figura di un uomo grasso e imponente che assiste silenzioso alla scena. È l'ex datore di lavoro di Crivelli, Carlo Dante Colummella, il patron della Tradeco e di una serie di società specializzate nel trasporto e lo smaltimento di rifiuti anche ospedalieri, da più di un anno al centro delle inchieste del pm barese antimafia Desirè Digeronimo.
Ecco, se si vuole capire che cosa sta accadendo in Puglia, dove il centrosinistra è messo nell'angolo dall'esplodere di una nuova questione morale, si deve partire da qui. Da Altamura e da quella foto. Dietro quello scatto - ora che le indagini cercano di far luce sulle presunte infiltrazioni della criminalità organizzata nei partiti, sulle mazzette e sui conflitti d'interesse di qualche assessore regionale - si nasconde infatti una domanda tutta politica: il governatore poteva non rendersi conto di quanto gli accadeva intorno?
Il caso di Altamura è in questo senso emblematico. L'inchiesta della Digeronimo parte da una serie di minacce e attentati subiti da un giornalista di una radio privata, Alessio Dipalo, che dai microfoni di Radio Regio metteva alla berlina i potentati del paese e muoveva contro la Tradeco accuse di ogni tipo. Dipalo prima è stato blandito dagli uomini di Colummella con offerte di lavoro. Poi si è incontrato con lui, dopo le pressanti richieste di un boss dei clan locali, e ha visto il cognato dell'imprenditore dei rifiuti, un maggiorente del Pd di Altamura, fare pressioni perché l'emittente cessasse la sua campagna. Infine, nel luglio 2006, subito dopo aver denunciato con un collega, Cosimo Forina, come la Tradeco stesse per aprire una nuova discarica proprio accanto a un sito archeologico, è stato prima pestato a sangue da due malavitosi (uno dei quali oggi pentito) e poi, una mattina, ha ritrovato la propria auto distrutta dalle fiamme.
A quel punto Dipalo si è trasformato in testimone. Ha raccontato al pm Digeronimo come, secondo lui, funzionava e funziona il sistema Tradeco. Ha spiegato come Colummella da semplice meccanico fosse divenuto milionario, fino ad arrivare a lavorare al fianco della Cogeam del presidente di Confidustria Emma Marcegaglia nella costruzione di termovalorizzatori. Ha ricordato che tra i dipendenti o i consulenti delle sue aziende ci sono decine di politici di destra, di centro e di sinistra. Ha ricostruito tutti i passaggi salienti della campagna di Radio Regio contro le discariche. E oggi rivela a 'L'espresso' anche un episodio inedito: l'offerta di una consulenza da 20 mila euro come addetto stampa fattagli, dopo una dura polemica radiofonica sull'inquinamento del suolo, dall'ex direttore della Asl di Bari, Lea Cosentino. La manager costretta in luglio alle dimissioni da Vendola dopo che il suo nome era comparso in un'indagine sugli ospedali pugliesi. Ma non è tutto. Il giornalista parla anche degli appoggi garantiti al big boss della Tradeco da Alberto Tedesco, l'ex assessore alla Sanità della giunta Vendola, ora indagato con altre 14 persone per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, alla concussione, al falso e alla truffa.
Per Dipalo, che spiega come un pezzo importante dello staff del governatore - dalla sua segretaria particolare al suo portavoce - sia originario di Altamura, è impossibile che Vendola non sapesse con chi aveva a che fare. "Parlo dal punto di vista politico", dice, "da quello penale, nemmeno mi interessa. A scoprire come sono andate le cose ci penserà il pubblico ministero".
Non per niente il pm Digeronimo indaga sul trasporto dei rifiuti ospedalieri e su varie società, una delle quali guidata fino allo scorso anno da Crivelli. Ed è proprio seguendo la traccia dei rifiuti che s'imbatte nel filone della malasanità. Mette sotto controllo i telefoni e scopre i retroscena dell'assessorato. Gli appalti, le nomine dei primari, gli uomini chiave: tutto, o quasi, appare suddiviso secondo logiche politiche tra destra e sinistra. Il sistema, insomma, è trasversale.
Un dato che 'L'espresso' ha potuto verificate ricostruendo la storia della Svim service, una società d'informatica che nel gennaio del 2008 si è aggiudicata una commessa da 49 milioni di euro: la riprogettazione del sistema informativo sanitario pugliese che la Svim già aveva in gestione. L'amministratore delegato dell'azienda di servizi è Giancarlo Di Paola, il fratello di un manager già coinvolto nelle inchieste sull'ex governatore di centrodestra e attuale ministro degli Affari regionali, Raffaele Fitto. Direttore generale, fino a qualche anno fa, era invece Francesco Saponaro, l'assessore al Bilancio della prima giunta Vendola, prudentemente dimissionato in giugno quando esplode l'indagine sulla sanità. Spulciando i bilanci della società si fanno poi delle scoperte interessanti: la Svim tra il 2004 e il 2005, a ridosso delle elezioni regionali, ha finanziato sia i partiti di destra che quelli di sinistra. Qualche esempio: alla Puglia prima di tutto di Fitto vanno 10 mila euro. Altri 15 mila finiscono invece nelle casse della lista dei Socialisti autonomisti del futuro assessore e oggi parlamentare del Pd, Tedesco. Cinquemila euro vengono poi versati a favore di un candidato di An e 10 mila vengono addirittura spesi per Officina metropolitana, un'associazione legata al Comitato per Vendola presidente.
Tutto è regolare, tutto è registrato. Ma la vicenda è un altro indizio della trasversalità con cui in Puglia vengono conclusi gli affari con la pubblica amministrazione. Non è insomma un caso se, il 2 agosto, i carabinieri del nucleo operativo hanno prelevato i bilanci di tutti i partiti del centrosinistra (Idv esclusa) alle ultima tornata delle amministrative. Bisogna capire se appalti e finanziamenti nascondano uno scambio di favori.
La questione, insomma, è sia giudiziaria che politica. Un po' come appariva all'inizio il caso Tedesco. Nel 2005, quando l'ex socialista era stato imposto come assessore alla Sanità dai dalemiani, Vendola non si era scandalizzato per il suo conflitto d'interessi: i familiari che allora gestivano quattro società fornitrici di protesi agli ospedali. E quando l'Italia dei Valori aveva denunciato il rischio commistione tra i suoi affari privati e quelli pubblici, Vendola si era schierato dalla sua parte. Peggio aveva poi fatto il Pd. Quando l'indagine sull'assessore era ormai pubblica, al Parlamento europeo era stato candidato Paolo De Castro che, una volta eletto, avrebbe lasciato la sua poltrona di senatore proprio a Tedesco, garantendogli di fatto l'immunità da un eventuale arresto. Certo, una strada diversa da quella scelta oggi da Vendola, che a giugno fa fuori quattro assessori e il 4 agosto rivendica la sua reazione sulla questione morale: "Se uno vede le delibere della regione Puglia degli ultimi mesi, potrà descrivere la parabola di una rivoluzione anche dal punto di vista della trasparenza, del controllo e degli appalti". Nella speranza che non sia partita troppo tardi.
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05 agosto 2009
AVANTI CON LA CLASS ACTION SUL PETRUZZELLI
RICEVO E PUBBLICO VOLENTIERI
La Regione Puglia ha ieri dichiarato, con deliberazione di Giunta, di aderire all'azione popolare giudiziaria da noi attivata per la declaratoria della piena proprietà pubblica del Teatro Petruzzelli.
Ora tocca al Comune e alla Provincia di Bari assumere una posizione limpida e pubblica a tutela degli interessi delle comunità da loro rappresentate.
Noi attendiamo fiduciosi, forti del pensiero libero che ci accompagna e orgogliosi del consenso che tutti voi ci avete dato.
Luigi Paccione
TUTTI I CITTADINI ITALIANI SONO DANNEGGIATI DALL'USO DEL LORO DENARO PER RICOSTRUIRE UN BENE PRIVATO E POI PAGARNE ANCHE IL FITTO - TUTTI I CITTADINI ITALIANI SONO INVITATI A FARE CON NOI CLASS ACTION - PRENDETE INFORMAZIONI SUL SITO SU COME FARE
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02 agosto 2009
OGGI ERA IERI IL 2 AGOSTO DA NON DIMENTICARE
una scritta con lo spray nel sottpasso, lunga e quindi pericolosa, su quattro righe - fuga tra la folla all'arrivo della polizia ferroviaria - tentativo di mimetizzarci con passaggio di mano in mano dello spray - inutile vengo preso e immobilizzato sugli scalini dell'estramurale - tentativo di pestaggio, mancato per poco grazie all'arrivo di un altro agente - solo dei pesanti segni su collo e schiena - corteo e rabbia - al termine lo stesso agente che mi ha salvato m'invita a sporgere denuncia contro il collega - gli rispondo che non credo nella polizia democratica e che per me lo Stato si abbatte e non si cambia e che lui si illude di essere sopra le parti ma difende il capitale come coloro che hanno messo la bomba a Bologna...
...gli anni 80 si aprono nel peggiore dei modi, ogni senso viene distrutto e immobilizzato come l'orologio simbolo di questa Strage, i morti restano morti, le idee si scheletrizzano insieme a loro, nulla sembra più muoversi dopo di allora... tic toc tic toc tic toc tic toc...
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20 luglio 2009
LETTERA AL MIO SEGRETARIO DI CIRCOLO PD
(Questa la lettera che domani imbuco sotto la saracinesca del mio Circolo.)
Egregio Signor Segretario del Circolo Madonnella del Partito Democratico di Bari Antonio Bozzo,
Le scrivo questa breve nota come neo iscritto del Circolo dove ho trovato subito amicizie e condivisione politica e non solo una formale appartenenza per residenza. Ne sono rimasto compiaciuto. Era un buon inizio.
Diversamente sono estremamente contrariato dal clima e dagli episodi che la cronaca politica di questi giorni vede registrare nella campagna di tesseramento del PD. Paradossalmente il Partito viene scelto da aree sempre più vaste di società civile come arena di confronto politico decisiva per il nostro Paese e assistiamo invece alla chiusura settaria e pretestuosa dei suoi apparati direttivi che temono i nuovi iscritti anziché salutarli come area fresca e segno di vitalità riconquistata. Un Partito che ha paura del nuovo è già morto. Un Partito che ha paura di essere invaso è bene che si dica sconfitto. Accade tutto il contrario di quello che non molto tempo fa il Partito si era auspicato: fa paura alla Direzione del Partito che questo diventi la Casa comune delle diverse correnti culturali, politiche e di impegno civile che hanno attraversato e continuano a far vivere la sinistra di questo Paese. Se questo fosse confermato non potrò che uscire nuovamente dal PD così come sono entrato. Devo invece constatare che nonostante questi pessimi segnali grande è la mobilitazione e l'entusiasmo per una nuova stagione politica dentro il PD. Io perseguirò questo proposito sino in fondo e senza atteggiamenti di attesa o sfiducia nelle potenzialità che esso offre. Per questo non mi arrendo alla mera constatazione e in quanto iscritto 2008 2009 del Circolo Madonnella di Bari
CHIEDO
al suo Segretario quanto segue:
- che il Circolo resti quanto più tempo possibile aperto per raccogliere le nuove iscrizioni;
- che non si neghi a nessuno questa iscrizione lasciando agli organismi di controllo della Segreteria Provinciale e Regionale il compito di operare eventuali controlli;
- che in caso di censure su avvenute iscrizioni si convochi una riunione del Circolo alla presenza di chi è ha avuto la tessera respinta per valutarne insieme le motivazioni;
- che il Circolo offra la tessera a Beppe Grillo e ai meno famosi Piero Ferrari di Cosenza o Gabriele Del Mese di Eboli, a quanti come loro hanno visto la propria iscrizione rifiutata con pretesti burocratici o a quanti l'hanno presentata online, anche se provenienti da altre aree geografiche d'Italia o di italiani all'estero;
- che il Circolo offra la sua disponibilità a restare aperto sino al 31 luglio per le iscrizioni, qualora come mi auspico venga accettata la richiesta di Ignazio Marino di prorogare sino a quella data la scadenza delle iscrizioni, quindi garantendo da domani l'apertura per 4 ore al giorno e per 8 ore in uno dei due giorni del fine settimana; a tal fine
OFFRO
la mia disponibilità per l'apertura della sede di Circolo operando una turnazione tra tutti gli iscritti in sede.
Bari, 20 luglio 2009
Angelo Amoroso d'Aragona
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16 luglio 2009
L'ENNESIMO AUTOGOL DELLA NOMENKLATURA DEL PD
Mi ero già schifato per le motivazioni con cui avevano detto no a Marco Pannella. Oggi la scena si ripete. Io da ieri sono Militante del PD, circolo Madonnella di Bari, lo stesso dell'Arci Gay, di Paola Concia ma anche di Luigi Quaranta e di tanti Eco Dem. Qualsiasi esperto di comunicazione avrebbe pagato per una incursione di Beppe Grillo dentro il PD, non poteva che portare benefici e conclamare un interesse della società civile per il PD come unica risorsa per il paese che vuole cambiare e diventare moderno ed europeo. Invece no. Loro, la nomenklatura, il paese lo vuole solo "governare", diciamo così e ci siamo capiti. Cosa si portano a casa ora? Un ennesimo autogol! Migliaia di ragazzi che vogliono solo legalità ed ecologismo vero ora si leggeranno divertiti questa ennesima invettiva del nostro comico e staranno sempre più alla larga dal PD. Eppure sono proprio loro il popolo naturale del PD. Il populismo di Beppe Grillo o la sua speculazione commerciale non c'entrano nulla. Sono il risultato di questa miopia. Ecco la nota che oggi diffonde in rete Grillo. Qualcuno può dargli torto. Io no! Allora mi dico: ma non c'è un solo Circolo del PD in ITALIA che non abbia il coraggio di disobbedire e offrire la tessera a Grillo? E' possibile che il popolo del PD sia così silente e gregario? Da oggi cercherò di capirlo dall'interno. Intanto vi dico che è nata una Rete delle Rose Rosse del PD che non ha alcun burocrate tra i piedi e non intende derogare alla sua voglia di politica vera, per un partito che sia realmente rappresentativo e che torni a parlare di politica. Abbiamo iniziato a Manfredonia, qualcuno ci ha chiamato l'oro del Silento perché siamo l'unica ricchezza del PD, quelli che vogliono un partito federale di massa della sinistra riformista italiana, aperto quindi a tutte le sue componenti storiche. O siamo anche noi OSTILI AL PD? Ci trovate su facebook e ci stiamo costruendo anche un nostro social network http://reteroserossepd.ning.com/. Se sei interessato iscriviti.
Ecco intanto la nota di Grillo:
NOTA DI BEPPE GRILLO
La commissione di Garanzia del PD mi ha lanciato una fatwa: "Non e' possibile la registrazione di Beppe Grillo nell'anagrafe del Pd poiche' egli ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al PD. La delibera verra' resa nota sul sito nei prossimi giorni''.
In una sola frase hanno ammesso che:
1. esiste un movimento politico popolare
2. tale movimento è "ostile" al PD
3. se un cittadino può iscriversi o meno al PD (dove D sta per Democratico) lo decide una fantomatica commissione di Garanzia, non lo Statuto
Il "Movimento Politico Ostile" è ostile forse perché il suo programma è alternativo a quello del PDL? Mentre quello del PD è invece uguale a quello del PDL?.
Il PD è ostile alle rinnovabili, ostile al ripristino della votazione diretta del candidato, ostile al Parlamento Pulito, ostile a rifiuti zero, ostile alla diffusione della Rete e al suo accesso gratuito, ostile all'acqua pubblica, ostile a un massimo di due legislature per deputati e senatori, ostile alle inchieste di De Magistris e della Forleo, ostile a tutti i temi trattati nella Carta di Firenze.
Il PD è invece favorevole agli inceneritori, all'indulto di buona memoria, alle concessioni per tre televisioni nazionali regalate da D'Alema e da Violante allo psiconano, all'occupazione del partito da parte di un'oligarchia, all'acqua privatizzata, ai conflitti di interesse, alle centrali nucleari, alla militarizzazione di Vicenza con il raddoppio della base Del Molin, al Lodo Alfano, ai contributi all'editoria, all'occupazione della RAI da parte dei partiti.
Il "Movimento Politico Ostile" è l'esatto contrario del PD a livello di programma, se si può parlare di programma per il PD e non di scelte tattiche di un manipolo di persone in cerca di occupazione. Ricordo, ad esempio, che Fassino e sua moglie hanno accumulato 13 legislature. Quanti milioni di euro ci sono costati e con quali risultati per i cittadini?
Il "Movimento Politico Ostile" è ostile solo nei confronti di una ventina di persone, da Bersani alla Melandri, che si arrogano di rappresentare la volontà di milioni di italiani e disprezzano la società civile che ha partecipato ai Vday e che ha eletto quaranta consiglieri nei Comuni con le Liste a Cinque Stelle.
Il "Movimento Politico Ostile" non è ostile verso chi vota PD, non è ostile all'insegnamento di Berlinguer.
Il "Movimento Politico Ostile" è ostile a un gruppo ristretto di persone che come i maiali nella "Fattoria degli animali" sono animali più uguali degli altri e sfruttano la buona fede e la mancanza di alternative di milioni di cittadini per bene, è ostile a chi mette il ladro Bottino Craxi nel suo Pantheon privato.
Io non sono stato tesserato, non sono degno, non posso candidarmi con un programma a segretario. Lo ha deciso una commissione. Chi ha eletto questa commissione? Chi ne fa parte? Chiedetelo al segretario Giampietro Sestini, mail: giampietrosestini@yahoo.it.
Una domanda a Bersani: "Bassolino inquisito a Napoli come sta? E Carra condannato in via definitiva è un vostro deputato?". Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure
Beppe Grillo
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11 luglio 2009
Il mio ritorno ufficiale e improvviso alla politica...
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07 luglio 2009
CARTEGGIO CON L'ASSESSORE ALLA CULTURA
L'ASSESSORE A ME
Egregio Amoroso,
punto uno: L’assessorato è stato Laforgia. Carlo Bruni è stato mio prezioso consulente, lavoratore come pochi, ma tutta la politica culturale, nel bene e nel male, è del sottoscritto! La dizione Laforgia/Bruni se la impacchetti e se la porti a casa. E sono politicamente corretto nel non consigliarle che uso farne dopo averla impacchettata. Questa fandonia offensiva mi ha francamente rotto le palle. Chiedo scusa a chi legge se sono un po’ volgare, ma c’è un limite alle calunnie che ormai sono addirittura documenti che girano per mail. Se la deve rimangiare lei e tutti quegli altri che da tempo hanno fatto una sotterranea, come fa chiunque non abbia le palle per affrontare nei luoghi della discussione i meriti delle questioni, opera di indiretta demolizione del mio lavoro, attraverso la denigrazione del mio collaboratore.
Io ho messo la mia faccia, il mio sudore, il mio lavoro, quantitativo e qualitativo, il mio impegno e il mio controllo decisivo su tutto quello che l’assessorato ha prodotto, con Bruni e senza, con i funzionari e gli operatori che sono venuti a ragionare e a fare proposte, in una attività che ha riguardato a 360° tutta la vita culturale della città per la quale sono stato a disposizione di chiunque 365 giorni all’anno per 5 anni. Sfido chiunque a provare il contrario. Non ho tempo e voglia di fare elenchi di iniziative, di continuità di progetti come mai era successo in questa Città (lo chieda pure a Pino Guario che cita), di nuove proposte culturali che si sono sedimentate e hanno trovato grande apprezzamento, di incremento degli appuntamenti della prosa, di strutturazione di progetti come Bollenti Spiriti (guarda caso proprio attraverso il lavoro tecnico di Bruni), di rilancio di premi letterari, di tutela della memoria, di attenzione al mondo dell’infanzia
, di estati che non esistevano, di nuova attenzione proprio per quel cinema che, alla data del 2004, era scomparso dall... Visualizza altro’agenda comunale. Punto due: a volte tornano, per dirla alla Stephen King. Dopo il progetto di Idillio Infranto, finanziato dall’Assessorato con 7000 euro (ma non aveva iniziato senza chiedere soldi???), con la simpatica dimenticanza di inserire il logo del medesimo, non avevamo avuto più il piacere di averLa in Assessorato a presentare progetti o esporre idee, un po’ come i firmatari di quel meschino comunicato, peraltro eterodiretto, che lei si preoccupa tanto di diffondere, in cui la supplica di entrare nelle grazie del Sindaco è avvilente per chi la propone. Punto tre: il giudizio l’hanno dato gli elettori.
IO ALL'ASSESSORE
Egregio Laforgia...
se questo è il tono vedo appunto che non c’è voglia di fare bilanci. Quindi...
Caro Nicola,
se preferisci che ti parlino alle spalle fai pure. Io ti parlerò in faccia e ne pagherò le conseguenze. Tanto anche quando non ti stavo criticando ma stavo riassumendo in una assemblea pubblica con il Sindaco sulla Caserma Rossani le linee guida su cui avevo instaurato un rapporto con te sul progetto RECIDIVI mi sono sentito raggiungere da un commento raggelante del tuo ufficio stampa che mi riferiva del tuo risentimento per le mie parole. Mi ero limitato a dire che sin dal tuo insediamento ti avevo esortato a non fare finanziamenti a pioggia ma a puntare sulle infrastrutture e sulla radicazione degli interventi e sulla loro capacità di creare sviluppo. Il mio discorso non da oggi verte sul principio che il mondo dell’Associazionismo ha fatto il suo tempo. Io non stavo ancora pensando che tu facessi finanziamenti a pioggia ma devi aver avuto la coda di paglia, oggi dico a ragione.
Per me il mondo dell'Associazionismo, vivissimo negli anni 70, ha teso oggi a creare orticelli e vivere di rendita. Quindi non faccio battaglie corporative ma di trasformazione e crescita dell'esistente. Anche per questo non avevo aderito mesi fa alla protesta per il Festival di Laudadio. Ma veniamo a noi. La forgia/Bruni non me la porto a casa ... perché è stata per anni di dominio pubblico e veniva fatta anche dentro l’Assessorato ma non voglio andare oltre. Tieniti pure il buon viso a cattivo gioco dei levantini che te la nascondono tanto non ho trovato uno ma dico uno che non lo ripetesse di continuo. Ora che hanno lanciato la pietra nascondano la mano. Non dubitavo. Mi dispiace invece che tu preferisca lasciarli parlare alle spalle e far finta di non sentire e non sapere. Avresti dovuto da tempo invece affrontare con trasparenza la questione. Non lo hai mai fatto e hai sbagliato. Sbagli oggi a usare questi toni con me. La dizione La forgia/Bruni se come tu dici Bruni è stato il tuo “prezioso consulente... è una dizione lecita e oggettiva. Non sottintende nulla ma so bene invece come sia carica di sottointesi. Colpa di chi? Di chi parla appunto alle spalle. E di preferisce così. Io ne sono fuori. Io riporto i fatti.
Il “meschino comunicato “ è stato diffuso dentro una rete di operatori. Un gesto dovuto e chi lo ha sottoscritto lo ha fatto per sua scelta. A suo tempo la stessa rete è stato usata anche per l'iniziativa da cui ho dissentito pubblicamente, quella sopra citata di Mongelli e Cirasola contro il Festival di Laudadio. Io sono orgoglioso di aver creato questi spazi di confronto. Ed è in questi spazi che la discussione sta continuando. Spazi che non possono essere giusti solo quando nascono come "artisti per Nichi" e poi invece accusati di essere strumentali. Giudichiamo i contenuti!
Il comunicato affronta temi che da tempo volevamo mettere in discussione e francamente non capisco perché tu ti sia sempre sottratto facendo crescere solo un malumore che è mio solo in piccola parte. Aggiungo che io e altri non abbiamo condiviso l’invito al Sindaco a trattenere per se la delega (l’ho scritto proprio nella nota che potevi leggere ma io ho anche privatamente espresso ai promotori del comunicato delle riserve sul passaggio riferito al Consulente) ma la sostanza del Comunicato è quella di chiedere Regole certe e Strategie di sviluppo, non vi trovo nulla di meschino! . Per la seconda volta prima Isa Lorusso e ora tu mi accusate di voler farmi bello dinanzi al Sindaco. Evidentemente state proiettando qualcosa che accade nelle Stanze dei Partiti ma che non mi riguarda. Emiliano mi saluta con l’espressione di convenienza di chi si sta chiedendo “questo dove l’ho visto? Chi è?” Lungi da me lavorare per farmelo amico, le critiche a te sono critiche alla sua Giunta.
Certo che avete lavorato e ridato slancio alla città ma è mancato qualcosa di importante e si è vanificata in vari modi una Primavera che, se non vi riaprite al confronto, non riparte. E tutti coloro che tacciono ne sono più colpevoli di voi perché lasciano che l’agenda politica sia dettata solo dai giochi di potere dei corridor. Parli di giudizio degli elettori. Allora consentimi di dirti che la tua posizione di capolista ti ha fatto capitalizzare un voto politico prima ancora che come Assessore. Che anche per questo io non ho parlato prima e che comunque il giudizio su di te come persona di impegno e perbene non sarebbe cambiato. Forse sei poco incline al confronto ma, cose si dice, “it’ my character!”.
Mi dispiace invece chiudere con la nota sui soldi. Dopo Idillio Infranto abbiamo organizzato per due mesi al Cinema Armenise e per tre mesi al Cinema ABC il Cineclub dei Recidivi. Sei stato alla Conferenza Stampa in Teca del Mediterraneo e abbiamo messo il logo del Comune senza chiedere soldi. Su Idillio Infranto ho scritto una Lettera Aperta a cui tu non hai risposto. Oggi si sta concludendo il restauro digitale con la Cineteca Nazionale e per ora non voglio tornarci sopra. So solo che era un capitale del Comune di Bari che ne era stato con Domenico D’Oria il primo finanziatore e che mi sembrava sbagliato abbandonarlo da parte vostra. Non è mio carattere insistere. Se la cosa non ti interessava più ne ho preso atto ma siamo tornati eccome da te! Solo che per coerenza non abbiamo voluto capire quale fosse la nostra quota e alla fine ci siamo tirati indietro proprio per poter fare meglio questa battaglia. Tanto con i soldi che avremmo preso non ci avremmo guadagnato nulla ma perso.
Quando siamo tornati per alzare il tiro e proporti un'iniziativa congiunta con Regione Provincia e Comune su una Scuola di Lodtz che avremmo associato alla Mostra su Kieslowski e con una dimostrazione di Arri Digitale che due anni dopo ha fatto Laudadio a Mola, non dimentico la tua risposta "che non avevi firmato una cambiale con noi". Questo perché ti dicevamo che avendoci dato un tot l'anno prima per fare qualcosa da poco ora ti chiedevamo lo stesso per fare qualcosa di internazionale e coordinato con altri enti, per creare un pacchetto produttivo si suol dire. Risposta zero! . Ne ho preso atto. Ti abbiamo inserito ancora gratuitamente nel catalogo della Mostra in Pinacoteca su Kieslowski e via. Da allora non ti abbiamo chiesto più niente. Altre cose non le sai forse perché sono passate da Carlo Bruni? Come l’estate nelle periferie? Iniziativa che francamente non ci ha interessato continuare. Non era quello che pensavamo servisse alla città sul Cinema.
Per anni invece ti ho inseguito sulla questione ABC e la tua iniziativa è stata nulla. Ho anche sollevato la questione del coordinamento delle rassegne da te finanziate. Di fatto le cambiali sei proprio tu che le hai firmate ma non a me ma un po' con tutti. Ho capito dopo che avevi ragione a prendertela per quella mia affermazione su finanziamenti a pioggia. Era diventata la tua politica e avevi la coda di paglia. Devi sapere che invece io ti pensavo pronto a prendere l’iniziativa in un’altra direzione. Hai goduto a lungo della mia fiducia come interlocutore valido. Poi ho capito che non eri interessato e basta. Ti sei nascosto dietro le iniziative facili come gli incontri alla Feltrinelli o cose che funzionavano già prima del tuo arrivo come Film Maker. E quelle che non funzionavano hanno continuato a non funzionare ma ricevere il loro obolo pubblico.
Io ho continuato sempre a sostenere che a Bari occorreva invece cambiare rotta e chiamare le Associazioni alla loro responsabilità di lavorare per il futuro. Che lavorassero male era evidente dal loro accavallarsi quando c’era da chiudere il bilancio. Infine Nicola ti dico che quello che mi dispiace di più è che raramente io ho trovato in Comune una persona come te cordiale, alla mano, mosso dalla voglia di fare. Mi rode quindi sapere che si è persa una rara occasione. Avevo scritto nella nota che probabilmente non ne portavi tu le responsabilità. Resto ancora di questa idea ma ora so per certo che non sei pronto a mettere in gioco queste responsabilità che solo tu sai dove sono. Una seconda occasione persa. Ti saluto.
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06 luglio 2009
CONSIDERAZIONI PROMESSE SULLA CULTURA A BARI
Avevo promesso che avrei parlato ad elezioni concluse e Assessore alla Cultura designato. Anticipo di poco e inoltre lo faccio senza alcuna organicità. Gira infatti un appello al Sindaco di Bari sulla designazione del nuovo Assessore che ha già suscitato un piccolo dibattito sulle pagine web di RECIDIVI. Se volete leggerlo cliccate o riscrivete questo link http://groups.google.it/group/recidivi-in-rete/browse_thread/thread/784b1f7084d0fa35/0a1665e2c0734df6#0a1665e2c0734df6 .
Io mi sono limitato ad aggiungere questa nota a seguito di altre dichiarazioni:
Ci sarebbe da fare un Bilancio dei quattro anni (dico bene?) di Assessorato Laforgia/Bruni. Aggiungo anche che sarebbe stata una bella cosa se questo Bilancio lo avesse promosso l'Assessore vista la sua candidatura come Capolista di Sinistra per Bari. Una candidatura che è stata propagandata proprio in nome di quanto si era fatto per la Cultura a Bari. Non ho nulla contro la persona di Nicola Laforgia. Al contrario! Ho molto da ridire invece nel merito e aggiungo che non attribuisco a lu il grosso delle responsabilità. Solo che se ci si candida in nome di qualcosa allora questo qualcosa chiede un giudizio e il nostro Assessore deve su questo accettare che il giudizio sia dato sia dalla cittadinanza sia da coloro che lavorano nel settore di competenza. Mi limiterò a lanciare solo degli spunti: in questi giorni inizia l'ennesima edizione di Cinemadamare. Vogliamo dirci che sono soldi buttati? Nemmeno il Ministero la finanzia! Nelle stanze dell'Assessorato mi è stato risposto che con pochi soldi loro grazie a questo "festival" portano Wenders a Bari. Io risponderei "e chi se ne frega!". Francamente non penso che sia servito a nulla portare Wenders a Bari in quel modo, a fare passerella estiva dei Vips. Personalmente avevo iniziato senza chiedere soldi ma facendo uno sforzo con il Cineclub dei Recidivi che in cambio chiedeva un'attenzione agli spazi da creare, alle sinergie tra gli interventi e non contributi a pioggia ad accontentare un poco tutti e quindi nessuno. A chi dobbiamo se le manifestazioni del cinema arrivano tutte insieme nelle ultime settimane di novembre e prime di dicembre in una ressa inutile e senza senso? Mi dispiace dirlo ma il primo Assessore di Simeone Di Cagno Abbrescia resta l'unico che chiamò al tavolo di confronto tutte le Associazioni del cinema e le costrinse a concertare un intervento organico. Ho molto da rimproverare alle Associazioni ma nulla all'Assessore D'Oria. Poco dopo fu rimosso e messo all'Istruzione e Pino Guario credo possa testimoniare che se il Get (come Balafon e pochi altri) sono stati in grado di resistere negli anni di buio assoluto sulla cultura che Simeone Di Cagno Abbrescia ha riservato alla città di Bari è stato grazie alla presenza di Domenico D'Oria all'Istruzione. O devo ricordare il decisionismo comunque capace di fantasia e di iniziativa internazionale di un Liberale come Tommaso Masiello? Ma come è allora che ho citato due Assessori ascrivibili alla destra e non alla sinistra? Dobbiamo parlare dell'esperienza di Vittorino Curci alla Provincia? E delle sue dimissioni mai motivate? E cosa è seguito con Fabio Losito? Sto parlando anche in questo caso di persone che stimo e apprezzo ma qui è in discussione la strategia d'intervento e non il giudizio della persona. Anzi forse queste persone, questi ex e forse futuri Assessori, potrebbero aiutarci a capire cosa non ha funzionato visto che noi di Strategia ne abbiamo vista davvero poco ma pochissima se non nulla! Parlo del Cinema e non metto bocca sul resto.
Aggiungo che dell'appello promosso da Maria Giaquinto (per chi non lo conoscesse può utilizzare il link inserito sopra o cercarlo anche alla pagina http://recidivi.ning.com/ ) apprezzo i punti programmatici ma non condivido affatto la richiesta al Sindaco di mantenere la delega per la cultura. Avevo chiesto che venisse levata quella frase finale. La mia esperienza mi dice che una Delega al Sindaco significa la fine di tutto e l'abbandono della Cultura. Ho dovuto scegliere tra unirmi al coro o mettermi a fare distinguo ed ho firmato. Ho considerato Carlo Bruni semplicemente distratto e disinteressato al cinema e quindi non saprei giudicare il suo operato sul teatro e la musica. La responsabilità di aver messo un Consulente e un Assessore è del Sindaco e non è piaciuta a nessuno. Di questo dovrebbe rendere conto però Emiliano. Mi è sembrato giusto chiedergli di non rifare lo stesso errore. Anche per una moralità della politica. Non abbiamo soldi da buttare. Vogliamo un Assessore che si assuma tutte le responsabilità e basta. E se è sopra le parti è meglio!
Angelo Amoroso d'Aragona
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anamorfo
h.
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01 maggio 2009
BARI RINASCE SOLO SE AVRA' IL SUO CUORE VECCHIO
Tante sono le centralità che si possono elencare per Bari: il mare, certo; la ex Caserma Rossani dico io, che più centrale e grande non si può; l'Università o il commercio o entrambi per capire di cosa deve vivere questa città. Sicuramente altri, più preparati di me, sapranno dire di più e meglio. Io però credo che il vero Cuore della città sia Bari Vecchia e che se non si capisce cosa farne non si sa dove stiamo andando. E' il problema rimosso di sempre! Nei primi del 900 la città borghese completa l'opera murattiana e abbandona la città vecchia al clero e al popolo per dedicarsi compiutamente all'edificazione della città borghese. Credo che sia il periodo migliore della città quello che più di tutti è stato tradito e devastato dalla nuova borghesia del secondo dopoguerra. Pur essendo cresciuto a Carrassi e avendo visto crescere sotto i miei occhi questa città selvaggia e libera, in cui hanno radici le mie amicizie e in cui passo dopo passo ho solcato la mia vita, nonostante ciò io non amo questa baresità nuova: carrassi picone poggiofranco sono stati il loro Campo. Solcare il ponte della stazione e andare in centro (si diceva "andare in città") era un gesto quotidiano ma quello ero uno spazio meramente scenografico, buono per le grandi occasioni come la processione di San Nicola, per i grandi aquisti annuali (scarpe da Marelli ecc ecc.) o per la gita serale in auto per prendere i panzerotti da Grand'Italia. Diverso dopo conquistarsi in quella città estranea la Piazza, Piazza Umberto, che sostituisce ogni socialità in una città dove non ci si può sedere a panchine e dove nemmeno nei bar è possibile sedersi a studiare. Oggi siamo in rete, ieri l'unica rete possibile dove poter augurarsi ogni giorno un incontro inaspettato, dove aprirsi al mondo era appunto la Piazza Rossa, il Giardino! Piazza Umberto. Il mare non esisteva!
Un luogo particolare era invece la Città Vecchia. I miei genitori non volevano che solcassi il confine di Bari Vecchia. Corso Vittorio Emanuele era la fine della città, al limite si andava sulla muraglia per guardare la processione di San Nicola e come su una loggia guardare dall'alto in basso il popolino e gli ziazì (i pellegrini) accalcarsi alle bancarelle. Proprio per questo entrare nella città vecchia era la prima cosa da farsi per sconfinare nell'altra Classe! La prima volta l'ho fatto mano nella mano con Rosa, la mia prima ragazza. I suoi non ci avrebbero mai visto! Una fantastica occasione per sentirsi liberi di baciarsi e toccarsi, accompagnati dai profumi intensi dei ragù e delle pulizie nelle corti. Ricordo una città vecchia ancora viva, anche se noi, gioventù impegnata e che presto imparerà ad ascoltare i giovani compagni della città vecchia, sapevamo bene che quella città veniva quotidianamente epropriata e violentata, con le migrazioni forzate verso il CEP, il San Paolo, complice una sinistra operaista che ha il mito della Classe Operaia e sa che tra contrabbando, pesca e quant'altro non può costruire il suo scenario politico di tute blu. La Città Vecchia ha continuato così a spopolarsi e degradarsi di continuo, sino a morire, a diventare tetra e oscura, priva ormai dei suoni e dei sapori di un tempo. Così sino al Piano Urban.
Arriviamo così al nuovo tempo: la Movida. Nel giro di pochi anni le zone limitrofe al murattiano si trasformano e diventano di grandissima attrazione. Innegabile il piacere che si prova oggi ad accompagnare gli ospiti di notte in questa città rumorosa e viva in piena notte. Come Catania Bari ha la sua movida notturna. Peccato però a indagare la realtà che questa movida sia stata fatta contro la città, ancora una volta. Nessuno dei residenti di oggi né tantomeno quelli di ieri è stato toccato e coinvolto, se non per essere ingannato e defraudato. E quella pioggia di soldi non ha affatto riqualificato il tessuto nè urbano né sociale, lasciando ancora senza fogna e senza acqua le zone più profonde e quelle più vicine al Porto. Il fenomeno si è fermato ma ripartirà presto, con Simeone Di Cagno Abbrescia che ha già messo le mani su questa città e che vincente da Sindaco porterà a termine il piano ma forse anche perdente, perché Michele Emiliano non gli contrappone nulla di diverso! Anche io sogno una Città Vecchia che affacci sul Porto e da dove i turisti entrino per scoprire subito il meandro di vicoli e trovarsi immersi in una città popolare ricca di artigianato e botteghe ma anche borghese e ricca di commercio e studi artistici o professionali. Una città stratificata, dove torni a vivere un popolo, dove abiti l'architetto e il gallerista ma anche la loro badante e il fornaio che fa la migliore focaccia di Bari per loro e per i turisti che così si affacceranno anche alla Galleria d'Arte. Non sogno affatto una città proletaria contrapposta a una borghese, al contrario. Ma la borghesia baresi sì. E' lei ad essere classista e non interclassista come dovrebbe, perché è una borghesia da poco, di arricchiti, senza cultura e senza identità.
La borghesia che ha costtuito invece il Petruzzelli e il Teatro Margherita, che ha abbracciato la città vecchia con il Lungomare, che ha voluto pensarsi parisienne prima che barisienne con i grandi Viali e il Corso, quella Bari aveva in mente di sfondare la città vecchia da Piazza Chiurlia e arrivare al mare con Via Sparano, di fronte al Porto, collegando Stazione e Ferrovia. Un progetto pauroso se si pensa allo scempio urbano che avrebbe compiuto ma del tutto legittimo per il tempo. La Roma Umbertina ha distrutto di peggio dei Borghi barocchi e Parigi lo stesso con i suoi sventramenti per i Boulevard. Solo negli anni 50 del 900 inizia a sorgere una sensibiltià verso l'architettura spontanea dei borghi minori di cui la Città Vecchia è un esempio raro e bellissimo. Quello che infatti ferma il processo è sia una composizione sociale difficile da padroneggiare anche a quel tempo sia il fatto che sulla linea di Via Sparano si incontrassero prima la Cattedrale e poi la Basilica e quelle di certo non le si poteva toccare. Pensare di iniziare a fare zig zag ha levato ambizione al progetto di fare di Via Sparano il nervo della città, unendola da cima a fondo (la città finiva con la Stazione e per questo noi continiamo a chiamare Extra Murale la Via Capruzzi). Oggi in modo nuovo e rinnovato occorrerebbe fare lo stesso e sulla carta il progetto per Via Sparano lo prevedeva ma si trasformerà come il Piano Urban in un ennesimo atto di violenza, un taglio netto, una ferità, forse mortale!
Per questo Bari rinasce solo se avrà un cuore nel borgo antico, la Città Vecchia. Allego allora una invettiva di Adele Dentice contro Michele Emiliano. Lei si candida a Sindaco per la lista Per il Bene Comune e io ho rinunciato ad accompagnarla perché ritengo sbagliato ora levare voti a sinistra, mentre mi sarei augurato che in modo indipendente senza chiedere Assessori anche loro avessero concorso ad eleggere Emiliano Sindaco ma senza perdonargli nessuna delle sue dimenticanze e soprattutto mettendo in moto un meccansimo virtuoso e non preelettorale come EmiLAB di cittadinanza attiva. Hanno fatto una scelta diversa e io ho rinunciato a candidarmi con alcuno ma continuo a pensare che Adele Dentice sarebbe il migliore Presidente di circoscrizione possibile per Bari Vecchia. Lei ha una ferita aperta per la Scuola pubblica che ha diretto per anni e che sta vedendo morire senza speranza. Questa mia nota nasce dall'aver ricevuto sulla posta elettronica questo suo appello, che riporto qui in calce. Ho voluto spiegarvi perché io lo ritenga così importante e perché a mio parere questa lista civica abbia a Bari un valore particolare perché pone il problema della Città Vecchia e della sua centralità in qualsiasi strategia di sviluppo.
Angelo Amoroso d'Aragona
ALLEGATO Comunicato Stampa di Adele Dentice del 1 maggio 2009 ore 12,30:
"a un mese dalle elezioni diventa prioritario per il sindaco Salvare la scuola San Nicola trasformandola in un luogo ri-creativo, un annuncio che andava fatto qualche mese fa per essere credibile e in ogni caso andava illustrato agli abitanti e ad un collegio docenti che, al contrario delle presenze istituzionali e delle associazioni e parrocchie presenti l’altra mattina presso l’auditorium La Vallisa , da sempre offre un servizio puntuale all’utenza e al territorio. Mi meraviglia questo interesse per una scuola che inevitabilmente sta morendo perché non ci sono più i numeri , ma soprattutto mi chiedo come mai tale attenzione non si rivolge anche su altri territori più periferici e sulle altre scuole a rischio di chiusura. La risposta è sempre la solita la struttura fa gola e a molti farebbe piacere avere una stanzetta per sistemare le proprie squallide cose, così come a molti ha fatto piacere investire nella città vecchia accelerando un processo di svuotamento del territorio, spostando la popolazione nelle periferie e consentendo agli estranei di invadere gli spazi vuoti trasformandoli in luoghi senza identità. A questo va aggiunto che il processo emigratorio e lo sradicamento della cittadinanza nei luoghi dell’anonimato e dell’isolamento sociale non è stato nemmeno accompagnato da servizi di base che possono collegare le periferie al centro, incrementando l’espansione incontrollata della cultura della violenza in particolare tra i giovani.
Ancora una volta Bari Vecchia, che doveva essere intesa come frammento di un impegno globale di trasformazione, si definisce come immagine della città diseguale dove il disagio e l’emarginazione rimangono le condizioni di vita di coloro che non possono contare sulla pienezza di diritti e vengono spinti a delinquere o ad abbandonare il loro territorio .
E in queste dinamiche si inserisce il tentativo fallito di recuperare il valore formativo ed educativo della scuola pubblica, che andava sostenuta verso un salto culturale ed organizzativo di grande radicalità, e che si delinea , invece, come l’ ultimo atto di un processo irreversibile di colonizzazione che trasformerà il cuore storico della città in un luogo anonimo destinato ai turisti e privo della memoria degli uomini."
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23 aprile 2009
20 aprile 2009
"Crash" (1996) David Cronenberg Commentary
il mio modo di rendere omaggio a James Graham Ballard, morto ieri dopo una lunga malattia all'età di 78 anni. Il film di Cronenberg è stato per me il punto di maggior contatto con Ballard, il contatto più inteso di chi più di me ha saputo "leggerlo" grazie alla sua sguardo visionario. Un corto circuito che non sempre mi è successo di vivere con Cronenberg, non quando l'altro polo era la letteratura. Crash invece si... Ballard + Cronenberg + me è stato un corto circuito edisoniano fantastico e oggi piango la venuta meno di uno dei suoi attori...
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anamorfo
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1:25 PM
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